Interpretazione dell'Elettrocardiogramma (ECG): Una Guida Completa

L’elettrocardiogramma (ECG) è uno degli strumenti diagnostici più utilizzati in cardiologia. Rappresenta graficamente l’attività elettrica del cuore, rivelando preziose informazioni sul ritmo e sulle condizioni della funzione cardiaca. La sua rapidità, non invasività e il costo relativamente basso lo conservano come strumento di prima linea sia nelle emergenze che nella pratica clinica quotidiana.

Come Leggere un Elettrocardiogramma

La lettura dei parametri principali di un ECG, come le onde P, QRS e T, permette di identificare anomalie o patologie cardiache anche nei loro stadi iniziali. Ma come si fa a leggere l’ECG? e come si interpreta un ECG? Le onde positive si distinguono per essere sopra la linea isoelettrica, mentre le negative stanno sotto di essa.

Le Onde dell’ECG: A Cosa Corrispondono?

L’ECG registra l’attività elettrica del cuore attraverso una serie di onde, intervalli e segmenti che rappresentano i vari momenti del ciclo cardiaco. Quando un impulso elettrico attraversa il cuore, causa la contrazione e il rilassamento dei muscoli cardiaci.

Le onde del tracciato dell’elettrocardiogramma sono:

  • Onda P: piccola onda che rappresenta l’attivazione degli atri. Questo è il momento in cui gli atri si contraggono per spingere il sangue nei ventricoli. In un ECG normale, l’onda P è piccola, arrotondata e precede sempre il complesso QRS.
  • Intervallo PR: tempo necessario perché l’attivazione degli atri raggiunga i ventricoli. L’intervallo PR si calcola dall’inizio della P all’inizio del QRS. La durata normale è di 0,12-0,20 secondi.
  • Complesso QRS: rappresenta l’attivazione dei ventricoli, ossia il momento in cui i ventricoli si contraggono per pompare il sangue fuori dal cuore verso i polmoni e il resto del corpo. In un ECG normale, il complesso QRS è un picco appuntito che si manifesta subito dopo l’onda P. La sua durata dovrebbe essere inferiore a 0,12 secondi.
    • Onda Q: prima piccola deflessione negativa del complesso QRS.
    • Onda R: prima deflessione positiva del complesso QRS.
    • Onda S: seconda deflessione negativa del complesso QRS.
  • Tratto ST: intervallo fra la fine dell’attivazione ventricolare e l’inizio della ripolarizzazione ventricolare. Il segmento ST è il tratto piatto che segue il complesso QRS e rappresenta il periodo in cui il muscolo ventricolare è depolarizzato. In un ECG normale, questo segmento è allineato con la linea isoelettrica.
  • Onda T: rappresenta la ripolarizzazione ventricolare, che corrisponde al momento in cui i ventricoli si rilassano dopo la contrazione, preparandosi al battito successivo. L’onda T riflette la capacità dei ventricoli di recuperare dopo la contrazione. In condizioni normali, l’onda T è più ampia e arrotondata rispetto all’onda P e segue il complesso QRS.
  • Intervallo QT: rappresenta l’intera attività elettrica dei ventricoli. Il QT misura il tempo che va dall’inizio del complesso QRS alla fine dell’onda T, rappresentando il ciclo completo di depolarizzazione e ripolarizzazione dei ventricoli.
  • Onda U: rappresenta la ripolarizzazione delle fibre del Purkinje. Ricorda: molto spesso non è visibile!

NB: Controlla che il ritmo sia sinusale, ovvero che ogni onda P sia seguita da un complesso QRS, con una FC tra 60 e 100 BPM, e senza alterazione delle varie onde e segmenti!

Frequenza Cardiaca

La frequenza cardiaca (FC) è il numero delle contrazioni (o battiti) del cuore in un minuto ed è riferita alla frequenza di contrazione dei ventricoli. Una frequenza cardiaca normale va da 60 a 100 BPM. Le frequenze superiori si definiscono tachicardie mentre quelle inferiori bradicardie.

Per calcolare la frequenza cardiaca, si può dividere 300 per il numero di quadrati grandi fra due onde R. Un quadretto piccolo della carta millimetrata corrisponde a 0,04 secondi e un quadretto grande corrisponde a 0,2 secondi.

Analisi del Ritmo Cardiaco

Per valutare il ritmo cardiaco, si guarda se gli intervalli tra le onde R sono sempre uguali o differiscono di massimo 2 quadratini per poter definire il ritmo cardiaco regolare.

Se l’onda P è positiva in DII e negativa in aVR, ed ogni P segue un QRS con un intervallo regolare, allora il ritmo è sinusale, ovvero il ritmo normale del cuore che origina dal nodo senoatriale.

Se l’onda P è negativa in DII, potrebbe esserci un’inversione degli elettrodi o una possibile extrasistole atriale. Se l’onda P si trova dopo il complesso QRS, probabilmente ci troviamo in un quadro di aritmia in cui l’impulso si attiva per primo nei ventricoli e arriva successivamente agli altri (fenomeno della retro-conduzione).

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia sostenuta riscontrabile negli elettrocardiogrammi e si presenta con un ritmo irregolare e senza una chiara onda P. Il flutter atriale, invece, si caratterizza per un ritmo spesso regolare e per onde P con aspetto di dente di sega, e che per questo motivo vengono chiamate onde F o onde di flutter.

Morfologia del Complesso QRS

Il Complesso QRS rappresenta la diffusione dello stimolo elettrico attraverso la muscolatura (miocardio) ventricolare.

Nel complesso QRS di un cuore sano:

  • L’onda R deve essere positiva in DI.
  • L’onda R deve aumentare progressivamente da V1 a V6 e l’onda S deve ridursi.
  • L’onda Q deve essere piccola: inferiore a 0,04 sec (un quadratino piccolo) e inferiore ad 1/4 dell’onda R successiva, altrimenti può essere segno di un pregresso infarto cardiaco.

La durata normale del QRS è inferiore a 100-120 ms. Un QRS stretto (<0,1sec) indica una normale conduzione ventricolare. Un QRS largo (>0,12sec), invece, indica un rallentamento della conduzione nei ventricoli, che può essere causato da un cosiddetto blocco di branca del ritmo cardiaco.

Intervallo PR e Relazione con il QRS

L’intervallo PR indica il tempo necessario all’impulso elettrico per raggiungere il ventricolo partendo dagli atri. L’intervallo PR ha una durata di 120-200 ms (da 3 a 5 quadratini).

Quando l’intervallo PR è più breve, potrebbe indicare la presenza di una via anomala che collega atri e ventricoli (pre-eccitazione ventricolare). Un intervallo PR più corto è invece normale nelle gestanti.

Quando l’intervallo PR è più lungo o si allunga in un ECG si possono trovare in queste condizioni:

  • Blocco atrio-ventricolare di 1° grado: intervallo del PR costantemente lungo e fisso (ad esempio sempre 250 msec).
  • Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 1: progressivo allungamento del PR fino a che un complesso QRS viene a mancare dopo un’onda P.
  • Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 2: onde P in modo intermittente non sono condotte, e l’intervallo PR non è allungato.
  • Blocco atrio-ventricolare di 3° grado: non vi è relazione tra onde P e complessi QRS.

Morfologia dell’Onda T

La morfologia dell’onda T in un ECG rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli, nella maggior parte delle derivazioni è positiva (tranne in aVR e V1). Deve essere sempre concordante con la polarità del QRS che la precede.

Quando non è concorde con la polarità del QRS, si definisce invertita e può rappresentare un segno di sofferenza cardiaca come ischemia o ipertrofia ventricolare.

Intervallo QT

L’Intervallo QT rappresenta il tempo necessario per depolarizzare e ripolarizzare i ventricoli del cuore. Il valore normale del QTc varia da 360 a 440 ms. Un QT più corto o più lungo del normale può indicare la presenza di patologie e aumenta il rischio di tachicardia ventricolare.

Tratto ST

Il tratto ST è l’indicatore della depolarizzazione ventricolare, rilevabile tra l’onda S e la fine dall’onda T. In ogni derivazione, eccetto V1 e V2, deve trovarsi sullo stesso piano della linea isoelettrica.

Un sopraslivellamento del tratto ST superiore alla norma indica lesione miocardica o infarto miocardico acuto (IMA). Anche un sottoslivellamento del tratto ST può indicare la presenza di una ischemia cardiaca senza occlusione completa delle arterie coronarie.

Punti Chiave per Leggere un Elettrocardiogramma

Ricapitolando ecco i punti chiave da seguire in ordine per leggere un elettrocardiogramma:

  1. Calcola la frequenza cardiaca.
  2. Controlla che il ritmo sia sinusale.
  3. Valuta l'onda P.
  4. Misura l'intervallo PR.
  5. Analizza il complesso QRS.
  6. Valuta il segmento ST.
  7. Analizza l'onda T.
  8. Misura l'intervallo QT.

ECG in Condizioni Patologiche Specifiche

L’ECG è uno strumento diagnostico straordinario nella pratica clinica cardiologica, da cui è possibile ricavare una vasta gamma di informazioni cliniche. Si inizia dalla miocardite, il cui quadro ECG come altre condizioni patologiche entra in overlap con molti quadri clinici. I cambiamenti tipici dell’ECG nella miocardite sono anomalie del segmento ST, dell’onda T o onde Q patologiche che imitano un infarto miocardico acuto. In uno studio retrospettivo su pazienti con diagnosi clinica di miocardite, il prolungamento del complesso QRS è stato predittivo di un decorso acuto fulminante.

Nella pericardite l’ECG si conferma da linee guida uno dei quattro pilastri su cui basare la diagnosi clinica. I segni tipici all’ECG sono ben noti. Il sopraslivellamento del tratto ST (generalizzato), solitamente in modo concavo, è il più semplice da riconoscere, tuttavia lo stesso può essere presente anche nelle sindromi coronariche acute e in altre condizioni cliniche. Un segno distintivo è la depressione del tratto PR, che può essere osservata in alcune derivazioni o come avviene per l’ST-T in maniera più diffusa.

L’utilizzo dell’ECG per la diagnosi della embolia polmonare è scarsamente rappresentato nelle linee guida a livello mondiale, infatti, solo le linee guida europee prendono in considerazione tale metodica. La tachicardia sinusale è il segno più comune e si manifesta in oltre il 70% dei casi associata a volte al principale pattern ECG grafico S1Q3T3. Questo è un segno classico ma meno comune e si riferisce alla presenza di una profonda onda S nella derivazione I, un’onda Q prominente nella derivazione III, e un’inversione dell’onda T nella derivazione III.

La deviazione assiale sinistra può essere la spia di patologie sottostanti come cardiopatie congenite, come il canale atrioventricolare o l’atresia della tricuspide o la sindrome di Noonan. L’onda T inoltre è soggetta a modifica della polarità nella prima settimana di vita e diversi pattern ECG di onda T possono perdurare fino anche agli 8-10 anni di età. Va posta attenzione però perché tra i 7 giorni e i 7 anni di vita l’onda T deve essere sempre negativa in V1.

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