Il tumore al seno è il tumore più diffuso e con il più alto numero di decessi nella popolazione femminile. Tuttavia, grazie alla maggiore conoscenza delle sue caratteristiche e ai progressi nella diagnosi precoce e nel campo farmacologico, le possibilità di curarlo sono notevolmente aumentate.
Che cos'è la mammografia
La mammografia è un esame radiografico che consente di visualizzare precocemente la presenza di noduli non ancora palpabili che possono essere dovuti alla presenza di un tumore. All'interno dei programmi di screening, si effettuano due proiezioni radiografiche, una dall'alto e l'altra lateralmente, e i risultati vengono valutati separatamente da due radiologi per garantire una maggiore affidabilità della diagnosi.
Chi deve sottoporsi allo screening e quando
Secondo le indicazioni del Ministero della Salute italiano, lo screening per il cancro del seno si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e prevede l'esecuzione gratuita della mammografia ogni due anni. In questa fascia d'età si concentra la maggior parte dei tumori del seno e, secondo gli esperti dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), la partecipazione allo screening, organizzato su invito attivo con queste modalità e frequenza, può ridurre del 40% la mortalità per questa malattia.
In alcune Regioni italiane si sta sperimentando l’efficacia di programmi di screening che coinvolgano una fascia di età più ampia, in particolare le donne tra i 45 e i 49 anni, invitate a sottoporsi alla mammografia ogni anno, e quelle fino ai 74 anni con cadenza ogni due anni. Secondo gli esperti della IARC, l'estensione della mammografia alle quarantenni potrebbe garantire una ulteriore riduzione della mortalità per cancro al seno, sebbene inferiore a quella che si ottiene nella fascia 50-69 anni. Allo stesso tempo, l'allungamento della durata media della vita e il protrarsi di un buono stato di salute anche in età più avanzata hanno fatto ritenere che possa essere vantaggioso offrire lo screening alle donne fino ai 74 anni.
Intervalli di Screening Raccomandati per Età
- 45-49 anni: Mammografia annuale (in alcune regioni, su adesione spontanea).
- 50-69 anni: Mammografia ogni due anni (screening standard).
- 70-74 anni: Mammografia ogni due anni (in alcune regioni, su adesione spontanea).
Per le donne tra i 45 e i 49 anni non è previsto che il primo invito avvenga da parte del programma di screening. Queste persone possono però aderire spontaneamente, contattando il centro di screening della propria zona di residenza o telefonando al numero verde 800001141, attivo 7 giorni su 7 dalle 8 alle 20, per prenotare la mammografia ed essere inserite nel programma. Dopo il primo accesso spontaneo, queste donne verranno invitate dal programma, ogni anno fino ai 49 anni e poi ogni 2 anni fino ai 69 anni alle donne tra i 50 e i 69 anni viene inviata una lettera di invito con appuntamento prefissato. L’intervallo di tempo stabilito tra un test con esito negativo e il successivo è 2 anni. alle donne tra i 70 e i 75 anni non viene inviata la lettera di invito, ma possono continuare a partecipare al programma aderendo spontaneamente. L’intervallo previsto tra una mammografia con esito negativo ed il successivo è di due anni. Per modificare la data dell’appuntamento è possibile chiamare il numero verde 800001141 (digitando, se richiesto, il CODICE UTENTE posto in alto a sinistra sulla lettera).
Screening oncogenetico per le forme familiari di carcinoma mammario
Il 5-7% dei tumori del seno è legato a fattori di rischio di tipo ereditario, tra cui anche la mutazione dei geni BRCA 1 o BRCA 2. Per le donne sane ma con un’importante storia familiare di carcinoma mammario o portatrici di una mutazione, che quindi hanno un rischio più alto di sviluppare un tumore del seno, è previsto un programma di sorveglianza clinico-strumentale personalizzato: dal 2012 diverse Regioni hanno attivato percorsi specifici che prevedono una risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto a cadenza annuale, a seconda dei casi associata a mammografia e/o ecografia; questo screening per chi ha fattori di rischio ereditari viene effettuato a partire dai 25 anni oppure, verificato a quale età i vari membri della famiglia hanno sviluppato il tumore, 10 anni prima dell’età di insorgenza della malattia nel familiare più giovane.
Lo screening per chi ha fatto radioterapia al torace prima dei 30 anni
Le donne che tra i 10 e i 30 anni sono state sottoposte a radioterapia al torace per curare un tumore hanno un rischio più alto di sviluppare un carcinoma della mammella proprio a causa dell’irradiazione.
Che cosa succede se l’esito dell'esame è positivo
In caso di esito positivo, la donna viene invitata a eseguire una seconda mammografia, un’ecografia e una visita clinica che confermino l'effettiva presenza di un tumore, prima di procedere al trattamento che prevede, nella quasi totalità dei casi, un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati.
Limiti dello screening
Lo screening del tumore della mammella è ormai un'attività consolidata che ha dato dimostrazione di efficacia nel ridurre la mortalità per questo tumore. Nonostante ciò, ancora oggi si dibatte sul rischio di sovra-diagnosi, ovvero l'identificazione di una lesione tumorale poco pericolosa che non sarebbe mai stata diagnosticata se la persona non avesse effettuato l'esame.
Dal momento che oggi non esistono strumenti che consentono di prevedere quale lesione diventerà un cancro invasivo e quale rimarrà silente per anni, per una donna che si sottopone allo screening esiste il rischio di ricevere la diagnosi (e poi gli approfondimenti diagnostici e il trattamento) per una lesione che probabilmente non si sarebbe mai trasformata in un tumore invasivo. Le ricerche condotte fino a oggi fanno però ritenere che questo rischio sia inferiore ai benefici che si ottengono eseguendo lo screening con la frequenza e nelle fasce di età raccomandate.
Perché il mio medico mi ha dato una diversa indicazione?
A volte i medici possono suggerire controlli più frequenti o ravvicinati per la presenza di fattori di rischio, per esempio diversi altri casi di tumore al seno o all'ovaio in famiglia, che aumentano la probabilità che un tumore al seno si sviluppi anche in giovane età.
Altri esperti considerano che un maggior numero di controlli potrebbe permettere di trovare un maggior numero di noduli: è importante ricordare tuttavia che la diagnosi e la terapia precoce sono preziose solo se riescono a ridurre la mortalità per la malattia, altrimenti la donna avrà subito gli effetti collaterali delle cure senza trarne effettivo vantaggio. Allo stato attuale delle conoscenze, le prove scientifiche garantiscono questo rapporto favorevole tra rischi e benefici solo con le modalità e la frequenza indicate nel paragrafo “Chi la deve fare e quando”.
Come si svolge la mammografia?
Per effettuare la mammografia, la paziente si deve posizionare in piedi di fronte al mammografo dopo essersi tolta maglietta e reggiseno. Poi con l’aiuto del tecnico radiologo, che le fornisce le necessarie e opportune indicazioni, ciascuna mammella viene appoggiata su un apposito sostegno e compressa leggermente tra due piatti plastificati, allo scopo di comprimere e dissociare i tessuti adiposo e ghiandolare rendendo più facile il loro esame. Normalmente vengono eseguite due proiezioni, una dall'alto e l'altra di lato per ogni mammella, per un totale di quattro radiografie. Il tempo di compressione e di acquisizione dell’immagine dura pochi secondi, pertanto l’esame generalmente non provoca fastidi o disagi particolari. Tuttavia, in presenza di ipersensibilità, si consiglia di eseguire la mammografia nelle prime due settimane del ciclo, quando il seno è meno teso. Qualora la situazione lo renda necessario, potranno essere eseguite ulteriori proiezioni per individuare con maggiore certezza eventuali anomalie. La mammografia è una procedura semplice e standardizzata che non richiede particolari precauzioni e non necessita di alcun tipo di preparazione; non vengono somministrati farmaci e non è richiesto il digiuno o l'osservanza di particolari regole dietetiche. La mammografia può e deve essere eseguita anche dalle donne con protesi mammarie.
Quanto dura?
La mammografia dura mediamente circa 10/15 minuti.
Eventuali controindicazioni o rischi
La mammografia in gravidanza non è raccomandata, soprattutto durante il primo trimestre, poiché le radiazioni, per quanto in dosaggio minimo, potrebbero nuocere al feto. Tuttavia, essendo una misura precauzionale e non un divieto assoluto, nel caso in cui la mammografia sia necessaria, la gravidanza non costituisce un ostacolo. È comunque consigliato evitare il periodo pre-mestruale perché si verifica uno stato di maggiore tensione mammaria, e quindi l’esame potrebbe risultare doloroso.
Ruolo dell'Osservatorio Nazionale Screening (ONS)
L'Osservatorio Nazionale Screening (ONS) è un'autorevole organizzazione italiana che si occupa di monitorare e migliorare l'efficacia e la qualità dei programmi di screening oncologico in tutto il Paese. Sin dalla sua fondazione, l'ONS lavora incessantemente per aumentare l'importanza dello screening oncologico come elemento fondamentale della prevenzione sanitaria.
In sintesi
Lo screening mammografico per il tumore al seno ha dimostrato di ridurre la mortalità a livello di popolazione per le donne nella fascia di età i 50 e i 69 anni. Anche in questo campo però la ricerca non si ferma e alcune Regioni stanno sperimentando l’efficacia dello screening in una fascia di età più ampia, compresa tra i 45 e i 74 anni.
La decisione di sottoporsi a mammografia al di fuori degli screening deve basarsi su un’informazione completa sui pro e contro e deve essere presa dopo un colloquio con un medico in grado di valutare per quanto possibile il profilo di rischio della singola donna.
Fattori di rischio
Il fattore di rischio è una condizione o un comportamento che favorisce la comparsa di una malattia. La sua assenza non esclude la possibilità di ammalarsi, ma la sua presenza ne aumenta il rischio.
- L’età: con l’avanzare dell’età aumentano le possibilità di ammalarsi di tumore della mammella.
- La storia riproduttiva della donna: sono più a rischio le donne che hanno avuto la prima mestruazione in età precoce (prima dei 12 anni) e quelle che sono entrate in menopausa tardivamente (dopo i 55 anni). Le donne che non hanno avuto gravidanze rischiano di più; ma anche il numero dei figli e, soprattutto, l’età della prima gravidanza sono importanti.
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