Ematologia Oncologica: Cosa è e Cosa Comprende

L'ematologia oncologica è una branca specialistica della medicina che si occupa della diagnosi e del trattamento delle neoplasie del sangue, del midollo osseo e del sistema linfatico. Queste patologie comprendono una vasta gamma di condizioni, tra cui leucemie, linfomi, mieloma multiplo e malattie mieloproliferative croniche.

Leucemie

La leucemia si verifica quando il DNA di una cellula staminale subisce un danno. La cellula staminale malata, anche nota con il nome di “blasto”, si moltiplica rapidamente togliendo spazio alla proliferazione delle cellule sane. L'organismo produce ogni giorno milioni di cellule del sangue. Queste cellule circolanti sono prodotte nel midollo osseo contenuto all’interno delle ossa a partire da cellule “progenitrici” che sono definite “cellule staminali”.

Leucemia Acuta Mieloide (LAM)

La Leucemia Acuta Mieloide è una patologia che colpisce la cellula staminale che normalmente produce i granulociti, i globuli rossi e le piastrine. La cellula malata prende il nome di “mieloblasto”. I sintomi sono legati alla mancata produzione di cellule del sangue sane: i pazienti in genere avvertono stanchezza, infezioni ricorrenti, sanguinamenti spontanei, comparsa di lividi spontanei. La sintomatologia dipende anche dalle sedi di infiltrazione dei mieloblasti. Ad oggi la leucemia mieloide acuta è una malattia curabile in una buona percentuale di casi, soprattutto quando le caratteristiche biologiche della malattia sono favorevoli. I pazienti che rimangono in remissione (ovvero con quota di mieloblasti <5% su midollo e sangue periferico) per un periodo prolungato sono considerati guariti. Ciò significa che hanno una probabilità estremamente bassa di recidiva di malattia.

Sulla base di alcune caratteristiche biologiche, la leucemia mieloide acuta viene classificata in forme a rischio “favorevole”, “intermedio” ed “alto”. La scelta della terapia dipende appunto dalle caratteristiche biologiche della malattia e dalle caratteristiche del paziente. Nel paziente con una malattia a rischio favorevole, giovane ed in buone condizioni (fit) il trattamento prevede una chemioterapia iniziale detta di “induzione”, seguita da un numero variabile di cicli di chemioterapia di “consolidamento”. Nel paziente con una malattia a rischio intermedio o sfavorevole è previsto, al termine dei cicli di chemioterapia come sopra riportato, un consolidamento con il trapianto allogenico di midollo emopoietico. Il trapianto allogenico prevede la “sostituzione” del midollo malato del paziente con un midollo di un donatore sano. Nel paziente anziano e/o con delle comorbidità che ostacolano la somministrazione di chemioterapia intensiva (non fit), esistono oggi trattamenti ad intensità ridotta.

Leucemia Acuta Linfoblastica (LAL)

La Leucemia Acuta Linfoblastica è una patologia che colpisce la cellula staminale che normalmente produce i linfociti. La cellula malata prende il nome di “linfoblasto”. Il linfoblasto può avere caratteristiche che ricordano i linfociti B e in questo caso la leucemia linfoblastica si definirà “B” cellulare; se il linfoblasto ha caratteristiche che ricordano i linfociti T la leucemia linfoblastica si definirà “T” cellulare. Le cellule malate si distribuiscono in prevalenza nel midollo osseo e nel sangue periferico; in questo caso i sintomi sono analoghi a quelli descritti nelle leucemie acute mieloidi. In alcuni pazienti i linfoblasti si accumulano in modo più consistente a livello dei linfonodi determinando ingrossamento degli stessi (linfoadenomegalie). Anche in questa patologia, la prognosi viene definita in base ad alcune caratteristiche biologiche della malattia ed il trattamento scelto anche in base alla fitness del paziente. Ad oggi la leucemia linfoblastica acuta è una malattia curabile in una buona percentuale di casi, soprattutto quando le caratteristiche biologiche della malattia sono favorevoli. I pazienti che rimangono in remissione completa per un periodo prolungato sono considerati guariti. Ciò significa che hanno una probabilità estremamente bassa di recidiva di malattia.

Linfomi

Il sistema linfatico è una rete formata da organi, ghiandole e vasi che si estendono lungo tutto il corpo. Ne fanno parte anche il timo, le tonsille, la milza e i linfonodi, che rappresentano le “stazioni” di questa rete. Tale sistema ha il compito di difendere l’organismo dagli attacchi degli agenti esterni e delle malattie e, per compiere quest’azione, si serve dei linfociti. I linfociti sono cellule presenti nel sangue e che vengono prodotte nel midollo osseo. Il linfoma non-Hodgkin è determinato dalla proliferazione incontrollata dei linfociti. Anzichè terminare il normale ciclo di vita cellulare morendo, infatti, le cellule tumorali continuano a moltiplicarsi, dando così origine al linfoma.

Le cause non sono ancora ben identificate con certezza, ma si conoscono alcuni fattori di rischio. L’esposizione a radiazioni o ad alcune sostanze chimiche (ad esempio insetticidi e benzene), la somministrazione di alcuni agenti chemioterapici sono condizioni che possono aumentare il rischio di sviluppare un linfoma. In presenza di sintomi e/o di un ingrossamento dei linfonodi ascellari, inguinali o del collo, è necessario rivolgersi al proprio medico o ad uno specialista. Dopo aver verificato la storia clinica e familiare del paziente, il medico esegue un esame fisico per valutare l’ingrossamento dei linfonodi e accertare la presenza di eventuali altri sintomi o segni tipici.

In presenza di linfonodi sospetti si procede con una biopsia, ossia con un prelievo di tessuto e con la successiva analisi in laboratorio del materiale. Preferibilmente il linfonodo viene interamente rimosso. In ogni caso, la valutazione istologica permette di diagnosticare la malattia, che deve poi essere studiata dal punto di vista delle caratteristiche e dell’estensione (stadiazione). Questa seconda fase può prevedere una lunga serie di esami radiologici come la Tac, la risonanza magnetica, ecografie e la PET.

Linfoma Non-Hodgkin a Cellule B

Il linfoma non Hodgkin a cellule B è la forma più frequente di linfoma non Hodgkin e rappresenta circa l’85% dei casi di linfoma non Hodgkin. Nei pazienti affetti da linfoma i linfociti di tipo B proliferano in maniera rapida e incontrollata, dando origine a cellule tumorali che non sono in grado di assolvere le loro funzioni e che tolgono spazio alle cellule sane. In linea generale, il trattamento del linfoma di non-Hodgkin prevede la chemioterapia in genere associata all’immunoterapia (immunochemioterapia). Tale cura viene somministrata in più cicli e può durare anche diversi mesi, talvolta anni.

Sono oggi disponibili diverse opzioni terapeutiche per il trattamento dei pazienti che non rispondono ad un primo trattamento o che presentano una recidiva della malattia. L’immunoterapia sta acquisendo un ruolo sempre più determinante con l’impiego di anticorpi monoclonali bispecifici (ossia rivolti a due bersagli del linfoma) e con la disponibilità del trattamento CAR-T.

Linfoma di Hodgkin

Il linfoma di Hodgkin è una patologia ematologica rara. La maggioranza dei pazienti presenta alla diagnosi un’età compresa tra i 15 e 35 anni. Si distinguono due principali entità: il Linfoma di Hodgkin classico (CHL) e il linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria nodulare (NLPHL). I progressi terapeutici degli ultimi decenni hanno reso il linfoma di Hodgkin una patologia curabile in almeno l’80% dei casi. La diagnosi deve essere effettuata mediante biopsia, preferibilmente togliendo il linfonodo clinicamente più rilevante. Nei pazienti con età superiore ai 60 anni il programma di trattamento dovrà considerare le patologie concomitanti, le condizioni generali. Il linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria nodulare è caratterizzato da un decorso indolente e possibili recidive tardive.

La manifestazione tipica di questa malattia è caratterizzata dal rigonfiamento di uno o più linfonodi, che diventano ben visibili e piuttosto duri al tatto. I sintomi variano in base all’aggressività della malattia (ossia alla velocità con cui proliferano i linfociti B), alla localizzazione delle cellule, al quadro istologico e genetico-molecolare che caratterizza la patologia.

Linfoma della Zona Marginale

Il linfoma della zona marginale è un raro tipo di linfoma non Hodgkin. Si sviluppa nella maggior parte dei casi da un'infiammazione cronica o da un errore casuale nel DNA che porta alla creazione di cellule anormali. E’ più comunemente diagnosticato nelle persone di età superiore ai 65 anni. Può essere classificato in tre sottotipi:

  1. Linfoma della zona marginale extranodale del tessuto linfoide associato alla mucosa o linfoma MALT: questo sottotipo si trova al di fuori dei linfonodi. La localizzazione più comune è lo stomaco, ma può anche interessare gli occhi, l'intestino e la pelle. Spesso è associato ad un’infezione che rappresenta lo stimolo cronico alla proliferazione delle cellule e le induce ad errori del DNA che le fanno trasformare in cellule cancerose.
  2. Linfoma marginale nodale: il nome deriva dal fatto che si trova nei linfonodi ed è il secondo sottotipo più comune.
  3. Linfoma marginale splenico: è il sottotipo più raro.

Poiché i linfomi della zona marginale crescono lentamente, possono essere necessari anni prima che un paziente manifesti i sintomi. Ecco perché spesso viene scoperto per caso, quando un paziente si sottopone a indagini per un altro motivo medico. Nel sottotipo splenico c’è un caratteristico aumento di volume della milza, mentre nel linfoma della zona marginale nodale, l’aumento di volume riguarda i linfonodi. Il linfoma MALT tende invece a manifestarsi come un'infiammazione. I pazienti possono manifestare disturbi gastrici oppure secrezione oculare, tipo congiuntivite. Talvolta è interessata la cute con nodulazioni o eruzioni cutanee. Per il sottotipo di linfoma marginale nodale non sappiamo quali sono le cause che possono determinare danno nel DNA tali da provocare la trasformazione delle cellule normali in cellule tumorali. Dal 30% al 40% dei pazienti con diagnosi di linfoma MALT guarisce con gli antibiotici. La radioterapia può essere utilizzata per i pazienti la cui malattia è più avanzata e non risponde agli antibiotici.

Opzioni terapeutiche:

  • Vigile attesa: Se le dimensioni di milza e linfonodi sono limitate e non ci sono anemia o piastrinopenia, il trattamento potrebbe non essere immediatamente necessario. In questo caso il paziente verrà controllato regolarmente con esami ematici, strumentali e visite ematologiche con una cadenza che verrà definita dal suo medico ematologo.
  • Chemioterapia: Utilizza farmaci in grado di uccidere le cellule tumorali in tutto il corpo.
  • Terapia mirata o “targeted therapy”: La terapia mirata utilizza farmaci che attaccano delle molecole coinvolte nelle vie di segnalazione intracellulari, determinando la morte delle cellule malate.
  • Immunoterapia: L'immunoterapia è un trattamento con farmaci che aiutano il sistema immunitario a uccidere le cellule tumorali. Tra le opzioni: Anticorpi monoclonali, incluso il rituximab; Inibitori del BTK. Il BTK è un recettore presente in ogni cellula B. È particolarmente espresso nelle cellule B del linfoma ed è fondamentale per la loro sopravvivenza.
  • Trapianto di midollo osseo.
  • Trials o studi clinici: È possibile che il medico ematologo proponga al paziente l’arruolamento all’interno di uno studio sperimentale.

Mieloma Multiplo (MM)

Il Mieloma Multiplo (MM) è una patologia del sangue che appartiene al gruppo delle discrasie plasmacellulari, malattie che coinvolgono le plasmacellule, cellule deputate alla produzione di anticorpi (chiamati anche immunoglobuline). Ogni plasmacellula produce un unico tipo di anticorpo, differente dagli altri, composto da una catena pesante (in base alla classe, chiamata gamma, alfa, mu, delta, epsilon) e una catena leggera (kappa o lambda). Nel MM una di queste plasmacellule cresce in maniera incontrollata creando cloni che produrranno lo stesso tipo di anticorpo. I sintomi del Mieloma Multiplo sono legati all’attività delle plasmacellule neoplastiche.

Varianti del Mieloma Multiplo:

  • Gammopatia monoclonale di incerto significato (MGUS): in cui, pur in presenza di una componente monoclonale, non è presente nessuno dei criteri sopracitati. Tale condizione è considerata benigna e deve essere sottoposta a solo monitoraggio per escludere la trasformazione in franco mieloma multiplo.
  • Mieloma Multiplo asintomatico (o smouldering): In questo caso è presente uno dei primi due criteri per Mieloma Multiplo (che distinguono la patologia dalla MGUS) ma non sono presenti i criteri SLIM CRAB.
  • Plasmocitoma solitario: In questo caso le plasmacellule crescono formano un'unica grossa lesione che può coinvolgere un osso (plasmocitoma osseo) o un altro tessuto del corpo (plasmocitoma extraosseo).
  • Mieloma Multiplo micromolecolare: In questa forma, le plasmacellule malate non riescono a produrre tutto l’anticorpo completo, ma solo le catene leggere.
  • Mieloma Multiplo non secernente: Questa variante molto rara è caratterizzata dalla completa assenza di qualsiasi parte dell’anticorpo, sia la catena leggera che quella pesante.

Terapie per il Mieloma Multiplo:

  • Anticorpi monoclonali diretti contro il marcatore CD38: Questi farmaci agiscono legandosi al bersaglio CD38, espresso dalle plasmacellule, provocandone la morte sia direttamente che tramite l’azione delle cellule del sistema immunitario sano. Queste terapie possono essere sia sottocute che endovenose.
  • Farmaci con azione immunomodulante (IMiDs): Queste terapie agiscono “riattivando” le cellule del sistema immunitario sano del paziente, che possono così andare ad uccidere le cellule malate.
  • Farmaci inibitori del proteasoma: Questi farmaci bloccano un componente cellulare fondamentale delle plasmacellule, determinandone la morte. Esistono sia formulazioni orali che sottocutanee che endovenose.
  • Steroidi.
  • Altre terapie per il MM comprendono anticorpi diretti contro altre molecole come SLAMF7 (Elotuzumab), terapie dirette contro proteine cellulari come l’esportina (Selinexor), o i classici farmaci chemioterapici.

Le persone giovani (meno di 65 anni, ma attualmente questa soglia è stata progressivamente aumentata a 70 anni) che non presentano altre patologie importanti vengono candidate ad uno schema che comprende l’utilizzo di quattro diversi farmaci, ciascuno appartenente ad una classe differente: Daratumumab, Talidomide, Bortezomib, Desametasone (acronimo DVTd) per quattro cicli della durata di 28 giorni, al termine dei quali si esegue una chemioterapia con Ciclofosfamide con lo scopo di mobilizzare e raccogliere le cellule staminali emopoietiche del paziente. Dalla seconda linea in avanti il trattamento non dipende più dalla fascia di età, ma si basa sull’utilizzo di farmaci non usati nelle precedenti terapie.

Malattie Mieloproliferative Croniche

Le malattie mieloproliferative croniche sono un gruppo di neoplasie midollari caratterizzate dalla proliferazione anomala e neoplastica delle cellule della linea mieloide.

Leucemia Mieloide Cronica (LMC)

La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) è un disordine mieloproliferativo cronico cromosoma Ph positivo che colpisce la cellula staminale emopoietica. Clinicamente la LMC è caratterizzata da un incremento dei globuli bianchi di grado variabile con presenza di progenitori mieloidi immaturi (come promielociti, mielociti e metamielociti) a livello del sangue periferico. Possono inoltre anche essere presenti incremento delle piastrine, dei basofili e degli eosinofili.

La LMC è una malattia multifasica, che esordisce con una fase cronica, per lo più asintomatica, durante la quale la elevata proliferazione delle cellule mieloidi si accompagna al mantenimento di una capacità maturativa delle cellule. La storia naturale della patologia prevede tuttavia che, dopo un tempo variabile da pochi mesi a molti anni (in media 3-4 anni), la fase cronica si trasformi inevitabilmente in una fase acuta (crisi blastica), che si manifesta come una leucemia acuta. A oggi non esiste un criterio solido per raccomandare uno specifico TKI in prima linea. La scelta terapeutica deve essere guidata dall’anamnesi (in particolare dalle comorbidità e dal relativo profilo specifico del farmaco) e dal progetto terapeutico (previsione della sospensione del TKI in futuro) ritagliato per ogni paziente.

Policitemia Vera (PV)

La Policitemia Vera (PV) è una neoplasia che si caratterizza in particolare per un marcato incremento della produzione di globuli rossi. Alla valutazione clinica può emergere la presenza di splenomegalia. La terapia dei pazienti a basso rischio si basa sulla salassoterapia e/o aspirina a basso dosaggio (100mg/die).

Trombocitemia Essenziale (TE)

La Trombocitemia Essenziale (TE) è caratterizzata da un incremento del numero delle piastrine e da un aumentato rischio di trombosi o emorragie. L’andamento clinico è di solito indolente, ma una quota di pazienti può andare incontro a trasformazione leucemica o fibrotica (meno frequentemente della PV). Frequentemente si tratta di una condizione asintomatica, ma un terzo dei pazienti può sviluppare una sintomatologia simile a quella della PV. La terapia ha lo scopo di ridurre il rischio trombotico, con la terapia antiaggregante (aspirina a basso dosaggio, 100mg/die) e - in chi ha un rischio trombotico più elevato - oncocarbide in prima linea.

Mielofibrosi

La Mielofibrosi può esordire de novo o insorgere come evoluzione di una precedente PV o TE. La fase avanzata (overt) è caratterizzata da sintomi costituzionali come febbre, sudorazioni, calo ponderale e dall’emopoiesi extramidollare, a carico della milza (più frequente) e di altri organi come fegato, linfonodi, tratto gastrointestinale, cute e tessuti molli. L’unica terapia che potrebbe ottenere una remissione della malattia nei pazienti giovani idonei è il trapianto di cellule staminali emopoietiche.

Informazioni Utili per i Pazienti IEO

L'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) offre diversi servizi per i pazienti che necessitano di consulenza o assistenza. Ecco alcune informazioni utili:

Invio Materiale per Consulenza

Il materiale per la consulenza può essere inviato per posta/corriere o consegnato di persona presso la segreteria della Divisione di Anatomia Patologica IEO (IEO 1 - 3° Piano - dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30).

Prelievo Ematico per Biopsia Liquida

Il servizio IEO offre la possibilità di effettuare il prelievo presso il domicilio del paziente, senza costi aggiuntivi.

Consegna dei Vetrini

La consegna può essere effettuata presso la Divisione di Anatomia Patologica IEO (IEO 1 - 3° Piano - dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30) o tramite invio con corriere/posta. L’indirizzo a cui spedire la documentazione è Ufficio di Anatomia Patologica - IEO 1 - Via G.

Pagamento

In caso di consegna di persona l’importo va saldato il giorno stesso, presso l’Accettazione, dopo aver consegnato i vetrini.

leggi anche: