La glicemia misura la concentrazione di glucosio (zucchero) nel sangue. È importante mantenere i livelli sotto controllo in quanto sia l’iperglicemia che l’ipoglicemia (ovvero livelli rispettivamente troppo alti o troppo bassi di glucosio) possono determinare complicanze pericolose. Ma quando si può parlare di ipoglicemia, ovvero di valori patologicamente bassi di glicemia? Cosa vuol dire? Perché?
Cos'è l'ipoglicemia?
L'ipoglicemia è il rapido abbassamento della concentrazione di glucosio nel sangue. L’ipoglicemia è una condizione che si verifica quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende in tempi rapidi sotto i valori di 70 mg/dl, milligrammi per decilitro. In un soggetto sano i valori normali di glucosio presente nel sangue sono compresi tra i 70 e i 100 mg/dl. L'ipoglicemia è una condizione generalmente percepita dal soggetto, specie quando questa scende al di sotto dei 50 mg per 100 ml. Se non trattata in tempo, l'ipoglicemia può condurre al coma ipoglicemico, che compare generalmente quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende al di sotto dei 20 mg/dl.
Valori Normali di Glicemia
I valori di riferimento per la glicemia vanno considerati a digiuno. In linea generale, si considerano desiderabili valori compresi tra 70 e 100 mg/dl. Nei neonati, ad esempio, può essere considerato normale anche un valore inferiore a 70 mg/dl (ma mai al di sotto dei 40 mg/dl). Nelle persone anziane, al contrario, sono considerati tollerabili anche valori di poco superiori ai 100 mg/dl.
Nei pazienti diabetici l’ipoglicemia viene definita quando i livelli di glucosio nel sangue scendono sotto i 70 mg/dl. Nei pazienti con diabete, l’ipoglicemia si verifica quando i livelli di glucosio nel sangue scendono al di sotto di una certa soglia, tipicamente inferiore a 70 mg/dl, sebbene i sintomi possono manifestarsi anche con valori più alti, a seconda della risposta individuale.
Cause dell'ipoglicemia
L’eziologia di una crisi ipoglicemica può variare, con la specifica che in un numero molto alto di occorrenze si riscontra la presenza di patologie. Esistono poi altre patologie che possono provocare ipoglicemia, anche se più raramente.
- La causa più frequente di ipoglicemia è legata all’assunzione di farmaci per curare il diabete (come l’insulina o le sulfaniluree).
- Nei pazienti con diabete, gli episodi ipoglicemici sono spesso dovuti all’uso eccessivo di farmaci per correggere l’iperglicemia, come l’insulina e gli agenti secretagoghi, che stimolano il rilascio di insulina indipendentemente dai livelli di glucosio.
- In questa situazione, consumare pasti ricchi di carboidrati semplici può causare crisi ipoglicemiche (le cosiddette ipoglicemie reattive). Questo avviene perché gli zuccheri vengono rapidamente assorbiti, portando a concentrazioni nel sangue che superano i valori normali.
- L’ipoglicemia può avere diverse cause, tra cui le più comuni sono:
- eccessivo consumo di alcol in periodi di digiuno;
- terapia con sulfaniluree;
- sovradosaggio della terapia insulinica nei pazienti affetti da diabete.
In casi più rari l’ipoglicemia può essere causata da:
- patologie epatiche (cirrosi, per esempio) in condizioni di digiuno;
- tumori pancreatici;
- morbo di Addison, una malattia rara che colpisce le ghiandole surrenali.
Fattori che influenzano la glicemia
La concentrazione di glucosio nel sangue fluttua in modo fisiologico nel corso della giornata ed è influenzata da alimentazione e attività fisica: la glicemia tende a scendere al suo punto più basso dopo ore di digiuno, generalmente pertanto al risveglio, e a salire qualche ora dopo un pasto. Il livello glicemico si abbassa inoltre dopo un’intensa attività fisica, perché lo zucchero nel sangue viene utilizzato come fonte di energia per l’attività muscolare.
Sintomi dell'ipoglicemia
I sintomi dell’ipoglicemia variano molto a seconda della gravità e si manifestano solitamente per valori di glicemia inferiori a 60 mg/dl. I sintomi dell’ipoglicemia possono variare da persona a persona ed è importante che ciascuno sappia individuare i propri “segni d’allarme” per riconoscere, trattare e prevenire le crisi ipoglicemiche.
I primi sintomi dell’ipoglicemia possono comprendere:
- pallore;
- sensazione di stanchezza;
- sudorazione ingiustificata;
- nausea o fame;
- vertigini;
- tremore;
- battito cardiaco accelerato (tachicardia) o martellante (palpitazioni);
- irritabilità, ansia, sbalzi d’umore;
- mal di testa.
Se i livelli di glucosio nel sangue restano bassi a lungo, si possono manifestare altri disturbi, come:
- visione offuscata;
- debolezza e sonnolenza;
- difficoltà di concentrazione e stati confusionali;
- crisi epilettiche;
- collasso o svenimento.
Crisi ipoglicemica possono verificarsi anche durante la notte. In questi casi, come comprensibile, risulta più complicato riconoscere rapidamente i sintomi. Nei casi di ipoglicemia grave si verifica la perdita di coscienza del paziente e, in un soggetto particolarmente fragile e con diverse altre patologie, può causare la morte.
Trattamento dell'ipoglicemia
L'ipoglicemia è una situazione acuta che dev'essere trattata velocemente. Quando si manifesta l’ipoglicemia, è importante intervenire ai primissimi sintomi. Se si ha a disposizione un glucometro, la prima cosa ovvia da fare è effettuare una misurazione dei livelli di glucosio nel sangue.
La Regola del 15
Ai primi sintomi di un calo glicemico lieve, è possibile porre rimedio attuando la cosiddetta Regola del 15. Se la persona è cosciente, la crisi può essere infatti scongiurata assumendo 15g di zuccheri semplici (che corrispondono a 3 zollette di zucchero). A distanza di 15 minuti dal calo glicemico, il problema può ritenersi superato se il livello di glicemia risale al di sopra di 60-70 mg/dl e spariscono i sintomi. In tal caso, è consigliabile consumare una fonte di carboidrati complessi (crackers o biscotti secchi).
Il trattamento dell’ipoglicemia varia in base alla gravità e alla causa. Se la persona è cosciente, occorre ingerire 10-20 grammi di glucosio (come 2-3 bustine di zucchero o un bicchiere di bevanda zuccherata). I livelli di glicemia devono essere monitorati ogni 10-15 minuti tramite misurazione capillare. Una volta che i valori di glucosio sono sopra i 70 mg/dL, si può passare all’assunzione di carboidrati complessi (come crackers o fette biscottate).
Quando il calo di glicemia è particolarmente grave e i sintomi includono anche la perdita di coscienza, è assolutamente vietato cercare di far bere o mangiare qualcosa al paziente. In caso di incoscienza, si può utilizzare il glucagone, che è un ormone in grado di mobilizzare le riserve di glucosio corporeo. Il glucagone si può somministrare tramite iniezione intramuscolare, oppure è oggi disponibile una formulazione sotto forma di spray nasale, di utilizzo molto più semplice. Una volta che la persona riprende conoscenza, deve ingerire zuccheri come sopra indicato.
I soggetti diabeti, che sono a rischio di crisi ipoglicemiche, dovrebbero avere con sé il glucagone in spray nasale. Questo può essere somministrato da chiunque e non richiede l’inalazione per entrare in circolo e stimolare il rilascio di glucosio nel sangue.
Prevenzione dell'ipoglicemia
Una prevenzione per le crisi ipoglicemiche, in termini assoluti, non c’è. Per prevenire l’ipoglicemia, è importante monitorare i livelli di glucosio nel sangue ed essere preparati a trattarla tempestivamente in qualsiasi momento. Utile fare pasti piccoli e frequenti, bilanciati con proteine, grassi, carboidrati e fibre, evitando zuccheri semplici (dolci, pane bianco, bevande zuccherate) e alcolici. Importante anche eseguire regolarmente esercizio fisico e mantenere il peso corporeo nella norma.
L’alimentazione può risultare di grande aiuto nel prevenire cali di glicemia. Mangiare in maniera corretta è importante sia per i pazienti diabetici, sia per chi ha una glicemia costituzionalmente più bassa. Ma quali sono gli accorgimenti alimentari da attuare, quindi, per prevenire crisi ipoglicemiche?
La gestione dietetica deve includere pasti bilanciati con carboidrati, grassi, proteine e fibre. Se la dieta da sola non è sufficiente a prevenire episodi ipoglicemici, possono essere utilizzati farmaci, per esempio l’acarbosio, che riduce l’assorbimento intestinale del glucosio, o la metformina, che riduce l’insulino-resistenza.
Alimentazione e indice glicemico
L’indice glicemico è un numero che indica il modo in cui un dato alimento innalza la glicemia rispetto al glucosio semplice. Più l’indice glicemico è basso rispetto al 100 del glucosio e più lentamente gli zuccheri vengono rilasciati nel sangue. Gli alimenti a basso indice glicemico sono alimenti ricchi sia di carboidrati che di fibre. L’indice glicemico di un pasto può anche essere diminuito includendo fonti di fibre, che rallentano l’assorbimento dei carboidrati.
Per mantenere la glicemia entro i valori normali è importante:
- seguire una dieta povera di alimenti con elevato indice glicemico e ricca di legumi, frutta e verdura;
- praticare attività fisica regolarmente;
- in caso di diabete, assumere correttamente e puntualmente i farmaci prescritti.
Tabella degli alimenti in base all’indice glicemico
In questa tabella riportiamo alcuni degli alimenti, classificati in base all’indice glicemico.
| Alimento | Indice Glicemico |
|---|---|
| Glucosio | 100 |
| Pane bianco | 70 |
| Patate | 85 |
| Legumi | 30-40 |
| Frutta | 20-70 |
| Verdura | 15-50 |
Consigli aggiuntivi
- mangiare prima di svolgere un’attività fisica o sportiva.
- Suddividere l'apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari.
- Portare sempre con sé qualche alimento ricco di zuccheri (es.
- Se lo stato di ipoglicemia dipende da cause fisiologiche e non patologiche, non appena ci si sente poco bene è sufficiente bere o mangiare un alimento dolce (miele, caramelle, succo d'arancia ecc.).
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