Fibrinogeno Basso nel Cane: Cause e Implicazioni

Il fibrinogeno, o fattore I della coagulazione, è una proteina del sangue contenuta nel plasma e prodotta dal fegato. È uno dei 13 fattori della coagulazione responsabili della cascata coagulativa.

Il test del fibrinogeno permette di valutare la concentrazione e la funzionalità del fibrinogeno presente nel sangue.

Funzione del Fibrinogeno

Il fibrinogeno costituisce il substrato su cui agisce la trombina, un enzima proteolitico che determina la conversione del fibrinogeno in fibrina. Il fibrinogeno è un fattore essenziale per la coagulazione del sangue.

Viene prodotto dal fegato e rilasciato in circolo in caso di necessità: quando c'è una ferita e inizia il sanguinamento, si forma un coagulo attraverso una serie di passaggi (emostasi); in uno degli ultimi step, il fibrinogeno solubile viene convertito in filamenti di fibrina insolubili, che si intrecciano tra loro formando una rete che si stabilizza e aderisce al sito danneggiato fino alla guarigione.

Quando c’è un sanguinamento il nostro organismo mette in atto un meccanismo chiamato cascata della coagulazione. Quando c’è un deficit di uno o più fattori della coagulazione, e fra questi il fibrinogeno, la cascata non si attiva correttamente, non si formano i coaguli e si rischia di avere un sanguinamento eccessivo.

Test del Fibrinogeno

Il test del fibrinogeno viene eseguito per indagare un possibile disordine della coagulazione, che può essere in difetto (episodi emorragici) o in eccesso (episodi trombotici). Altre volte, l'esame viene utilizzato per determinare il rischio di sviluppare una patologia cardiovascolare.

  • Test di attività: determina la funzionalità del fibrinogeno durante la formazione del coagulo, ossia la sua capacità di essere convertito in fibrina. Il tempo che il coagulo impiega a formarsi è direttamente proporzionale all'attività della glicoproteina presente.

Cause del Fibrinogeno Basso

Una significativa diminuzione dell'attività del fibrinogeno può essere dovuta a decremento o disfunzione della glicoproteina. Una ridotta attività del fibrinogeno e una diminuita concentrazione della proteina possono compromettere la capacità di formare un coagulo stabile.

Valori bassi acuti sono spesso in relazione al consumo di fibrinogeno che può essere osservato nella coagulazione intravasale disseminata (CID).

Coagulazione Intravasale Disseminata (CID)

La CID è una cascata di eventi ipercoagulativi-trombotici che avvengono in sede intravasale in diversi distretti organici (cute, polmone, rene, fegato). Molto spesso è la complicanza più temuta e con prognosi generalmente infausta di eventi morbosi di una certa gravità (neoplasie, malattie ormonali scompensate, setticemie, traumi settici, malattie immunomediate, sindrome torsione - dilatazione gastrica).

Quando pensiamo alla CID dobbiamo immaginare che all’interno di vasi venosi disseminati in diversi distretti, anche di medio calibro, si formino dei coaguli (trombi) che sequestrano nell’ordine: piastrine e fattori della coagulazione e in ultimo il fibrinogeno.

In base alla mia esperienza clinica il RR è una razza in cui la CID purtroppo è una frequente complicanza -molto spesso a esito fatale- di eventi morbosi di natura settico infettiva, traumatica, neoplastica.

La gravità dell’ episodio trombotico dipende soprattutto dal fattore temporale ovvero quanto velocemente si instaurano i processi ipercoagulativi e dal distretto interessato.

Si distinguono:

  • CID subacuta: coinvolge vasi venosi di piccolo calibro, soprattutto in corso di cardiopatia/valvulopatia del cuore destro. Difficilmente si verifica un anomalo sanguinamento.
  • CID acuta massiva: caratterizzata da piastrinopenia e consumo dei fattori coagulativi plasmatici, è a rapida insorgenza. Si rileva tendenza ad emorragie spontanee, soprattutto a livello cutaneo, con comparsa di ecchimosi, a livello mucosale (le mucose esplorabili sono quelle buccali, peniene, vulvari), con comparsa di petecchie diffuse e a livello toracico con comparsa di distress respiratorio.

La diagnosi è clinica poiché non esiste un gold standard nella diagnostica di laboratorio. La terapia deve seguire la tempestiva identificazione della CID per aumentare le probabilità di salvare la vita al paziente.

Infezione da Angiostrongylus vasorum

L'infezione da Angiostrongylus vasorum è stata associata a coagulopatie inclusa l'iperfibrinolisi.

L’obiettivo del presente studio era quello di confrontare i parametri della coagulazione, compresi i parametri di tromboelastometria (ROTEM), in cani con infezione naturale da A. vasorum rispetto ai cani sani.

Nei cani inclusi sono state registrate le seguenti variabili: segni clinici, conta leucocitaria, conta piastrinica, ematocrito, test di coagulazione plasmatica (PT, aPTT, concentrazione di fibrinogeno), D-dimero e parametri ROTEM S (Ex-tem, In-tem, Fib-tem, Ap-tem).

I dati ottenuti sono stati analizzati e confrontati tra cani con sanguinamenti, cani senza sanguinamenti e cani del gruppo di controllo.

L'iperfibrinolisi è stata identificata nel 44% dei cani ed era più comune nei soggetti ipocoagulabili e con sanguinamenti patologici.

Raccolta e Manipolazione dei Campioni

L’appropriata raccolta, manipolazione e conservazione dei campioni di sangue per le prove dell’emostasi sono fondamentali per ottenere risultati corretti.

  • Precisa introduzione dell’ago nella vena.
  • Prelievi traumatici possono esporre il sangue al fattore tissutale, con conseguente attivazione della coagulazione e formazione di aggregati piastrinici o coaguli nel campione.
  • Sono da scartare prelievi “lenti” o con sangue che fluisce nella siringa in modo incostante. Cambiare in tal caso ago e vena.
  • Usare provette contenenti citrato di sodio (preferibilmente tamponato al 3,8% o al 3,2%) con 1 parte di anticoagulante e 9 parti di sangue. La provetta deve essere riempita esattamente, rispettando le proporzioni.
  • Non si devono inviare campioni di plasma che provengano da provette riempite in modo insufficiente.
  • Nel caso in cui l’anticoagulante sia in eccesso rispetto al plasma, per esempio in seguito ad erroneo allestimento o ad eritrocitosi, si assiste ad una riduzione dell’attività coagulativa con conseguente modico aumento dei tempi di coagulazione.
  • Centrifugare il campione (4.500 RPM per 5’/i tempi variano in base al diametro del rotore della centrifuga) preferibilmente immediatamente dopo il prelievo (al max entro 1h), rimuovere il plasma ottenuto impiegando una pipetta di plastica e conservarlo in una provetta fatta completamente di plastica (compreso il tappo).

Sono da evitare cicli di congelamento/scongelamento.

Studi eseguiti nel Laboratorio San Marco hanno dimostrato che campioni di plasma citrato, adeguatamente allestiti, possono essere utilizzati a fini diagnostici sino a 5 giorni se conservati scrupolosamente a 1-4°C.

Proteine della Fase Acuta

In caso di danni tissutali e/o infiammazioni il sistema immunitario produce una “risposta della fase acuta”, modificando la concentrazione plasmatica di alcune proteine, chiamate “proteine della fase acuta” (APP). Le proteine della fase acuta sono quindi dei marker di infezione ed infiammazione.

Molte proteine della fase acuta sono in grado di esprimere la presenza di una flogosi più precocemente rispetto alla comparsa di sintomi quali ad es. la febbre o la leucocitosi.

Tra le proteine della fase acute probabilmente la più conosciuta è il fibrinogeno, che però non presenta una sensibilità e specificità ottimale. Infatti la concentrazione plasmatica non dipende solo dallo stimolo infiammatorio, ma anche dalla funzione epatica, dall’attività coagulativa etc.

Il fibrinogeno è una proteina della fase acuta secondaria, ovvero si modifica in modo meno evidente e si mantiene elevato per meno tempo rispetto ad altri parametri.

Si deve inoltre considerare che il fibrinogeno si riduce in corso di coagulazione intravascolare.

Ad integrazione di quanto riportato precedentemente, si deve considerare che nell’ambito della risposta infiammatoria alcune proteine non aumentano, ma al contrario possono diminuire (proteine della fase acuta “negative”).

Tabella: Esempio di Proteine della Fase Acuta e loro Variazioni

Proteina della Fase Acuta Variazione in caso di Infiammazione Note
Fibrinogeno Aumenta Proteina della fase acuta secondaria
Proteina C Reattiva (CRP) Aumenta Di grande interesse nella medicina canina
Aptoglobina (Hp) Aumenta Aumenta anche con steroidi e iperadrenocorticismo
Siero Amiloide A (SAA) Aumenta Marker di primaria importanza
Ferro Sierico Diminuisce Proteina della fase acuta NEGATIVA
Transferrina Diminuisce Proteina della fase acuta NEGATIVA
Ferritina Sierica Aumenta Aumenta anche in caso di emolisi e necrosi epatocellulari

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