La Grande Truffa del Colesterolo: Analisi degli Studi Scientifici

Infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel mondo occidentale. Il colesterolo è uno dei “fattori di rischio cardiovascolare” modificabili. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Quali sono queste numerose evidenze?

La teoria del colesterolo, più volte discussa e smentita, si è basata inizialmente su studi degli anni ’40, in cui venivano nutriti conigli con cibi ricchi di colesterolo. In seguito, lo studio “Seven countries” ideato da Ancel Keys, con gravi errori metodologici, ha creato l’illusione che il colesterolo fosse alla base delle patologie cardiovascolari, quando sembra oggi essere un comprimario minore.

Il Ruolo del Colesterolo: Realtà o Mito?

Una delle convinzioni condivise dalla comunità scientifica è che il colesterolo in circolo gioca un ruolo fondamentale nella genesi stessa dell’affezione, nelle sue prime fasi. Affermare che la tesi è documentata è un vero e proprio eufemismo.

Tuttavia, esistono numerose forme cliniche d’aterosclerosi con colesterolemia normale. Esistono d’altronde numerose anomalie associate in modo causale all’aterosclerosi, come il diabete, il tabagismo o l’ipertensione arteriosa, e il meccanismo coinvolto include certamente altri elementi, il più importante dei quali la reazione infiammatoria.

L’aterosclerosi si caratterizza per l’accumulo di colesterolo e altri grassi nella parete arteriosa. Tale accumulo provoca la progressiva formazione di placche nella parete stessa delle arterie e scatena una reazione infiammatoria dalle conseguenze nefaste. Il meccanismo comporta ancora, chiaramente, numerose incognite.

Il Colesterolo "Innocente"? Le Tesi Anti-Colesterolo

Si è così costituita una rete internazionale, The International Network of cholesterol skeptics (THINCS), che sostiene che il colesterolo non ha niente a che fare né con la genesi delle placche d’aterosclerosi, né con le sue manifestazioni cliniche. Tentare di abbassarne la concentrazione nel sangue, in particolare per mezzo delle statine, non avrebbe alcun senso. A suo dire, tutto questo sarebbe il risultato di un complotto ordito da medici, ricercatori, biologi, comunità degli scienziati, industria farmaceutica e regimi politici.

Una delle opere fondamentali dei “militanti anti-colesterolo” afferma che «il colesterolo è innocente e non ostruisce le arterie», ed è «fuorviante» cercare di abbassare il colesterolo per ridurre il rischio di infarto. Il meccanismo esposto è sorprendente: l’infarto sarebbe semplicemente dovuto alla formazione di un grumo nella circolazione coronarica. Nessun riferimento al gigantesco e minuzioso lavoro effettuato da centinaia di equipe, che ha progressivamente stabilito la sequenza di eventi a partire dalla penetrazione del colesterolo nella parete fino alla formazione di strie lipidiche, la loro trasformazione in placche e la successiva ulcerazione, all’origine del grumo che infine va a ostruire le arterie.

Esempi di Semplificazioni Indebite

Per negare il ruolo del colesterolo nelle malattie coronariche, sono state operate alcune semplificazioni. Uno studio basato su quasi 900.000 adulti, di cui 55.000 sono morti di malattie vascolari, ha dimostrato una relazione lineare tra il tasso di colesterolo nel sangue, per fasce d’età, e la mortalità cardiovascolare.

Le statine (alla base dei trattamenti anti-colesterolo) sono presentate come sostanze dannose, cancerogene, e senza nessun effetto sulla morbosità e la mortalità cardiovascolare, nonostante il gran numero di prove attestanti il contrario.

L'Industria Farmaceutica e il Mercato del Colesterolo

I “militanti anti-colesterolo” accusano l’industria farmaceutica di essere all’origine di questa “grande menzogna”, allo scopo di promuovere la vendita dei propri prodotti. Solo l’industria ha la forza per sviluppare e permettere di valutare un farmaco. Essa ha i mezzi per finanziare non solo le ricerche di base, ma anche i test clinici che generalmente in tale settore si basano su migliaia di pazienti ed è evidente come questo generi abusi. Bisogna anche sottolineare che non è interesse degli industriali commercializzare medicine inefficaci o dannose che saranno diffuse su larghissima scala: i contraccolpi sono inevitabili e sempre molto dolorosi.

Da anni ormai la saga del colesterolo si arricchisce di nuovi sorprendenti capitoli. Il campo delle patologie cardiovascolari, e in particolare quella zona grigia dell’ipercolesterolemia, è da anni al centro dell’interessata attenzione delle aziende produttrici di farmaci per le dislipidemie. Per chi volesse creare nuovi malati, niente di più facile che restringere i parametri di normalità delle linee guida.

E se il paziente ha altri fattori di rischio cardiovascolare, si deve stare sotto i 70. Il che significa che a breve saremo tutti eleggibili ad una terapia con statine. Ma anche se stiamo in perfetta salute? La realtà è che la paura del colesterolo non ha basi scientifiche. Ci è stata “suggerita” dall’industria farmaceutica al preciso scopo di incrementare le vendite di farmaci in grado di abbassarlo.

Trattamenti e Prevenzione: Cosa Dice la Scienza

Per molto tempo, l’unico trattamento delle ipercolesterolemie è stata la dieta, di efficacia molto limitata, qualunque ne fosse la forma. Ora è possibile conseguire, in parte, questo obiettivo. La farmacopea si è infatti dotata di molti composti capaci di abbassare la colesterolemia in modo significativo e, tra di essi, un composto particolarmente attivo, le statine, che sono uno dei grandi progressi terapeutici degli ultimi tempi.

Le statine agiscono inibendo specificamente l’enzima che sintetizza il colesterolo. Tuttavia, il colesterolo è anche un elemento essenziale del funzionamento cellulare e non a caso le statine hanno molti effetti collaterali. La prescrizione di statine in seguito a un evento coronarico, persino per pazienti con colesterolemia normale (in prevenzione secondaria), ha significativamente ridotto la mortalità e la frequenza di recidive. Questo dato non è più contestabile, tanto che la mancata prescrizione di statine in seguito a un evento vascolare attualmente è quasi un’inadempienza professionale. Ma ciò non toglie che il trattamento non guarisce la malattia.

Quattro studi fatti in prevenzione primaria (WOSCOPS, AFCAPS, ASCOT e HPS) e tre studi in prevenzione secondaria (HPS, CARE e LIPID) hanno mostrato che le statine riducono di circa il 25-30% la colesterolemia e riducono il rischio relativo di eventi coronarici di circa il 24-30%.

Il Parere degli Esperti

“Oggi non comunichiamo la conoscenza, oggi comunichiamo soprattutto quello che vuole il mercato - ha detto Garattini - Tutta la nostra comunicazione, tutto quello che noi sappiamo deriva dal mercato: i medici hanno le informazioni da chi vende qualcosa; le società scientifiche hanno le comunicazioni o il sostegno da chi vende qualcosa e perfino le associazioni dei pazienti sono sostenute da chi vende.

Ma come ampliare questo mercato della medicina? Abbassando i livelli di normalità, spiega Garattini, facendo qualche esempio. “Noi abbiamo sempre studiato che 240 mg per decilitro di colesterolo è normale - ricorda il farmacologo - però se le società scientifiche, sotto l’impulso di chi oggi ha la comunicazione, dicono ‘ma forse 200 è meglio’, è chiaro che aumentiamo il mercato. Garattini è convinto che occorra “un grande salto culturale: dobbiamo fare una grande rivoluzione culturale perché dobbiamo riportare la conoscenza ai livelli giusti, perché il mercato ci oscura altri aspetti della conoscenza. Per esempio non ci dice che la maggior parte delle malattie non piove dal cielo.

Tabella: Studi sull'Efficacia delle Statine

Studio Tipo di Prevenzione Riduzione Colesterolemia Riduzione Rischio Eventi Coronarici
WOSCOPS, AFCAPS, ASCOT, HPS Primaria 25-30% 24-30%
HPS, CARE, LIPID Secondaria 25-30% 24-30%

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