L’iperglicemia, o glicemia alta, indica una presenza eccessiva di zuccheri nel sangue. Può essere temporanea, e causata da fattori fisiologici, oppure rappresentare il segnale della presenza di una condizione cronica come il diabete.
Cos'è l'iperglicemia?
L’iperglicemia è una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue superano i valori considerati normali. In un soggetto sano, infatti, l’organismo regola i livelli di zucchero nel sangue attraverso un meccanismo preciso che coinvolge l’insulina, ovvero un ormone prodotto dal pancreas. L’insulina “facilita” il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, dove viene utilizzato come fonte di energia. Se questo meccanismo subisce delle alterazioni, ad esempio perché non viene prodotta insulina in quantità sufficienti, oppure perché risulta inefficace, il glucosio tende ad accumularsi nel sangue, provocando appunto iperglicemia.
Si tratta di una condizione “tipica” (e di uno dei sintomi più evidenti) del diabete (compreso il diabete infantile), ma può comparire anche in persone non diabetiche. In alcuni casi, come dopo un pasto particolarmente abbondante, l’aumento della glicemia è fisiologico e temporaneo, ed è la cosiddetta iperglicemia postprandiale.
Quando, invece, i livelli di glucosio nel sangue sono inferiori a quelli considerati “normali”, parliamo di ipoglicemia.
Quali sono le cause dell'iperglicemia?
La causa più frequente di iperglicemia è il diabete mellito, in cui l’insulina, ovvero l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule, è prodotta in quantità insufficiente o non funziona correttamente. L'iperglicemia è l’elemento caratteristico del diabete mellito: in questo caso l’iperglicemia deve essere adeguatamente trattata, perché, se non si ripristinano i valori normali, il paziente può sviluppare complicanze croniche al sistema cardiovascolare, a quello nervoso, ai reni e agli occhi.
Nel diabetico in terapia ipoglicemizzante, l'iperglicemia deriva molto spesso dall'insufficiente somministrazione di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti.
Nei soggetti con diabete, l’iperglicemia può comparire per diverse ragioni:
- Mancata assunzione dei farmaci prescritti, oppure assunzione con dosaggi inadeguati.
- Dieta sbilanciata e/o inadeguata.
- Insufficiente attività fisica.
- Disidratazione.
Qualora l’iperglicemia sia causata dal diabete è fondamentale rivolgersi ad un centro diabetologico. A questo proposito, è utile sapere che in Italia abbiamo diversi centri diabetologici d’eccellenza.
Anche alcuni farmaci possono potenzialmente interferire con il metabolismo del glucosio, in particolare:
- Corticosteroidi
- Alcuni antidepressivi
- Beta-bloccanti
- Alcuni tipi di diuretici tiazidici
- Alcune terapie ormonali
Infine, tra le ulteriori condizioni che possono provocare iperglicemia possiamo ricordare:
- L’insulino resistenza, che può essere a sua volta causata dal diabete di tipo 2 o dal diabete gestazionale. Nell’insulinoresistenza, le cellule del corpo non rispondono correttamente all’insulina. Di conseguenza, l’insulina non può svolgere efficacemente il suo ruolo di facilitare l’ingresso del glucosio nelle cellule.
- L’intolleranza glucidica
- Le malattie endocrine
- I tumori e le malattie a carico del pancreas
Altre cause possono essere: una mancata o inadeguata assunzione della terapia in soggetti diabetici (insulina e/o ipoglicemizzanti), un aumentato fabbisogno di terapia per una malattia acuta concomitante, un’eccessiva assunzione di carboidrati in soggetti predisposti o assunzione di farmaci diabetogeni.
Possono sviluppare glicemia alta anche persone non diabetiche ma soggette a condizioni o patologie che comportano fattori di rischio.
La causa all'origine dell'iperglicemia può essere ricondotta a un'insufficiente produzione dell'ormone insulina o a una sua inadeguata azione.
Anche ridurre bruscamente il livello di attività fisica o consumare un pasto ricco di carboidrati contribuisce, soprattutto nel paziente diabetico, ad elevare significativamente i livelli glicemici.
Quali sono i sintomi della glicemia alta?
I sintomi dell’iperglicemia possono comparire in modo graduale e variare sia in base ai livelli di glucosio, sia alla durata della condizione. In molti casi l’iperglicemia è addirittura asintomatica, tuttavia quando i valori di glucosio nel sangue superano i 180-200 mg/dl possono manifestarsi i primi segnali, tra cui:
- Polidipsia, ovvero aumento della sensazione di sete.
- Poliuria, ovvero minzione frequente, anche notturna.
- Senso di malessere e affaticamento persistente.
- Polifagia, ovvero aumento dell’appetito.
- Perdita di peso apparentemente ingiustificata.
- Mal di testa.
- Senso di nausea.
- Problemi alla vista, in particolare visione offuscata.
- Secchezza delle fauci.
- Arrossamenti e secchezza cutanea.
Altri sintomi comuni in condizioni di iperglicemia sono la perdita di peso (quando la condizione cronicizza), l'annebbiamento della vista, la facile affaticabilità, la nausea ed il vomito, la sonnolenza, l'arrossamento e la disidratazione cutanea, la xerostomia (scarsa ed alterata secrezione salivare), l'alito acetonemico (odore di frutta matura) e le infezioni da candida.
Spesso l’iperglicemia non dà alcun sintomo né segno, per questo il diabete (malattia cronica secondaria alla persistente iperglicemia) è ritenuto una malattia subdola. A volte i sintomi compaiono quando la malattia è già presente da anni.
Molti di questi sintomi non sono esclusivi del diabete e possono essere facilmente confusi con altre condizioni di salute.
I sintomi dell’iperglicemia vengono spesso sottovalutati, perché non riconosciuti o attribuiti ad altri fattori.
Nei diabetici i sintomi dell’iperglicemia tendono a svilupparsi lentamente nell’arco di qualche giorno o settimane.
I sintomi di iperglicemia possono anche dipendere da un diabete non diagnosticato; è quindi fondamentale consultare il proprio medico per un inquadramento.
Gli esami e la diagnosi per la glicemia alta
L’iperglicemia si diagnostica con un prelievo di sangue a digiuno, in cui vi si misura la concentrazione di glucosio. Come primo screening per monitorare i livelli di glucosio si effettua un prelievo ematico a digiuno. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl. La fascia di normalità è compresa tra 70-99mg/dl. Durante la giornata oscillazioni che vanno dai 60 ad 140 mg/dl sono considerate normali.
Valori superiori a 100 mg/dl indicano la presenza di un'alterazione, mentre una glicemia a digiuno pari o superiore a 126 mg/dl in almeno due occasioni distinte consente di diagnosticare il diabete.
Oltre al test della glicemia, nei soggetti con sospetta iperglicemia può essere richiesto un ulteriore esame, ovvero il dosaggio dell’emoglobina glicata.
Quest’ultimo fornisce informazioni sui livelli medi di glucosio nel sangue delle 8-12 settimane precedenti all’esame. Si tratta di un parametro potenzialmente utile per poter distinguere se si tratta di un episodio isolato o di una condizione cronica, e per valutare di conseguenza la necessità di effettuare alcune modifiche nello stile di vita (ad esempio chiedendo un consulto ad un nutrizionista per sapere cosa mangiare con la glicemia alta), o la prescrizione di una terapia farmacologica.
Altri esami utili possono includere:
- La ricerca di glucosio e corpi chetonici nelle urine, soprattutto in presenza di sintomi gravi. I controlli urinari del glucosio sono meno accurati di quelli ematici (cioè sul sangue) e dovranno essere adottati solo nell’impossibilità di un esame del sangue. I controlli urinari dei chetoni, però, diventano importanti quando un diabete è fuori controllo o in caso di malattia.
- Il dosaggio del peptide C, che aiuta a valutare lo stato di salute delle cellule del pancreas responsabili della produzione di insulina.
Questi esami possono essere effettuati in dei centri di endocrinologia di eccellenza e non.
Qualora fosse il primo riscontro di tale alterazione è necessario rivolgersi al proprio medico per eventualmente effettuare un altro prelievo di controllo associato, qualora fosse il caso, a un prelievo per emoglobina glicata, dato biochimico che permette di capire se il dato di iperglicemia sia isolato o cronico.
Nei soggetti con valori di glicemia compresi tra 110-125 mg/dl e parenti di primo grado, genitori e nonni, affetti da diabete, si consiglia l’esecuzione del Carico Orale di Glucosio, un esame che valuta i livelli glicemia a digiuno e a due ore dall’assunzione orale di 75g di glucosio, sempre mediante prelievo ematico. Rientrano nei limiti di norma, valori di glicemia a 2 ore dal pasto inferiori a 140 mg/dl. Esiti nel range 141-199 mg/dl evidenziano una ridotta tolleranza ai carboidrati. Se l’esito dell’esame mostra invece valori superiori a 200 mg/dl, la diagnosi è di Diabete mellito (di tipo 1).
Per molti soggetti diabetici, l’obiettivo sarà intorno a 6,5 - 7% (48 - 53 mmol/mol); può tuttavia dover essere più alto in alcuni pazienti, in particolare bambini e anziani.
I valori di HbA1c compresi tra 42 e 48 mmol/mol (6,0-6,49%) non sono legati ad una diagnosi di diabete, ma sono considerati meritevoli di attenzione in quanto associati a un elevato rischio di sviluppare la malattia. Ricordiamo in ogni caso che al momento non esiste uniformità di vedute su questo punto da parte delle società mediche, infatti l’OMS considera le evidenze disponibili non sufficienti per dare alcuna raccomandazione sull’interpretazione di livelli di emoglobina glicata inferiore a 48 mmol/mol (6,49%), mentre al contrario, l’ADA (Associazione diabetologi statunitense) estende la categoria di elevato rischio anche ai valori di emoglobina glicata compresi fra 39 e 42 mmol/mol (es. 5,7-6%).
Quali sono i rimedi per la glicemia alta?
La gestione e il “cosa fare” in presenza di iperglicemia dipendono dalla gravità del quadro clinico e dalle cause che hanno determinato la condizione. In ogni caso, a prescindere dalle cause l’obiettivo è riportare i valori glicemici entro la soglia di normalità.
Se la glicemia è solo moderatamente elevata, è possibile adottare fin da subito dei piccoli cambiamenti nello stile di vita, in particolare svolgendo attività fisica moderata, aumentando l’assunzione di acqua e, solo e soltanto con il supporto del nutrizionista e in caso di necessità, ridurre l’assunzione di carboidrati.
Nelle persone con diabete, è importante regolare correttamente le dosi dei farmaci ipoglicemizzanti o dell’insulina, secondo le indicazioni del medico.
In presenza di sintomi gravi, come vomito, disidratazione o alterazione dello stato di coscienza, è necessario rivolgersi al pronto soccorso, poiché potrebbero essere segnali della presenza di complicazioni serie.
Infine, quando l’iperglicemia è episodica e legata a situazioni transitorie può rientrare spontaneamente, ma è comunque consigliabile segnalare la condizione al proprio medico, effettuando dei monitoraggi periodici.
Verificare con il medico la necessità di controllare la glicemia. Talvolta, si misurano valori di glicemia occasionalmente più alti o più bassi del solito senza poterne individuare la ragione. Una malattia virale acuta o l’influenza faranno quasi sempre aumentare i livelli di glicemia, tanto che potrà essere necessario contattare il proprio medico. Vi sono numerose altre cause di variazione dei livelli glicemici. L’accuratezza di tutti i dispositivi di misura può essere controllata con gocce di liquidi dispositivo-specifici, chiamati soluzioni di controllo. Se preoccupati del buon funzionamento del dispositivo, è possibile verificarlo con una soluzione di controllo. È importante prendersi cura delle strisce in modo da ottenere risultati accurati. La manutenzione andrà eseguita secondo le istruzioni del fabbricante.
La dieta e lo stile di vita per abbassare la glicemia
In molti casi, per trattare l’iperglicemia, è necessario attuare dei cambiamenti nel proprio stile di vita. In particolare: adottare con il supporto di un nutrizionista un’alimentazione bilanciata. In particolare, può essere necessario limitare l’assunzione di zuccheri semplici e di alimenti ultraprocessati. I livelli di glucosio nel sangue (glicemia) a digiuno sono di norma al minimo la mattina, prima della colazione, ma aumentano sempre dopo i pasti per un paio di ore circa.
Un’alimentazione sana è alla base di una vita sana, a prescindere dal diabete. In presenza della malattia, però, la consapevolezza di come i cibi interagiscano con il glucosio nel sangue diventa essenziale.
Per quanto possibile, pianificare per ciascun pasto una giusta composizione di amidi, frutta e verdure, proteine e grassi.
La glicemia alta è favorita da una dieta poco equilibrata, con un consumo eccessivo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati. Va quindi favorita la dieta mediterranea, ricca delle fibre contenute nelle verdure, che vanno sempre quando possibile aumentate, mentre tra la frutta è opportuno limitare quella con maggiori quantità di zuccheri, come uva, banane, fichi o la frutta essiccata. I formaggi vanno consumati con moderazione non più di 2-3 volte a settimana, privilegiando quelli freschi tipo ricotta, fiordilatte, primosale ed evitando quelli più grassi (es. mascarpone, gorgonzola) e stagionati. Anche il consumo di carne andrebbe limitato, in particolare le carni rosse, se lo si desidera si possono consumare moderatamente i tagli magri e le carni bianche, ma in generale è meglio inserire nella propria dieta altre fonti di proteine, come i legumi e il pesce. E i carboidrati? Come abbiamo detto sono da evitare quelli raffinati, che vanno sostituiti dai cereali integrali (da consumare comunque con limitazione). Gli alimenti andrebbero conditi a crudo con olio extravergine di oliva e al sale sono da preferire le spezie e le erbe aromatiche. Le porzioni, inoltre, vanno contenute: regolare la quantità di calorie ingerite è utile a evitare picchi glicemici.
In presenza di diabete o glicemia alta per effetto di altre condizioni, seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure. Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce. Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici.
Al termine del controllo glicemico, annotare i risultati e rivederli con il medico per capire come cibo, attività fisica e stress influiscono sulla glicemia. Osservare con attenzione i dati relativi alla propria glicemia per vedere se i livelli risultano troppo bassi o troppo alti, ripetitivamente più o meno alle stesse ore del giorno. È necessaria una lunga fase di apprendimento. Tenere presente che i risultati delle misurazioni glicemiche spesso hanno un alto impatto emotivo. Questi risultati possono generare fastidio, confusione, frustrazione, rabbia o depressione. È facile usare i numeri per auto-valutarsi. Ricordarsi che il livello glicemico è un modo per monitorare l’efficacia del programma di cura del proprio diabete, ma non è un giudizio sulla persona.
È importante ribadire che chi ha il diabete deve seguire i consigli e le terapie proposte degli specialisti diabetologi di riferimento, ma ci sono una serie di accortezze quotidiane che possono aiutare a contenere i fattori di rischio e diminuire il livello di glicemia nel sangue. Tra le principali concause del diabete figurano obesità e sovrappeso, spesso dovuti a uno stile di vita errato, in cui non viene praticata attività fisica. Effettuare un’attività sportiva regolarmente, invece, aiuta a contenere il peso e favorisce l’utilizzo dello zucchero da parte dell’organismo, che lo trasforma in energia. Una delle conseguenze dell’iperglicemia è la disidratazione: bere molta acqua aiuta a mantenersi idratati e a eliminare il glucosio in eccesso tramite le urine. Anche lo stress favorisce la glicemia alta, a causa della maggior secrezione di ormoni che aumentano i valori di glucosio nel sangue. Infine anche avere un riposo notturno regolare aiuta l’organismo a mantenersi in salute: poco riposo e un ritmo sonno-veglia irregolare favoriscono l’iperglicemia, proprio come lo stress. Evitare caffeina e cioccolato nelle ore precedenti al sonno, non esporsi a schermi come quelli di televisione, computer o smartphone e creare una routine che introduca il corpo al riposo, possono essere semplici trucchi per dormire meglio.
Essere il più possibile attivi; l’attività fisica regolare può aiutare ad arrestare la salita della glicemia. Può risultare complesso mantenere i livelli glicemici nei limiti raccomandati dal proprio medico. Infatti, i fattori che fanno variare la glicemia sono molti, e talvolta improvvisi.
L’attività fisica è un’altra componente importante del piano di prevenzione e gestione del diabete. Questi fattori concorrono ad abbassare il livello glicemico nel paziente diabetico e prevenirlo nel soggetto sano. Più intensa è l’attività fisica, più dura l’effetto. Le variazioni ormonali la settimana prima e durante le mestruazioni possono determinare fluttuazioni significative della glicemia. Sotto stress, gli ormoni prodotti dall’organismo in risposta a uno stimolo prolungato possono causare un incremento del livello glicemico. Più si conoscono i fattori che influenzano la propria glicemia, più se ne possono prevedere le fluttuazioni e gestirsi coerentemente.
Infine, per i pazienti diabetici in cui è indicato, è importante monitorare la glicemia mediante l’utilizzo degli appositi misuratori segnalati dagli specialisti.
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