Glicemia Alta e Scompenso Cardiaco: Una Relazione Pericolosa

Il diabete è una patologia cronica che provoca iperglicemia, ossia un aumento eccessivo dei livelli di glucosio nel sangue ed è considerato un fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiovascolari che possono degenerare nello scompenso cardiaco.

Lo scompenso cardiaco si verifica quando il cuore non riesce a pompare un volume di sangue adeguato alle necessità dell’organismo e di un suo corretto funzionamento: la conseguenza è l’insufficienza di vari organi e distretti coinvolti, dai polmoni, al fegato, agli arti inferiori.

L’aumento dei livelli di glucosio nel sangue provocato dal diabete ha a sua volta degli effetti negativi sulla salute delle arterie: provoca, infatti, lesioni che risultano poi alla base di eventi responsabili della cardiopatia ischemica cronica che può, nei casi peggiori, portare allo scompenso cardiaco.

Il diabete, insomma, implica una serie di alterazioni metaboliche che, sommate, possono promuovere un compromissione della funzione miocardica di pompa fino a causare uno scompenso cardiaco. Molto spesso il paziente resta asintomatico per lungo tempo e giunge all’osservazione del cardiologo quando i sintomi sono avanzati.

Per individuare le persone diabetiche a rischio di scompenso cardiaco e scongiurarne dunque l’insorgenza, è fondamentale la diagnosi precoce, possibile grazie alla collaborazione tra cardiologo e diabetologo e una presa in carico personalizzata, in cui la gestione terapeutica e di follow-up sia impostata in base alle esigenze cliniche della persona e agli eventuali ulteriori fattori di rischio che presenta.

Diabete e scompenso cardiaco sono due patologie altamente prevalenti e fortemente correlate, basti pensare che il diabete si riscontra in 1 paziente su 3 affetto da scompenso cardiaco e che il diabete incrementa il rischio di scompenso di 2-5 volte [1]. È chiaro come il diabete sia un target molto importante per la prevenzione dello scompenso, tuttavia la storia naturale che lega queste due condizioni non è stata ancora ben caratterizzata.

Per la stadiazione dello scompenso cardiaco è stata impiegata la nuova definizione universale pubblicata dalle società scientifiche nel 2021 [5], dove lo stadio A viene definito come l’assenza di sintomi di scompenso o di alterazioni cardiache strutturali ma in presenza di almeno un fattore di rischio clinico (aterosclerosi, ipertensione arteriosa, diabete, obesità, sindrome metabolica, insufficienza renale); mentre lo stadio B viene definito come la presenza di alterazioni cardiache strutturali o di incremento dei marcatori cardiaci (NT-proBNP ≥ 125 pg/mL, troponina T ad alta sensibilità > 14 ng/L per le donne e > 22 ng/L per gli uomini) sempre in assenza di sintomi di scompenso.

Ad un follow-up medio di 7.5 anni, si sono verificati complessivamente 470 eventi di scompenso cardiaco, di cui 233 classificati come HFpEF, 186 come HFrEF e 61 non classificati. I pazienti in stadio B hanno presentato un rischio maggiore di scompenso cardiaco clinicamente evidente indipendente dalla presenza di diabete, tuttavia i soggetti diabetici in stadio B hanno mostrato un rischio assoluto di progressione di almeno 4 volte superiore rispetto ai non diabetici in stadio A ed il rischio era ancora più elevato in presenza di diabete scompensato con Hb glicata ≥ 7% (HR 7.56). La presenza di diabete, soprattutto se scompensato, si è trovata inoltre associata ad una insorgenza di scompenso cardiaco clinicamente evidente in età più precoce sia nello stadio A che nello B.

Per quanto riguarda le tipologie di scompenso cardiaco, i soggetti in stadio B e con diabete non controllato hanno presentato un rischio incrementato di circa 5 volte sia di sviluppare HFrEF ed HFpEF rispetto ai non diabetici in stadio A.

I risultati di questo studio sottolineano l’importanza di una corretta diagnosi e di un adeguato trattamento del diabete nei pazienti nelle fasi “primordiali” dello scompenso cardiaco, prima ancora che si instaurino quelle alterazioni strutturali testimoniate dall’incremento dei bio-marcatori che aumentano drammaticamente il rischio di progressione verso forme di scompenso più avanzata.

Il diabete infatti rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari, ma allo stesso tempo le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel paziente diabetico.

L’elevata glicemia a digiuno è indiscutibilmente un potente promotore della malattia ateromasica, ovvero di quell’insieme di alterazioni della parete delle arterie che conduce alla loro occlusione, con le conseguenze che conosciamo, l’ictus e l’infarto miocardico.

Come Curare la Glicemia Alta?

L’elevata glicemia a digiuno è curabile sia modificando lo stile di vita e l’alimentazione che con prodotti di derivazione naturale (Berberina) o farmaci specifici che agiscono efficacemente nel ridurre il rischio metabolico del paziente.

Cura del Tumore al Seno e Prevenzione Cardio Cerebrovascolare

Spesso le donne che attraversano un percorso di cura per il tumore alla mammella si trovano dunque in una “zona rossa”, dove è importante riconoscere e trattare gli elementi che consentono di prevenire il rischio cardio e cerebrovascolare.

Un modo semplice per verificare che cosa sta succedendo alle arterie di una donna con elevata glicemia a digiuno è eseguire l’ecocolordoppler dei tronchi-sovra-aortici.

Con questo esame possiamo verificare se è cominciato il percorso di ispessimento della parete arteriosa (complesso intima-media o IMT) che conduce alla formazione della placca. Inoltre le carotidi sono spesso lo specchio delle coronarie e quindi, in presenza di un significativo incremento dell’IMT, può essere indicato anche un approfondimento cardiologico.

Riteniamo dunque che in un programma di cura e prevenzione della donna con sindrome metabolica e patologia oncologica della mammella non possa non rientrare l’ECDTSA.

In Auxologico, il Centro Malattie del Metabolismo Osseo e Diabete si occupa della cura dell'iperglicemia e riunisce esperti di metabolismo glucidico, il Servizio di Diagnostica per immagini invece offre la possibilità di effettuare tutte le indagini radiologiche per donne affette da tumore alla mammella. Per la prevenzione cerebro e cardiovascolare in Auxologico il Dipartimento di Cardiologia e la U.O.

Cuore e Reni: Un Legame Stretto

Cuore e rene sono strettamente legati: perché? Sicuramente cuore e rene sono fortemente collegati e sono due organi che subiscono entrambi l’impatto del diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2. In effetti, i nostri pazienti con diabete purtroppo muoiono spesso di malattie cardio-nefro-vascolari. Che cose si intende per malattie cardio-nefro-vascolari? Infarto, scompenso cardiaco, insufficienza renale terminale che può portare nei casi più fortunati al trapianto e nei casi meno fortunati alla dialisi.

Perché bisogna proteggere cuore e reni? Perché sono organi nobili, sono quelli che ci consentono di condurre una vita di buona qualità e ci consentono di arrivare a importanti età in qualità, salute e benessere. Cosa possiamo fare per evitare che il nostro cuore e i nostri reni si danneggino, soprattutto in corso di diabete? Per prima cosa, è bene tenere sotto controllo in modo ottimale il proprio diabete, in primis ipertensione, obesità e dislipidemia [alterazioni della quantità di lipidi (grassi) nel sangue, in particolare trigliceridi e colesterolo].

Rischio Cardiovascolare e Renale nel Diabete

Che cosa s’intende per rischio cardiovascolare e/o rischio renale, in una persona con diabete? Molto spesso il vostro diabetologo vi dirà che bisogna curare bene il diabete, si per avere una buona emoglobina glicata, una buona glicemia, ma soprattutto per evitare di avere le complicanze del diabete che sono subdole perché spesso decorrono per mesi se non anni in modo silente, cioè senza dare sintomi apparenti.

Le complicanze più rischiose del diabete sono proprio a carico di cuore, vasi, rene, occhi e naturalmente gli arti inferiori. Quindi il rischio cardiovascolare e il rischio renale rappresentano il potenziale pericolo di sviluppare delle patologie a carico del cuore e del rene, quando non si controlla in modo adeguato il proprio diabete. Naturalmente già avere il diabete comporta un fattore di rischio cardiovascolare maggiore rispetto a non averlo ma affrontando a 360° la patologia, giorno per giorno, e facendo regolarmente gli esami consigliati, tale rischio si riduce in modo significativo e si rallenta di molto lo sviluppo di complicanze diabetiche. La prevenzione rappresenta un investimento in salute futura proprio perché - come detto - le complicanze possono decorrere silenziose e manifestarsi quando il danno è già progredito. Si può fare molto con un approccio precoce.

Cosa Possiamo Fare in Pratica?

Cosa possiamo fare, in pratica? Raggiungere, appunto quegli obiettivi concordati con il diabetologo: le attuali linee guida pongono come riferimento un valore di glicata inferiore al 7%, quasi per tutta la popolazione; con valori più ambiziosi - inferiori a 6,5 - per i soggetti più giovani, più sani e soprattutto per quei pazienti che stanno assumendo terapie che non espongono a un rischio di ipoglicemie. Altra buona norma è correggere al meglio i fattori di rischio cardiovascolare e renali concomitanti come la pressione arteriosa (ricordo che anche qui ci sono degli obiettivi specifici per i pazienti con diabete), tenendo sotto controllo il peso e correggendo anche la dislipidemia.

Che cos’è la dislipidemia? In parole semplici, è avere il colesterolo alto. Molto spesso si parla di colesterolo buono e colesterolo cattivo. Diciamo che il vostro diabetologo saprà guidarvi sulle linee guida, saprà darvi degli obiettivi personalizzati sulla base delle vostre specifiche necessità. Non dobbiamo avere paura di avere bassi livelli di colesterolo ma dobbiamo preoccuparci se i livelli di colesterolo sono appena mossi perché purtroppo il paziente diabetico deve avere dei valori di colesterolo più bassi di quelli della popolazione in generale. Quindi se il vostro diabetologo vi proporrà dei farmaci per ridurre il colesterolo lo farà magari anche in presenza di quello che sul referto degli esami può sembrare un colesterolo assolutamente normale questo perché appunto l’obiettivo per il paziente diabetico è un obiettivo più stringente e più basso che nel resto della popolazione.

Cosa si può fare? Sicuramente, lavorare sul proprio stile di vita: raccomando sempre a tutti i miei pazienti di camminare, camminare, camminare. Sembra una banalità ma aiutare il nostro organismo camminando tutti i giorni, concentrandosi sul camminare quindi non correndo per il lavoro o per commissioni varie. Recentemente, è stata pubblicata un’indagine che dimostra quanta differenza ci sia tra camminare per fare attività fisica e camminare per/sul luogo di lavoro. Purtroppo, l’attività che si svolge sul luogo di lavoro non è l’attività fisica che ci aiuta a proteggere il nostro cuore, a proteggere le nostre arterie e quindi a proteggere anche i nostri reni. Non dimentichiamo che essi sono una sorta di grande contenitore di tante piccole arteriole, ovvero tanti piccoli vasellini che vanno incontro ad aterosclerosi e che quindi possono danneggiarsi irreparabilmente.

Seguire uno stile alimentare sano e variato. L’altro aspetto da non sottovalutare per tenere sotto controllo diabete, pressione e livelli di lipidi nel sangue è naturalmente il comportamento a tavola e la propria dieta. La dieta di una persona con diabete non differisce granché da una dieta varia ed equilibrata, di tipo mediterraneo, di una persona definita sana. Troppo spesso si ritiene ancora di dover rinunciare totalmente ai carboidrati o ad altri nutrienti ed essere condannati a diete rigide e rigorose e prive di qualsiasi gratificazione per il palato. Non è cosi! Come saprete, la parola “dieta” significa modo di vivere, stile di vita con particolare riferimento al modo di nutrirsi, all’attività fisica e all’assenza o limitazione di fumo e di superalcolici. Si tratta di buone abitudini che dovrebbero essere integrate nella vita di tutti i giorni; piccoli accorgimenti che, sommati, producono un grandissimo giovamento in termini di salute. Tra questi, il soggetto con diabete deve porre particolare attenzione anche all’indice glicemico degli alimenti, al carico glicemico del pasto e alla conta dei carboidrati (CHO); quest’ultimo in particolare per chi soffre di diabete tipo 1.

Diabete e Danni a Cuore, Vasi e Reni

La persona con diabete ha un rischio maggiore di danni a cuore, vasi e reni? Sì, purtroppo sì. La persona con diabete, in particolare con diabete di tipo 2, ma anche con diabete di tipo 1, è una persona che ha un rischio maggiore di sviluppare eventi a livello di cuore, reni e vasi. Quali sono tali eventi? Prima di tutto l’infarto, e lo scompenso cardiaco per quanto riguarda il cuore, senza dimenticare i disturbi del ritmo (aritmie). Per quanto riguarda i reni, il danno della funzione renale è completamente sintomatico. Ci accorgiamo che i nostri reni non funzionano quando ormai il danno è particolarmente avanzato quindi - purtroppo - tale funzione va periodicamente controllata.

È importante, inoltre ricordarsi di fare regolarmente (almeno una volta all’anno, se il diabete è sotto controllo) una visita dall’oculista (l’occhio è un altro organo bersaglio di complicanze diabetiche, il cui sviluppo, se intercettato precocemente, si può tenere sotto controllo) e di porre - come dico spesso ai miei pazienti - la massima cura anche agli arti inferiori e dedicando una buona igiene quotidiana dei piedi perché tutto l’organismo del paziente con diabete può andare incontro a un insulto a livello dei piccoli vasi, a una progressione dell’aterosclerosi che procede… silenziosa!

Diabete, Obesità e Malattia Renale Cronica: Una Triade Pericolosa

Assolutamente sì, lo voglio ribadire per rafforzarvi l’importanza di controllare bene il diabete e agire sul peso. Lo so, a volte è difficile ma non mollate mai! Tenete conto che i reni, sono deputati alla filtrazione, ovvero a pulire - passatemi il termine poco scientifico - il nostro sangue e a consentirci quindi di espellere molte delle tossine che accumuliamo durante la giornata; i reni soffrono sia per colpa del diabete ma anche per l’eccesso di peso, quindi è davvero molto importante seguire un’alimentazione corretta, cercare di mantenere uno stato di normopeso; quando c’è un problema di sovrappeso/obesità, cercare di calare di peso il più possibile anche perché essere obesi, essere sovrappeso, influenza ahimè non solo la funzione renale direttamente ma anche i valori di pressione arteriosa.

Sempre parlando in termini semplici, per maggiore chiarezza, tenete conto che a livello renale arriva tutta l’onda del sangue espulsa dal cuore ad ogni pulsazione, arriva e non trova nessuna protezione, quindi arriva proprio diretta come una marea; se la pressione arteriosa del paziente è troppo alta, giorno per giorno va a danneggiare in modo significativo il rene, quindi cercare di mantenere uno stato di normopeso, cercare di ridurre il peso quando c’è un eccesso ponderale, sicuramente favorirà una maggiore protezione dei reni, in particolare quando all’ipertensione e/o all’obesità è associato anche il diabete tipo 2 che sappiamo essere un fattore di rischio importante per danno renale.

Tenete conto che negli Stati Uniti la prima causa di ingresso in dialisi, quella terapia che sostituisce la perdita della funzione del rene, la prima causa vi dicevo è proprio il diabete e tenete conto che negli USA i soggetti con diabete, sono persone che in genere hanno un eccesso ponderale significativo, quindi le due patologie, diabete e obesità, remano proprio contro la buona funzione del nostro rene.

Misurare la Pressione Correttamente

Misuriamo la pressione con lo strumento giusto. Vi faccio solo un’ultima raccomandazione: tenete conto che quando c’è un problema di peso, anche lo strumento che si utilizza per misurare la pressione arteriosa deve essere adatto al proprio braccio. In presenza di un eccesso di peso significativo, non si può usare un bracciale per normopeso perché si rischia di avere dei valori di pressione non attendibili, quindi anche qui è molto importante cercare di stare attenti a come si fanno le cose, soprattutto se la si misura a casa. Tutti noi possiamo controllarci la glicemia, possiamo controllarci la pressione, possiamo controllarci addirittura in tempo di covid abbiamo imparato bene o male tutti a farci il tampone per verificare se c’era un problema di infezione da Covid. Tutto si può fare a casa, ma bisogna farlo nel modo corretto, quindi se si ha un problema di peso, attenzione a misurare la pressione con il bracciale adeguato. In caso di dubbio, farsi consigliare dal farmacista.

Prevenzione Cardiovascolare Personalizzata

Che cosa si intende per prevenzione cardiovascolare personalizzata? Questo è un argomento particolarmente importante: partiamo dal fatto che non siamo tutti uguali, quindi dobbiamo anche identificare con i nostri curanti, il medico di famiglia, lo specialista diabetologo, l’endocrinologo o il cardiologo, gli obiettivi più corretti per noi. Non ascoltiamo i consigli del vicino di casa ed evitiamo di darne a nostra volta! Non è detto che necessariamente il vicino di casa che magari ha le nostre patologie debba essere curato col la terapia che viene prescritta a noi. Gli obiettivi sono diversi, variano in funzione dell’età, variano in funzione delle patologie concomitanti, variano in funzione della tolleranza ai farmaci, variano in funzione di una moltitudine di fattori che dovete magari farvi anche esplicitare qualche volta dal vostro specialista o dal vostro medico di famiglia. Noi endocrinologi spesso diciamo che gli obiettivi devono essere condivisi, devono essere condivisi col paziente, dare degli obiettivi raggiungibili. Quando vi propongono di camminare, quando vi propongono di fare una dieta, bisogna che il consiglio venga interiorizzato. Se io vi dicessi di scalare l’Everest probabilmente molti di voi mi direbbero “dottoressa, lei è impazzita!” e avrebbero ragione. Quindi bisogna concordare degli obiettivi sostenibili, che siano calibrati sulle vostre capacità.

Obiettivi personalizzati, perché? Un esempio su tutti ve lo posso fare, ed è quello dell’emoglobina glicata. Secondo le Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità, è consigliato averla inferiore a 7 o 57% o 53 millimoli nella maggior parte della popolazione, ma nei pazienti più giovani, in quelli che hanno magari minor durata di malattia, meno comorbidità o che prendono farmaci più sicuri, da un punto di vista delle ipoglicemie e dal punto di vista cardiovascolare, si potrà ambire a valori di glicata inferiori a 6.5, inferiori a 48. Nei pazienti più anziani, con una lunga durata di diabete, magari raggiungere quegli obiettivi richiede un’intensificazione della terapia che può avere degli aspetti negativi, magari esporli a rischio di ipoglicemia, per cui qualche volta si bilancia, diciamo così, tra l’ottimizzazione del compenso, la personalizzazione della terapia, il raggiungimento dell’obiettivo personalizzato, evitando di inseguire un valore particolarmente ambizioso, aggiungendo terapie che potrebbero essere troppo aggressive o pesanti da seguire e che potrebbero favorire la mancata aderenza al trattamento piuttosto che una maggiore efficacia.

L’altro aspetto è che sicuramente anche per la pressione arteriosa vale un discorso di quadro complessivo del paziente, quindi gli obiettivi andranno personalizzati e così per la dislipidemia, dove - per esempio - l’esistenza di un pregresso evento cardiovascolare impone un’aggressività ancora maggiore al trattamento dell’alterazione lipidica, soprattutto nel paziente con diabete.

Lo scompenso cardiaco, in generale, necessita di cure che devono proseguire per tutto il corso della vita e che comportano un miglioramento delle prestazioni cardiache. È importante che la dieta sia il più possibile varia e preveda un apporto equilibrato delle sostanze nutritive. In particolar modo, è necessario ridurre il consumo di sale e di zucchero, ma anche di colesterolo e grassi saturi. Anche l’alcol, inoltre, contribuisce a un indebolimento del cuore. Per quanto riguarda l’attività fisica, il consiglio è svolgere più volte alla settimana un’attività aerobica, di intensità adeguata alla propria forma fisica e alle proprie condizioni cliniche. Per questo è sempre consigliato, in caso di problemi cardiologici, fare prima riferimento al medico.

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