La glicemia è il termine medico utilizzato per indicare la quantità di glucosio presente nel sangue. Questo zucchero è una fonte fondamentale di energia per il nostro corpo. Il glucosio è uno zucchero semplice che deriva principalmente dalla digestione dei carboidrati, ma può anche essere prodotto dal corpo a partire dalle proteine e da altri composti attraverso un processo chiamato gluconeogenesi.
Quali sono i valori normali della glicemia per fascia di età?
I valori normali della glicemia possono variare leggermente in base all'età e alle condizioni di salute individuali. In generale, i livelli di glicemia a digiuno e dopo i pasti vengono utilizzati per valutare la salute metabolica e per diagnosticare condizioni come il diabete. Di seguito sono riportati i valori di riferimento comuni per diverse fasce d'età.
Questi rappresentano delle linee guida generali e possono variare in base alle raccomandazioni dei professionisti sanitari e alle linee guida dei vari Paesi:
- Neonati e bambini
- Neonati (0-1 mese): i livelli di glicemia a digiuno sono compresi normalmente tra 40 e 60 mg/dL.
- Bambini (1 mese-12 anni): i valori di glicemia a digiuno sono generalmente compresi tra 70 e 100 mg/dL.
- Adolescenti (13-19 anni)
I livelli di glicemia a digiuno dovrebbero essere simili a quelli degli adulti, cioè tra 70 e 100 mg/dL. Dopo i pasti, la glicemia può salire fino a 140 mg/dL, ma dovrebbe ritornare ai valori normali entro 2 ore.
- Adulti (20-59 anni)
- Glicemia a digiuno: valori tra 70 e 100 mg/dL sono considerati normali.
- Glicemia postprandiale (2 ore dopo i pasti): meno di 140 mg/dL.
- Un valore di glicemia tra 100 e 125 mg/dL a digiuno è indicativo di prediabete.
- Anziani (60 anni e oltre)
Nei soggetti anziani, i valori di glicemia a digiuno possono essere leggermente più alti, tra 80 e 120 mg/dL, a causa di una diminuzione dell'efficienza dell'insulina o della presenza di altre condizioni mediche. La glicemia postprandiale può raggiungere fino a 160 mg/dL senza essere necessariamente anormale, ma un valore superiore a 180 mg/dL potrebbe indicare un problema metabolico.
- Condizioni particolari
- Diabete gestazionale: per le donne in gravidanza, i valori normali della glicemia a digiuno sono inferiori a 95 mg/dL, e non dovrebbero superare i 120 mg/dL un'ora dopo i pasti.
- Glicemia nei diabetici: le persone con diabete possono avere obiettivi glicemici personalizzati, spesso leggermente più alti, determinati in base alla loro età, alla durata del diabete e alla presenza di eventuali complicanze.
Quali sono i valori prediabete nell’adulto?
Il prediabete è una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue sono più alti rispetto alla norma, ma non abbastanza alti da essere classificati come diabete di tipo 1. I valori diagnostici per il prediabete sono generalmente stabiliti da test specifici. Ecco i principali criteri utilizzati per diagnosticarlo.
- Glucosio a digiuno (FPG - Fasting Plasma Glucose)
- Normale: meno di 100 mg/dL (5,6 mmol/L)
- Prediabete: 100-125 mg/dL (5,6-6,9 mmol/L)
- Diabete: 126 mg/dL (7,0 mmol/L) o superiore
- Test di tolleranza al glucosio orale (OGTT - Oral Glucose Tolerance Test)
- Normale: meno di 140 mg/dL (7,8 mmol/L) due ore dopo aver bevuto una soluzione contenente 75 grammi di glucosio (carico di glucosio)
- Prediabete: 140-199 mg/dL (7,8-11,0 mmol/L) due ore dopo il carico di glucosio
- Diabete: 200 mg/dL (11,1 mmol/L) o superiore
- Emoglobina glicata (HbA1c)
- Normale: meno del 5,7%
- Prediabete: 5,7%-6,4%
- Diabete: 6,5% o superiore
Che cos’è l’emoglobina glicata?
L'emoglobina glicata, anche nota come HbA1c, è un parametro ematico che riflette la media dei livelli di glucosio nel sangue su un periodo di circa 2-3 mesi. È un parametro chiave per monitorare il diabete e valutare l’efficacia del controllo glicemico nel tempo. L'emoglobina è una proteina presente nei globuli rossi, responsabile del trasporto dell'ossigeno nel corpo. Quando il glucosio circola nel sangue, tende a legarsi all'emoglobina in un processo chiamato glicazione.
La quantità di emoglobina glicata è direttamente proporzionale ai livelli medi di glucosio nel sangue: maggiore è la glicemia media, più alta sarà la percentuale di HbA1c. Misurare l’emoglobina glicata, in assenza di condizioni che alterano la vita dei globuli rossi, come anemie, emoglobinopatie o trasfusioni di sangue recenti, è essenziale per ottenere una visione complessiva del controllo glicemico nel tempo e stimare il rischio di complicanze croniche legate al diabete, tra cui malattie cardiovascolari, retinopatia, nefropatia, neuropatia e demenza. Va però detto che, nonostante sia un indicatore utile, la misurazione dell’emoglobina glicata ha alcuni limiti.
Glicemia: come si misura
La misurazione della glicemia è un procedimento fondamentale per monitorare i livelli di glucosio nel sangue, particolarmente importante per le persone con diabete. Esistono diversi metodi per misurare la glicemia, ognuno con le proprie specificità. Di seguito vengono descritti i principali metodi di misurazione.
- Glucometro (misurazione capillare): è il metodo più comune per misurare la glicemia a casa e prevede l'utilizzo del glucometro, un piccolo dispositivo portatile. Ecco come funziona:
- Lava le mani con acqua e sapone e asciugale accuratamente. Questo passaggio è importante per evitare che eventuali residui di zucchero sulle mani influenzino la lettura.
- Utilizza una lancetta sterile per pungere il polpastrello di un dito, solitamente il lato del dito per ridurre il dolore.
- Fai fuoriuscire una piccola goccia di sangue e applicala su una striscia reattiva, precedentemente inserita nel glucometro.
Questo metodo è rapido e pratico, e permette di controllare la glicemia in qualsiasi momento della giornata. È particolarmente utile per monitorare l'andamento della glicemia nel tempo, gestendo meglio la propria condizione.
- Misurazione venosa (test di laboratorio): la glicemia può anche essere misurata tramite un prelievo di sangue venoso, solitamente effettuato in laboratorio. Questo metodo fornisce una misurazione estremamente precisa dei livelli di glucosio nel sangue e viene spesso utilizzato per confermare una diagnosi di diabete o per monitorare la glicemia durante esami medici.
- Un campione di sangue viene prelevato da una vena, solitamente dal braccio, utilizzando una siringa.
- Tale campione viene analizzato in laboratorio, dove i livelli di glicemia vengono misurati con precisione tramite tecniche biochimiche.
Questo metodo viene utilizzato principalmente in contesti clinici e per esami di routine, come la misurazione della glicemia a digiuno o il test da carico di glucosio.
Quando misurare la glicemia
La frequenza delle misurazioni dipende dalla condizione medica del paziente e dal tipo di trattamento che sta seguendo, ricordando che misurare regolarmente la glicemia è essenziale per gestire correttamente il diabete e prevenire complicazioni a lungo termine.
Per le persone con diabete, la glicemia può essere monitorata:
- prima dei pasti per valutare l'efficacia del trattamento;
- dopo i pasti (postprandiale) per vedere come il corpo gestisce il glucosio proveniente dal cibo:
- prima e dopo l'esercizio fisico per prevenire episodi di ipoglicemia;
- prima di andare a letto per assicurarsi che i livelli di glicemia siano stabili durante la notte.
Perché la glicemia deve essere mantenuta entro valori normali
Mantenere la glicemia entro un intervallo di valori “normali” è fondamentale per il corretto funzionamento del nostro organismo. Il glucosio è infatti la principale fonte di energia per le cellule, specialmente per quelle del cervello, che dipendono quasi esclusivamente da questo zucchero per svolgere le loro funzioni. Tuttavia, sia livelli troppo alti che troppo bassi di glucosio nel sangue possono avere effetti negativi sulla salute.
Il corpo dispone di un sofisticato sistema di regolazione per mantenere la glicemia entro un intervallo ristretto, solitamente tra 70 e 100 mg/dL a digiuno per la maggior parte delle persone sane. Tale equilibrio, noto come “omeostasi glicemica”, è regolato principalmente da ormoni, come l'insulina e il glucagone. L'insulina abbassa la glicemia facilitando l'assorbimento del glucosio nelle cellule e promuovendo la sintesi di glicogeno (una forma di riserva di glucosio) nel fegato. Il glucagone, al contrario, aumenta i livelli di glucosio nel sangue stimolando la liberazione del glucosio dal fegato.
Glicemia alta o iperglicemia
Quando i livelli di glicemia sono troppo alti (una condizione chiamata iperglicemia), il glucosio può nel lungo periodo danneggiare i vasi sanguigni e i nervi. Questa condizione è spesso associata al diabete mellito, una malattia cronica in cui il corpo non produce abbastanza insulina o non riesce a utilizzarla correttamente. Se non gestita adeguatamente, l'iperglicemia può portare a complicanze gravi come malattie cardiache, insufficienza renale, danni alla vista (retinopatia diabetica) e neuropatia.
Inoltre, quando la glicemia raggiunge livelli molto elevati, può verificarsi una condizione grave come la chetoacidosi diabetica. Questo stato si manifesta quando il corpo, in assenza di insulina sufficiente, inizia a utilizzare i grassi come fonte di energia, producendo corpi chetonici in eccesso. L’accumulo di chetoni nel sangue può renderlo troppo acido, causando sintomi come nausea, vomito, disidratazione, respiro affannoso e, nei casi più gravi, perdita di coscienza.
Glicemia bassa o ipoglicemia
Anche livelli troppo bassi di glicemia (ipoglicemia) possono essere altrettanto pericolosi. L'ipoglicemia si verifica quando il glucosio disponibile nel sangue non è sufficiente a soddisfare le necessità energetiche dell'organismo, in particolare del cervello. Questa condizione può causare sintomi come tremori, sudorazione, confusione, palpitazioni e, nei casi più gravi, convulsioni e perdita di coscienza.
Entrambe le condizioni, se non trattate, possono portare a malattie cardiocircolatorie, danni agli organi interni e declino cognitivo, favorendo le demenze e l’Alzheimer. Mantenere la glicemia entro i valori normali è cruciale per prevenire danni a lungo termine e garantire che tutte le cellule del corpo, in particolare quelle del cervello, ricevano l'energia di cui hanno bisogno per funzionare correttamente.
Che differenza c’è tra glicemia alta e diabete
La glicemia alta e il diabete sono strettamente correlati, ma non sono la stessa cosa. Ecco le principali differenze tra i due.
- Glicemia alta o iperglicemia: si riferisce a livelli elevati di zucchero (glucosio) nel sangue. Non è una malattia di per sé, ma un segnale che può avere diverse cause, tra cui stress acuto, infezioni, traumi, alcuni farmaci ed errori alimentari. Spetta al medico, attraverso specifici esami del sangue, determinare se si tratta di un episodio isolato o di una condizione legata al diabete. L’iperglicemia può essere temporanea o persistente. Se dovuta a fattori transitori, può spesso essere gestita con modifiche nella dieta o nello stile di vita. Se invece è cronica, potrebbe richiedere un trattamento mirato per affrontare la causa sottostante.
- Diabete: è una malattia cronica caratterizzata da livelli elevati di glucosio nel sangue a causa di problemi con la produzione o l'uso dell'insulina. Ci sono due principali tipi di diabete:
- Diabete di tipo 1: solitamente diagnosticato in giovane età, il sistema immunitario attacca le cellule del pancreas che producono insulina.
- Diabete di tipo 2: il corpo non utilizza l'insulina in modo efficace (insulino-resistenza) e, in alcuni casi, non produce abbastanza insulina. Questo tipo di diabete è più comune negli adulti e può essere influenzato da fattori genetici e ambientali, come l'obesità e la sedentarietà.
Quali sono i sintomi della glicemia alta?
La glicemia alta, o iperglicemia, può manifestarsi con dei segni non sempre riconducibili al problema. Vediamo allora i principali sintomi:
- Sete eccessiva (polidipsia): uno dei sintomi più comuni dell'iperglicemia è un'intensa sensazione di sete. Quando i livelli di glucosio nel sangue sono elevati, i reni cercano di eliminare l'eccesso di zucchero attraverso l'urina. Questo processo può portare a disidratazione, stimolando una sete costante.
- Minzione frequente (poliuria): a causa dell'eccesso di zucchero che viene eliminato con l'urina, le persone con glicemia alta tendono a urinare più frequentemente. Questo può anche portare a una perdita significativa di liquidi e di elettroliti essenziali dal corpo.
- Stanchezza e debolezza: l'iperglicemia può causare anche una sensazione di stanchezza cronica. Nonostante l'elevata presenza di glucosio nel sangue, le cellule non riescono ad assorbire efficacemente lo zucchero a causa dell’insulino-resistenza o della carenza di insulina, lasciando il corpo senza energia sufficiente per funzionare correttamente.
- Visione offuscata: è un altro sintomo dell'iperglicemia. L'alto livello di zucchero nel sangue può causare un accumulo di fluidi nell'occhio, che altera la forma del cristallino e compromette la vista.
- Fame eccessiva (polifagia): l'abbondanza di zuccheri nel sangue porta a una iperproduzione di insulina che li abbassa velocemente, scatenando così la richiesta di altri zuccheri da parte del corpo. Ma anche l’insulino-resistenza porta a fame continua, perché le cellule del corpo non ricevono l'energia necessaria. Questo può innescare una sensazione di fame costante, portando le persone a mangiare di più nel tentativo di compensare la mancanza di energia.
- Perdita di peso involontaria: quando il corpo non può utilizzare il glucosio come fonte di energia, inizia a scomporre i grassi e le proteine per ottenere energia. Questo può causare una perdita di peso improvvisa e non spiegabile nell’immediato, nonostante un apporto calorico normale o aumentato.
- Infezioni frequenti: l’iperglicemia può compromettere il sistema immunitario, rendendo il corpo più suscettibile alle infezioni, specialmente alle infezioni del tratto urinario, della pelle e delle gengive.
Come tenere sotto controllo la glicemia alta nella vita quotidiana
Per tenere sotto controllo i valori glicemici nel sangue, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale. Il primo nodo da sciogliere riguardai carboidrati. I carboidrati, infatti, sono fondamentali nella nostra alimentazione ed è impensabile rinunciarvi a vita. La prima regola è quella di non esagerare a tavola e mangiare più del necessario. Altro aspetto fondamentale è imparare a scegliere quegli alimenti che provocano nel nostro organismo una risposta ormonale favorevole, ottenibile attraverso un lento rialzo della glicemia. In tal modo, si scongiura un picco glicemico.
Esistono diversi parametri, come appunto l’indice glicemico e il carico glicemico, che permettono di prevedere come un alimento si comporterà una volta ingerito. L’indice glicemico indica la capacità di un alimento di far salire la glicemia rispetto a 50g di glucosio in acqua. Il carico glicemico esprime l’effetto di un pasto sulla glicemia, rispetto non solo al suo indice glicemico ma anche alla quantità di carboidrati presenti.
Alimenti da evitare o limitare
Gli alimenti da evitare o comunque dei quali è bene limitare la quantità, perché ad alto indice glicemico, sono quelli contenenti zuccheri aggiunti, semplici e molto raffinati. Tra questi:
- Zucchero
- Dolciumi
- Pane, pizza e pasta ottenuti da farine molto raffinate
- Patate
Particolare attenzione è da prestare anche alla frutta molto zuccherina e ai prodotti derivati.
Verdure e ortaggi non costituiscono, in linea generale, un problema. Attenzione soltanto a carote e zucca che contengono maggiori quantità di zuccheri. Questo non significa eliminare dalla dieta tutti questi cibi. L’aspetto fondamentale sta nel limitare l’assunzione di questi alimenti. Se ad esempio si desidera mangiare l’uva, è consigliabile consumarne una porzione non eccessiva e limitarne la frequenza di consumo.
Alimenti a basso indice glicemico da preferire
Gli alimenti da preferire sono quelli contenenti carboidrati complessi, in quanto sono alimenti a basso indice glicemico. A questi è vivamente consigliato associare cibi ricchi di fibre. Per la frutta, invece, optare per quella a più basso contenuto di zuccheri.
Un trucco per diminuire l’indice glicemico di un alimento, è associarlo in un pasto ad alimenti che contengono fibre, proteine e grassi. Per rispettare le giuste proporzioni, non è necessario gestire tabelle e calcoli complessi. Oltre alle proporzioni, è fondamentale fare attenzione anche alle quantità da consumare. Queste devono corrispondere a quelle che sono le esigenze energetiche del proprio organismo. Per tutti i piatti è consigliabile un condimento senza eccesso di sale, suggerito invece l’utilizzo di spezie e un cucchiaio di olio EVO.
Cosa fare per abbassare la glicemia alta?
Va poi ridotta l’assunzione di cibi troppo calorici e seguito un regime ipoglicemico. Importante è non fare una vita sedentaria. Va poi ridotta l’assunzione di cibi troppo calorici e seguito un regime ipoglicemico.
In presenza di diabete o glicemia alta per effetto di altre condizioni, seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure. Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce.
Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici. Oltre all’attenzione alla dieta, che è bene ribadirlo, dovrà essere studiata dallo specialista su misura per ogni paziente, per tenere a bada la glicemia, è importante mantenere un peso adeguato e fare attività fisica con regolarità. Fondamentale è inoltre l’idratazione: bere molto consente di rimanere idratati e permette di eliminare il glucosio in eccesso, tramite le urine.
Attività motoria e integrazione
L'attività motoria è il sistema migliore per ridurre la quantità di zucchero nel sangue e per migliorare l'efficienza metabolica. Infatti, l'allenamento fisico (soprattutto aerobico con picchi di alta intensità) interviene positivamente anche sulla sensibilità ormonale, migliorando la glicemia anche a riposo.
L'acido eicosapentaenoico e docosaesaenoico (EPA e DHA) sono biologicamente i più attivi della famiglia omega 3, contenuti nei prodotti della pesca e nelle alghe, esercitano un ruolo protettivo da tutte le patologie metaboliche e riducono sensibilmente gli scompensi creati dalla glicemia alta. Prediligere alimenti ricchi di antiossidanti non vitaminici, si tratta principalmente di polifenoli (fenoli semplici, flavonoidi, tannini) che moderano ulteriormente lo stress ossidativo e ottimizzano i parametri metabolici. Rispettare un lasso di tempo abbastanza ampio tra l'ultimo pasto della giornata e la colazione seguente. Alcuni studi riportano che aumentando il tempo di digiuno si può ottenere un miglioramento della glicemia.
Galega officinalis: i semi contengono galegina (alcaloide ipoglicemizzante) che potenzia l'azione insulinica, migliora la captazione muscolare del glucosio, riduce il meccanismo epatico di glicogenolisi e la produzione pancreatica di glucagone.
Coma diabetico
Il coma diabetico rappresenta una delle complicanze in assoluto più gravi della patologia diabetica e consiste in una perdita di coscienza determinata da cause metaboliche. I quadri clinici di coma diabetico sono eterogenei in virtù delle differenti possibili cause che li determinano. Nel caso di sintomi “sospetti” in un paziente diabetico è consigliabile eseguire un controllo glicemico rapido in modo da reagire eventualmente in modo da correggere lo scompenso.
Lo stato iperglicemico (glicemia alta) è caratterizzato in primo luogo da un forte senso di sete e ad un’aumentata frequenza di minzione. Il trattamento del coma diabetico cambia radicalmente a seconda dalla causa sottostante. Per quanto riguarda le condizioni iperglicemiche, una volta accertate, la priorità è il ripristino della corretta idratazione del paziente, mentre il profilo glucidico passa in secondo piano: la sensibilità dell’organismo all’insulina è infatti ridotta in condizioni di disidratazione, pertanto la sola somministrazione di fluidi (ovviamente NON dolci, bene invece per esempio la semplice acqua) talvolta può bastare a correggere il quadro patologico.
Una volta raggiunto il target glicemico il paziente dovrebbe sentirsi meglio in tempi abbastanza rapidi. Se il trattamento è stato adeguato e tempestivo di solito non sussistono esiti una volta corretta la condizione. Ciononostante, di solito il coma diabetico viene riconosciuto e trattato in maniera efficace - recuperando pienamente la qualità della vita precedente all’episodio.
È pertanto fondamentale che i soggetti a rischio (familiarità per diabete, obesi, sedentari, con pregresso diabete gestazionale), si sottopongano a un controllo periodico annuale della glicemia, tramite prelievo ematico.
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