Esiste una stretta relazione tra colesterolo e Vitamina D. Ricercatori e medici scientifici hanno effettuato un'analisi trasversale e longitudinale per valutare il rapporto tra 25(OH)D e i lipidi nel sangue.
A partire da 4.06 milioni di cartelle cliniche registrate che hanno incluso test per il 25(OH)D e il quadro lipidico tra il 2009 e il 2011, 107.811 pazienti registrati avevano contemporaneamente due o più test per 25(OH)D, il quadro lipidico e test del glucosio da quattro e 26 settimane di distanza.
Pazienti con concentrazioni <20 ng/mL di 25(OH)D sono stati considerati vitamina D carenti mentre quelli con livelli >30 ng / mL sono stati considerati avere livelli ottimali. Inoltre, i livelli di colesterolo LDL e i livelli di trigliceridi erano 4,5 mg/dL e 7,5 mg/dL più bassi tra i pazienti con livelli ottimali di vitamina D, mentre i livelli di colesterolo HDL era più alto di 4,8 mg/dL.
Partendo dalla sintesi endogena di Colesterolo insieme all’integrazione di Vitamina D3 e Vitamina A il nostro corpo produce ormoni importanti come Testosterone, Dhea, Progesterone, Serotonina ecc. La Vitamina D3 svolge un importante ruolo nella formazione e nel rafforzamento delle ossa e del sistema immunitario.
Oltre a sicuramente riequilibrare lo stile di vita, l’attività fisica e la nostra alimentazione, è opportuno dosare i livelli di vitamina D3 del sangue e valutare, insieme al proprio medico, se esistono le condizioni di sufficienza o insufficienza di vitamina D3. Attraverso un’analisi del sangue è possibile valutare eventuali carenze di vitamina D: il range ottimale per la salute è tra 30 e 50 ng/ml. Una quantità di vitamina D tra 80 e 100 ng/ml è importante anche per patologie cardiache fino alla prevenzione tumorale.
Il Legame Virtuoso tra Colesterolo e Vitamina D3
Il colesterolo alto è un fattore di rischio determinante per le malattie che interessano cuore e arterie, specialmente le coronarie, ovvero quei grandi vasi sanguigni che portano il sangue al muscolo cardiaco. È ormai risaputo, infatti, quanto sia pericoloso l’accumulo del colesterolo in eccesso sulle pareti di queste arterie, con il conseguente insorgere di placche aterosclerotiche.
Riuscire a sfruttare il legame virtuoso tra colesterolo e vitamina D3 costituisce un utile rimedio all’accumulo di LDL in eccesso: l’esposizione al sole e la conseguente produzione di vitamina D rappresentano un modo per tenere il colesterolo sotto controllo e prevenire malattie cardiovascolari. Ma non è tutto: nuovi dati e nuove sperimentazioni in ambito specialistico stanno studiando la correlazione diretta tra livelli ottimali di vitamina D3 e protezione dai disturbi legati all’apparato cardio-circolatorio, come infarti, ictus, angina pectoris, trombi e trombosi.
La carenza di vitamina D3, infatti, potrebbe ostacolare il buon funzionamento del sistema immunitario portando alla comparsa di malattie legate ad esso. Inoltre, chi ha livelli bassi di vitamina D ha un rischio maggiore di sviluppare coronaropatie e Alzheimer. Interessante anche la correlazione tra livelli di vitamina D3 bassi e stati depressivi.
La vitamina D, infatti, stimola la produzione di serotonina, e dopamina, gli ormoni della felicità e benessere psicofisico. Il dosaggio di vitamina D giornaliero varia quindi da persona a persona e dipende anche dall’esposizione ai raggi solari, che ne incrementa la sintesi e l’assorbimento attraverso il colesterolo.
Se una persona segue già di per sé una dieta ricca di vitamina D ed espone la pelle a minimo un quarto d’ora di raggi solari al giorno, circa 1000 / 2000 UI quotidiani sono sufficienti. In altri casi, ovvero patologie, carenze, impossibilità di esporsi al sole, la dose di vitamina D da assumere potrebbe anche essere maggiore, superiore ai 2.000 UI. Fino a 10000UI.
Colesterolo e Ormoni Sessuali
Nell’organismo maschile gli estrogeni possono rappresentare un importante fattore di rischio cardiovascolare. In particolare, livelli elevati di uno di questi ormoni, l’estradiolo, sono stati associati a un aumento del colesterolo cattivo (il cosiddetto LDL) e a una riduzione di quello buono (l’HDL). Un aumento dei livelli di estrone, un altro estrogeno, è invece stato associato a un aumento sia del colesterolo totale che di quello cattivo.
In effetti quello tra colesterolo e ormoni sessuali è un legame molto stretto. Sia gli estrogeni che il testosterone vengono infatti prodotti a partire dal colesterolo. Mantenere quest’ultimo entro i livelli considerati normali, e non va assolutamente inibito con farmaci anticolesterolo, perché’ è importante per garantire all’organismo la possibilità di produrre quantità di ormoni sessuali tali da garantite la buona salute degli organi riproduttivi maschili, il cui funzionamento è regolato sia dal testosterone che degli estrogeni.
Molte donne, con l’ingresso in menopausa possono iniziare ad avvertire dei sintomi tipici, come le vampate di calore, la sudorazione notturna, l’irritabilità e la depressione, i disturbi del sonno e i disturbi intestinali. La diminuzione degli estrogeni circolante limita la capacità del corpo di rimodellare le ossa, ciò può comportare una diminuzione della massa ossea e inoltre vi è un’influenza sui livelli di lipidi nel sangue.
Il risultato è il potenziale aumento sia del colesterolo totale che delle lipoproteine a bassa densità (LDL o colesterolo “cattivo”) e una diminuzione delle lipoproteine ad alta densità (HDL o “colesterolo buono”).
Interazioni Farmacologiche con la Vitamina D
I livelli plasmatici di vitamina D sono considerati predittori non soltanto di una buona struttura ossea, ma anche di un favorevole stato generale di salute. In molti studi osservazionali, infatti, elevati livelli plasmatici di questa vitamina si associano a una riduzione del rischio di mortalità.
Una recente metanalisi (Schöttker B et all; BMJ. 2014 Jun 17;348), che ha analizzato i risultati di otto studi condotti in Europa e negli Stati Uniti, conferma come, nonostante la variabilità dei livelli osservati nei vari Paesi, i soggetti con i livelli plasmatici più bassi della suddetta vitamina abbiano un rischio di mortalità cardiovascolare, per tumori (in questo caso limitatamente ai soli soggetti già portatori di una neoplasia all’inizio dello studio) o per altre cause, superiore rispetto ai soggetti con livelli più elevati.
Una riduzione degli effetti di tale vitamina può verificarsi con l’uso di certi farmaci anti-convulsivanti. I pazienti in terapia con colestiramina o colestipolo devono essere avvertiti di far passare quanto più tempo possibile tra l’ingestione di questi farmaci e la vitamina D.
L’uso dei corticosteroidi (cortisonici) può causare osteoporosi e deplezione di calcio con la somministrazione a lungo termine. Questa deplezione di calcio crea un maggiore bisogno di entrambi i supplementi sia calcio sia vitamina in questione (necessaria per l’assorbimento del calcio).
La vitamina deve essere usata con cautela nei pazienti che assumono la digossina. L’ipercalcemia (che può derivare da un eccessivo uso di vitamina D) può far precipitare ritmi cardiaci anomali.
L’assorbimento intestinale della vitamina D può essere alterato con l’uso di oli minerali. L’orlistat (usato per ridurre l’assorbimento dei grassi alimentari) può diminuire i livelli della vitamina. I pazienti devono prendere in considerazione di assumere un multivitaminico con vitamine liposolubili.
Consigliato due ore prima o dopo l’orlistat o al momento di andare a coricarsi. La rifampicina aumenta il metabolismo della vitamina e ne riduce i livelli nel sangue. Il bisogno di supplementi di vitamina D con la rifampicina non è stato accuratamente studiato, anche se possono essere necessari.
I lassativi possono ridurre l’assorbimento della vitamina alimentare, quindi devono essere limitati a un uso a breve termine se possibile. La simultanea somministrazione dei diuretici tiazidici e della vitamina D in pazienti ipoparatiroidei può causare ipercalcemia. La vitamina deve essere usata con cautela nei pazienti che assumono erbe con azione sul cuore.
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