Glicemia: Miele vs Zucchero

Perché il diabete mellito si chiama così? L’etimologia della malattia caratterizzata da elevati livelli di zucchero nel sangue è greca, e deriva da un verbo (dia-bainein) che significa “passare attraverso” e da un aggettivo, mellito, che significa letteralmente “dolce come il miele”. Così, se ci venisse chiesto il nome di un alimento in grado di abbassare gli zuccheri e il colesterolo nel sangue forse non penseremmo subito al miele, il cibo dolce per antonomasia.

Con il mondo occidentale (e parte di quello in via di sviluppo) alle prese con le «epidemie» di obesità e diabete, l’attenzione alle calorie in eccesso che vengono dagli zuccheri aggiunti è fondamentale. Sara Mohammad ha conseguito un master in Comunicazione della Scienza presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. Si occupa principalmente di ricerca, neuroscienze e salute mentale. Scrive su MIND, LeScienze, Rivista Micron, Il Tascabile, e collabora con Mondadori Education e Il Pensiero Scientifico Editore.

Nell’alimentazione moderna i dolcificanti o gli edulcoranti sono sempre più diffusi e utilizzati. Negli ultimi anni il mercato propone i dolcificanti naturali come validi sostituti acalorici dello zucchero senza i potenziali effetti tossici degli edulcoranti chimici. Ma è realmente così? Gli studi sperimentali sono ancora agli albori perciò la cautela deve essere massima ma anche gli zuccheri naturali sembrano avere degli effetti potenzialmente negativi.

Il Rapporto tra Miele e Glicemia

La relazione tra il consumo di miele e i livelli di glicemia è stata oggetto di numerosi studi negli ultimi anni. Gli scienziati dell’Università di Toronto hanno condotto una revisione di studi per analizzare le proprietà del miele in relazione alla glicemia, offrendo nuove prospettive su questo alimento antico. Ma è davvero il miele un’alternativa più salutare?

Cosa Dicono gli Studi Scientifici

Alcuni ricercatori dell’Università di Toronto hanno recentemente pubblicato uno studio, apparso sulla rivista Nutrition Reviews, che ha preso in considerazione ben 18 studi clinici volti a determinare gli effetti del miele sulla salute metabolica, con il coinvolgimento di più di 1100 soggetti. Uno studio dell’Università di Toronto pubblicato sulla rivista Nutrition Reviews ha evidenziato che consumare quantità moderate di miele, in particolare grezzo, di acacia e di trifoglio, può migliorare il controllo glicemico.

Gli esperti hanno analizzato i principali studi scientifici che hanno esaminato la relazione tra consumo di miele e livelli di glicemia.Questi studi hanno dimostrato che il miele, specialmente quello grezzo, può avere un impatto positivo sul controllo glicemico rispetto ad altri dolcificanti. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per averne la certezza.

Gli stessi autori dello studio definiscono tali risultati come sorprendenti, perché il miele è costituito per l’80% da zuccheri. I benefici dell’alimento che ci donano le api sui fattori di rischio cardiometabolico sono stati valutati attraverso una revisione sistematica e una meta-analisi di studi compresi nei database MEDLINE, Embase e Cochrane Library. I parametri considerati hanno incluso l’effetto dell’assunzione orale di miele su: adiposità, controllo glicemico, lipidi, pressione sanguigna, acido urico, marcatori infiammatori e marcatori di steatosi epatica non alcolica.

Complessivamente, il miele ha ridotto la glicemia a digiuno, il colesterolo totale e quello cattivo (LDL), i trigliceridi e ha avuto un effetto benefico sul fegato grasso. Inoltre, ha aumentato i livelli colesterolo buono (HDL) e di alcuni marcatori dell’infiammazione.

Composizione Unica: Zuccheri Rari e Sostanze Bioattive

Il miele contiene circa l’80% di zuccheri, principalmente fruttosio e glucosio, ma si distingue per la presenza di zuccheri rari, che costituiscono circa il 14% del contenuto zuccherino. La composizione complessa del miele include anche proteine, acidi organici e altre sostanze bioattive, contribuendo ai suoi effetti metabolici differenti rispetto al saccarosio raffinato. La presenza di queste sostanze bioattive nel miele può avere un impatto significativo sulla salute metabolica, rendendolo un’alternativa più salutare allo zucchero raffinato per alcune persone.

I suoi «zuccheri rari» costituiscono circa il 14% del contenuto zuccherino e moderano l’effetto del fruttosio e del glucosio. Hanno mostrato effetti sugli esiti glicemici a breve e a lungo termine. Inoltre, l’isomaltulosio ha dimostrato di agire come prebiotico favorendo la crescita di Lactobacillus acidophillus, Lactococcus lactis e Saccharomyces cerevisae, batteri associati a un microbioma intestinale sano.

Il miele è anche ricco di composti fenolici e flavonoidi, che possono moderare gli effetti osservati sul colesterolo totale, LDL-C, HDL-C e trigliceridi a digiuno. Ha anche una serie di proprietà farmacologiche, inclusi effetti antinfiammatori e antitumorali, un effetto antiobesogenico e protegge dai radicali liberi (che favoriscono l’invecchiamento) e dalle malattie associate. il miele può essere considerato un’alternativa più salutare allo zucchero bianco, ma è essenziale consumarlo con moderazione. La sua composizione unica, ricca di antiossidanti, prebiotici, vitamine e zuccheri rari, lo rende un’alternativa più salutare.

Confronto dell’Indice Glicemico: Miele vs Zucchero Raffinato

Il miele ha un indice glicemico leggermente meno elevato rispetto allo zucchero raffinato, il che significa che aumenta meno rapidamente la glicemia. Il miele ha un potere dolcificante che varia in base alla sua composizione. Poichè fruttosio, glucosio e saccarosio hanno un potere dolcificante diverso tra loro, la risultate del rapporto tra la loro quantità e quest'ultimo parametro determinerà il potere dolcificante del miele in oggetto.

Il miele ha un contenuto calorico più basso (304 Kcal per 100 grammi contro le 392 dello zucchero tradizionale e le 362 dello zucchero di canna) perché più ricco di acqua. Nonostante ciò un cucchiaino di miele fornisce più calorie e carboidrati rispetto ad un cucchiaino di zucchero, a causa del maggior peso specifico.

La differenza tra questi due dolcificanti è dunque molto sottile; il miele, in virtù del suo contenuto vitaminico e minerale è sicuramente un alimento migliore dello zucchero anche se molte volte gli vengono attribuite proprietà che non possiede. Per un diabetico sostituire lo zucchero con il miele apporta qualche piccolo vantaggio, ma solo a parità di quantità consumate.

Benefici Nutrizionali: Antiossidanti, Prebiotici e Vitamine

Il miele non è solo un dolcificante naturale, ma offre anche diversi benefici nutrizionali. È ricco di antiossidanti come composti fenolici e flavonoidi, che possono aiutare a proteggere dalle malattie associate ai radicali liberi. Inoltre, contiene prebiotici che supportano la salute del microbioma intestinale. Consumare miele con moderazione può essere un modo per godere dei suoi benefici nutrizionali senza eccedere nell’assunzione di zuccheri.

Mangiando il miele possiamo beneficiare delle sue sostanze protettive antinfiammatorie e antisettiche. Grazie alla presenza di prebiotici, antiossidanti e «zuccheri rari» è il più salutare, ma non bisogna eccedere.

Il miele è anche un ottimo disinfettante. Studi mostrano come sia utile sciacquare la bocca con una soluzione che contenga miele quando si hanno afte in bocca. Nei malati trattati con la radioterapia per il tumore della lingua e della guancia, che causa disastri nella mucosa orale, il miele allevia questo dolore, e permette di guarire le afte. Va utilizzato localmente, in bocca e non per ingestione, dato che nei malati in chemioterapia la glicemia deve rimanere bassa.

Come Utilizzare il Miele nella Dieta Quotidiana

Per sfruttare appieno le proprietà benefiche del miele, è essenziale capire come utilizzarlo correttamente nella dieta di tutti i giorni.

Dosi Consigliate per un Consumo Consapevole

È importante limitare il consumo di miele a 25-40 grammi al giorno, equivalenti a circa 1-2 cucchiai. Questo aiuta a mantenere l’apporto di zuccheri entro i limiti raccomandati dall’OMS.

Ma quanto miele dobbiamo assumere per godere di questo effetto protettivo? I ricercatori sono molto chiari a riguardo: chi di solito evita gli zuccheri non dovrebbe inserire il miele nella propria dieta, mentre chi usa zucchero, sciroppi dolcificanti o prodotti simili potrebbe seriamente considerare la loro sostituzione con il miele. Negli studi analizzati la quantità mediamente assunta era di 40 grammi al dì (circa 2 cucchiai) per almeno 8 settimane.

«Il fatto che il miele sia un buon sostituto dello zucchero bianco non vuol dire che questo ci autorizzi a consumarne di più - specifica l’esperto -. La parola chiave per gli zuccheri semplici è “quantità”: dosi maggiori di quelle raccomandate dall’Oms (quindi, circa 25 grammi al giorno) non sono salutari. Le componenti diverse del miele rispetto allo zucchero bianco (che sono i prebiotici, gli antiossidanti e questi zuccheri rari) funzionano “a soglia”: se ne assumiamo qualche grammo fanno bene, ma non “funzionano meglio” se aumentiamo le quantità.

Abbinamenti Strategici per Ridurre l’Impatto Glicemico

Un trucco efficace per mitigare gli effetti del miele sulla glicemia è abbinarlo a una fonte di grassi sani nello stesso pasto. Questo rallenta la velocità di assorbimento del glucosio. Ad esempio, si può mescolare il miele con burro di arachidi 100% o consumarlo con yogurt naturale, pesce o uova.

«Un “trucchetto” utile, che si ritrova nelle tradizioni alimentari del mediterraneo e del Medio Oriente, è di associarlo alla frutta a guscio: in questo modo l’impatto glicemico viene “calmierato” dalla presenza dei grassi della frutta secca.

Idee Pratiche: Dalla Colazione ai Dolci

Per utilizzare il miele in modo consapevole, si possono seguire alcune idee pratiche. Ad esempio, spalmare un cucchiaio di miele insieme a un cucchiaio di crema di frutta secca sul pane integrale a colazione. Nelle ricette dei dolci, si può sostituire parte dello zucchero con il miele.

Per mangiare miele a colazione usiamo questa accortezza: abbiniamolo ad un grasso di buona qualità. L’ideale è il tahini, il burro di sesamo: lo si mescola al miele e si ottiene una crema gradevole, da spalmare sul pane integrale, in cui il grasso rallenta la velocità di assorbimento del glucosio. In alternativa è anche possibile fare le cecine, ovvero delle piccole tortine di farina di ceci, acqua e sale.

Quale Tipo di Miele Scegliere

Per sfruttare al meglio le proprietà del miele, è cruciale comprendere le differenze tra le varie tipologie.

Miele Grezzo: Perché Preferirlo al Miele Pastorizzato

Il miele grezzo è preferibile a quello pastorizzato perché contiene batteri probiotici, inclusi i lattobacilli, che migliorano la regolazione del sistema immunitario. Il miele lavorato a temperature alte è più “bello” da vedere, però contiene meno antiossidanti.

Varietà di Miele con Minore Impatto Glicemico

Alcune varietà di miele sono risultate più efficaci nel controllo glicemico.

Miele vs Zucchero: Qual è la Scelta Migliore?

Una delle domande che gli individui diabetici si pongono più frequentemente è se il miele rappresenti o meno una buona alternativa allo zucchero. Nonostante molte persone siano convinte del contrario, la risposta è sostanzialmente negativa. Molto simile, infatti, è il quantitativo di zuccheri semplici e calorie, elementi che devono essere attentamente valutati dal paziente diabetico.

Il miele, essendo ricco di fruttosio, è più dolce dello zucchero, quindi come edulcorante può essere utilizzato a dosi inferiori. Il miele è oltretutto ricco di vitamine, minerali ed altre sostanze utili per l'organismo, mentre lo zucchero apporta calorie vuote, perché ricco di energia ma estremamente povero di micronutrienti. Per quanto esposto, il miele è tutto sommato preferibile allo zucchero, anche in presenza di diabete o prediabete.

Ricordiamo che dobbiamo abituarci a dei gusti meno dolci. L’industria alimentare ci ha avvelenato il gusto, ci ha abituati a dei gusti dolcissimi e non dobbiamo ripetere con il miele quell’intensità di dolce del prodotto di pasticceria. Si comporta diversamente. Il problema dello zucchero è che è un prodotto dell’industria chimica, una sostanza chimica pura.

Lo zucchero è fatto per il 99,8 per cento di saccarosio, più qualche impurità. Anche lo zucchero “finto integrale”, quello che si trova al bar in bustine, è fatto per il 99,5 per cento di saccarosio. Lo zucchero è dannoso per la salute. Stessa cosa per lo sciroppo di glucosio e fruttosio, prodotto a partire dall’amido del mais: si scinde l’amido in glucosio e poi si si trasforma metà di questo glucosio in fruttosio.

Questo prodotto costa meno dello zucchero e quindi è molto usato in pasticceria, anche perché ha la proprietà di rendere le cose soffici. Si usa tantissimo nella produzione dei gelati. La mia raccomandazione è: se c’è scritto sciroppo di glucosio e fruttosio non comprate quel prodotto. In realtà teoricamente è molto simile al miele perché anche questo contiene glucosio e fruttosio separati.

Però nel miele c’è anche, come abbiamo già detto, il contravveleno. Il miele Alce Nero è certificato biologico. Alce Nero produce un miele che non ha veleni dentro, ricordiamo che ci possono essere enormi sofisticazioni nel miele. E quindi importante che il miele sia di provenienza biologica. Se ci si fida del produttore non serve per forza la certificazione, anche perché molti piccoli produttori non possono sostenerne i costi.

Altri Dolcificanti Naturali: Alternative allo Zucchero

MieleIl miele è molto simile allo zucchero per quantitativo di zuccheri semplici, calorie e indice glicemico rendendo difficoltoso il controllo della glicemia in modo analogo allo zucchero bianco. Per la persona con diabete, il miele è un alimento da utilizzare con moderazione calcolando il carico glicemico complessivo del pasto in cui si assume miele.

FruttosioIl fruttosio è lo zucchero naturalmente presente nella frutta e in altri vegetali. L’associazione statunitense “The American Diabetes Association” sconsiglia l’uso di fruttosio come dolcificante ma precisa che non c’è ragione di evitare la quantità di fruttosio naturalmente presente negli alimenti come frutta e vegetali. La porzione come sempre fa la differenza.

Zucchero di canna integrale o panelaLa panela è diversa dallo zucchero di canna che si è abituati a conoscere (e che è più simile allo zucchero raffinato) e rappresenta il primo prodotto estratto dal succo di canna senza subire ulteriori processi chimici di raffinazione. Si presenta granulosa, umido, di colore marrone e dal retrogusto di liquirizia. Contiene sostanze che vengono allontanate nei successivi passaggi chimici per ottenere lo zucchero bianco come zinco, cromo, ferro, potassio, magnesio, selenio, vitamine e fibra. Ha un indice glicemico medio-basso e può essere consumato dai diabetici in alternativa allo zucchero raffinato ricordando di moderarne il consumo e di calcolare sempre l’apporto di zuccheri totali fatto con la dieta.

Sciroppo d’acero e succo d’agaveSono dolcificanti naturali estratti dalla linfa dell’acero e dell’agave. Oltre agli zuccheri sono ricchi di oligoelementi e vitamine. Questi sciroppi possono rappresentare una valida alternativa allo zucchero per i diabetici ma se ne raccomanda un uso moderato e controllato come per tutti gli alimenti zuccherati.

Derivati della steviaIn realtà sarebbe più corretto parlare di derivati della stevia (glicosidi steviolici), ai quali è legata l’azione dolcificante e per i quali si è inserito il codice E960 tra gli additivi alimentari. Non ci sono molti studi sulla tossicità nell’uso cronico anche se si evidenzia una tossicità molto bassa. Inoltre, al contrario del glucosio e del fruttosio, i derivati della stevia non sembrano danneggiare le cellule endoteliali dei vasi sanguigni perché non inducono iperglicemia.

Succo d’uva concentratoIl succo d’uva concentrato è un dolcificante naturale che condensa gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta. Guardando la tabella nutrizionale si scopre che può arrivare a contenere il 50 % di zuccheri semplici.

PolioliQuelli di origine naturale come il sorbitolo, lo xilitolo e l’eritritolo si trovano comunemente nella frutta e da questa possono essere estratti. Una proprietà che ne ha determinato l’uso alimentare è che non provocano carie perché non possono essere metabolizzati dai batteri della bocca che causano la carie. Una delle controindicazioni dei polioli è l’effetto lassativo, inoltre vanno incontro a fermentazione ad opera dei batteri intestinali con il rischio - quando si consumano in eccesso - di generare rilassamento e crampi addominali, meteorismo, flatulenza, ecc. L’eritrolo ha un potere dolcificante pari al 60-70% dello zucchero da cucina. L’eritritolo mostra una tolleranza digestiva superiore agli altri polioli e si osserva una minore incidenza di disturbi gastrointestinali. Nonostante i suoi vantaggi, rimane sempre valido il consiglio di consumare l’eritritolo con moderazione. Si spera che nei prossimi anni si possa avere un quadro sempre più completo e chiaro sugli effetti dell’eritritolo e in generale sugli edulcoranti in modo tale da determinare davvero quanto siano sicuri.

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