Hai mai sentito parlare di curcuma e colesterolo, dei benefici che questa spezia può avere per l’organismo e la salute? La spezia dalle mille virtù vanta importanti proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e una buona dose di fibre, ottime per contribuire a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. Ma come può la curcuma avere tutti questi effetti positivi per la salute? In questo articolo trovi alcune informazioni utili sulle proprietà nutrizionali, i benefici per la salute e alcuni consigli su come utilizzarla per ridurre il colesterolo.
Cos’è la curcuma?
La curcuma è una spezia che appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae di cui fanno parte sia il cardamomo che lo zenzero. Reperibile tutto l’anno, la spezia si presenta come una polvere gialla, ottenuta dalla macinazione di alcune piante della stessa famiglia. Il suo è un colore intenso, caldo e brillante (da non confondere con il curry!) che non sbiadisce nel tempo: per questo, è utilizzata spesso come colorante alimentare naturale.
Il suo uso, però, non si limita in cucina. Nota per i suoi benefici fin dall’antichità, la curcuma è molto utilizzata ancora oggi nella medicina tradizionale indiana e cinese, a sostegno di importanti patologie.
Proprietà nutrizionali della curcuma
La curcuma è ricca di nutrienti essenziali e 100 grammi di polvere essiccata e macinata apportano 354 calorie, oltre a:
- 9,88 grammi di grassi (saturi, monoinsaturi e polinsaturi)
- 65 grammi di carboidrati
- 7,83 grammi di proteine
- 21,10 grammi di fibre
Curcuma e colesterolo: una spezia per il benessere di cuore e fegato
Uno dei benefici della curcuma è legato al colesterolo e alla salute del cuore. Questa spezia contiene infatti una buona dose di fibre che aiutano l’organismo nella digestione e nel controllo dei livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue. Il vantaggio? Si evita la formazione di depositi di grasso nei vasi sanguigni e il rischio di infarto, ictus e altre pericolose patologie cardiache.
Le fibre e gli effetti ipolipemizzanti derivanti dalla composizione della curcuma facilitano l’eliminazione delle tossine e dei grassi contenuti nel colesterolo cattivo.
Gli studi scientifici e medici confermano queste proprietà, anzi, evidenziano che la curcumina stimola il fegato a produrre la bile (coadiuvando così la digestione dei grassi e il loro assorbimento).
Come e quanta curcuma assumere al giorno?
La dose consigliata di curcuma è di 2-4 grammi al giorno, ovvero due cucchiaini da caffè (se assunta in polvere). La curcuma si può acquistare anche in integratori: in questo caso, il consiglio è quello di non superare mai le 1-2 capsule al giorno.
Prima di assumere integratori ogni giorno è preferibile chiedere indicazioni al proprio medico perché le dosi possono variare da persona a persona, in base alle diverse patologie. Per esempio, la curcuma è sconsigliata a chi accusa calcoli alla colecisti e problematiche alle vie biliari perché appesantisce il lavoro dei reni.
Come usare la curcuma per abbassare il colesterolo: i consigli
Come abbiamo visto, la curcuma si può assumere sia in polvere che in capsule. Quando è in polvere, questa spezia si può utilizzare in cucina in svariati modi. Dona gusto (e benessere) a piatti di ogni tipo, anche vegani.
Per esempio si possono aggiungere due cucchiaini di spezia alle zuppe calde, ai piatti di pesce, al tofu o al seitan. Basta un cucchiaino di curcuma per trasformare il tè, la tisana della sera o l’infuso di frutta (per esempio, a base di mele e zenzero) in un vero toccasana. Ma va aggiunta solo quando la bevanda si è raffreddata.
La curcuma con la frutta è un altro ottimo abbinamento, soprattutto quando si creano golosi e sani estratti, magari aggiungendo anche qualche verdura.
Puoi anche realizzare la ricetta del Golden Milk, una bevanda antiossidante utilizzata nella medicina ayurvedica a base di latte, curcuma, pepe e miele che aumenta le difese immunitarie e favorisce la digestione. Gustosa e facile da preparare, si abbina perfettamente anche all’uso di bevande vegetali al posto del latte.
Un consiglio: aggiungi sempre la curcuma a fine cottura per beneficiare al massimo di tutte le sue preziose proprietà!
Tutti gli altri benefici della curcuma per la salute
La curcuma contiene la curcumina (una molecola attiva dall’azione positiva per la salute), oli essenziali e altri componenti chimici, tra cui la demetoxicurcumina e la bisdemetoxicurcumina. Questa composizione agisce positivamente sull’organismo rendendo la curcuma un ottimo antinfiammatorio e antiossidante.
La medicina orientale, infatti, la utilizza spesso per contrastare la formazione di gas intestinali, come antimicrobico (soprattutto in presenza di ferite), e la reputa un ottimo rimedio per i disturbi legati allo stomaco e al fegato.
La spezia contiene anche diverse vitamine del gruppo B (che sostengono il metabolismo), potassio (ottimo per mantenere inalterata la salute cardiovascolare) e vitamina K (dall’azione antiossidante).
Recentemente, poi, il Centro nazionale per la salute complementare e integrativa (NCCIH) degli Stati Uniti ha dimostrato che la curcuma può essere un buon coadiuvante nella terapia antitumorale e che può ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia.
Infine, la curcuma è un toccasana anche per chi deve spesso fare i conti con il colesterolo alto ed è considerata un’ottima spezia antifreddo.
Studi clinici sull'efficacia della curcumina
L’assunzione di estratti con curcumina hanno talvolta restituito risultati contrastanti relativamente all’azione ipolipemizzante. In questo studio sono stati valutati gli effetti della curcumina sul peso corporeo, sul glucosio e sui profili lipidici in pazienti con sindrome metabolica.
65 pazienti sono stati assegnati random a uno dei due gruppi sperimentali; 33 pazienti hanno assunto curcumina (630 mg tre volte al giorno) e altri 32 il medesimo regime di trattamento ma con capsule placebo. Dopo 12 settimane di trattamento nel gruppo con curcumina il livello delle lipoproteine a elevata densità (C-HDL) è aumentato da 40,96 ± 8,59 e 43,76 ± 2,79 mg/dl (p <0,05) e il livello delle lipoproteine a bassa densità (C-LDL) è diminuito da 120,55 ± 36,81 a 106,51 ± 25,02 mg/dl (p <0,05). Nello studio è stata registrata anche una diminuzione dei trigliceridi di 65 mg/dl.
Nell’analisi dei sottogruppi è stata osservata una maggiore riduzione del colesterolo totale fra i maschi e un maggiore incremento di C-HDL fra le donne con, in entrambi i casi, una riduzione del rapporto colesterolo totale/HDL-C. Gli autori osservano che l’assunzione giornaliera di 1890 mg di curcumina per 12 settimane in pazienti con sindrome metabolica è risultata associata a un effetto ipolipemizzante, non ha però migliorato il peso corporeo e l’omeostasi del glucosio. Il consumo quotidiano di curcumina potrebbe quindi essere una risorsa per modificare i parametri colesterolo-correlati, soprattutto in pazienti con sindrome metabolica.
Fonte: Yang YS, Su YF, Yang HW, Lee YH, Chou JI, Ueng KC. Lipid-Lowering effects of curcumin in patients with metabolic syndrome: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial.
Una recente metanalisi cinese ha valutato l’efficacia e la sicurezza di curcuma e curcumina nell’abbassare i livelli lipidici in soggetti a rischio di CVD.
I dati aggregati di sei studi (n = 218) hanno dimostrato che tutte le formulazioni a base di curcuma testate riducono in modo significativo il colesterolo LDL (P <0,0001). La metanalisi dei dati di sette studi ha mostrato un beneficio del trattamento sperimentale (n = 325) rispetto ai controlli (n = 324) nel ridurre in modo significativo i valori dei trigliceridi (P = 0,007). La curcuma e la curcumina sembrano ben tollerate e prive di eventi avversi gravi; sono state segnalate soltanto reazioni avverse minori quali dispepsia e vampate di calore.
Gli autori concludono che la curcuma e la curcumina hanno un effetto cardioprotettivo, abbassando i livelli sierici di colesterolo LDL e trigliceridi.
Fonte: Qin S, Huang L, Gong J, et al. Efficacy and safety of turmeric and curcumin in lowering blood lipid levels in patients with cardiovascular risk factors: a meta-analysis of randomized controlled trials. Nutr J. 2017;16(1):68.
La curcumina: il principale componente attivo
Vediamone i componenti, per prima la curcumina (il principale componente biologicamente attivo), da cui il nome e cui si deve il caldo colore giallo. Ricerche cliniche eseguite negli ultimi anni, confermano le notevoli proprietà anticancerogene, antinfiammatorie e antiossidanti della curcumina. Inoltre recentemente è stato dimostrato anche un potenziale effetto neuroprotettivo della curcumina stessa. Il sapore pungente tipico viene invece dal turmerone.
Quanto alle proprietà, salutari, della curcuma, sono state indagate quando alcuni ricercatori si sono accorti di una diversa incidenza di alcune malattie nelle zone di consumo abituale delle spezie.
La curcumina, dunque. Infine, sul capitolo tumori, la curcuma potrebbe avere un qualche effetto positivo dato lo stretto legame del cancro con lo stato infiammatorio alterato e lo stress ossidativo e date le potenziali proprietà antiossidanti e antinfiammatorie di questa spezia.
Si pensa anche che la curcuma possa contribuire a rallentare lo sviluppo tumorale. Le premesse sono interessanti e spingono ad approfondire le ricerche sulla curcuma e sulle altre spezie.
In sintesi, in ambito medico la curcumina rappresenta, biodisponibilità permettendo, un prodotto naturale dalle buone potenzialità, capace di agire su vari distretti del nostro organismo: soprattutto grazie al suo potere antinfiammatorio.
Da numerosi studi in vivo, è emerso inoltre che la curcumina può anche inibire la produzione di ossido nitrico e delle specie reattive dell’ossigeno e fungere da «spazzino» in presenza di metalli come rame, manganese e ferro che ne modulano l’attività.
Le proprietà della curcuma secondo la Dott.ssa Maria Lombardi
Considerata pianta beneaugurante e simbolo di prosperità, la Curcuma è una spezia originaria dell’India, utilizzata da sempre non solo come condimento, è uno degli ingredienti principali del curry, ma anche come preparato terapeutico, sia nella medicina ayurvedica che in quella tradizionale cinese.
Quando parliamo di Curcuma, ci riferiamo alla “Curcuma longa”, una pianta appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae. Il suo nome deriva dal termine indiano-persiano “Kour Koum “, che significa zafferano: infatti è nota anche come zafferano delle Indie.
Come tutte le spezie è molto sensibile al calore, alla luce e a valori di pH superiori a 5 ed è caratterizzata da una scarsa solubilità in acqua, cosa che rende la sua biodisponibilità, purtroppo, molto bassa. I componenti principali della Curcuma sono la curcumina, responsabile del tipico colore giallo e della maggior parte delle attività terapeutiche, e il tumerone, che gli conferisce il noto sapore pungente, ma la Curcuma contiene anche flavonoidi e diversi composti fenolici.
Secondo le monografie di ESCOP e della Commissione E tedesca (Ente europeo preposto alla classificazione dei preparati fitoterapici), l’estratto standardizzato deve contenere non meno del 3% di curcumina e non meno del 3% di olio essenziale. L’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) ha riconosciuto e approvato l’uso della Curcuma per il trattamento di lievi disturbi digestivi come flatulenza, cattiva digestione e sensazione di pienezza, secondo l’uso che se ne fa tradizionalmente in molte regioni d’Europa e del mondo.
Le notevoli proprietà antinfiammatorie della Curcuma trovano giustificazione in alcuni meccanismi d’azione specifici: la curcumina, infatti, interviene in diversi processi di sintesi di molecole tipiche dei processi infiammatori, oltre a bloccare la sintesi di alcune interleuchine e citochine.
La spezia agisce, inoltre, su due enzimi coinvolti nell’infiammazione con un meccanismo simile a quello di molti farmaci antinfiammatori, inibendo sia la cicloossigenasi, come i farmaci antinfiammatori non steroidei, che la lipoossigenasi, analogamente agli antinfiammatori steroidei (ad esempio il Cortisone).
Attività antiossidante
Non meno importante è l’attività antiossidante, responsabile dell’attivazione del sistema di difesa endogeno che contrasta lo stress ossidativo e che inibisce la perossidazione lipidica, impedendo la formazione di nuovi radicali liberi. La curcumina, quindi, sembra agire sia direttamente, come “spazzino” dei radicali liberi già presenti nell’organismo, che indirettamente risvegliando le nostre difese contro l’iperossidazione.
Studi scientifici sull’azione della curcumina
Le prime ricerche scientifiche sull’azione della curcumina sulle sindromi metaboliche (Diabete, Ipercolesterolemia e Ipertrigliceridemia) risalgono all’inizio degli anni Settanta, quando un gruppo di ricercatori indiani scoprì un abbassamento dei livelli di glicemia nei pazienti trattati con questo estratto. Da allora i molteplici studi che sono seguiti, sia clinici che in vivo, hanno dato risultati molto incoraggianti. In tutti i pazienti trattati si è visto un miglioramento del profilo glicemico, della sensibilità all’insulina e una riduzione del rischio di Aterosclerosi.
L’utilizzo della curcumina ha altresì contribuito a ridurre i livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”) e ad aumentare quelli del colesterolo HDL (quello buono). Ulteriori ricerche sulla Curcuma hanno interessato le sue proprietà antitumorali. Trattandosi di una patologia a forte base infiammatoria e ossidante, è evidente come la sua somministrazione possa rappresentare un’opzione terapeutica interessante contro i tumori.
Una parte dell’azione antitumorale riguarda l’attività antinfiammatoria su alcuni enzimi coinvolti non solo nell’infiammazione ma anche nell’insorgenza e nella crescita delle neoplasie. Altri meccanismi d’azione coinvolgono, invece, l’attivazione di un gruppo di proteine che inducono la morte cellulare (apoptosi) e l’inibizione di un enzima che accelera la produzione di proteine addette alla proliferazione tumorale.
A questo proposito, sulla rivista “Cancer Prevention Research” è stato pubblicato uno studio condotto dall’Università statunitense di Lousville (Usa) che ha dimostrato l’azione benefica della curcumina nel ridurre le dimensioni del tumore al seno negli animali da laboratorio, rallentando la riproduzione delle cellule cancerogene.
Interazione con altri farmaci
Sebbene venga utilizzata da secoli e, quindi, sia considerata sicura, la Curcuma può interagire con alcune classi di farmaci, ad esempio quelli ipoglicemizzanti, gli anticoagulanti e con alcuni antibiotici e antitumorali.
Sicurezza della curcuma
La Curcuma ci offre un ottimo esempio di come l’utilizzo massiccio di un integratore possa contribuire alla definizione di norme sul suo utilizzo e a capire come funzioni la vigilanza sui fitoterapici.
Nel 2019, un aumento delle diagnosi di epatite colestatica ha acceso i riflettori sulla sicurezza della Curcuma. Molti dei pazienti positivi a questa diagnosi dichiararono di aver utilizzato per lunghi periodi integratori a base di questo estratto. Dalle indagini risultò che diversi di loro ne avevano intrapreso l’assunzione a scopo dimagrante, un’azione non dimostrata ma fortemente pubblicizzata da campagne di marketing aggressivo.
Fortunatamente tutti i sintomi scomparvero una volta interrotto l’utilizzo. Al termine delle valutazioni, il comitato scientifico preposto concluse che si era trattato di suscettibilità individuale dei pazienti, portando il Ministero della Salute a dichiarare che, se gli integratori a base di Curcuma vengono utilizzati correttamente, sono effettivamente privi di rischi.
Biodisponibilità della curcuma
Un grande ostacolo alla diffusione della Curcuma in ambito medico e allo sfruttamento delle sue proprietà benefiche è rappresentato dalla biodisponiblità. L’estratto viene, infatti, scarsamente assorbito dall’intestino e, anche quando somministrata per via endovenosa, viene rapidamente metabolizzato.
Per questo motivo gli studiosi si sono impegnati nella ricerca di strumenti che ne aumentino la biodisponibilità, sia associandola a sostanze che ne migliorino l’assorbimento (piperina e olio), sia sperimentando nuove tecniche di veicolazione che la immettano direttamente nel sangue (nanoparticelle e liposomi).
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