Infiltrazioni di Cortisone: Effetti Collaterali e Glicemia

Le infiltrazioni di cortisone sono utilizzate nel trattamento conservativo di patologie articolari che riconoscono una componente infiammatoria, come l'artrite reumatoide, l'artrite psoriasica, l'artrite gottosa e l'acutizzazione di processi artrosici. Le infiltrazioni di cortisone prevedono l'iniezione del farmaco direttamente nell'articolazione interessata da processi infiammatori. Il razionale di un simile trattamento va ricercato negli effetti terapeutici del cortisone e nella possibilità di circoscriverne gli effetti collaterali, sicuramente maggiori quando il farmaco viene assunto per bocca.

Come Funzionano le Infiltrazioni di Cortisone?

Quando il cortisone entra nel corpo, lavora imitando l'azione degli steroidi naturalmente prodotti dalle ghiandole surrenali. Il potente effetto antinfiammatorio ed immunosoppressore del cortisone contribuisce a dare sollievo da dolore e versamenti articolari nella fase acuta della patologia. Si può scegliere il tipo di cortisone da utilizzare: sono disponibili corticosteroidi a rapida azione e di breve durata utili, in caso di patologie acute in cui si vuole ottenere un effetto immediato, e corticosteroidi ad insorgenza più lenta ma prolungata che si utilizzano, invece, nel caso di patologie croniche.

L’infiltrazione endoarticolare prevede la deposizione di cortisone, o acido ialuronico, all’interno dell’articolazione. Si effettua tramite puntamento ecoguidato, come nel caso dell’infiltrazione endoarticolare di ginocchio, oppure sotto guida ecografica, come nel caso delle infiltrazioni d’anca. La procedura prevede la realizzazione di un campo operatorio sterile e l’utilizzo di materiale monouso. Può essere effettuata da un singolo operatore o può richiedere la presenza di un secondo medico. La regione interessata viene anestetizzata con ghiaccio spray per ridurre il fastidio della puntura.

Infiltrazioni Cortisone: Sono Utili per il Dolore?

Le infiltrazioni di cortisone, dette anche punture di cortisone, spesso vengono usate per agire sul dolore in diverse problematiche muscolo-scheletriche e in situazioni patologiche di vario tipo. Sono comuni le iniezioni di corticosteroidi alla spalla, cortisone al ginocchio, dell’anca e, in generale, in sede articolare. In alcuni casi, l’infiltrazione di cortisone, può essere utilizzata in una guida ultrasonografica od una fluoroscopia per monitorare l’accesso dell’ago ed essere, quindi, più precisi nel suo posizionamento. Il contenuto della medicazione viene rilasciato nel sito di iniezione.

Le iniezioni di cortisone, usualmente, includono una soluzione corticosteroidea per ridurre l’infiammazione, associata ad anestetico (lidocaina o bipuvacaina) che possa determinare una riduzione immediata del dolore. In caso di infiltrazione di cortisone, ad esempio per borsite alla spalla, o all’anca, per borsite pertrocanterica, sono sconsigliati carichi pesanti. In caso di infiltrazione di cortisone al ginocchio per artrosi al ginocchio, invece, si raccomanda di evitare di stare troppo a lungo in piedi nei giorni immediatamente successivi.

Il cortisone è in grado di ridurre l’infiammazione e il dolore da essa derivante, per alcuni giorni o alcune settimane. Se l’infiammazione è l’unica responsabile del dolore (molto meno spesso di quanto pensiamo) allora il cortisone può avere un effetto che dura anche alcuni mesi. Il cortisone non va usato quando il dolore non deriva da un processo infiammatorio e quando esistono delle controindicazioni (ad esempio quando è presente versamento endoarticolare di natura ematica).

Effetti Collaterali delle Infiltrazioni di Cortisone

Anche a livello intra-articolare l'abuso di questi farmaci può causare pesanti conseguenze. Un eccessivo numero d'infiltrazioni di cortisone può indebolire tendini, legamenti, ossa ed altre strutture che partecipano all'articolazione. Se effettuate nel rispetto delle regole di asepsi (rimozione dei peli, accurata detersione e disinfezione della cute, sostituzione dell'ago dopo aspirazione del farmaco), le infiltrazioni di cortisonici in genere non causano alcun effetto locale di rilievo.

Tra gli effetti collaterali più comuni spicca il rischio di reazione infiammatoria, con dolore e rossore locali che tendono a risolversi nell'arco di 24 ore, spontaneamente o tramite l'ausilio di farmaci antinfiammatori non steroidei. Per questo motivo è bene circoscrivere l'impiego delle infiltrazioni di cortisone alle fasi acute delle artropatie, quando il dolore e l'infiammazione sono importanti e limitano fortemente la mobilità articolare.

Superata questa fase è preferibile il ricorso a specifiche infiltrazioni di acido ialuronico che hanno dimostrato un'efficacia antalgica sovrapponibile a quella delle iniezioni intra-articolari di cortisone. Inoltre, l'acido ialuronico è un componente naturale dell'articolazione ed è scevro dagli importanti effetti collaterali ascritti alle terapie cortisoniche prolungate.

Come per tutti i farmaci, il cortisone utilizzato per infiltrazione può avere degli effetti collaterali. Un numero crescente di effetti collaterali da abuso di infiltrazioni con cortisone. effetti simili all’osteoporosi. L’infiltrazione peritendinea di cortisone è certamente in grado di ridurre l’infiammazione a carico di tendini e legamenti. Seppur un’ottima tecnica sono sempre più chiari gli effetti collaterali che si inducono ai tessuti per cui negli ultimi anni si ricorre all’uso di cortisone solo in casi particolari.

Tra questi, possiamo annoverare la presenza di insonnia, possibile modificazione dell’umore, macchie sulla pelle, rossore generale, mal di testa associato a capogiri, nausea, dolore di stomaco, gonfiore, aumento della sudorazione, nonché deterioramento di cellule adipose nel sito di iniezione che determina la formazione di piccole depressioni nella pelle. Aumento di frequenza respiratoria associata a sensazione di respiro corto, aumento della frequenza cardiaca. Degenerazione dei tendini; infatti, le infiltrazioni di cortisone possono indebolire i tendini e renderli più inclini allo sviluppo di lesioni. Infezione: sebbene raro, è un possibile effetto avverso.

Iniezioni ripetute di cortisone non hanno dimostrato benefici reali nel lungo termine. Infatti uno studio del 2017 su persone con dolori reumatici a carico del ginocchio ha messo a confronto un gruppo a cui sono state somministrate iniezioni di cortisone ed un gruppo sottoposto a punture contenenti soluzioni saline utilizzate come placebo. Entrambe le tipologie di infiltrazione sono state effettuate a distanza di 12 settimane l’una dall’altra per un periodo di 2 anni. Al termine del periodo analizzato, non sono state riscontrate differenze nella gestione del dolore tra i 2 gruppi.

Controindicazioni all'uso del Cortisone

  • Infezioni non controllate: dato che il cortisone sopprime il sistema immunitario, il suo utilizzo può esacerbare condizioni infettive esistenti o rendere il corpo più suscettibile a nuove infezioni.
  • Ulcere peptiche attive: il cortisone può aggravare le ulcere allo stomaco o all'intestino e ritardarne la guarigione.

Cortisone e Glicemia: Qual è il Legame?

Sì, i farmaci cortisonici potrebbero avere un effetto sul rialzo del diabete. Questo dipende dal tipo di cortisone utilizzato, dalla frequenza e dalla durata del trattamento. Anche se, è importante ricordare che le stesse malattie che hanno determinato il trattamento cortisonico locale sono esse stesse causa di aumento dello zucchero nel sangue.

Aumento della glicemia del sangue; i pazienti diabetici devono, infatti, sempre informare il proprio medico prima di ricevere un’iniezione e monitorare l’indice glicemico scrupolosamente nei 2 giorni successivi alla somministrazione. Iperglicemia o diabete conclamato rappresentano uno degli effetti indesiderati più comuni, la cui prevalenza è stimata intorno al 10-20%.

Sarà vero che non è possibile trattare con cortisone una persona affetta da diabete? Quali sono le accortezze per gestire al meglio una persona affetta da diabete durante la terapia con cortisonici? Si tratta di una semplice, ma importante domanda che spessissimo sorge nella mente delle persone affette da diabete. I farmaci cortisonici sono antinfiammatori molto efficaci e spesso indispensabili per diverse patologie, come ad esempio la cura delle polmoniti.

Gestione della Glicemia Durante la Terapia con Cortisone

  • Pazienti non diabetici con glicemia normale: dovrebbero misurare la glicemia prima e dopo l’inizio del cortisonico. Le misurazioni (stick domiciliare) dovrebbero essere effettuate con più frequenza nei primi 2-3 giorni, sia a digiuno che 2 ore dopo il pasto (colazione e pranzo in particolare).
  • Pazienti diabetici o con alterata tolleranza al glucosio (impaired glucose tolerance, IGT): è solitamente necessario aumentare il dosaggio degli antidiabetici e monitorare con maggior frequenza i livelli di glicemia.
  • Pazienti con NOSID: devono ricevere un trattamento antidiabetico, allo scopo di mantenere livelli di glucosio a digiuno compresi fra 70 e 130 mg/dl (3,9-7,2 mmol/l) e <180 mg/dl (10mmol/l) 2 ore dopo i pasti.
  • Controllo della glicemia: il momento ottimale per effettuare lo stick glicemico deve essere stabilito sulla base del profilo farmacocinetico del cortisonico somministrato.

Esempi di Cortisonici e il Loro Picco Plasmatico:

  • Prednisone (Deltacortene), metilprednisolone (Medrol, Urbason) e desametasone (Decadron): il loro picco plasmatico si verifica dopo circa un’ora dall’assunzione e la loro emivita è di circa 2,5 ore.
  • Dieta e esercizio fisico: ogni paziente che inizia un trattamento a base di steroidi dovrebbe adottare queste misure preventive.

Opzioni di Trattamento Antidiabetico

  • Antidiabetici orali
    • Farmaci Insulinosensibilizzanti (metformina e pioglitazone): sono utili in una fase iniziale in quanto riducono la resistenza all’insulina. Inoltre la metformina riduce la gluconeogenesi e ha un basso costo. La metformina inoltre non causa edema e non aggrava l’osteoporosi come il pioglitazone. La metformina è tuttavia controindicata quando la velocità di filtrazione glomerulare è ridotta (<30 ml/min) e in presenza di gravi malattie epatiche. Il pioglitazone è invece controindicato in caso di insufficienza cardiaca e malattia epatica di qualunque grado.
    • Farmaci che aumentano la produzione pancreatica di insulina (sulfaniluree e glinidi): sono valide alternative terapeutiche che hanno il vantaggio di poter essere assunte prima dei pasti, riducendo la glicemia post-prandiale e risolvendo così il principale problema del diabete indotto da steroidi. Le sulfaniluree hanno però una finestra terapeutica ‘stretta’, determinando facilmente cali glicemici (non adatte quindi a pazienti anziani e con bassa velocità di filtrazione glomerulare).
    • Farmaci che agiscono sul sistema della incretine (inibitori della DPP-4 e analoghi del GLP-1): possono essere usati nei pazienti con NOSID con o senza metformina, ma hanno le stesse limitazioni della metformina e costi più elevati.
  • Insulina: ha molti vantaggi e sembra una scelta ragionevole, soprattutto quando la glicemia a digiuno o quella postprandiale sono molto elevate (> 300 mg/dl, 16,6 mmol/l). Di tutti i farmaci disponibili, l’insulina è l’unico che può essere utilizzato anche in caso di comorbidità multiple.

Osteoartrosi e Diabete: Una Correlazione?

Negli ultimi anni, è risultata sempre più evidente una qualche correlazione tra l’insorgenza dell’Osteoartrosi e il Diabete, al punto che nel 2016 la Courties A. e Sellam J. L’Osteoartrosi è una malattia degenerativa delle articolazioni che colpisce prevalentemente le ginocchia, le anche, le mani e la colonna vertebrale. Il Diabete Mellito di tipo 2 è una malattia metabolica cronica caratterizzata da un’elevata concentrazione di glucosio nel sangue, a causa di insulino-resistenza e/o insufficiente produzione di insulina.

Tabella riassuntiva sulla correlazione tra cortisone, diabete e osteoartrosi

Condizione Effetto del Cortisone Gestione
Diabete Aumento della glicemia Monitoraggio frequente, aggiustamento della terapia antidiabetica
Osteoartrosi Sollievo temporaneo dal dolore e dall'infiammazione Considerare alternative come l'acido ialuronico e la fisioterapia
Pazienti non diabetici Possibile iperglicemia transitoria Monitoraggio della glicemia nei primi giorni di trattamento

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