Gliosi: Risonanza Magnetica, Cause, Sintomi e Terapia

La gliosi è un processo riparativo che una categoria di cellule del sistema nervoso centrale, gli astrociti, mette in atto, mediante la formazione di una cicatrice, in seguito ad un insulto o danno che colpisce lo stesso sistema nervoso centrale.

Cause della Gliosi

Questi danni o insulti possono essere di origine vascolare (questa è la causa più frequente), infiammatoria, traumatica, ecc. Anche episodi emicranici particolarmente importanti possono causare questi spot che poi vanno incontro a gliosi. Pure una sofferenza alla nascita che provochi danni encefalici di lieve entità, senza alcun significato clinico, può poi esitare in gliosi.

Significato Clinico degli Esiti Gliotici

La gliosi si può riscontrare a tutte le età, essendo però più frequente al di sopra dei 50-60 anni. Il fenomeno della gliosi è generalmente privo di significato clinico, ma in alcuni casi il reperto andrebbe attenzionato mediante un approfondimento diagnostico.

Quando Prestare Attenzione alla Gliosi?

Vediamo quali sono questi casi da attenzionare e di cui ricercare la causa. Un approfondimento va fatto soprattutto in soggetti giovani e adulti con numerose alterazioni o focolai di tipo gliotico: in questi casi cercare di individuare la causa che ha determinato inizialmente il danno cerebrale, esitato poi in gliosi, è particolarmente importante per potere prevenire ulteriori danni, ove possibile.

Quali Esami Fare?

A tal riguardo gli esami diagnostici più frequenti ad essere richiesti riguardano:

  1. il comparto cardiaco per la ricerca di eventuale Pervietà del forame ovale (PFO) o fibrillazione atriale con visita cardiologica, Elettrocardiogramma (ECG), ecocardiografia, ecodoppler transcranico.
  2. il comparto ematico per la ricerca di eventuali trombofilie (tendenza alla coagulazione del sangue) su base congenita.
  3. il comparto circolatorio mediante, per esempio, ecodoppler dei vasi sovraortici.

Ovviamente questa degli esami diagnostici di approfondimento è una panoramica generale, restando sempre dello specialista ogni decisione se effettuarli e quali.

Gliomi

Con il termine generico di glioma o tumore gliale si indica un gruppo di malattie oncologiche rare di tipo neurologico. Si tratta, cioè, di tumori cerebrali, spesso maligni, che hanno origine nelle cellule della glia (o cellule gliali), cioè le cellule che formano il sistema nervoso insieme ai neuroni e ai vasi sanguigni. In generale, i gliomi sono considerati tumori rari, e le stime indicano meno di 6 casi ogni 100.000 persone rilevati ogni anno. I gliomi possono svilupparsi a tutte le età, ma sono più frequenti tra i 40 e i 60 anni.

Tipologie di Gliomi

I gliomi di grado I e II sono definiti di basso grado. I gliomi di I grado si sviluppano principalmente nell’infanzia e in un’alta percentuale di casi possono essere curati in modo efficace e portare a guarigione. I gliomi di grado III e IV sono detti di alto grado, e in particolare i gliomi di grado III sono chiamati anche anaplastici, mentre quelli di grado IV sono detti glioblastomi (glioblastomi multiformi) e gliomi della linea mediana diffusi.

Astrocitoma

Questo tumore è il più diffuso (circa l’80% dei gliomi) e si sviluppa a partire dagli astrociti, cellule della glia, che insieme ai neuroni sono fra i principali costituenti del sistema nervoso centrale. L’astrocitoma può essere benigno o maligno, e può svilupparsi a ogni età: le forme benigne di basso grado sono più comuni nei bambini e negli adolescenti, mentre quelle più aggressive, di grado superiore come i glioblastomi, insorgono più frequentemente negli adulti e negli anziani.

Tra gli astrocitomi rientrano per esempio i gliomi delle vie ottiche, chiamati anche semplicemente gliomi ottici, tumori solitamente di basso grado che colpiscono il nervo ottico e le strutture circostanti. Sono tumori che crescono lentamente ma possono portare a deficit visivi o di tipo endocrino.

Tumore Ependimale o Ependimoma

In questo caso il glioma ha origine nelle cellule ependimali, che rivestono i ventricoli e il canale centrale del midollo spinale.

Oligodendroglioma o Tumore Oligodendrogliale

Questo tumore si sviluppa prevalentemente negli emisferi cerebrali.

Oligoastrocitoma o Tumore Oligoastrocitico

Cause dei Gliomi

Non si conoscono le cause specifiche che portano allo sviluppo dei gliomi. Si discute da anni sul presunto legame fra uso del telefono cellulare e rischio di sviluppare un tumore al cervello.

Posto che le cause del tumore al cervello non sono note, né genetiche né ambientali. Allo stato attuale delle conoscenze - riporta la fondazione Umberto Veronesi per la ricerca sul cancro - lo IARC, l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal 2011 ha classificato i campi elettromagnetici prodotti dai cellulari come dei possibili cancerogeni.

Attenzione: possibili significa che i campi elettromagnetici generati dai telefonini possono aumentare il rischio di sviluppare gliomi, un tipo di tumori cerebrali, e di neurinomi dell'acustico in relazione al tempo trascorso al telefono. Tuttavia, in nesso causale è plausibile ma non può essere sostenuto con certezza, come invece per altri fattori cancerogeni quali il fumo o l’amianto.

Sintomi dei Gliomi

I sintomi con cui si manifestano i gliomi dipendono dal tipo di tumore e dalla sede in cui compare: se nell’emisfero destro, o sinistro, o nel cervelletto, dal momento che ognuna di queste zone coordina alcune funzioni del nostro organismo. Tuttavia, alcuni segni e sintomi sono presenti nella maggioranza dei casi, da soli o in combinazione tra loro, al momento della diagnosi e permangono nel corso della malattia.

Ai gliomi sono associati spesso problemi neurologici di vario tipo, che dipendono dalle aree del cervello interessate dal tumore. Possono manifestarsi deficit visivi, di linguaggio e di comprensione del parlato, di funzionalità o di sensibilità di specifiche parti del corpo, di coordinazione motoria e di memoria.

Diagnosi

Per confermare la diagnosi e approfondire le caratteristiche del tumore, si effettua, se possibile un esame istologico, prelevando un campione del tumore e analizzandolo in laboratorio. Ogni tumore è geneticamente diverso, ossia presenta alcuni geni mutati, che significano una maggiore o minore aggressività, o la migliore o peggiore risposta ad alcune terapie.

Trattamento

Per la maggior parte dei gliomi, il trattamento di prima scelta, se possibile, è l’asportazione chirurgica del tumore, che è la terapia più efficace per tutte le tipologie di glioma e garantisce gli esiti migliori. In alcuni casi più delicati, dove intervenendo potrebbero essere poi compromesse funzioni importanti come il linguaggio o il movimento, l’intervento si può eseguire in Awake Surgery, cioè con il paziente sveglio e collaborativo durante l’intervento.

Dopo l’intervento, i possibili trattamenti prevedono la radioterapia e/o la chemioterapia, in base al grado del tumore. Nel caso dei gliomi di basso grado, i pazienti che hanno alto rischio di ricomparsa del tumore di solito vengono trattati anche con la radioterapia. Infine, i glioblastomi, cioè i gliomi più aggressivi, sono trattati con radioterapia e chemioterapia in concomitanza nei pazienti valutati idonei per la terapia combinata in base all’età, alle condizioni e ad alcune caratteristiche genetiche.

Ci sono molti trial clinici in sperimentazione a cui si può aderire, anche in Italia, per sperimentare nuove molecole di farmaci, specie per le prognosi più infauste. Il problema nella cura dei tumori cerebrali è che la presenza dell’encefalo, fa sì che il tumore sia difficile da raggiungere con i farmaci.

Negli ultimi anni i risultati della ricerca sull’immunoterapia per i tumori cerebrali non sono stati molto promettenti, ma ogni anno emergono delle novità in questo campo. Nel 2022 ad esempio un gruppo di ricerca dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica ha studiato una strategia attivare la risposta del sistema immunitario dell’ospite nel caso di glioblastoma multiforme, modificando geneticamente le cellule staminali del paziente.

Un altro approccio, che si sta rivelando interessante contro i gliomi diffusi della linea mediana, è quello multimodale, che combina l’azione delle CAR-T (immunoterapia) ad altri farmaci, per aggredire in modo mirato il tumore.

Sclerosi Multipla e Gliosi

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune del sistema nervoso centrale (SNC) caratterizzata da infiammazione cronica, demielinizzazione, gliosi e perdita neuronale. La gliosi è un processo che fa seguito a un danno a carico del sistema nervoso centrale, caratterizzato dalla formazione di una cicatrice da parte degli astrociti (cellule che hanno funzioni nutritive e di sostegno per i neuroni).

In corso di sclerosi multipla la guaina mielinica è la prima struttura a venire attaccata dalla malattia.

Forme di Sclerosi Multipla

  • Sindrome clinicamente isolata (CIS): è un primo episodio di sintomi neurologici che presenta caratteristiche di demielinizzazione o infiammazione, ma deve ancora soddisfare i criteri diagnostici della sclerosi multipla.
  • Sclerosi multipla recidivante-remittente (SM-RR): rappresenta circa l'85-90% dei casi all'esordio ed è caratterizzata da episodi acuti con recupero completo o parziale.
  • Sclerosi multipla secondariamente progressiva (SM-SP): è l'evoluzione della forma recidivante-remittente, ed è caratterizzata da una disabilità progressiva con o senza ricadute occasionali.
  • Sclerosi multipla primariamente progressiva (SM-PP): rappresenta circa il 10% dei casi all'esordio ed è caratterizzata da un progressivo accumulo di disabilità dall'insorgenza della malattia in assenza di vere e proprie ricadute.

Diagnosi di Sclerosi Multipla

La diagnosi di sclerosi multipla è principalmente clinica.

  • Risonanza magnetica: è l'esame di scelta per supportare la diagnosi clinica di sclerosi multipla.
  • Rachicentesi: consiste nel prelievo di piccole quantità di liquido cerebrospinale e l'elettroforesi può mostrare la presenza di bande oligoclonali.

Trattamento della Sclerosi Multipla

Terapia a lungo termine: in grado di incidere sui meccanismi alla base della malattia e quindi di prevenire la comparsa di nuove ricadute e di rallentare la progressione della disabilità.

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