Glicemia e Perdita di Peso: Una Relazione Complessa

Il diabete è una malattia che si caratterizza per la presenza di quantità eccessive di glucosio (zucchero) nel sangue. L’eccesso di glucosio, noto con il termine di iperglicemia, può essere causato da un’insufficiente produzione di insulina o da una sua inadeguata azione; l’insulina è l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue.

Il diabete è in aumento a livello mondiale e in Italia coinvolge più di 3,5 milioni di pazienti. Si è tuttavia abbassato il tasso di mortalità, grazie a un incremento delle diagnosi precoci. Il diabete mellito coinvolge il 5,9% della popolazione italiana e il dato è in crescita.

Diabete di Tipo 2: La Forma Più Comune

Il diabete di tipo 2 interessa oltre il 90% delle persone con diabete ed è una malattia molto diffusa in tutto il mondo e la sua prevalenza è in continua crescita (si prevedono per il 2030 quasi 600 milioni di pazienti al mondo).

La causa all’origine del diabete 2 è ancora sconosciuta, ma riconosce origine poligenica e multifattoriale, tanto da non essere considerata una unica malattia ma un insieme di differenti sindromi. Il rischio di sviluppare la patologia aumenta con l’età (generalmente si manifesta in età adulta, dopo i 30-40 anni), con la presenza di obesità e con la mancanza di attività fisica, ma viene anche diagnosticata nei bambini e negli adolescenti.

Per diagnosticare il diabete di tipo 2 è necessario sottoporsi a un esame del sangue. Per il diabete di tipo 2 esistono diversi trattamenti.

La diffusione di questa tipologia è in gran parte collegata all’aumento dell’obesità e alla sedentarietà, pertanto una corretta alimentazione e un’attività fisica costante rappresentano il cardine del trattamento del diabete.

Farmaci per il trattamento del diabete di tipo 2

Quando la correzione degli stili di vita non basta a controllare la malattia, è necessario ricorrere alle terapie farmacologiche. Esistono diverse classi di farmaci:

  • Farmaci secretagoghi (sulfaniluree): agiscono sul metabolismo degli zuccheri; possono far aumentare di peso e dare ipoglicemia in quanto stimolano il pancreas a produrre insulina ma non regolato alla quantità di zucchero circolante.
  • Biguanidi (metformina): migliorano la sensibilità periferica dell’insulina normalmente prodotta, possiedono un lieve effetto positivo sul peso corporeo, possono dare disturbi al tratto gastroenterico.
  • Tiazolidinedioni: anch’essi migliorano la sensibilità periferica dell’azione insulinica hanno un’azione favorevole sul metabolismo dei grassi (con possibile beneficio sulla steatosi epatica) possono causare un aumento di peso.
  • Agonisti del recettore GLP-1: stimolano il pancreas a produrre insulina in maniera fisiologica, quindi in relazione all’iperglicemia e possono favorire una perdita di peso in alcuni casi anche importante ma possono dare disturbi al tratto gastroenterico. Riducono il rischio cardiovascolare.
  • Inibitore della DPP-4: riducono la glicemia con meccanismo simile agli agonisti del GLP-1, ma in maniera meno potente e con effetti nulli sul peso. Hanno a loro vantaggio una elevata tollerabilità.
  • Inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2 (SGLT2): favoriscono l’eliminazione del glucosio mediante le urine, attraverso l’azione su un recettore renale.

L'incremento glicemico è massimo per i carboidrati, medio basso per le proteine e minimo per i grassi. Il controllo glicemico è molto importante. La glicemia nei limiti di tolleranza è essenziale alla sopravvivenza. L'organismo umano possiede un sistema di regolazione intrinseco che consente di mantenere relativamente costante la glicemia durante l'arco della giornata.

Mantenere costante la glicemia è importante per assicurare il normale apporto energetico al cervello. Inoltre sia valori troppo bassi di glicemia (ipoglicemia) che valori troppo alti (iperglicemia) sono potenzialmente pericolosi per l'organismo e, se protratti per lunghi periodi.

Diabete di Tipo 2: Perdere Peso per Guarire?

Il diabete di tipo 2, una delle malattie più diffuse in occidente, può essere sconfitto grazie ad una significativa perdita di peso. Secondo un nuovo studio, seguire una dieta fortemente ipocalorica per 8 settimane può invertire la malattia, riportando la concentrazione di glucosio nel sangue a livelli normali.

Un risultato incredibile che mette in discussione l’idea che il diabete di tipo 2 sia una condizione cronica e irreversibile. La ricerca, condotta da un team di ricercatori delle Università di Newcastle e Glasgow (Regno Unito) e della Lagos State University (Nigeria), è stata pubblicata sulla rivista Diabetes Care.

Secondo il nuovo studio, durato 5 anni, “The Diabetes Remission Clinical Trial”, una dieta a bassissimo contenuto calorico potrebbe invertire il diabete mellito di tipo 2 e far tornare la concentrazione di glucosio nel sangue alla normalità. La remissione della patologia è stata osservata nel 40% dei partecipanti alla ricerca, che hanno seguito per otto settimane un programma dietetico ed è rimasta stabile per almeno altri sei mesi.

Come ha spiegato uno degli autori dello studio, il professor Roy Taylor, i risultati hanno chiaramente indicato che quando il grasso corporeo totale è apparso diminuito a causa della dieta, i pazienti avevano immagazzinato una normale quantità di grasso sotto la pelle e la glicemia era tornata alla normalità. Mantenendo il peso sotto controllo anche dopo le settimane di trattamento, il glucosio non era aumentato di nuovo.

Dettagli della ricerca

Lo studio, sostenuto economicamente da una borsa di beneficenza da parte della Diabetes UK, ha coinvolto 30 soggetti colpiti da diabete di tipo 2 (da pochi mesi o da anni) i quali hanno seguito una una dieta a bassissimo contenuto calorico per 8 settimane.

In particolare, ai partecipanti è stato fornito un prodotto, creato una nota azienda alimentare, da assumere tre volte al giorno, contenente il 43% di carboidrati, il 34% di proteine e il 19,5% di grassi, con un contenuto calorico tale da fornire 624 kcal al giorno. Dopo 8 settimane di trattamento i pazienti hanno seguito una dieta isocalorica normale.

All’inizio dello studio ogni soggetto ha interrotto l’uso di tutti i farmaci orali. Dodici dei partecipanti hanno raggiunto un valore di glicemia a digiuno inferiore a 7mmol per litro, subito dopo il ritorno alla dieta isocalorica, e tredici soggetti hanno ottenuto questo risultato dopo sei mesi. Il peso medio era sceso da 98 kg a 83,8 kg durante il periodo di trattamento ed era rimasto di 84,7 kg dopo sei mesi.

Secondo il professor Taylor, i risultati ottenuti dimostrano che il diabete di tipo 2 può ora essere interpretato come una sindrome metabolica potenzialmente reversibile, attraverso la sostanziale perdita di peso, e questo è un importante cambiamento di un paradigma, soprattutto in un’era in cui il diabete ha raggiunto proporzioni epidemiche.

Il prossimo passo sarebbe quello di vedere quale percentuale di persone con diabete di tipo 2 vorrebbe avvalersi di tale trattamento, e se la dieta può avere benefici a lungo termine. Sempre secondo il professor Taylor, infatti, non tutte le persone colpite dalla malattia, sarebbero disposte a modificare la propria alimentazione, ma per quelle che lo faranno, la salute metabolica ha buone probabilità di essere recuperata.

Tumore del Pancreas: Perdita di Peso e Aumento della Glicemia come Segnali Precoce

Un recente studio pubblicato su Plos One ha mostrato che alcuni sintomi quali perdita di peso e aumento della glicemia, tipici della malattia già conclamata, possono iniziare a presentarsi sino a 3 anni prima della diagnosi. I ricercatori dell'Università del Surrey, in collaborazione con Pancreatic Cancer Action e l'Università di Oxford, sono arrivati a questa conclusione analizzando 8 mila pazienti con tumore del pancreas confrontandoli con oltre 34 mila individui sani.

In particolare dallo studio è emerso che la diagnosi di tumore era associata ad un forte calo di peso due anni prima della diagnosi e ad un aumento dell'emoglobina glicata addirittura dai 3 anni precedenti la malattia. Non solo, lo studio ha fatto emergere che la perdita di peso nelle persone con diabete è associata ad una maggiore probabilità di sviluppare la malattia rispetto agli individui non diabetici.

Questi risultati, pur essendo da confermare in studi più ampi, suggeriscono l'importanza del monitoraggio dell'indice di massa corporea e delle glicemia quali possibili fattore in grado di predire la presenza della malattia.

Relazione tra Diabete e Problemi Gastrointestinali

Quali sono le relazioni con le problematiche a danno del sistema gastrointestinale? Un'alterazione metabolica, quando si verifica un danno metabolico diretto alle fibre nervose, come un accumulo di zuccheri che nel tempo, se persiste, provoca rigonfiamento (edema) del nervo o alterazioni della guaina protettiva di mielina (demielinizzazione) che lo riveste. Le alterazioni riguardano soprattutto lo stomaco e il piccolo intestino (digiuno e ileo).

Questa particolare disfunzione si manifesta con la riduzione o l’assenza di onde peristaltiche primarie in più del 50% pazienti diabetici. Una complicanza secondaria può essere l’esofagite da candida. Questa alterazione è nella quasi totalità dei casi una forma di incontinenza fecale: il disturbo è caratterizzato dalla perdita involontaria di feci e gas intestinali.

L’aumento di glicogeno epatico si rileva in una percentuale sino 80% dei pazienti diabetici. Coesiste spesso l’epatomegalia. Causa differenti tipi di danno epatico. Può provocare flogosi (infiammazione) secondaria e fibrosi (tessuto privo di funzione, composto da un ammasso di fibre collagene). E' l'intolleranza ai carboidrati da sovraccarico di ferro del fegato e del pancreas.

Si tratta infatti di una malattia ereditaria determinata da difetti nei meccanismi di regolazione del metabolismo del ferro, che conducono al progressivo accumulo di ferro nell'organismo. Il diabete aumenta il rischio di pancreatite acuta causata delle alterazioni vascolari del pancreas. La funzione pancreatica esocrina è ridotta in un'elevata percentuale di pazienti diabetici (specie tipo uno).

Il glutine è la frazione proteica di grano, orzo, segale e si trova principalmente in alimenti a base di frumento come pane, pasta, pizza, biscotti e snack dolci e salati. La celiachia causa una risposta infiammatoria abnorme a livello dell’intestino tenue. Il 3,5-10% delle persone affette da celiachia sviluppa nel corso della vita il diabete di tipo 1, e viceversa. I sintomi sono diarrea gonfiore addominale, dolori addominali, perdita di peso, malassorbimento intestinale. La diarrea può precedere l’esordio clinico del diabete.

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