La capsula endoscopica rappresenta una soluzione diagnostica moderna, sicura e tecnologicamente avanzata per visualizzare l’apparato digerente, in particolare il piccolo intestino (duodeno, digiuno e ileo). Questo dispositivo monouso, ingeribile, è dotato di una o due telecamere che acquisiscono immagini dell’intestino sfruttando la peristalsi naturale.
Sottoutilizzo della Capsula Endoscopica in Italia
Nonostante la sua utilità, la capsula endoscopica, introdotta in Italia nel 2001, è sottoutilizzata con circa 7.500 casi l’anno rispetto ai 25.000 in Francia. Nei prossimi mesi, le Linee Guida Tecniche Europee forniranno indicazioni formali su come eseguire l’enteroscopia con capsula endoscopica in modo efficace ed efficiente nella pratica clinica.
NaviCam ProScan: Intelligenza Artificiale al Servizio della Diagnosi
NaviCam ProScan, un sistema di endoscopia capsulare di Anx Robotics, utilizza un algoritmo che facilita l’individuazione delle patologie concentrandosi sulle immagini sospette. Questo sistema è più veloce dei metodi convenzionali grazie all'intelligenza artificiale, che permette di trovare più lesioni in meno tempo.
In pratica, con la videocapsula è possibile esaminare sette pazienti in più nello stesso tempo. Lunga 27 mm con un diametro di 11,8 mm, la compressa ha un campo visivo di 140° e una risoluzione di 480×480. Oltre alla precisione e al risparmio di tempo, è economica, il download veloce del video consente procedure brevi ed è possibile utilizzare un metodo non radioattivo per il controllo della sua posizione. Il registratore dei dati viene installato grazie a una cintura per sensori e indossato durante l’intero periodo di registrazione.
Applicazioni Cliniche della Videocapsula
Come spiega Maria Elena Riccioni, Uoc Endoscopia digestiva chirurgica del Policlinico Gemelli, l’utilizzo della videocapsula in sé non è una novità, ma in questo caso l’avanzata della tecnologia cambia lo scenario. La videocapsula è utilizzata per la diagnosi delle patologie dell’intestino tenue da circa venti anni. Al Policlinico Gemelli vengono eseguiti almeno 250 esami l’anno con la videocapsula, per diverse indicazioni, tra cui la ricerca delle fonti di sanguinamenti ‘oscuri’, la diagnosi di malattia di Crohn difficile, il sospetto di tumore del tenue, le sindromi poliposiche e le malattie ereditarie gastro-intestinali rare.
Procedura
La procedura prevede che il paziente a digiuno ingerisca la videocapsula dopo aver firmato il consenso informato. Successivamente, viene dotato di un rilevatore-registratore (una sorta di Holter) che porterà con sé per tutta la durata dell’esame (circa otto ore). Al termine dello studio, la videocapsula viene espulsa con le feci. Il medico rivede su un monitor la registrazione del passaggio della compressa nei diversi tratti di intestino, a occhio nudo o con l’ausilio dell’algoritmo che attira la sua attenzione su aree sospette.
La Sala Operatoria Ibrida al Policlinico Gemelli
L’attenzione alle nuove tecnologie del Policlinico Gemelli è arricchita dalla nuova sala ibrida inaugurata presso il Centro malattie apparato digerente dedicata al trattamento endoscopico delle patologie gastroenterologiche. La sala operatoria comprende una Tac a 128 strati e un angiografo rotazionale a braccio robotizzato Artis Pheno di ultimissima generazione che lavorano in maniera integrata. La sala ibrida è dotata anche di un eco-endoscopio, che consente la visualizzazione diretta della posizione in cui si trova lo strumento ‘dall’interno’, e di aggiungere dunque ulteriori dettagli di imaging.
Gastroscopia e COVID-19
L’emergenza sanitaria COVID-19 ha evidenziato la necessità di una rivisitazione dei regimi di erogazione delle prestazioni, incentivando la de-ospedalizzazione, la riduzione delle degenze ospedaliere e garantendo appropriatezza di cura, sicurezza e sostenibilità. In questo contesto si inserisce l’esame diagnostico della gastroscopia, utile a investigare numerose problematiche e a scongiurare, in molti casi che la patologia peggiori.
Utilizzo della Video Capsula in Sicilia
In Sicilia, nonostante le indicazioni della Società Scientifica ESGE ne raccomandino l’uso in regime ambulatoriale, le procedure di indagine del piccolo intestino mediante videocapsula endoscopica sono ancora realizzate in regime di ricovero ordinario, con ospedalizzazione di due o più notti e costi elevati. È possibile effettuare indagini dell’apparato digerente in totale sicurezza, limitando l’interazione tra operatore sanitario e paziente attraverso l’utilizzo di dispositivi all’avanguardia come la video capsula.
Intervista al Dottor Giuseppe Scarpulla
Ne abbiamo parlato con il dottor Giuseppe Scarpulla, Componente Commissione Scientifica Nazionale Video Capsula Endoscopica. Secondo il dottore, l’idea di utilizzare PillCam nasce dalla necessità di esplorare il piccolo intestino, un tempo indagabile in maniera approssimativa con la radiologia o con l’intervento chirurgico.
Pro e Contro Rispetto all'Esame Tradizionale
«PillCam ci permette di visualizzare con la registrazione video gli angoli più remoti e le minime lesioni non visualizzabili con le metodiche tradizionali. L’iniziale utilizzo della Video capsula era per lo studio del piccolo intestino soprattutto nei sanguinamenti oscuri, dopo una gastroscopia e una colonscopia negativa. Subito dopo i primi esami, l’estensione all’esame venne esteso per lo studio della malattia celiaca refrattaria, Morbo di Crohn non stenosante, lesioni da antinfiammatori, poliposi del piccolo intestino, patologia neoplastica, diarrea cronica».
Controindicazioni
«In tutti quei pazienti in cui si sospetta un’occlusione intestinale. In questi casi se la stenosi non è nota si può far precedere l’esame con una capsula spia chiamata Patency, che non registra e che è costituita da materiale che dopo qualche giorno, nel caso di un restringimento, si dissolve e viene espulso solamente un piccolo tag identificabile con la radiofrequenza. In questo caso non si procede all’esame con la video capsula. Una complicanza per fortuna rara è la ritenzione della video capsula, cioè la sua mancata espulsione nelle feci entro due settimane».
Utilizzo in Sicilia dal 2003
«Qui la video capsula è stata utilizzata per la prima volta su un paziente il 3 maggio del 2003 nell’UOC di Gastroenterologia di Caltanissetta di cui ero direttore. Altri centri si sono dedicati a questo tipo di indagine quell’anno, fra questi la Gastroenterologia del “Vittorio Emanuele” di Catania».
Evoluzione Tecnologica
«Questa tecnologia ci ha permesso di ridurre le metodiche tradizionali, per le quali occorrevano ed occorrono almeno in media cinque tipologie di esami, con i relativi tempi di attesa e costi. Con la video capsula ne basta uno ed i risultati sono non solo affidabili ma in alcuni casi ci mostrano molto di più di altri esami. Già da alcuni anni, inoltre si sono aggiunte la video capsula per lo studio del colon e la video capsula per lo studio del Morbo di Crohn».
Costi
«Purtroppo, in Sicilia questa tecnologia, pur essendo stata inserita nel LEA, dall’Assessorato della Salute, non è stato a tutto oggi integrata nel Prontuario Regionale, per cui i pazienti che devono effettuare questi esami devono ricoverarsi per due/tre giorni con costi che superano i 2.500 euro, contro i mille in media, nelle regioni (ormai tante) dove l’esame viene effettuato ambulatorialmente».
Appello per l'Utilizzo Ambulatoriale
«Il mio appello, condiviso dai colleghi che utilizzano questa tecnologia e probabilmente anche dai pazienti che necessitano di questo esame, è rivolto all’assessore regionale della Salute affinché possa introdurre nel Prontuario Regionale questa metodica, possibilmente individuando quei centri di eccellenza che già da molti anni effettuano questi esami, rispettando le corrette indicazioni cliniche. L’introduzione in Sicilia della video capsula endoscopica permetterebbe di ridurre notevolmente i tempi per giungere ad una corretta diagnosi, con un notevole risparmio economico. È questo è stato documentato ampiamente nelle regioni dove già da anni viene utilizzata in regime ambulatoriale».
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