Glicemia Alta Nonostante l'Insulina: Cause e Soluzioni

Molte persone che usano insulina sono soggette frequentemente a ipoglicemie inspiegabili. Altre (o le stesse persone), nonostante assumano dosi appropriate di insulina, non vedono scendere la loro glicemia. Avete la sensazione che il vostro diabete sia ‘impazzito’? Forse la causa è semplicissima. Forse non conoscete o non seguite delle regole semplicissime.

Tecniche di Iniezione e Lipodistrofie

«Esiste un modo piuttosto semplice per capire se uno scarso equilibrio glicemico è dovuto a errori nelle iniezioni: basta percorrere attentamente, con lo sguardo e con la mano, le aree generalmente usate per fare le iniezioni. Iniettata in una lipodistrofia, l’insulina invece di entrare in circolo in modo prevedibile e regolare, ristagna restando nella ‘lipo’ (contribuendo ad aumentarne la massa). La glicemia quindi non si abbassa.

Non stiamo parlando di casi rari «È un fatto che più della metà delle persone che usano insulina non riescono a portare la glicemia a livelli accettabili. La letteratura scientifica indica chiaramente che almeno un terzo dei casi la colpa sia di errori nelle tecniche di iniezione», afferma il direttore del Gruppo di Studio AMD-OSDI, secondo il quale un esame delle sedi di iniezione dell’insulina alla ricerca delle ‘lipo’ dovrebbe essere eseguito almeno una volta all’anno, durante le visite ambulatoriali per la ricerca delle complicanze.

Utilizzare tutto l’addome, dalla base delle costole all’inguine, a destra e a sinistra fino ai fianchi o il braccio o la coscia, usando tutta la superfice raggiungibile a destra e a sinistra. Ognuno scelga il ‘suo sistema’: sul lato destro la mattina e sul sinistro la sera? Va benissimo. Partire ogni settimana dall’alto dell’addome e scendere via via verso il basso? Perfetto. Associare a ogni iniezione del giorno una parte del corpo diversa? Anche questo va bene. Un suggerimento è quello di scegliere ogni volta un punto che disti dal precedente due dita.

Quasi tutti hanno letto o ho sentito parlare della ‘rotazione dei siti’. «Ma molti l’hanno dimenticata o non la applicano. C’è chi preferisce fare le iniezioni dove si è già formata una ‘lipo’ perché questi tessuti sono talmente alterati che hanno perso la sensibilità al dolore e quindi l’iniezione risulta meno fastidiosa. Peccato che sia anche inutile o controproducente», nota Gentile il cui gruppo ha fatto inserire un capitolo sulle tecniche di iniezione nella ultima edizione degli Standard di cura AMD SID.

«Siamo riusciti a provare che la mancata aderenza alle tecniche di iniezione comporta costi pesanti per le persone e per la collettività: pensiamo all’insulina sprecata o ai ricoveri in pronto soccorso e alle giornate di lavoro perse, oltre alle complicanze facilitate e anticipate da un controllo glicemico peggiore del previsto», conclude Sandro Gentile.

Cos'è l'Iperglicemia?

Per glicemia si intende la quantità di glucosio presente nel sangue, ovvero la concentrazione di zuccheri che sono la principale fonte di energia delle nostre cellule. Un aumento significativo dei livelli di glucosio nel sangue indica quindi la presenza di iperglicemia. L’iperglicemia, più esattamente, è un difetto metabolico che si verifica quando si superano i valori normali di glicemia, compresi tra i 70 e i 100 milligrammi per decilitro se la misurazione avviene a digiuno. Durante la giornata oscillazioni che vanno dai 60 ad 140 mg/dl sono considerate normali.

È frequente che l’iperglicemia sia asintomatica, infatti spesso i sintomi si manifestano quando il paziente presenta questa condizione ormai da anni. Altri sintomi comuni in condizioni di iperglicemia sono la perdita di peso (quando la condizione cronicizza), l'annebbiamento della vista, la facile affaticabilità, la nausea ed il vomito, la sonnolenza, l'arrossamento e la disidratazione cutanea, la xerostomia (scarsa ed alterata secrezione salivare), l'alito acetonemico (odore di frutta matura) e le infezioni da candida. Quest'ultimo sintomo è dovuto alla perdita di glucosio con le urine (glicosuria), che favorisce la colonizzazione batterica delle vie urinarie.

Nelle situazioni opposte, cioè quando il glucosio ematico scarseggia (ipoglicemia), l'organismo interviene in maniera diametralmente opposta, riducendo la secrezione di insulina ed aumentando quella degli ormoni iperglicemizzanti, come il glucagone ed i glucocorticoidi. Si viene così a creare un fine meccanismo di controllo dei livelli glicemici, che diminuiscono nel digiuno prolungato (ipoglicemia) ed aumentano dopo un pasto abbondante (iperglicemia).

Cause dell'Iperglicemia

La causa più conosciuta di iperglicemia è senza dubbio il diabete mellito, malattia caratterizzata da un difetto di secrezione e/o di azione dell'insulina. Nel diabetico in terapia ipoglicemizzante, l'iperglicemia deriva molto spesso dall'insufficiente somministrazione di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti. L’iperglicemia può essere dovuta all’assunzione di insufficienti unità di insulina. In questo caso la causa dell’insufficienza insulinica sarà da attribuirsi a quest’ultima iniezione.

Spesso per contrastare un’ipoglicemia notturna, si cade nell’errore di assumere troppi zuccheri. Una dose eccessiva assunta durante la notte, può quindi essere la causa dell’iperglicemia mattutina. Se l’insulina assunta la sera, invece di assicurare una copertura di 12 ore dura semplicemente 8-10 ore (quindi fino a notte inoltrata) il risultato sarà un’iperglicemia alla mattina. In questo caso, il fabbisogno insulinico aumenta, ma la quantità di insulina iniettata alla sera non basta a coprire le ore notturne fino al risveglio.

I cortisonici, mimando l'azione del cortisolo, aumentano le concentrazioni sieriche di glucosio al pari dell'epinefrina (adrenalina). Ridurre bruscamente il livello di attività fisica o consumare un pasto ricco di carboidrati contribuisce, soprattutto nel paziente diabetico, ad elevare significativamente i livelli glicemici.

Diagnosi e Valori di Riferimento

La diagnosi di diabete mellito scatta a precisi valori glicemici, ovvero quando si attestano uguali o superiori a 126 mg/dl. Al dosaggio del glucosio può essere affiancata la ricerca di corpi chetonici, associati alla chetoacidosi diabetica, nel sangue e nelle urine. Valori di emoglobina glicosilata (HbA1c) compresi tra 5,7-6,4% sono valutati come prediabete. Mentre i livelli del 6,5% e oltre sono il diabete.

Come Abbassare la Glicemia Alta

Va poi ridotta l’assunzione di cibi troppo calorici e seguito un regime ipoglicemico, senza fare una vita sedentaria. I rimedi per l’iperglicemia sono legati alla gravità della condizione e alla causa sottostante. Per quanto riguarda i pazienti diabetici, il trattamento implica sia cambiamenti nello stile di vita sia una terapia farmacologica.

Insulino-Resistenza

L’insulino-resistenza, anche detta resistenza insulinica, è una condizione in cui le cellule dell’organismo non rispondono adeguatamente all’insulina. Questa è un ormone prodotto dal pancreas, deputata al trasporto del glucosio dal sangue alle cellule, dove questo zucchero viene utilizzato come energia. L’insulina e il glucagone sono i due ormoni fondamentali per regolare i livelli di glucosio nel sangue (glicemia). L’insulina viene rilasciata dal pancreas nel sangue continuamente, in modo da mantenere stabile il glucosio nel sangue a digiuno, mentre dopo i pasti quando i livelli di zucchero nel sangue aumentano, viene secreta una maggiore quantità per abbassare la glicemia.

In presenza di resistenza all’insulina, per mantenere i livelli di glicemia entro un intervallo adeguato, il pancreas produce quantità maggiore dell’ormone. L’insulino-resistenza è una risposta scorretta delle cellule alla presenza dell’insulina, provocando una riduzione della loro capacità di assorbire il glucosio dal sangue.

Tipicamente, l’insulino-resistenza fa sì che il corpo produca più insulina per compensare - una condizione nota come iperinsulinemia. Dopo la digestione di un pasto contenente carboidrati, i livelli di zucchero nel sangue aumentano contestualmente all’assorbimento intestinale. In risposta il pancreas rilascia insulina nel sangue, fino a raggiungere le cellule dei diversi tessuti e segnalando alle stesse di prelevare il glucosio circolante, con il risultato che i livelli ematici di questo zucchero diminuiscono.

In caso di insulino-resistenza le cellule smettono di rispondere all’insulina quando questa arriva in corrispondenza della loro superficie; come risposta il pancreas produce quantità ancora maggiori di ormone, la cui quota nel sangue aumenta ulteriormente portando ad una condizione denominata iperinsulinemia. Diversi fattori possono contribuire allo sviluppo di insulino-resistenza, ma il più sottovalutato dagli stessi pazienti è l’aumentata quantità di grassi circolanti nel sangue (genericamente descritto come colesterolo). Nonostante il ruolo importante dei grassi, è bene sottolineare che la condizione di insulino-resistenza può affliggere anche soggetti normopeso o sottopeso.

L’insulino-resistenza è la condizione in cui le nostre cellule, nel tentativo di proteggersi dall’aumentata disponibilità di glucosio nell’organismo, riducono la loro risposta all’insulina. Una persona con insulino-resistenza può richiedere una quantità di insulina 10 volte superiore, 30 µU/mL o più, per mantenere la glicemia nel range normale. La caratteristica del diabete di tipo 2 è che il corpo continua a funzionare con un aumento dei livelli di insulina rispetto a una persona sana, tuttavia, questo non è sufficiente per mantenere il glucosio entro limiti normali.

Conseguenze dell'Insulino-Resistenza

  • Iperglicemia: aumento dei livelli di glucosio nel sangue.
  • Maggiore rischio di sviluppare diabete di tipo 2.
  • Maggiore rischio di sviluppare diabete gestazionale.
  • Alterazioni del metabolismo lipidico (dislipidemia).

Le manifestazioni dell’insulino-resistenza possono essere sottili e non sempre immediatamente riconoscibili, dal momento che la condizione si sviluppa lentamente, nel corso degli anni. Ipotensione e ipoglicemia postprandiale, ovvero un calo della pressione sanguigna e della glicemia dopo i pasti. Nonostante questi possibili sintomi, molte persone non mostrano segni evidenti di resistenza all’insulina finché non si sviluppa una condizione più grave, come il diabete mellito di tipo 2.

Laddove sia necessario quantificare l’insulino-resistenza oppure i criteri clinici non siano evidenti, può essere eseguito un esame del sangue a digiuno per rilevare contemporaneamente i livelli di glicemia e insulinemia. I test con carico orale di glucosio (come il test della curva insulinemica) non hanno indicazione per la diagnosi di insulino-resistenza.

Trattamento dell'Insulino-Resistenza

Il trattamento dell’insulino-resistenza è orientato a migliorare la capacità delle cellule di rispondere all’insulina e a mantenere i livelli di glucosio nel sangue entro un intervallo adeguato. Un’alimentazione sana è essenziale per gestire la resistenza all’insulina.

La terapia farmacologica dell’insulino-resistenza, laddove gli interventi sullo stile di vita e l’alimentazione non siano da soli efficaci, ha come obiettivi la normalizzazione del peso corporeo e la prevenzione del diabete mellito di tipo 2. I farmaci disponibili ed autorizzati a questo scopo sono attualmente gli analoghi del GLP-1 (liraglutide e semaglutide) che consentono di trattare obesità, sovrappeso e insulino-resistenza. Prima dell’avvento degli analoghi del GLP-1, un farmaco spesso utilizzato per il trattamento dell’insulino-resistenza era la metformina. Formalmente, però, la metformina non è mai stata indicata né per il trattamento dell’insulino-resistenza, né dell’obesità, né per prevenzione del diabete mellito di tipo 2. Pertanto, veniva e viene sempre prescritta in regime off label.

Fattori che Influenzano la Glicemia

I livelli di glicemia possono essere influenzati da quasi tutto ciò che avviene nel nostro organismo. Oltre agli alimenti e soprattutto al loro contenuto in carboidrati o zuccheri anche altri fattori influiscono in modo variabile sui valori della glicemia nell’arco della giornata. Gli zuccheri semplici (come quello che si usa in cucina) aumenta rapidamente la glicemia perché è subito disponibile mentre gli zuccheri complessi (presenti nella pasta, nei cereali, nel pane etc) determinano un incremento glicemico più lento perché le catene di zuccheri devono essere scisse prima di poter essere utilizzate.

  • Cibi contenenti carboidrati: Aumentano la glicemia, in rapporto al tipo e alla quantità di carboidrati contenuti.
  • Esercizio fisico: Abbassa la glicemia, favorisce un utilizzo ottimale dell’insulina, consentendo un maggiore consumo di energia.
  • Farmaci ipoglicemizzanti: Riducono i livelli di glicemia.
  • Stress: Si pensa che tenda ad aumentare la glicemia, ma non ci sono prove scientifiche certe.
  • Malattie: Tendono, spesso, ad aumentare la glicemia.

La vita sedentaria o la riduzione dell’ attività fisica abituale (per esempio d’inverno o nelle giornate di pioggia o di vento o durante i giorni di festa) favoriscono un aumento della glicemia. Lo stress ha un effetto che può essere variabile: nella maggior parte dei casi tende ad alzare il livello della glicemia, in quanto si riduce la sensibilità all’insulina ma in alcune persone può fare aumentare il rischio di ipoglicemia. Non esistono al momento studi autorevoli che abbiamo chiarito in modo definitivo il ruolo degli ormoni dello stress nelle persone diabetiche. Le malattie tendono ad aumentare i livelli di zucchero nel sangue.

Come Ridurre la Glicemia

Lo sport e l’esercizio fisico aiutano a ridurre la glicemia grazie al maggior consumo di energia che inducono e che favoriscono un utilizzo ottimale dell’insulina. Proprio per questo il primo trattamento del diabete di tipo 2 prevede le sole modifiche della dieta associate ad una regolare attività fisica: non si parla di sport estremi ma di un’attività moderata ma da praticare in modo costante. Se dopo un certo periodo questi cambiamenti nelle abitudini di vita non fossero sufficienti a tenere sotto controllo il diabete, si dovrà ricorrere ai farmaci ipoglicemizzanti orali, che come dice il nome stesso, aiutano ad abbassare i livelli di zucchero nel sangue.

La terapia ipoglicemizzante (metformina e altri farmaci) va sempre associata a uno stile di vita adeguato sia per quanto riguarda la dieta (personalizzata sulle singole esigenze individuali) e la pratica regolare di un’attività fisica.

Stile di Vita e Dieta

La specie umana per milioni di anni e fino a pochi decenni fa è sopravvissuta in un ambiente in cui il cibo scarseggiava e per trovarlo doveva compiere un notevole lavoro fisico. L’uomo moderno si muove sempre meno, mentre consuma cibi sempre più altamente trasformati, aggravando la resistenza all’insulina. Sebbene gli approcci farmaceutici raggiungano un certo grado di controllo dei livelli di zucchero, essi non possono ripristinare la moltitudine di disturbi metabolici che si sviluppano nel diabete. Sfortunatamente, non è stata posta sufficiente enfasi sull’affrontare i fattori reversibili che causano il diabete.

Nuove prove supportano l’idea che il diabete di tipo 2 sia reversibile con un intervento medico intensivo nello stile di vita e nella dieta. I farmaci, la correzione delle carenze e la dieta di ogni paziente devono essere adattati al suo profilo metabolico. La semplice riduzione calorica, che non tiene conto delle caratteristiche metaboliche di ciascun paziente, è particolarmente difficile da mantenere a lungo termine, a causa dell’intensa fame e stanchezza che provoca.

Significa che data una dieta sana, completa ed equilibrata, meglio sarebbe nel paziente diabetico preferire un consumo di carboidrati (pane, pasta, riso e cereali in genere …) concentrato a colazione e pranzo, privilegiando le proteine al pasto serale. E l’attività fisica al mattino la buttiamo via? Assolutamente no: l’esercizio mattutino può essere particolarmente utile per bruciare facilmente quello zucchero in più in circolo.

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