Glicemia Alta Nonostante Metformina: Cause e Trattamenti

Per glicemia si intende la quantità di glucosio presente nel sangue, ovvero la concentrazione di zuccheri che sono la principale fonte di energia delle nostre cellule. Un aumento significativo dei livelli di glucosio nel sangue indica quindi la presenza di iperglicemia. L’iperglicemia, più esattamente, è un difetto metabolico che si verifica quando si superano i valori normali di glicemia, compresi tra i 70 e i 100 milligrammi per decilitro se la misurazione avviene a digiuno.

Cos'è la Glicemia Alta?

È frequente che l’iperglicemia sia asintomatica, infatti spesso i sintomi si manifestano quando il paziente presenta questa condizione ormai da anni.

La diagnosi di diabete mellito scatta a precisi valori glicemici, ovvero quando si attestano uguali o superiori a 126 mg/dl. Al dosaggio del glucosio può essere affiancata la ricerca di corpi chetonici, associati alla chetoacidosi diabetica, nel sangue e nelle urine.

Cause della Glicemia Alta

L'iperglicemia può essere dovuta all’assunzione di insufficienti unità di insulina. In questo caso la causa dell’insufficienza insulinica sarà da attribuirsi a quest’ultima iniezione. Spesso per contrastare un’ipoglicemia notturna, si cade nell’errore di assumere troppi zuccheri. Una dose eccessiva assunta durante la notte, può quindi essere la causa dell’iperglicemia mattutina. Se l’insulina assunta la sera, invece di assicurare una copertura di 12 ore dura semplicemente 8-10 ore (quindi fino a notte inoltrata) il risultato sarà un’iperglicemia alla mattina. In questo caso, il fabbisogno insulinico aumenta, ma la quantità di insulina iniettata alla sera non basta a coprire le ore notturne fino al risveglio.

Il Ruolo della Metformina

La metformina è considerata il farmaco ipoglicemizzante di prima scelta nel trattamento del diabete mellito di tipo II, per la buona combinazione tra efficacia terapeutica e ridotta incidenza di effetti collaterali. La metformina è una biguanide la cui azione ipoglicemizzante si realizza principalmente attraverso l’inibizione della gluconeogenesi epatica [1]. Il farmaco attiva la adenosina monofosfatochinasi, con conseguente soppressione della gluconeogenesi a digiuno, oltre ad inibire selettivamente la fosforilazione ossidativa mitocondriale e le isoforme mitocondriali della glicerofosfatochinasi, con incremento del rapporto NADH/NAD+ nel citosol.

La metformina è attualmente considerata il farmaco di prima scelta per i pazienti con Diabete Mellito (DM) tipo II poiché presenta elevata efficacia nel controllo glicemico, azione anoressizzante, favorevole profilo cardiovascolare, basso costo e basso rischio di effetti collaterali [4] [5].

L’incidenza di acidosi lattica (LA) associata a metformina (Metformin-associated lactic acidosis, MALA) riportata in letteratura è nell’ordine di 2-9 casi/100000 pazienti/anno [8] [9] [10] [11].

Cosa Fare in Caso di Glicemia Alta?

Va poi ridotta l’assunzione di cibi troppo calorici e seguito un regime ipoglicemico. non fare una vita sedentaria.

Trattamento dell'Iperglicemia

I rimedi per l’iperglicemia sono legati alla gravità della condizione e alla causa sottostante. Per quanto riguarda i pazienti diabetici, il trattamento implica sia cambiamenti nello stile di vita sia una terapia farmacologica.

Le ricerche hanno dimostrato che i livelli di glucosio nel sangue, ma anche dell’insulina, l’ormone più importante alla base del controllo dei valori di glicemia, rimangono abbastanza stabili per tutta la notte, con solo un piccolo aumento della secrezione di insulina prima dell’alba. Sta di fatto che questi ormoni, o comunque almeno alcuni, segnalano al fegato di aumentare la produzione di glucosio in preparazione al risveglio, fornendoti da subito le energie necessarie. Significa che data una dieta sana, completa ed equilibrata, meglio sarebbe nel paziente diabetico preferire un consumo di carboidrati (pane, pasta, riso e cereali in genere …) concentrato a colazione e pranzo, privilegiando le proteine al pasto serale. E l’attività fisica al mattino la buttiamo via? Assolutamente no: l’esercizio mattutino può essere particolarmente utile per bruciare facilmente quello zucchero in più in circolo.

Acidosi Lattica Associata a Metformina (MALA)

Nel contesto della LA è possibile distinguere il tipo A - o da ipossia/ipoperfusione in senso lato (ad es. shock cardiogeno, ipovolemico, settico) - e il tipo B, che si osserva in assenza di cause evidenti di ipoperfusione sistemica. Nell’ambito delle LA tipo B rientra anche la MALA, la cui connessione con il metabolismo del lattato è complessa.

In effetti, in condizioni di normale funzione renale la clearance della metformina è elevata (circa 450-500 mL/min), con corrispondente rapida eliminazione del farmaco (emivita plasmatica 4-5 ore). Al contrario, con la riduzione della funzione renale, la clearance renale della metformina si riduce, e l’emivita plasmatica aumenta in misura marcata [18]. Inoltre, in queste situazioni il farmaco si accumula anche negli eritrociti e nei tessuti periferici [19] (full text) [20] [21] (full text). Lo sviluppo di insufficienza renale acuta con oligo-anuria può magnificare questo fenomeno con grave rischio di tossicità.

Poiché gli effetti collaterali della terapia alcalinizzante sono molteplici, l’uso del bicarbonato in corso di acidosi lattica rimane controverso. In particolare, esso dovrebbe essere limitato ai casi di grave acidemia (pH< 7.10), e solo per l’intervallo di tempo necessario ad agire sulla causa dell’acidosi lattica o in attesa della RRT [15] [23] [24].

L’emodialisi è la modalità più vantaggiosa di RRT in rapporto alle caratteristiche farmacocinetiche del farmaco (Tabella 2), e di recente un consenso di esperti ha anche stabilito le indicazioni specifiche alla prescrizione dialitica in corso di intossicazione da metformina [24].

Le segnalazioni di nuovi casi sono inoltre in costante aumento [12], e tale trend è verosimilmente legato a un netto incremento della prescrizione della biguanide nell’ultimo decennio (+50%), peraltro con insufficiente attenzione da parte dei medici prescrittori alle indicazioni derivanti dalle linee guida, che ne sconsigliano l’impiego in caso di eGFR inferiore a 30 ml/min/1.73 m2, imponendo una riduzione dei dosaggi a meno di 2 grammi/die nella CKD stadio IIIa, e a meno di 1 grammo/die nella CKD stadio IIIb.

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