Amniocentesi: Rischi e Complicazioni

L'amniocentesi è una procedura medica mini-invasiva utilizzata prevalentemente per la diagnosi prenatale di anomalie cromosomiche, infezioni ed alterazioni dello sviluppo fetale, come ad esempio la spina bifida e la sindrome di Down. L'amniocentesi consiste nel prelievo per via transaddominale di una piccola quantità del liquido amniotico, che avvolge e protegge il feto durante la crescita e il suo sviluppo.

Tecnica dell'Amniocentesi

Durante l'esame, la cute viene disinfettata con una soluzione antisettica. Sotto costante guida ecografica, lo specialista in ostetricia e ginecologia infila un sottilissimo ago attraverso la cute che ricopre la sottostante cavità uterina, allo scopo di raggiungere la cavità amniotica e prelevare circa 15 ml dell'omonimo liquido. Si consideri che alla 14esima settimana di gestazione tale liquido occupa un volume di circa 100 ml, che sale a 150-200 ml 15/30 giorni più tardi e a 500 ml intorno alla ventesima settimana.

Il monitoraggio ecografico non produce radiazioni ionizzanti, è assolutamente innocuo e come tale non provoca alcun danno al feto, anzi, permette di controllare la sua posizione e quella dell'ago, minimizzando il rischio di complicanze.

In laboratorio, una piccola parte di liquido amniotico viene utilizzata per eseguire test biochimici diretti, mentre dalla rimanente vengono isolate le cellule fetali, successivamente coltivate per ottenere un campione numerico sufficiente alla valutazione del cariotipo. L'esame non è doloroso (al più fastidioso), dura pochi minuti e non richiede anestesie particolari o il ricovero ospedaliero; al termine dell'amniocentesi è comunque necessario rimanere per 30-60 minuti nel centro sanitario.

Per capire meglio come funziona l’amniocentesi è importante innanzitutto sapere che consiste in un prelievo di liquido amniotico. L’esame viene effettuato con il supporto dell’ecografia, che permette agli operatori di prestare la massima attenzione alla posizione e ai movimenti del feto ed evitare di toccare quest’ultimo con l’ago.

Amniocentesi Ecoguidata e Ecomonitorata

L’amniocentesi, come suggerisce il nome stesso della procedura, consiste nel prelievo di un campione di liquido amniotico, che contiene il corredo genetico del bambino, nella misura di 15-20 ml (se eseguita nel secondo trimestre di gravidanza). Per evitare possibili contaminazioni del fluido con cellule materne, si rimuove una piccola quantità di liquido prelevato, solitamente circa 0,5 cc.

Prelievo Ecoguidato

Il prelievo ecoguidato nell’amniocentesi è una procedura in cui l’ecografia viene utilizzata per guidare con precisione l’ago durante il prelievo di liquido amniotico dal sacco amniotico che circonda il feto nell’utero della madre. Durante questa procedura, le immagini ecografiche consentono al medico di visualizzare in tempo reale la posizione del feto e del sacco amniotico, garantendo un posizionamento accurato dell’ago. Ciò riduce il rischio di danni al feto o ad altre strutture circostanti, assicurando che il prelievo di liquido amniotico sia eseguito in modo sicuro ed efficace.

Prelievo Eco Monitorato

Il prelievo eco monitorato nell’amniocentesi implica l’uso continuo dell’ecografia per monitorare il movimento dell’ago e la posizione del feto durante l’intera procedura. Questo monitoraggio in tempo reale consente al medico di assicurarsi che l’ago venga inserito nella posizione corretta nel sacco amniotico e che il prelievo di liquido amniotico avvenga in modo sicuro e senza rischi per il feto. Il prelievo eco monitorato garantisce un controllo costante della procedura, garantendo la massima precisione e sicurezza per la madre e il bambino. Oggi rappresenta la modalità di prelievo standard nella pratica clinica.

Quando si Esegue l'Amniocentesi?

Il periodo di gestazione indicato per questo esame è tra la 15^ e la 20^ settimana. Tuttavia vi sono situazioni specifiche in cui è possibile effettuarla anche in epoca più precoce (tra le 10 e le 14 settimane) o anche più tardivamente (dopo le 24 settimane). Si ritiene comunque che i rischi associati all'amniocentesi diminuiscano dopo le 15 settimane di gravidanza, e che nei casi in cui sia necessario ricorrere a un'amniocentesi precoce, il quantitativo di liquido amniotico estratto sarà minore rispetto a quello prelevato nel periodo gestazionale generalmente consigliato.

Le indicazioni per l’amniocentesi variano a seconda della situazione clinica della madre e del feto. In genere, le ragioni che spingono il medico ginecologo a prescrivere questo tipo di test prenatale sono le seguenti:

  • età materna avanzata: le donne di età superiore ai 35 anni hanno un rischio maggiore di concepire un bambino con anomalie cromosomiche, come la sindrome di Down;
  • anomalie rilevate durante l’ecografia o il test di screening: se, durante l’ecografia di screening o i test di screening prenatale (come il test del triplo screening o il test del DNA fetale libero nel sangue materno) vengono rilevate anomalie fetali o segni di preoccupazione, l’amniocentesi può essere raccomandata per confermare la presenza di queste anomalie e ottenere ulteriori informazioni diagnostiche;
  • storia familiare di malattie genetiche: le donne con una storia familiare di malattie genetiche o anomalie cromosomiche possono essere consigliate a sottoporsi all’amniocentesi per valutare il rischio che il loro bambino possa ereditare tali condizioni;
  • esami prenatali precedenti anomali: se i risultati di test prenatali precedenti, come l’ecografia di screening o i test biochimici, indicano un rischio aumentato di anomalie fetali, l’amniocentesi può essere consigliata per confermare o escludere tali anomalie;
  • storia riproduttiva precedente: le donne che hanno avuto gravidanze precedenti con anomalie fetali, o che hanno sperimentato aborti spontanei ricorrenti, possono essere consigliate a sottoporsi a questa procedura per valutare il rischio di anomalie cromosomiche o genetiche nella loro attuale gravidanza.

Questo tipo di esame fornisce tutte le informazioni oggi diagnosticabili con le più recenti metodologie genomiche. È l’opzione più completa, in quanto include la diagnosi di tutte le patologie riscontrabili con l'analisi tradizionale e quella molecolare, ma comprende anche lo studio di altri 300 geni legati allo sviluppo del feto e associati a disordini di carattere ereditario.

Rischi e Complicanze

Come tutte le procedure invasive, anche se praticata da personale esperto e ben attrezzato, l'amniocentesi presenta una certa percentuale di rischio abortivo, grossomodo quantificabile in una possibilità su 200. Studi più recenti, datati 2006, indicano che il rischio aggiuntivo di aborto, rispetto a donne non sottoposte ad amniocentesi, è particolarmente basso (0,06%) se non addirittura nullo. Si tratta quindi di una procedura sicura, caratterizzata da una piccolissima percentuale di rischi e complicanze.

Per quanto attiene l’aborto, invece, la letteratura più recente dimostra come questo rischio, nei maggiori centri del mondo (vedi ad esempio in Italia) si aggiri intorno allo 0,1%. Questo rischio è equivalente, se non addirittura inferiore, rispetto a quello generico di chi non la esegue. Si ricorda infatti che, anche la popolazione generale, cioè le donne che non si sottopongono ad amniocentesi, possono abortire spontaneamente.

Il più grande trial randomizzato mai condotto sui rischi dell’amniocentesi è stato pubblicato da noi nel 2009. Questo enorme studio, eseguito su di una popolazione di 36247 soggetti reclutabili ha dimostrato che il rischio di aborto nelle donne che vennero sottoposte ad amniocentesi dopo aver assunto un antibiotico-profilassi, è addirittura inferiore rispetto a chi non la eseguì affatto.

Il rischio di abortire nel nostro centro, nelle gravide che hanno assunto la profilassi antibiotica, è infatti bassissimo, limitato allo 0,031% (Giorlandino C, Cignini P, Cini M, Brizzi C, Carcioppolo O, Milite V, Coco C, Gentili P, Mangiafico L, Mesoraca A, Bizzoco D, Gabrielli I, Mobili L. Antibiotic prophylaxis before second-trimester genetic amniocentesis (APGA): a single-centre open randomised controlled trial. Prenat Diagn.

Una di queste viene annullata somministrando alle gestanti Rh negative non immunizzate, con partner Rh positivo, immunoglobuline anti-D; l'iniezione di tali anticorpi si rende necessaria per il possibile passaggio di sangue fetale nel circolo materno, con conseguente produzione di immunoglobuline che potrebbero danneggiare il bambino. Teoricamente, l'abortività associata ad amniocentesi può essere ricondotta allo sviluppo di amniotite (infezione del liquido amniotico), alla rottura delle membrane o alla comparsa di attività contrattile non controllabile con la terapia medica. Errori diagnostici e fallimenti colturali che richiedono la ripetizione del test sono estremamente rari (<0,2%).

Il rischio di aborto della tecnica si aggira intorno 0,2-0,5%. Di tale percentuale si deve tener conto quando si valuta il rischio/beneficio della procedura diagnostica. Il rischio legato alla rottura delle membrane può occorrere entro 2-3 giorni dall'esame. Tale rottura appare legata principalmente ad una intrinseca fragilità delle membrane oppure ad infezioni latenti che si riaccendono con il trauma del prelievo.

Anche se ormai le complicanze sono molto rare, l’amniocentesi resta un esame diagnostico invasivo, ecco perché si tende a informare in modo adeguato i futuri genitori sui rischi a esso connessi, materni e fetali.

Sebbene sia considerata una procedura sicura, è importante essere consapevoli delle possibili complicanze che possono verificarsi, tra cui le più comuni sono le seguenti:

  • aborto spontaneo: una delle complicanze più gravi associate all’amniocentesi è il rischio di aborto spontaneo, che è stimato essere inferiore all’1% (le stime variano in base agli studi eseguiti). Questo rischio è leggermente aumentato nelle prime fasi della gravidanza (amniocentesi precoce);
  • perdita di liquido amniotico: durante il prelievo, c’è un rischio di perforazione del sacco amniotico, che può portare alla perdita di liquido amniotico. Sebbene la maggior parte delle perdite di liquido amniotico si risolva spontaneamente, in alcuni casi può essere necessario monitorare attentamente la situazione e, in rari casi, intervenire con misure per proteggere la salute della madre e del feto;
  • infezione: esiste un rischio di infezione dopo l’amniocentesi, sebbene sia raro. Al fine di ridurre questo rischio, si procede alla somministrazione di antibiotici prima della procedura;
  • sanguinamento o lividi: è comune sperimentare lievi perdite ematiche o la formazione di lividi nel sito di inserimento dell’ago dopo l’amniocentesi. Di solito, si risolvono spontaneamente e non richiedono trattamento;
  • disagio o dolore: alcune donne possono sperimentare un leggero disagio o dolore durante la procedura. Il medico può utilizzare un’anestesia locale per ridurre questo disagio, in genere non prevista per questo tipo di intervento;
  • reazioni allergiche: in casi molto rari, possono verificarsi reazioni allergiche al materiale utilizzato durante la procedura, come l’anestetico locale o il materiale di sterilizzazione.

La più frequente di queste risulta essere la lipotimia che segue la procedura. Giocano a determinarla fattori emozionali come la tensione e l’ansia dell’aspettativa, ma anche vere componenti neurovegetative. La pressione arteriosa, per solito bassa all’inizio della gestazione, può portare a lipotimia in seguito alla stimolazione vagale operata durante il passaggio dell’ago nel peritoneo.

La rottura del sacco amniotico nella stragrande maggioranza dei casi guarisce da sola.

Dopo l'Amniocentesi

Dopo l’amniocentesi, è consigliabile che la donna riposi e limiti l’attività fisica per un breve periodo di tempo per ridurre il rischio di complicazioni, come la perdita di liquido amniotico o il dolore.

È fondamentale che il medico fornisca tutte le informazioni necessarie all’individuazione di possibili sintomi potenzialmente gravi, da segnalare immediatamente. Infine, ma non per importanza, bisogna sempre ricordare che l’amniocentesi può essere un’esperienza emotivamente stressante per molte donne. Pertanto, è importante fornire supporto emotivo e psicologico durante tutto il processo, sia prima che dopo la procedura.

Nelle ore successive all’esame può succedere di avvertire dolori o piccole contrazioni. Dopo il prelievo, è consigliato che le future mamme restino a riposo per 48-72 ore e che evitino di fare sforzi. In particolar modo nelle 24 ore dopo il prelievo si raccomanda riposo assoluto: niente lavoro né faccende di casa, vietato sostenere pesi e persino accudire gli altri figli.

Può succedere che l’amniocentesi sia seguita da delle perdite. Dopo aver effettuato il prelievo infatti è possibile che compaiano perdite di liquido amniotico o di sangue.

Nei 3-4 giorni dopo il prelievo, alla futura mamma è consigliato di stare a riposo e di evitare di fare sforzi.

Considerazioni Finali

Non si tratta inoltre di un esame di routine, ma di un'indagine diagnostica a cui vengono sottoposte soltanto le madri consenzienti considerate a rischio. Aldilà di ciò, l'amniocentesi rimane comunque un esame assolutamente facoltativo ed i genitori sono gli unici responsabili della loro scelta. E' bene che l'amniocentesi sia eseguita da uno specialista con specifica esperienza.

Non è raro che le gestanti si chiedano se è meglio effettuare il Prenatal Safe o l’amniocentesi. Come scegliere? Il Prenatal Safe, che è uno screening prenatale non invasivo, offre un calcolo probabilistico circa la presenza delle patologie prese in esame. Viene eseguito a partire dalla 10^ settimana di gravidanza e ha un buon indice di affidabilità.

Bisogna sapere che si tratta di un esame di diagnosi prenatale invasivo consigliato alle donne che presentano elevati fattori di rischio di anomalie cromosomiche nel bambino.

La gravidanza è un periodo emozionante e pieno di aspettative per molte donne e le loro famiglie. Tuttavia, può anche portare con sé una serie di domande e preoccupazioni, specialmente per le donne che potrebbero essere a rischio di avere un bambino con anomalie genetiche o cromosomiche. In questi casi, opzioni diagnostiche prenatali come amniocentesi e villocentesi possono svolgere un ruolo cruciale nel fornire informazioni diagnostiche preziose e aiutare le famiglie a prendere decisioni informate sulla gestione della gravidanza e della salute del loro bambino.

Tabella Comparativa: Amniocentesi vs. Villocentesi

Caratteristica Amniocentesi Villocentesi
Periodo di esecuzione 15a-20a settimana 10a-13a settimana
Tipo di campione Liquido amniotico Villi coriali

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