Gastroenterite: Esami del Sangue Necessari per la Diagnosi e la Gestione

La gastroenterite, spesso definita influenza gastrointestinale, è un'infiammazione che colpisce la mucosa dello stomaco e l'inizio dell'intestino, manifestandosi prevalentemente nei bambini, ma riscontrabile anche negli adulti. La gastroenterite virale, nota anche come influenza intestinale, è più frequente durante la stagione invernale, sebbene possa manifestarsi in qualsiasi periodo dell'anno. È importante sottolineare che questa condizione non è causata dai virus influenzali comuni.

La recente pandemia ha messo in evidenza l'importanza cruciale di identificare con precisione l'agente eziologico di una sindrome. Questo permette di adottare misure adeguate per contenere la diffusione dell'agente eziologico e per impostare una terapia appropriata.

Infezioni Virali e Batteriche del Tratto Gastrointestinale

I patogeni responsabili di infezioni nel tratto gastrointestinale sono numerosi, con manifestazioni cliniche variabili da malattie asintomatiche a condizioni gravi e talvolta fatali. Le infezioni intestinali sono piuttosto comuni, spesso causate dall'ingestione di cibo o acqua contaminati, oppure da squilibri nella flora intestinale normale, che possono derivare dall'uso di antibiotici.

Infezioni batteriche intestinali abbastanza diffuse sono, per esempio dovute ad alcuni ceppi di Escherichia coli, Clostridium difficile, Salmonella, Shigella , Campylobacter e Listeria monocytogenes. Questi e altri microrganismi sono tra i responsabili della diarrea del viaggiatore che colpisce frequentemente persone che soggiornano in aree caratterizzate da condizioni igienico-sanitarie precarie o prive di acqua potabile.

Diagnosi e Test di Laboratorio

Gli esami in grado di identificare la presenza di patologie intestinali possono essere esami strumentali o eseguiti su campioni ematici, urinari o fecali e processati all’interno del nostro laboratorio.

La diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile è clinica, nel senso che si basa sui sintomi riferiti dal paziente e da quelli rilevabili dal medico durante la visita in ambulatorio. Tale sintomatologia deve essere presente per almeno 12 settimane (anche non necessariamente consecutive) nel corso degli ultimi 12 mesi. Spesso, però, prima di arrivare a una diagnosi certa di sindrome dell’intestino irritabile, è necessario escludere altre malattie intestinali che si presentano con gli stessi sintomi, ma che richiedono un trattamento differente. A questo scopo, il medico può prescrivere uno o più esami di laboratorio o strumentali di approfondimento, che permettono di precisare la diagnosi e di individuare l'approccio terapeutico più appropriato, in grado di migliorare il benessere intestinale e la qualità di vita del paziente.

Esami del Sangue

Tramite gli esami del sangue abbiamo una prima e immediata indicazione sullo stato della nostra salute. In particolare per quanto riguarda lo stato dell’intestino, i valori a cui prestare attenzione sono l’emocromo e la proteina C reattiva. Entrambi i parametri vengono misurati dopo l'esecuzione di un prelievo di sangue a digiuno.

Quando c'è un forte sospetto di sensibilizzazione allergica (alimentare o di altro tipo) possono essere richiesti test allergologici specifici sul sangue, chiamati Rast (Radio-Allergo-Sorbent Test).

In caso di sospetto di celiachia, una patologia cronica che si manifesta con un’intolleranza alla principale proteina dei cereali - il glutine -, il primo approccio diagnostico è rappresentato dalla determinazione di autoanticorpi specifici Anticorpi anti-transglutaminasi reflex, tramite un prelievo di sangue. In caso di dolore addominale (addominalgia), diarrea o gonfiore intestinale (meteorismo) può essere indicato sottoporsi al test per la celiachia mediante un semplice esame del sangue.

Analisi delle Feci

L'analisi delle feci serve per svelare l’eventuale presenza di parassiti fecali e delle loro uova, in modo da escludere che la sintomatologia sia dovuta a parassitosi intestinali. Partendo da un campione di feci è possibile effettuare la ricerca di uova, larve o adulti delle varie specie di parassiti che possono colonizzare l’intestino. La coprocoltura rappresenta spesso il primo approccio diagnostico in caso di persistenza di sintomi come diarrea, crampi addominali e nausea, e permette la ricerca e l’identificazione di batteri patogeni del tratto gastro-intestinale a partire da un campione di feci.

Indagini mirate delle feci vengono effettuate da alcuni anni anche per la diagnosi iniziale non invasiva delle malattie infiammatorie intestinali croniche (MICI), come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. In questo caso, il biomarcatore principalmente utilizzato come riferimento è una proteina chiamata calprotectina fecale, i cui livelli aumentano notevolmente nelle feci delle persone che presentano una MICI. L’esame prevede la misurazione del livello di calprotectina in un campione di feci. La calprotectina è una proteina presente nei globuli bianchi, in particolare nei neutrofili. La Calprotectina è una proteina rilevabile nel tratto intestinale in condizioni patologiche di entità lieve, moderata o grave. La presenza di questo indicatore, e la sua quantificazione, è legata a disturbi infiammatori, cronici o acuti, o a processi infettivi e viene utilizzata per la diagnostica e il follow up di patologie importanti come Morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, celiachia o sindrome da colon irritabile, oltre che alla presenza di agenti patogeni batterici o virali. In alcuni casi viene fatta anche la ricerca del sangue occulto fecale, che serve per escludere un eventuale sanguinamento dell'intestino non macroscopicamente visibile. Si eseguono su campioni di feci che sono sottoposti a valutazioni di tipo microscopico, chimico e microbiologico.

Breath Test

Il test del respiro (breath test) è un esame diagnostico non invasivo che analizza campioni di aria espirata dal paziente. Mediante questo tipo di esame è possibile indagare alcune alterazioni del sistema gastroenterico. Queste possono essere provocate da sovracrescita batterica, intolleranze alimentari, in particolare al fruttosio e/o al lattosio, o da alterazioni del transito intestinale. In alternativa, in presenza di dolore addominale associato a scariche diarroiche, malassorbimento, meteorismo e flatulenza persistenti, per valutare la possibile presenza di un'eccessiva carica batterica o di un aumento della motilità intestinale si può effettuare il breath test al lattulosio (uno zucchero che viene fermentato dai microrganismi intestinali).

Altri Esami Diagnostici

  • Ecografia dell'addome: L'ecografia dell'addome è uno dei primi esami che si eseguono in caso di dolore addominale.
  • Ecografia delle anse intestinali: Tra gli esami non invasivi più conosciuti l’ecografia delle anse intestinali che viene eseguita per indagare malattie infiammatorie croniche intestinali. L’esame ecografico delle anse intestinali è un esame non invasivo di primo livello che tramite l’utilizzo di una sonda specifica per lo studio dell’intestino, permette una valutazione dello spessore della parete sia del colon che dell’intestino tenue. Con questo esame è inoltre spesso possibile confermare o escludere un sospetto di appendicite.
  • Clisma opaco: Il clisma opaco consiste nell'effettuare una serie di radiografie dopo somministrazione di una soluzione di acqua e bario (mezzo di contrasto) e la successiva introduzione di aria, con una sonda per via rettale.
  • Endoscopia digestiva: Un altro esame fondamentale è l’endoscopia digestiva, gastroscopia, colonscopia o rettoscopia. È un’ indagine diagnostica basata sull’osservazione microscopica del campione fecale al fine di identificarne le caratteristiche morfologiche, alcuni parametri come il pH, e la presenza di componenti cellulari o agenti patogeni.
  • Colonscopia: Se tutti gli esami fin qui descritti sono considerati poco o per nulla invasivi, la colonscopia è un esame che potrebbe arrecare fastidio al paziente, pertanto in alcuni casi si opta per svolgerlo sotto anestesia. È un esame fondamentale, poiché è l’unico in grado di esaminare la parete interna del colon e riconoscere polipi e lesioni della mucosa intestinale.

Gestione dei Sintomi e Trattamento

Si possono assumere farmaci contro la febbre, il mal di testa e il dolore muscolare, antiemetici (contro il vomito e la nausea) e antidiarroici, se necessari. Tuttavia, se i sintomi non si risolvono spontaneamente in 3-5 giorni, è bene consultare il medico.

In genere, passata la fase acuta che dura 2-3 giorni, si può iniziare a mangiare gradualmente del cibo solido: riso, pasta, pane, patate, carne bianca e il pesce, carote cotte, banana. Prima di riprendere a mangiare le verdure e la frutta, è bene accertarsi che le evacuazioni siano tornate nella norma, così come il latte e i latticini, incluso lo yogurt: infatti, la gastroenterite riduce la presenza di alcuni enzimi necessari per digerire il lattosio e questo potrebbe scatenare ancora diarrea.

È altamente consigliabile mantenersi idratati il più possibile, assumendo liquidi con integratori salini, tè e tisane, brodi leggeri, meglio di verdura, e ridurre o evitare i cibi solidi (no pasta, patate, riso, eccetera), in particolare nella fase acuta dell’infezione. Si possono invece assumere frutta e verdura solo come centrifugati, ovvero evitando le fibre.

Contrariamente a quanto si possa pensare, nella gastroenterocolite la diarrea aiuta a espellere i batteri e dunque a risolvere l’infezione. Pertanto, se le scariche sono tollerabili in termini di frequenza, e si riesce ad avere una buona idratazione, si può evitare di assumere antidiarroici: tuttavia, è bene chiedere sempre il parere del proprio medico. In genere i sintomi acuti migliorano in un paio di giorni.

Uno stile di vita sano e attivo e una dieta equilibrata ricca di fibre e povera di grassi saturi sono la prima ricetta per un intestino in salute. I problemi di funzionalità intestinale possono presentarsi con una serie di sintomi, tra cui stipsi, meteorismo, diarrea e tensione addominale.

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