Esami del sangue per infiammazione: quali sono?

Gli esami del sangue noti come “marker infiammatori” aiutano quindi a individuare l’infiammazione nel corpo. Gli indici di flogosi sono molecole o proteine rilasciate nel torrente ematico quando un particolare organo o tessuto dell'organismo risulta coinvolto da una significativa risposta infiammatoria, dovuta, per esempio, a lesioni, ischemia o infezioni. La valutazione di questi indicatori serve, quindi, per determinare la presenza di patologie in cui è presente un'infiammazione e monitorarne il decorso, soprattutto dopo aver stabilito una terapia.

Per verificare se nel nostro organismo è in corso un’infiammazione è possibile eseguire alcuni test; la presenza della proteina C-reattiva nel sangue periferico, per esempio, può essere un indice importante di infiammazione. La proteina C-reattiva (PCR) è prodotta dal fegato e la si trova nel sangue periferico. La sua immissione nel circolo sanguigno avviene in risposta a processi infiammatori e dunque i suoi livelli nel sangue aumentano in maniera significativa se è in corso un’infiammazione.

Principali marcatori infiammatori

Esistono diversi esami del sangue che possono essere utilizzati per identificare e valutare l'infiammazione nel corpo. Ecco alcuni dei principali:

  • Proteina C Reattiva (PCR): La PCR è una glicoproteina che viene prodotta nel fegato in risposta a traumi o infezioni che innescano processi infiammatori. La PCR è una delle proteine della fase acuta del processo infiammatorio; viene prodotta dal fegato in seguito allo stimolo della IL-6 e IL-8. La PCR inizia ad essere rilevabile dopo 6-8 ore dall’inizio del processo infiammatorio e persiste per 48 ore dopo la fine dello stimolo. Per questo motivo, la PCR è talvolta chiamata proteina della fase acuta.
  • Velocità di Eritrosedimentazione (VES): La velocità di eritrosedimentazione (VES) è un indice infiammatorio che, come suggerisce lo stesso termine, misura la velocità con cui gli eritrociti (globuli rossi) di un campione di sangue - reso incoagulabile - sedimentano sul fondo della provetta che lo contiene. Questo test funziona misurando quanto tempo impiegano i globuli rossi a cadere sul fondo di una provetta. La VES è una misura indiretta delle concentrazioni di proteine plasmatiche ad azione pro-infiammatoria ed è influenzata da una serie di stati patologici.
  • Procalcitonina (PCT): La procalcitonina (PCT) è il precursore della calcitonina e viene utilizzato quale un marcatore biologico di sepsi, shock settico e gravi reazioni infiammatorie. In presenza di citochine pro-infiammatorie o di proteine batteriche (lipopolisaccaridi, LPS), la PCT viene sintetizzata dalle cellule parenchimali del polmone, del fegato, del rene, del tessuto adiposo e del tessuto muscolare.

Altri esami utili

Oltre a PCR, VES e PCT, altri esami possono fornire informazioni utili sullo stato infiammatorio:

  • Emocromo con formula: i cambiamenti nelle percentuali in cui sono presenti le cellule del sangue e nei parametri a loro associati (es. una conta leucocitaria e piastrinica elevata con un basso livello di emoglobina) possono contribuire a rilevare la presenza di una risposta flogistica in corso.
  • Calprotectina: sostanza presente nei neutrofili, molto attivi nell'infiammazione.
  • Ferritina: proteina essenziale per lo stoccaggio del ferro nell'organismo.
  • Fibrinogeno: è un fattore essenziale per la coagulazione del sangue, rilasciato in circolo in caso di necessità.

Interpretazione dei risultati

I livelli della proteina C-reattiva consentono di confermare o escludere la presenza di un’infiammazione, ma non possono indicare dove questa sia collocata. Un aumento dei marker infiammatori potrebbe essere sostenuto, per esempio, da una condizione transitoria come un’infezione passeggera, oppure da malattie più gravi come condizioni autoimmuni e tumori. L’entità del valore più alto o più basso rispetto a quello di riferimento deve essere visionata ed esaminata dal medico. Aspetto necessario per evitare da una parte inutili allarmismi e dall’altra ingiustificata superficialità.

Occorre precisare che la VES è un indice aspecifico (cioè generico) e deve essere interpretato nel contesto di altre indagini cliniche mirate: risultati elevati indicano spesso la presenza di infiammazione senza indicare al medico esattamente dove è situata l'infiammazione e da cosa è provocata.

Se la causa dell’infiammazione è nota, come una malattia autoimmune caratterizzata da infiammazione cronica, misurare la proteina C-reattiva potrebbe essere utile per valutare la fase di riacutizzazione o di quiete della patologia, verificando se la terapia stia funzionando in maniera adeguata o meno e dunque ridefinirla, se necessario. Occorre sottolineare però che alcune malattie infiammatorie, anche in fase di attività, non presentano elevati livelli della PCR e che la dimensione del rialzo non è necessariamente legata alla severità dell’infiammazione, se non nel tempo.

Tuttavia, l’alto costo, la disponibilità limitata e la mancanza di standardizzazione possono limitare l’uso clinico pratico di questi marcatori nella valutazione dell’infiammazione. A volte, tuttavia, l’aumentata infiammazione non è correlabile ad una patologia evidente.

Importanza della valutazione medica

È essenziale che i risultati degli esami del sangue per l'infiammazione siano valutati da un medico. In generale i medici di medicina generale verificano la VES quando sospettano un’infezione o un’infiammazione. La valutazione spetta sempre al medico, poiché l'interpretazione dei risultati deve essere fatta nel contesto della storia clinica del paziente, dei sintomi e di altri esami diagnostici.

«Gli esami del sangue dovrebbero essere sempre prescritti in base all'osservazione clinica, e sono le condizioni cliniche che devono guidare il medico all'interpretazione dei risultati. L'emocromo è l'esame più prescritto in tutte le fasce d'età. Le transaminasi sono enzimi localizzati all'interno delle cellule e presenti nel sangue, a bassi livelli. Rappresentano un indice molto sensibile di danno del fegato, ma sono un esame poco specifico: il loro aumento può essere causato anche da altre malattie non localizzate nel fegato o più frequentemente da un'infezione o dall'assunzione di alcuni farmaci.

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