Di Long Covid, degli strascichi della malattia prolungati, si parla da tempo, anche se ancora le cause non sono chiare. A preoccupare in questa pandemia è anche il Long Covid, ovvero le conseguenze del contagio. Non c’è, quindi, solo il Covid. Ciò indipendentemente dalla variante contratta dalla persone risultate positive. Nonostante si siano negativizzate è possibile che le persone possano avere delle difficoltà ancora legate al contagio con il virus. Pur tornando a una vita normale e alla ripresa lavorativa.
Oggi uno studio condotto da biofisici tedeschi entra nel merito dei meccanismi che potrebbero modificare a lungo l'attività del sistema immunitario. I ricercatori, infatti, hanno rilevato delle alterazioni nelle cellule del sangue, nei globuli rossi e nei globuli bianchi, dei pazienti che hanno o che hanno avuto Covid-19. E proprio queste anomalie potrebbero avere un ruolo nel protrarsi dei sintomi.
Long COVID: Sintomi e Durata
I sintomi della malattia, quindi, sono persistenti anche in chi è guarito risultando negativo al tampone. In realtà, potrebbe portare ancora i segni della malattia. In questo caso si parla di Long Covid. I sintomi possono essere anche associati tra di loro. Durano per un breve periodo o sono intermittenti e persistenti e si modificano nel tempo. Incide lo stato di salute dell’organo che viene colpito o il modo in cui il virus ha aggredito l’organismo. Può verificarsi dispnea, ad esempio, in chi ha manifestato una polmonite bilaterale interstiziale durante il contagio.
Tra i sintomi più noti c’è l’astenia, caratterizzata da stanchezza estrema ed eccessivo affaticamento. Si tratta di una caratteristica fondamentale del Covid, sia durante la fase acuta del contagio che nelle settimane successive. Dal punto di vista cardiovascolare il Long Covid può presentarsi in maniera differente. Con tachicardia, senso di oppressione al torace associato a dolore, aritmie e alterazione della pressione arteriosa. Dal punto di vista neurologico è possibile accusare cefalea, per la quale possono risultare anche inefficaci gli antidolorifici. Sintomi sono anche la nebbia cognitiva e la difficoltà di concentrazione. La perdita di gusto e olfatto può restare anche dopo la negativizzazione del paziente, anche se non è stata valutata la presenza di questi sintomi con la variante Omicron. E’ possibile che ci possa essere intorpidimento degli arti o formicolio diffuso. In alcuni casi sono presenti anche disturbi del sonno. Non sono da trascurare i sintomi psicologici come l’ansia e le sindromi ossessivo/compulsivi e la depressione. Sintomi anche dal punto di vista otorinolaringoiatra. Possono manifestarsi acufeni, ovvero ronzii e fischi alle orecchie, difficoltà nella deglutizione, mal di gola e anche disfonia, cioè un’alterazione del tono della voce. Dopo la negativizzazione dal Covid-19 non è escluso che possano anche manifestarsi evidenti sintomi dermatologici. Trombosi dei vasi polmonari ed embolia fanno invece parte delle alterazioni della coagulazione nei sintomi ematologici. Questi sono tra i più gravi ed hanno avuto un’incidenza, purtroppo, nella prima ondata del contagio.
Può essere divisa in due fasi la durata dei sintomi da Long Covid. La prima dura da 4 a 12 settimane dopo il contagio da Covid-19. In questo caso viene classificato come Malattia Covid-19 Sintomatica persistente. L’incidenza è di 1 su 4, ovvero riguarda il 25% di coloro che sono stati affetti da Covid. Se i sintomi superano le 12 settimane, ovvero i 3 mesi dal contagio, in quel caso si parla di Sindrome Post Covid-19. L’incidenza, in questo caso, è di 1 su 10. Per tale condizione si parla di sequele.
Il Long Covid può colpire anche chi non ha avuto sintomatologie importanti durante il contagio. E’ possibile, quindi, che anche gli asintomatici possano essere affetti dalla sindrome. I più esposti al Long Covid sono gli anziani, anche per le particolari condizioni di fragilità. Tra i soggetti più a rischio ci sono anche coloro che sono obesi o in sovrappeso. Accertato anche che si ha uno sviluppo maggiore nelle donne piuttosto che negli uomini. E’ stato anche stabilito che ha maggiori possibilità di svilupparlo chi è stato ospedalizzato durante il contagio, ma si tratta di una variabile che altri studi smentiscono. E inevitabilmente anche la presenza di patologie croniche, indipendentemente dall’età, ha la sua incidenza. Nei bambini il Long Covid è comunque meno sviluppato.
Gli esami da effettuare differiscono a seconda dei sintomi. La prima cosa da fare è sottoporsi a un controllo cardiologico con ECG ed ecografia cardiaca. Successivamente si può prevedere una visita con uno specialista dell’area toracica, come uno pneumologo, effettuando anche delle prove di funzionalità respiratoria. Tra queste, la spirometria. Importante può essere un test del cammino per valutare la capacità di respirazione in movimento ed eventualmente una radiografia o una Tac toracica se si evidenziano problemi.
Lo Studio sulle Alterazioni Cellulari
Il lavoro, condotto da un gruppo dell'Istituto Max Planck per la scienza della luce insieme all'Istituto Max Planck per la fisica e la medicina, è pubblicato su Biophysical Journal. I risultati riguardano ancora un piccolo campione di pazienti, anche se aprono la strada per nuove ricerche più approfondite e, qualora confermati, potrebbero in futuro, a detta degli autori, essere usati come biomarcatori di Covid-19.
I biofisici hanno coinvolto 31 pazienti che avevano o che avevano avuto Covid-19, di cui 14 con una forma molto grave in atto e 17 già guariti, insieme 24 volontari sani che non avevano avuto Covid e non mostravano alcun segno della malattia. Dopo il prelievo di sangue, gli autori analizzato le caratteristiche delle principali cellule del sangue, eritrociti (o globuli rossi), monociti, linfociti, neutrofili ed eosinofili, attraverso l'analisi di vari parametri fisici. La tecnica impiegata è (relativamente) nuova e si chiama citometria di deformabilità in tempo reale (Rt-Dc) e consente di analizzare centinaia di cellule del sangue al secondo, rilevando eventuali anomalie nella dimensione e nella struttura.
Cambiamenti Persistenti nelle Cellule del Sangue
“Abbiamo trovato cambiamenti significativi nella durezza dei linfociti*, nella dimensione dei* monociti e dei neutrofili*, nella deformabilità dei* neutrofili e una variabilità nella deformazione e nella dimensione degli eritrociti*”*, scrivono gli autori nel testo. “Mentre alcune di queste variazioni sono rientrate e i valori sono tornati normali alla fine del ricovero [con la guarigione da Covid-19 ndr], altre sono rimaste per 14 mesi dopo la dimissione dall'ospedale, una dimostrazione degli effetti a lungo termine del Covid-19 sul corpo”. Gli eosinofili, invece, non sono stati intaccati da Covid, almeno in questi pazienti.
Impatto sui Globuli Rossi
La maggiore variabilità dei globuli rossi (gli eritrociti) nella dimensione e la diminuita deformabilità, con una struttura più rigida, che potrebbe avere un impatto sulla loro capacità di trasportare ossigeno attraverso il corpo e rilasciarlo nei tessuti. “Le proprietà fisiche degli eritrociti sono essenziali per la microcircolazione*”*, scrivono sempre nella pubblicazione, “e per questo questi cambiamenti potrebbero danneggiare la circolazione e promuovere l'ipossiemia”, ovvero un livello di ossigeno nel sangue più basso del normale. Questi cambiamenti dei globuli rossi non sono rientrati, almeno non del tutto, nei guariti e gli scienziati ipotizzano che questo effetto possa contribuire ai sintomi a lungo termine di Long Covid.
Alterazioni nei Globuli Bianchi
Le alterazioni dell'infezione riguarderebbero anche i monociti, un tipo di globuli bianchi che partecipa alla risposta immunitaria in alcune malattie infiammatorie. Per questo presenza di una variazione in queste cellule “non sorprende”, come spiegano i ricercatori. In particolare, c'è un forte aumento del loro volume. Fra i globuli bianchi abbiamo poi i linfociti, che al contrario dei globuli rossi nel campione analizzato sono risultati meno rigidi, e i neutrofili, che hanno mostrato un volume e una deformazione maggiore. Nei casi di Covid-19 grave c'era un alto numero di neutrofili (neutrofilia) e una bassa quantità di linfociti (linfopenia). In particolare i parametri dei neutrofili non erano tornati alla normalità nei pazienti guariti e questo, insieme agli altri risultati, indica che l'influenza di Covid-19 sul sistema immunitario può permanere a lungo.
I ricercatori concludono che “i dati della citometria di deformabilità potrebbero essere utilizzati come biomarcatori di Covid-19 e potenzialmente di altre malattie infettive”.
Esami del Sangue e COVID-19: Un Quadro Dettagliato
Nel contesto della pandemia di COVID-19, gli esami del sangue hanno assunto un ruolo cruciale, non tanto per la diagnosi diretta dell'infezione virale (per la quale rimangono preminenti i tamponi molecolari e antigenici), quanto piuttosto per la valutazione dello stato infiammatorio, della funzionalità degli organi e della risposta immunitaria dell'organismo. Comprendere il significato dei valori ematici in questo scenario è fondamentale per medici e pazienti, sebbene l'interpretazione debba sempre essere affidata a professionisti sanitari.
Perché si Richiedono Esami del Sangue in Pazienti con COVID-19?
Gli esami del sangue non vengono utilizzati per diagnosticare la presenza del virus SARS-CoV-2. Il loro valore risiede nella capacità di fornire un quadro dettagliato delle conseguenze dell'infezione sull'organismo. In particolare, gli esami del sangue possono aiutare a:
- Valutare la gravità dell'infezione
- Monitorare la progressione della malattia
- Identificare complicanze
- Guidare le decisioni terapeutiche
Quali Esami del Sangue sono Rilevanti nel COVID-19?
Non esiste un "pannello COVID-19" standardizzato per gli esami del sangue. La scelta degli esami dipende dalla presentazione clinica del paziente, dalla gravità della malattia e dagli obiettivi diagnostici e terapeutici. Tuttavia, alcuni esami sono comunemente richiesti e forniscono informazioni utili:
Emocromo Completo (CBC)
L'emocromo completo è un esame di base che valuta le componenti cellulari del sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.
Globuli Bianchi (WBC)
I globuli bianchi sono le cellule del sistema immunitario. Nel COVID-19, si possono osservare variazioni nel numero totale e nella distribuzione delle diverse sottopopolazioni:
- Leucocitosi (aumento dei globuli bianchi)
- Leucopenia (diminuzione dei globuli bianchi)
- Neutrofilia (aumento dei neutrofili)
- Linfopenia (diminuzione dei linfociti)
Globuli Rossi (RBC) e Emoglobina (Hb)
I globuli rossi trasportano l'ossigeno. Variazioni significative sono meno direttamente legate all'infezione da COVID-19 acuta, ma possono essere influenzate da condizioni preesistenti o da complicanze a lungo termine.
- Anemia (diminuzione dei globuli rossi/emoglobina)
Piastrine (PLT)
Le piastrine sono importanti per la coagulazione del sangue.
- Piastrinopenia (diminuzione delle piastrine)
- Piastrinosi (aumento delle piastrine)
Indici di Infiammazione
L'infiammazione è un elemento centrale nella patogenesi del COVID-19. Diversi esami del sangue possono misurare l'infiammazione sistemica:
- Proteina C Reattiva (CRP)
- Velocità di Eritrosedimentazione (VES)
- Ferritina
- D-dimero
- Lattato Deidrogenasi (LDH)
- Procalcitonina (PCT)
Funzionalità Epatica e Renale
Il COVID-19 può colpire diversi organi, inclusi fegato e reni. Gli esami di funzionalità epatica e renale valutano la salute di questi organi.
- Transaminasi (ALT e AST)
- Bilirubina
- Creatinina e Azotemia (BUN)
Elettroliti e Equilibrio Acido-Base
Gli elettroliti (sodio, potassio, cloro, calcio, magnesio) e l'equilibrio acido-base sono essenziali per molte funzioni fisiologiche. Alterazioni possono verificarsi nel COVID-19, soprattutto nei pazienti più critici.
- Sodio (Na)
- Potassio (K)
- Equilibrio Acido-Base (pH, Bicarbonati, Pressione Parziale di Anidride Carbonica - pCO2)
Coagulazione (Oltre al D-dimero)
Oltre al D-dimero, altri test di coagulazione possono essere valutati, soprattutto in pazienti con sospetta coagulopatia correlata al COVID-19.
- Tempo di Protrombina (PT) e INR
- Tempo di Tromboplastina Parziale Attivata (aPTT)
- Fibrinogeno
Emogasanalisi Arteriosa (EGA)
L'emogasanalisi arteriosa è un esame cruciale nei pazienti con problemi respiratori. Fornisce informazioni dirette sui livelli di ossigeno e anidride carbonica nel sangue arterioso, nonché sul pH e sui bicarbonati.
- Pressione Parziale di Ossigeno (pO2)
- Saturazione di Ossigeno (SaO2)
- Pressione Parziale di Anidride Carbonica (pCO2)
MDW (Monocyte Distribution Width) e COVID-19
Grazie al sangue, un esame permette di capire quale sarà l’evoluzione della malattia generata dal Covid-19 e lo stato iper-infiammatorio che la caratterizza. Si chiama Monocyte Distribution Width. In italiano, letteralmente, sarebbe “larghezza di distribuzione dei monociti”. È un esame che permette, grazie al sangue, di capire quale sarà l’evoluzione della malattia generata dal Covid-19 e lo stato iper-infiammatorio che la caratterizza.
Il test, che consiste nell’analisi della morfologia dei monociti appunto, (una popolazione specifica di cellule che abbiamo in circolo), è il risultato di uno studio condotto dall’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena. Pubblicata sulla rivista Scientific Reports, la ricerca ha preso in considerazione 87 pazienti ricoverati per Covid nei reparti di cura intensiva e subintensiva, nei quali MDW è risultato essere correlato in modo altamente significativo con alcuni classici biomarcatori di infiammazione, con l’esito delle cure (outcome) e con il decorso clinico e la gravità della malattia.
«Con le nuove apparecchiature a disposizione - spiega il professor Tommaso Trenti, Direttore del Dipartimento Interaziendale di Medicina di Laboratorio - siamo in grado di misurare in laboratorio l’entità di queste alterazioni cellulari. Nel corso dell’indagine i valori alterati di MDW sono stati associati a mortalità elevata che ha toccato anche picchi del 35%. Al contrario, sottolinea il professor Girardis, «valori bassi permettono di individuare i pazienti con forti possibilità di guarigione». Come ha spiegato la professoressa Mussini, «l’utilizzo di nuovi marcatori prognostici consente di migliorare la gestione clinica dei pazienti Covid, guidandoci in particolare nel trattamento con i farmaci più appropriati.
Strategie Terapeutiche e Supporto Nutrizionale
Nella gestione di pazienti affetti da COVID in fase acuta, accanto alla terapia tradizionale, ormai consolidata, che si avvale di antinfiammatori, antipiretici, antivirali, antibiotici e, ove necessario, ossigenoterapia e ventilazione, a seconda dei singoli casi invasiva o non invasiva, è possibile supportare la condizione di stress metabolico del paziente con un’adeguata strategia nutrizionale integrata basata sull’apporto di diversi componenti.
Il supporto nutrizionale integrato ovvero un’integrazione nutrizionale finalizzata ad apportare al paziente le molecole “sottratte” dal virus. L’impostazione di un’adeguata terapia riabilitativa nutrizionale prevede l’utilizzo di specifiche miscele di singoli amminoacidi essenziali (EAA) in grado di soddisfare i fabbisogni metabolici umani. Va ricordato che, per definizione, gli EAA devono essere introdotti con l’alimentazione, in quanto l’organismo non è in grado di produrli autonomamente, a differenza degli amminoacidi non essenziali, che vengono sintetizzati a partire da precursori.
Le miscele devono avere caratteristiche biochimiche ben precise e una composizione ottimale per soddisfare specifiche funzioni metaboliche, ovvero favorire la sintesi proteica e la mitocondriogenesi, ed essere costituite da singoli aminoacidi, che sono più facilmente digeribili e assimilabili. Le miscele devono contenere vitamine, in particolare quelle di gruppo B, che intervengono nel metabolismo aminoacidico ed energetico (in particolare nei processi di decarbossilazione e metilazione). La nutrizione integrata deve inoltre prevedere l’impiego di probiotici, benefici per la flora intestinale. Diversi lavori dimostrano infatti che il microbiota intestinale è fortemente alterato dal virus (a fronte della presenza di recettori ACE-2 nell’intestino) e dalla terapia messa in atto per contrastarlo (antibiotici, cortisonici).
La strategia nutrizionale integrata con EAA è efficace anche nel trattamento di pazienti post-COVID. Uno studio ha infatti dimostrato che l’impiego di questa miscela di EAA si associa, a distanza di 2 mesi, a un incremento lineare e significativo del livello di albumina e emoglobina.
Tabella: Parametri Ematologici Rilevanti nel COVID-19
| Esame del Sangue | Significato nel COVID-19 | Implicazioni Cliniche |
|---|---|---|
| Globuli Bianchi (WBC) | Indica risposta immunitaria | Leucocitosi (infezione batterica), Linfopenia (gravità della malattia) |
| Proteina C Reattiva (CRP) | Misura l'infiammazione sistemica | Valori elevati (gravità della malattia, progressione) |
| D-dimero | Indica attivazione della coagulazione | Valori elevati (rischio di trombosi) |
| Transaminasi (ALT e AST) | Valuta la funzionalità epatica | Aumento dei livelli (danno epatico) |
| Emogasanalisi Arteriosa (EGA) | Valuta ossigenazione e equilibrio acido-base | Ipossiemia (danno polmonare), Ipercapnia (insufficienza respiratoria) |
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