Il cortisone è un farmaco antinfiammatorio steroideo impiegato per trattare diverse patologie, da quelle autoimmuni a quelle infiammatorie. I cortisonici sono farmaci antinfiammatori e immunosoppressori, con struttura analoga ai corticosteroidi endogeni.
Quando il cortisone entra nel corpo, lavora imitando l'azione degli steroidi naturalmente prodotti dalle ghiandole surrenali. Corticosteroidi e adrenalina sono ormoni rilasciati nel sangue dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress. Il cortisone agisce imitando l'azione dei corticosteroidi naturali prodotti dalle ghiandole surrenali.
I corticosteroidi si legano a specifici recettori proteici nei tessuti bersaglio e regolano l’espressione di geni che sono sensibili alla presenza dei corticosteroidi, modulando i livelli ed i tipi di proteine sintetizzate dai vari tessuti bersaglio. Molti degli effetti dei corticosteroidi non sono immediati ma diventano evidenti solo dopo diverse ore.
Come Viene Utilizzato il Cortisone
Il cortisone viene utilizzato nel trattamento di diversi disturbi. Le indicazioni terapeutiche del cortisone quando viene utilizzato come farmaco sono numerose. Il cortisone viene venduto in farmacia dopo presentazione della Ricetta RR - ricetta medica ripetibile.
È quindi un medicinale soggetto a prescrizione medica, che deve contenere data e firma del medico prescrivente. È stato inserito nella classe A = farmaci ritenuti indispensabili per le cure mediche (salvavita) e quelli per le malattie croniche, interamente rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), a meno che non sia presente una nota AIFA, che vincola la rimborsabilità a specifiche condizioni patologiche o terapeutiche in atto.
Dosaggio e Somministrazione
La posologia di assunzione del cortisone non dipende tanto dalla diagnosi specifica, quanto dalla gravità, dalla prognosi, dalla durata prevedibile della malattia e dalla risposta individuale. Le compresse devono essere somministrate ripartite in 2-4 dosi al giorno. La prima dose va assunta durante o dopo la colazione.
- Dose di mantenimento: ridurre gradualmente a 100 mg o meno al giorno.
- Continuare indefinitamente o finché la remissione sembri probabile.
Precauzioni Prima dell'Assunzione
Prima di assumere il Cortisone cosa devo sapere? È opportuno impiegare sempre il dosaggio minimo di cortisone necessario per il controllo della malattia, attuando una graduale riduzione posologica non appena questa sia possibile. Consultare sempre un medico prima di assumere il cortisone.
Una eventuale insufficienza corticosurrenalica secondaria indotta dal farmaco può essere ridotta al minimo attraverso una graduale riduzione del dosaggio del cortisone. Tuttavia, questo tipo di insufficienza relativa può persistere per qualche mese dopo la sospensione della terapia. Se il paziente è già sotto trattamento steroideo, può rendersi necessario un aumento del dosaggio.
Dato che la secrezione di mineralcorticoidi potrebbe essere inadeguata, è opportuna la contemporanea somministrazione di un mineralcorticoide. Dopo una terapia a lungo termine, la sospensione dei corticosteroidi potrebbe causare una sindrome caratterizzata da febbre, mialgia, artralgia e senso di malessere.
In corso di terapia corticosteroidea i pazienti non dovrebbero essere vaccinati contro il vaiolo. Altre procedure che coinvolgono in sistema immunitario non dovrebbero essere attuate nei pazienti trattati con corticosteroidi, specie se ad alte dosi, dato il pericolo di una mancata risposta anticorpale. In presenza di ipoprotrombinemia l'acido acetilsalicilico dovrebbe essere impiegato con cautela in corso di terapia corticosteroidea.
L'impiego del cortisone acetato in compresse nella tubercolosi in atto dovrebbe essere limitato ai casi di tubercolosi fulminante o disseminata nei quali il corticosteroide viene usato per il trattamento della malattia in associazione ad un appropriato regime antitubercolare. Quando i corticosteroidi sono indicati in pazienti con tubercolosi latente o con risposta positiva alla tubercolina, è necessario un rigoroso controllo, dato che può verificarsi una riattivazione della malattia.
Sono stati descritti casi di emboli sistemici di tessuto adiposo quali possibili complicanze da iperdosaggio di cortisonici. I corticosteroidi devono essere usati con cautela nei pazienti con herpes simplex oftalmico, dato il possibile rischio di perforazione corneale.
Nei pazienti ipertiroidei e in quelli cirrotici gli effetti dei corticosteroidi risultano più marcati. Possono indurre un aumento nel metabolismo e nella clearance dei corticosteroidi; può di conseguenza essere necessario aumentare la posologia dello steroide. I corticosteroidi possono mascherare alcuni sintomi dell'infezione e durante il loro impiego possono manifestarsi infezioni sovrapposte.
Quando presenti, l'instabilità psichica e le tendenze psicotiche possono essere aggravate dai corticosteroidi. Il tempo di protrombina dovrebbe essere controllato frequentemente in pazienti che ricevono corticosteroidi e anticoagulanti cumarinici contemporaneamente, poiché in alcuni casi si è visto che i corticosteroidi hanno alterato la risposta agli anticoagulanti.
Interazioni con Altri Farmaci
È possibile che, quando due o più farmaci vengono assunti in associazione, uno o più di questi farmaci interferiscano tra di loro causando effetti collaterali anche gravi. Questi sono eventi relativamente rari e non si verificano in tutti i pazienti. Inoltre, l’intensità e la gravità dell’interazione dipendono da diversi fattori: dosaggio utilizzato, durata del trattamento, contemporaneità della somministrazione, dieta e/o corredo genetico del paziente.
La co-somministrazione di diuretici tiazidici e corticosteroidi può causare una severa deplezione di potassio. La deplezione di potassio è rilevante per i corticosteroidi naturali, come cortisone e idrocortisone, e per fludrocortisone.
Corticotropina (ACTH) e tetracosactrina (un polipeptide sintetico) stimolano invece la secrezione di corticosteroidi dalla corteccia surrenale e possono quindi indirettamente causare la perdita di potassio. L'uso dei corticosteroidi causa la diminuzione dell'esposizione all’acido salicilico (aspirina), con il rischio di compromettere l'effetto antipiastrinico di basse dosi di aspirina.
Inoltre, dopo l’interruzione della terapia con corticosteroidi le concentrazioni plasmatiche di salicilati potrebbero aumentare, con rischio di comparsa di tossicità da salicilati. L'uso concomitante di corticosteroidi e aspirina ad alti dosaggi (>325 mg/die) può aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale e di ulcera.
In caso di uso concomitante di corticosteroidi e aspirina a dosaggi antinfiammatori è consigliabile considerare l'utilizzo di un gastroprotettore. L'effetto terapeutico di acido salicilico, se co-somministrato con i corticosteroidi potrebbe diminuire, mentre si consiglia di monitorare la comparsa di eventuali segni di tossicità da salicilati dopo interruzione della terapia con i corticosteroidi.
La cosomministrazione con farmaci che possono inibire l’attività degli enzimi epatici (come troleandomicina, ketoconazolo) possono ridurre l’eliminazione dei corticosteroidi. Potrebbe essere necessario ridurre il dosaggio. La co-somministrazione può causare una riduzione dei livelli sierici del corticosteroide, con rischio di diminuzione della risposta terapeutica.
Fenitoina può ridurre i livelli sierici dei corticosteroidi e quindi comprometterne la risposta terapeutica. In caso di uso concomitante sono stati segnalati livelli di fenitoina sia aumentati sia ridotti. Si raccomanda un attento monitoraggio della risposta ai corticosteroidi e, se necessario, un aumento del loro dosaggio.
Fenobarbital e primidone possono alterare la risposta terapeutica ai corticosteroidi. In caso di uso concomitante con fenobarbital o primidone, si raccomanda un attento monitoraggio della risposta ai corticosteroidi. Può essere necessario aggiustare la dose dei corticosteroidi.
Durante l'uso concomitante si può verificare una riduzione dei livelli plasmatici dei corticosteroidi. L'uso concomitante può compromettere la terapia con i corticosteroidi. In caso di uso concomitante, si dovrebbero aumentare le dosi di corticosteroidi.
La somatropina induce una modesta riduzione dei livelli sierici di cortisolo in pazienti con deficit dell'ormone della crescita trattati con terapia sostitutiva delle surrenali. Le dosi di corticosteroidi potrebbero eventualmente avere necessità di essere aumentate in concomitanza alla somministrazione di somatropina.
I corticosteroidi e gli immunosoppressori possono interferire con l'efficacia e la farmacodinamica di pembrolizumab. Si deve evitare l'utilizzo di corticosteroidi e immunosoppressori per via sistemica prima dell'inizio della terapia con pembrolizumab.
Il cortisone provoca ipokaliemia (o ipopotassiemia), incrementando la possibilità di torsioni di punta. Pertanto, l'uso concomitante con vemurafenib, noto per prolungare l'intervallo QT, deve essere molto ben monitorato, onde evitare eventuali torsioni di punta che potrebbero essere fatali per il paziente.
Sono stati, inoltre, riportati casi in cui lo stesso trattamento con vemurafenib ha causato ipokaliemia: tale condizione potrebbe quindi aggravarsi qualora si utilizzi in concomitanza il cortisone. L'uso concomitante con warfarin può aumentare il rischio di emorragie gastrointestinali, specialmente in pazienti con precedenti episodi emorragici.
È possibile un aumento dei livelli dell’International Normalized Ratio (INR). È consigliabile intensificare il monitoraggio dell'INR, anche se questo non è sufficiente per determinare il rischio emorragico. Monitorare l'emoglobinemia per permettere la rilevazione precoce di una eventuale emorragia gastrointestinale. Considerare l’uso di un gastroprotettore.
Effetti Collaterali
I cortisonici vengono metabolizzati anche dal fegato, così come avviene per l'etanolo (l'alcol). È importante monitorare attentamente la terapia con cortisone e seguire rigorosamente le indicazioni del medico per ridurre il rischio di complicazioni.
L'uso del cortisone, nonostante sia efficace, può portare a una serie di effetti collaterali, alcuni dei quali possono essere gravi se il farmaco viene utilizzato per lunghi periodi o in dosi elevate.
Disturbi idroelettrolitici: ritenzione di sodio, ritenzione di liquidi, insufficienza cardiaca congestizia in pazienti predisposti, perdita di potassio con conseguente alcalosi ipokaliemica.
Disturbi endocrini: irregolarità mestruali, arresto della crescita nei bambini, ridotta tolleranza ai carboidrati, manifestazioni di diabete mellito latente.
In caso di assunzione di cortisone è necessario fare attenzione all’esposizione al sole. Infatti, il cortisone può essere responsabile di reazioni ai raggi del sole che possono essere divise in tossiche e allergiche.
Le reazioni fototossiche (quelle più frequenti) dipendono sia dalla durata dell’esposizione al sole sia dalla quantità di farmaco utilizzato. L’interazione del cortisone con i raggi solari provoca una reazione chimica che causa un danno dei tessuti cutanei, provocando al contempo la formazione di radicali liberi.
Le reazioni fotoallergiche si manifestano nei soggetti predisposti nell’arco di 24 o 48 ore. La luce solare interagisce con il farmaco presente sulla cute stessa, dando i sintomi di una scottatura o un’irritazione.
Altri effetti indesiderati includono ipersensibilità, tromboembolia, aumento di peso, aumento dell'appetito e nausea. I corticosteroidi possono passare nel latte materno e potrebbero impedire la crescita, interferire con la produzione di corticosteroidi endogeni, o causare altri effetti indesiderati. Per evitare danni all’ambiente, non gettare alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici.
L’assunzione del cortisone può causare ipokaliemia soprattutto in associazione con alcuni diuretici, insonnia, capogiri, emicrania, aumento dell’appetito, provocare un accumulo di liquidi, alterare la risposta agli anticoagulanti riducendo in particolare la risposta ai cumarinici.
Sono state osservate anche euforia, insonnia, variazioni dell'umore, alterazioni della personalità, depressione grave, e manifestazioni psicotiche vere e proprie. L'impiego prolungato dei corticosteroidi può causare cataratta, glaucoma con possibile lesione dei nervi ottici e può favorire l'instaurarsi di infezioni oculari secondarie dovute a funghi o a virus, alterare la crescita e lo sviluppo nei bambini e nei ragazzi.
In caso di terapie prolungate, il cortisone potrebbe causare un aumento del peso corporeo dato che può aumentare l’appetito e la ritenzione di liquidi. La durata del trattamento può variare nel singolo paziente e dipende dalla gravità della patologia.
Cortisone e Analisi del Sangue: Interferenze
Molto spesso, nell’esecuzione delle analisi di laboratorio, ci si trova davanti a situazioni in cui sono presenti alterazioni conseguenti all’assunzione di farmaci. A volte si tratta di effetti diretti e voluti del farmaco e pertanto l’analisi deve evidenziare o meno l’efficacia della terapia; altre volte si tratta di conseguenze non volute o di veri e propri effetti collaterali.
Effetti sui Parametri Ematologici
Ovviamente stiamo parlando dell’effetto che una terapia cortisonica (o eventualmente un iperadrenocorticismo spontaneo) può determinare sui risultati degli esami di laboratorio.
- Emocromocitometrico: una terapia anche breve può fortemente alterare il leucogramma, inducendo il cosiddetto “leucogramma da stress”: questo si caratterizza da leucocitosi con neutrofilia matura, monocitosi e concomitante possibile linfopenia ed eosinopenia.
- Elettroforesi sierica: sono due le alterazioni principali che possiamo aspettarci. Innanzitutto, un aumento della frazione di alfa2-globuline, per una aumentata sintesi di aptoglobina. In secondo luogo, inducendo spesso iperlipemia, è possibile che diventi particolarmente marcata la frazione di alfa1-globuline contenenti per l’appunto le principali frazioni lipoproteiche del plasma.
- Biochimica clinica: in questo ambito ci si possono aspettare numerose alterazioni. In primo luogo un'induzione enzimatica che coinvolge soprattutto la ALP, secondariamente anche GGT, ALT e colinesterasi e solo marginalmente la AST. Come già riportato sopra, è comune lo sviluppo di iperlipemia e quindi di un aumento di trigliceridi e colesterolo.
Inducendo iperlipemia, è possibile osservare anche un aumento delle lipasi (sia totale che DGGR). Nei casi di trattamento cronico, va tenuto in debito conto l’effetto di insulino-resistenza che ne deriva, responsabile di possibile sviluppo di diabete mellito con la classica iperglicemia ed aumento delle fruttosamine.
Meno conosciuti e considerati sono gli effetti del cortisone su altri analiti: ad esempio possono aumentare le albumine (per una incrementata sintesi epatica), ma in alcuni casi possono viceversa ridursi (se il cortisonico provoca in quel paziente una seria proteinuria, vedi sotto). È’ stato recentemente descritto l’effetto degli ormoni corticosurrenalici sul metabolismo del calcio/fosforo nel cane: è comune infatti lo sviluppo di una condizione per certi versi analoga a quella dell’iperparatiroidismo, ma ancora non ben inquadrata da un punto di vista fisiopatologico.
Ne deriva aumento della calciuria e di conseguenza, una possibile ipocalcemia ionica, mentre il fosforo in questi casi tende ad essere lievemente elevato.
- Esame delle urine: il principale effetto dei cortisonici è un antagonismo nei confronti dell’ormone antidiuretico (diabete insipido nefrogenico secondario), con conseguente ridotta capacità di concentrazione dell’urina nei dotti collettori. I cani (ed in misura molto minore i gatti) sviluppano quindi rapidamente poliuria e quindi polidipsia.
Le urine sono poco concentrate, spesso isostenuriche (ovvero con un PS di 1.008-1.015) o addirittura ipostenuriche (PS urinario < 1.008). Questa condizione anche grazie all’effetto di immunosoppressione, in alcuni animali tende anche a favorire l’insorgenza di infezioni del tratto urinario.
Infine, bisogna ricordare l’aumentata permeabilità del glomerulo alle proteine plasmatiche indotta dai cortisonici: una aumento del PU/CU è estremamente frequente anche se di solito di entità moderata e soprattutto è solitamente rapidamente reversibile una volta sospesa la condizione di ipercortisolismo.
Citologia: un trattamento cortisonico (anche uno solo!) può avere effetti profondi su alcune popolazioni cellulari che possono scomparire rapidamente dai tessuti per effetto di una vera a propria necrosi. Quello che è ancor più sorprendente e inaspettato è l’effetto che si può osservare in corso di leucemia acute, anche mieloidi: in pochissimi giorni il quadro ematologico e midollare può risultare completamente sovvertito tanto da rendere impossibile una diagnosi, salvo ripresentarsi rapidamente dopo pochi giorni/settimane dalla cessazione dell’effetto farmacologico.
Un pregresso trattamento con corticosteroidi può rendere complessa anche l’interpretazione della citologia articolare in corso di poliartrite immunomediata, o di quella del liquido cefalo-rachiadiano in pazienti con malattie infiammatorie.
Tipizzazioni fenotipiche/citofluorimetria: anche in questo caso, è bene evitare qualsiasi trattamento cortisonico prima di fenotipizzazioni (es. mediante citofluorimetria o immuno-citochimica) per le neoplasie ematopoietiche.
Dosaggi ormonali: è ovvio l’effetto che possa avere un trattamento cortisonico in caso di misurazione del cortisolo. Qualsiasi cortisonico usato per le terapie (ad eccezione del desametasone), viene rilevato dalle tecniche di chemiluminescenza che usiamo in laboratorio. Ne risulteranno valori di “cortisolemia” sovra-stimati.
Nel caso in cui abbiamo invece provveduto a sospendere il trattamento prima del prelievo, bisogna invece considerare l’effetto di una terapia prolungata sulla corticale del surrene, che risulterà ovviamente atrofica/ipotrofica.
Nel caso del dosaggio degli ormoni tiroidei, bisogna considerare che i cortisonici tendono a deprimere l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide, determinando una riduzione del TSH e del T4 (con un quadro analogo a quello della c.d.
Conclusioni
Il cortisone rappresenta un’importante opzione terapeutica per molte condizioni cliniche, ma le sue alterazioni ematiche devono essere attentamente monitorate. È fondamentale che i medici comprendano i meccanismi attraverso i quali il cortisone influisce sui valori ematici e siano preparati a gestire le complicazioni associate.
La ricerca continua a esplorare nuovi approcci terapeutici che possano offrire i benefici del cortisone senza le sue complicazioni ematiche. È essenziale che i professionisti della salute rimangano aggiornati sulle ultime evidenze scientifiche riguardanti il cortisone e le sue implicazioni ematiche. Comprendere i meccanismi d’azione del cortisone e le sue conseguenze sul sangue è essenziale per ottimizzare la terapia e garantire la sicurezza dei pazienti.
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