Glicemia, Diabete di Tipo 2: Sintomi e Trattamento

Il diabete è una malattia caratterizzata dalla presenza di quantità eccessive di glucosio (zucchero) nel sangue. L’eccesso di glucosio, noto con il termine di iperglicemia, può essere causato da un’insufficiente produzione di insulina o da una sua inadeguata azione; l’insulina è l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue.

Il diabete mellito, o più semplicemente diabete, è una patologia dovuta a un aumento nel sangue della glicemia, ovvero dei livelli di zucchero (glucosio). Il termine mellito deriva dal fatto che le urine diventano dolci (dal latino mellitus, “dolce come il miele”) a causa della grande quantità di zuccheri eliminati dal rene.

Alla base della comparsa del diabete c’è un’insufficienza nella quantità d’insulina, prodotta dal pancreas, oppure uno scorretto funzionamento biologico dell’ormone, che non riesce più a controllare bene la glicemia.

Il diabete è in aumento a livello mondiale e in Italia coinvolge più di 3,5 milioni di pazienti. Nei paesi occidentali, l’aumento del diabete è correlato principalmente a fattori quali l’invecchiamento della popolazione e le abitudini alimentari scorrette. Si è tuttavia abbassato il tasso di mortalità, grazie a un incremento delle diagnosi precoci.

Che cos’è il diabete di tipo 2?

Il diabete tipo 2 è una malattia cronica, da cui non si può guarire; tuttavia, con una cura appropriata (non necessariamente farmacologica) e la normalizzazione del peso corporeo, è possibile correggere l'iperglicemia e mantenere nella norma i livelli di glucosio senza sviluppare complicanze.

Il diabete di tipo 2 interessa oltre il 90% delle persone con diabete ed è una malattia molto diffusa in tutto il mondo e la sua prevalenza è in continua crescita (si prevedono per il 2030 quasi 600 milioni di pazienti al mondo). La diffusione di questa tipologia è in gran parte collegata all’aumento dell’obesità e alla sedentarietà, pertanto una corretta alimentazione e un’attività fisica costante rappresentano il cardine del trattamento del diabete.

Il diabete mellito di tipo 2 è una malattia cronica su base multifattoriale caratterizzata dalla combinazione di resistenza all'insulina periferica e alterata secrezione di insulina da parte delle cellule beta pancreatiche.

Il diabete di tipo 2 è la principale causa non-traumatica di cecità e insufficienza renale cronica e comporta un rischio da due a quattro volte maggiore di malattie cardiovascolari (cardiopatia ischemica e ictus) e un aumento di venti volte del rischio di amputazione degli arti inferiori. Altre complicanze includono la disfunzione sessuale e un aumentata predisposizione per le infezioni. Queste gravi complicanze rendono conto della riduzione fino anche a dieci anni dell’aspettativa di vita delle persone con diabete di tipo 2. Anche, se non soprattutto, per questo, negli ultimi anni, questa malattia ha assunto le caratteristiche di una vera propria emergenza sanitaria visto il continuo aumento del numero delle persone affette. Secondo stime attuali, si contano nel mondo circa 415 milioni di soggetti affetti da diabete mellito, un numero destinato ad aumentare fino a raggiungere i 650 milioni nel 2040.

Cause e fattori di rischio

La causa all’origine del diabete 2 è ancora sconosciuta, ma riconosce origine poligenica e multifattoriale, tanto da non essere considerata una unica malattia ma un insieme di differenti sindromi. Il diabete tipo 2 è, infatti, caratterizzato da una marcata familiarità. Analogamente, alcune etnie (come per esempio neri, ispanici, indiani americani e asiatici-americani), proprio per uno specifico assetto genetico, sono più propense a sviluppare diabete tipo 2.

Nei soggetti geneticamente predisposti una serie di fattori di rischio possono favorire lo sviluppo della malattia:

  • Età: Tipicamente il diabete tipo 2 era, almeno fino a un paio di decenni fa, una patologia ad appannaggio dell’età matura e avanzata.
  • Il sovrappeso e l’obesità: L’aumento del tessuto adiposo (grasso) corporeo è un fattore di rischio primario per il diabete di tipo 2.
  • Ridotta attività fisica: Lo stile di vita sedentario aumenta il rischio di diabete di tipo 2.
  • Diabete gestazionale.
  • Sindrome dell'Ovaio Policistico.
  • Pregresse alterazioni della glicemia: Il diabete è spesso preceduto da modesti aumenti, non diagnostici della glicemia.

Come si può notare alcuni di questi fattori di rischio non sono modificabili (l’età) mentre altri possono essere opportunamente modificati (peso corporeo e attività fisica). L’intervento su questi ultimi può essere estremamente efficace.

Insulino-resistenza

L’insulina svolge un ruolo essenziale nel nostro organismo in quanto necessaria per l’ingresso del glucosio (zucchero) nelle cellule e quale fonte principale di energia. Questa fondamentale azione dell’insulina è meno efficiente nelle persone con diabete e già in quelle predisposte a sviluppare il diabete, un’alterazione nota come insulino-resistenza. Questa resistenza impone un aumento della produzione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas.

Se questo effetto compensatorio viene meno si svilupperà un progressivo aumento della glicemia che sarà tanto maggiore quanto più la produzione di insulina diventa insufficiente. La cronica esposizione dei tessuti e soprattutto dei vasi alla cronica iperglicemia aumenta il rischio di sviluppare le complicanze del diabete: retinopatia, nefropatia, neuropatia e aterosclerosi a carico dei vasi del cuore (coronarie), dei vasi afferenti al cervello (carotidi) e delle arterie degli arti inferiori.

Tra i più importanti fattori ambientali, comportamentali ecc. L'aumento del peso corporeo comporta un aumento nella sintesi di trigliceridi, i quali, essendo in eccesso, vanno ad accumularsi anche nelle cellule pancreatiche.

Sintomi del diabete di tipo 2

Il diabete tipo 2 può rimanere asintomatico anche per lunghi periodi. Infatti si considera che ogni due persone con diabete noto ce ne sia almeno un’altra in cui il diabete è presente ma non ancora diagnosticato. Spesso il diabete viene identificato in occasione di una patologia intercorrente.

I sintomi, se presenti, sono piuttosto caratteristici: poliuria (minzione frequente e abbondante), polidipsia (aumento della sete), polifagia (aumento dell’appetito), disturbi della vista e, più raramente, perdita di peso. Altri sintomi comunemente presenti alla diagnosi possono includere parestesie, infezioni genitali e astenia.

In casi estremi la glicemia può essere anche molto elevata (>600 mg/dl) e che può portare al coma iperosmolare, caratterizzato grave disidratazione, marcata viscosità ematica e alterazioni dello stato di coscienza.

I principali sintomi del diabete di tipo 2 sono:

  • aumento della quantità di urina prodotta (e quindi dello stimolo di andare al bagno)
  • aumento della sete
  • aumento della fame (e conseguente incremento del peso)
  • frequente sensazione di affaticamento
  • offuscamento della vista
  • mal di testa
  • lentezza nella cicatrizzazione delle ferite
  • frequente intorpidimento di mani e piedi con formicolio
  • frequente contrazione di infezioni
  • prurito
  • irritabilità

Diagnosi

In presenza di sintomi tipici della malattia (poliuria, polidipsia, polifagia), la diagnosi di diabete si basa sul riscontro, anche in una sola occasione, di glicemia casuale ≥200 mg/dl indipendentemente dal momento della giornata (prima o dopo un pasto).

Per diagnosticare il diabete di tipo 2 è necessario sottoporsi a un esame del sangue.

Alla diagnosi di diabete mellito di tipo 2 si può arrivare mediante analisi del sangue e analisi delle urine. In particolare, i test ematici di riferimento sono tre: glicemia al mattino (dopo 8 ore di digiuno), emoglobina glicosilata (per valutare i livelli di glicemia nell’arco di 2-3 mesi) e carico orale di glucosio. A questi si aggiunge la glicosuria, che registra la presenza di glucosio nelle urine.

Trattamenti

Per il diabete di tipo 2 esistono diversi trattamenti. Il diabete tipo 2 è una malattia cronica, da cui non si può guarire.

Gli obiettivi nella cura dei pazienti con diabete mellito sono di eliminare i sintomi e di prevenire, o almeno rallentare, lo sviluppo delle complicanze d’organo. Questo si ottiene soprattutto con un adeguato controllo della glicemia.

Il primo passo nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 è rappresentato dalla correzione dello stile di vita con particolare attenzione a dieta (povera di zuccheri semplici e grassi), esercizio fisico e riduzione del peso.

Con lo stile di vita può essere presa in considerazione una terapia farmacologica. Il farmaco di prima scelta è rappresentato dalla metformina che migliora la sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina. Un secondo farmaco può essere aggiunto se il controllo glicemico (HbA1c <7.0%) non è raggiunto dopo tre mesi. Attualmente sono disponibili almeno sette classi di farmaci che possono essere combinati in vario modo nel tentativo di garantire un controllo glicemico a lungo termine.

La terapia del diabete tipo 2 prevede anche il controllo di fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa, alterazione dei livelli di trigliceridi e colesterolo, aumento dell’acido urico) che spesso coesistono nello stesso soggetto e che contribuiscono a aumentarne il rischio cardiovascolare. Recentemente alcuni farmaci per il diabete hanno dimostrato anche un effetto positivo sul rischio cardiovascolare indipendente dal loro effetto sulla glicemia.

Ecco alcuni farmaci usati per trattare il diabete:

  • Farmaci secretagoghi (sulfaniluree): agiscono sul metabolismo degli zuccheri; possono far aumentare di peso e dare ipoglicemia in quanto stimolano il pancreas a produrre insulina ma non regolato alla quantità di zucchero circolante.
  • Biguanidi (metformina): migliorano la sensibilità periferica dell’insulina normalmente prodotta, possiedono un lieve effetto positivo sul peso corporeo, possono dare disturbi al tratto gastroenterico.
  • Tiazolidinedioni: anch’essi migliorano la sensibilità periferica dell’azione insulinica hanno un’azione favorevole sul metabolismo dei grassi (con possibile beneficio sulla steatosi epatica) possono causare un aumento di peso.
  • Agonisti del recettore GLP-1: stimolano il pancreas a produrre insulina in maniera fisiologica, quindi in relazione all’iperglicemia e possono favorire una perdita di peso in alcuni casi anche importante ma possono dare disturbi al tratto gastroenterico. Riducono il rischio cardiovascolare.
  • Inibitore della DPP-4: riducono la glicemia con meccanismo simile agli agonisti del GLP-1, ma in maniera meno potente e con effetti nulli sul peso. Hanno a loro vantaggio una elevata tollerabilità.
  • Inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2 (SGLT2): favoriscono l’eliminazione del glucosio mediante le urine, attraverso l’azione su un recettore renale.

Prevenzione

Poiché, oltre ai fattori ereditari, lo stile di vita ricopre un ruolo importante nello sviluppo del diabete di tipo 2, ognuno può ridurre il rischio di diabete individuale adottando uno stile di vita sano. Una dieta equilibrata, la rinuncia all'alcool e alla nicotina, così come un regolare esercizio fisico contribuiscono molto a ridurre il rischio di malattie. In caso di sovrappeso, si raccomanda un calo ponderale. I disturbi del metabolismo lipidico devono essere trattati da un medico.

La prevenzione del diabete di tipo 2 dovrebbe cominciare già nell’adolescenza. Tenere sotto controllo il peso e seguire una dieta varia ed equilibrata sono fattori fondamentali nella prevenzione della malattia. I soggetti obesi, infatti, hanno un rischio di 10 volte maggiore di sviluppare diabete rispetto ad una persona di peso normale.

Anche fare attività fisica aiuta nella prevenzione. Chi svolge una vita sedentaria, trascorrendo molto tempo davanti alla TV, per esempio, ha un rischio maggiore di chi invece cammina almeno 5 Km al giorno, 3 volte alla settimana.

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