Isteroscopia a Varese: Costi, Benefici e Approfondimenti

L’isterectomia è l’intervento chirurgico con il quale viene praticata la rimozione dell’utero. Benché non sia correlata a particolari rischi operatori e post-chirurgici, questa procedura ha notevoli impatti psicologici individuali e di tipo sociale, perché interferisce con la possibilità di concepire.

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Modalità di Esecuzione dell'Isterectomia

Di seguito un excursus sulle diverse modalità di esecuzione dell’intervento. In genere, viene effettuata una anestesia spinale o generale.

Isterectomia Laparoscopica

Vengono praticate 4 incisioni di circa 5 millimetri l’una sull’addome, attraverso le quali vengono introdotti 4 trocars (tubi che permettono l’inserimento di strumenti chirurgici). L’utero e, eventualmente, gli annessi, vengono rimossi ed estratti. La vagina viene sospesa ai legamenti per prevenire il rischio di prolasso. Questa tecnica chirurgica comporta una minore invasività e, pertanto, una degenza ospedaliera più breve, un minor rischio di complicanze ed un tempo di recupero inferiore, associato ad un dolore post-chirurgico localizzato al basso ventre meno intenso. È indicata nelle pazienti che sono già state sottoposte a interventi pelvici. Il post-chirurgico prevede la somministrazione di liquidi e, quando indicati, farmaci antitrombotici.

Isterectomia Laparoscopica Roboticamente Assistita

Questa tecnica segue gli stessi principi della procedura laparoscopica. Vengono praticate alcune incisioni sull’addome, attraverso le quali inseriti gli strumenti necessari al perfezionamento dell’intervento. La strumentazione non è mossa dal chirurgo, ma da un robot controllato dal chirurgo. L’isterectomia laparoscopica roboticamente assistita richiede la somministrazione di una anestesia generale.

Tipologie di Isterectomia

Le conseguenze dell’intervento variano a seconda della tipologia di intervento realizzato. Nel caso, ad esempio, di una isterectomia subtotale (quindi con conservazione delle ovaie) si continuerà ad avere il ciclo mestruale ma non ci sarà più il flusso mensile. Nel caso, invece, di una isterectomia totale il ciclo mestruale non ci sarà più.

  • Isterectomia Totale: Comporta l’asportazione dell’utero (interamente) e delle tube (salpingectomia bilaterale profilattica) con conservazione delle ovaie.
  • Isterectomia Totale con Annessiectomia Bilaterale: Anche definito isterectomia radicale (o isterectomia allargata o extrafasciale), comporta la rimozione dell’utero (inclusa la cervice uterina), ma anche delle tube e delle ovaie (annessiectomia bilaterale).

L’isterectomia può essere praticata secondo diverse modalità. Possiede un rivestimento interno (endometrio) che va incontro a modificazioni cicliche (nel periodo fertile della vita) indotte dal rilascio degli ormoni femminili. Con questa procedura vengono asportati l’utero (interamente) e le tube (salpingectomia bilaterale profilattica) con conservazione delle ovaie.

Anche definito isterectomia radicale (o isterectomia allargata o extrafasciale), comporta la rimozione dell’utero (inclusa la cervice uterina), ma anche delle tube e delle ovaie (annessiectomia bilaterale). L’isterectomia radicale è una delle strategie primarie nel trattamento del carcinoma della cervice, con l’obiettivo di rimuovere il sito primario e le possibili vie di diffusione loco-regionali, nonché nel trattamento di alcune forme di endometriosi, prolasso uterino, dolore pelvico cronico e patologie infiammatorie.

L’annessiectomia bilaterale previene il tumore ovarico nei casi a rischio, ma comporta l’impossibilità di concepire e la sospensione del ciclo mestruale (menopausa iatrogena). La degenza varia da 2 a 7 giorni a seconda della struttura presso la quale viene eseguita, delle condizioni generali della paziente e del tipo di patologia per la quale l’intervento è stato eseguito.

Durante la convalescenza possono comparire sintomi quali dolore e perdite di sangue dalla vagina: pertanto subito dopo la rimozione dell’utero vengono somministrati antinfiammatori e posizionati un catetere vescicale e un tubo per il drenaggio, che saranno sfilati quando non più necessari.

Impatto Psicologico dell'Isterectomia

L’intervento, in nessuna delle tipologie citate, compromette di per sé la vita sessuale delle pazienti, che può tuttavia essere impattata dalle sue conseguenze psicologiche. Se hai programmato di sottoporti ad isterectomia, non sottovalutare il tuo coinvolgimento emotivo: parlane con il tuo ginecologo, che ti aiuterà a vedere le cose da una prospettiva diversa o saprà consigliarti un professionista adeguato a cui rivolgerti per una consulenza.

L’impatto dell’isterectomia può essere vario: in una paziente a cui i problemi di salute legati a malattie uterine causavano una penalizzazione della qualità di vita essa può rappresentare una forma di liberazione, in particolare se matura (60-70 anni) e già madre; viceversa, in una giovane (20-30-40 anni) che non ha ancora vissuto la maternità può avere conseguenze psicologiche ben più complesse. La comparsa di sintomi post-chirurgici quali il prolasso può avere ripercussioni forti sulla sfera intima.

Tumore Maligno all’Utero

Il tumore maligno all’utero rappresenta tra le neoplasie maligna più diffuse tra le donne - il primo è il cancro della mammella, seguito da tumore al colon retto e al polmone - e di solito si forma a carico del collo dell’utero, ovvero della cervice uterina, oppure a partire dalle cellule endometriali. La cervice uterina è la parte terminale dell’utero, che è un organo cavo (il suo compito è, infatti, quello di ospitare il feto nei nove mesi della gestazione umana), per la precisione il punto di raccordo tra questo e la vagina.

Di tumore maligno al collo dell’utero vengono effettuate in Italia, in media, 2.500 nuove diagnosi ogni anno (1,3% di tutti i tumori incidenti nelle donne, più frequente nella fascia giovanile), mentre più diffusi sono i tumori endometriali (o del corpo uterino), di cui in Italia si registrano oltre 10.200 nuovi casi ogni anno (5,5% di tutti i tumori femminili; terza neoplasia più frequente nelle donne nella fascia di età 50-69 anni).

Il tumore dell’endometrio colpisce soprattutto le donne in post menopausa, tra i 60 e i 70 anni di età, mentre il cancro della cervice uterina può presentarsi in età più precoce. Entrambi i tipi di tumore dell’utero (per lo più carcinomi), si manifestano in modo ritardato rispetto al loro esordio, con sintomi in parte sovrapponibili.

Fattori di Rischio e Diagnosi Precoce

Per quanto riguarda il tumore della cervice uterina, quasi la totalità dei casi (99%) ha origine da una infezione virale, causata dal Papilloma virus umano (HPV), che si trasmette per via sessuale. Per questo tipo di infezione è attualmente disponibile un vaccino molto efficace (l’ideale sarebbe vaccinarsi entro l’età puberale, ma ci si può immunizzare sempre). Altri fattori di rischio sono l’aver contratto altro tipo di infezione venerea (es.

Entrambi i tumori dell’utero si possono diagnosticare con buona precocità. Per quanto riguarda il cancro della cervice uterina, il principale strumento diagnostico disponibile è il PAP test, oggi associato all’HPV test (per rilevare un’eventuale infezione da Papilloma virus), che permette di capire se esiste un rischio di tumore o se sia già in atto una mutazione cellulare anomala, e di che tipo. Se gli esiti del PAP test risultassero dubbi, è possibile ottenere maggiori informazioni sullo stato della cervice uterina attraverso la colposcopia, esame indolore che si esegue ambulatorialmente, che permette però al/la ginecologo/a di visionare accuratamente, direttamente e con ingrandimento al microscopio la zona interessata.

L’HPV è un esame molecolare per identificare ceppi di Papillomavirus ad alto rischio oncogeno associati al carcinoma della cervice uterina. Si prelevano cellule dal collo dell'utero per analizzare la presenza del virus. Non garantisce la presenza di un tumore, ma aiuta a identificare le donne a rischio ed è raccomandato per donne dai 30 ai 65 anni ogni 5 anni. Di fatto è più sensibile e specifico del Pap test ma non è consigliato prima dei 30-35 anni a causa dell'alta frequenza di infezioni che regrediscono spontaneamente.

Per quanto attiene al tumore maligno all’endometrio, gli strumenti diagnostici sono la biopsia endometriale che consente di prelevare (per via vaginale) pochi frammenti di tessuto dell’endometrio da far analizzare in laboratorio, e la dilatazione uterina con curettage, un esame più invasivo, che si effettua previa sedazione e che consiste nell’introdurre in utero uno strumento che “raschi” la parete interna dell’organo.

Trattamenti

  • Intervento chirurgico con asportazione della zona neoplastica se localizzata. Questo tipo di operazione viene definita “conizzazione”.
  • Isterectomia.
  • Radio-chemioterapia. Sono consigliate quando la malattia sia in stadio avanzato localmente, anche come supporto ad un intervento chirurgico per “ripulire” la zona dalle cellule neoplastiche che siano potute sfuggire alla rimozione.
  • Isterectomia, con asportazione dell’utero e della cervice uterina o, nei casi avanzati, anche di ovaie, linfonodi e tube.

Fino a poco tempo fa, le pazienti ad alto rischio di recidiva di cancro dell’endometrio avevano a disposizione limitate opzioni terapeutiche. Le pazienti ad alto rischio di carcinoma dell'endometrio hanno fino al 40% di probabilità di sviluppare una recidiva. Il trattamento standard iniziale per la malattia avanzata/metastatica è la combinazione di carboplatino e paclitaxel. L'uso di immunoterapia come pembrolizumab o dostarlimab insieme alla chemioterapia a base di platino ha dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza senza progressione (PFS) in tutte le pazienti, con maggiori benefici nelle pazienti con instabilità microsatellitare (MMRd). In caso di progressione alla prima linea, le opzioni di seconda linea includono doxorubicina e paclitaxel settimanale. L'ormonoterapia è preferita per i tumori di grado 1 a crescita lenta.

Per il carcinoma dell'endometrio con instabilità microsatellitare, sono stati approvati due farmaci immunoterapici, dostarlimab e pembrolizumab.

Focus sulla Legge 104 e Mutazioni Geniche BRCA1 e BRCA2

Un focus particolare è dedicato alla Legge 104 e alle donne portatrici delle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, meglio conosciuti come geni Angelina Jolie, dal nome dell’attrice che ha contribuito alla loro notorietà raccontando la propria storia di paziente. Quelle che, fra di loro, sceglieranno di sottoporsi a isterectomia preventiva (o mastectomia) per ridurre il rischio di sviluppare un tumore alle ovaie o al seno potranno ottenere il riconoscimento dell’invalidità al 64%.

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