La ferritina è una proteina globulare solubile prodotta da tutti i vertebrati, compresi gli esseri umani. La sua funzione principale è legare e immagazzinare il ferro in modo sicuro. Infatti, riesce a contenere un’elevata quantità di ferro che, se si trovasse libera all’interno del corpo, risulterebbe tossica. La sua concentrazione nel sangue è spesso utilizzata come indicatore dei livelli di ferro nel corpo.
Quando i valori della ferritina superano la norma, si parla di iperferritinemia, una condizione che può essere legata a processi infiammatori, accumulo di ferro o patologie sottostanti. In questa guida, scoprirai cosa significa la ferritina alta, quali sono le cause più comuni, i sintomi a cui prestare attenzione e come abbassarla in modo naturale o con trattamenti mirati.
Cause della Ferritina Alta
Questa condizione può essere causata da una varietà di fattori, vediamo i principali:
- Fattori genetici: Alcune persone possono avere una predisposizione genetica a livelli più alti di ferritina nel sangue, una condizione nota come iperferritinemia genetica. Può essere ereditata da uno o entrambi i genitori e può manifestarsi sin dalla nascita o svilupparsi in età adulta. Può essere associata a mutazioni specifiche che influenzano la regolazione del metabolismo del ferro nel corpo.
- Infiammazione e infezioni: Durante una risposta infiammatoria il sistema immunitario produce un’elevata quantità di ferritina per limitare la disponibilità di ferro per i patogeni, poiché questo è essenziale per la crescita batterica.
- Danneggiamento del fegato: Il danneggiamento del fegato può alterare la capacità di regolare il metabolismo del ferro e portare all’accumulo di ferritina nel sangue.
- Malattie ematologiche: Alcune malattie ematologiche possono causare iperferritinemia. L’emocromatosi ereditaria è un esempio significativo: si tratta di una malattia genetica in cui il corpo assorbe e accumula eccessivamente il ferro. Ciò porta a un aumento dei livelli di ferritina nel sangue e può causare danni agli organi se non trattata.
- Altre cause: Esistono altre possibili ragioni, come un’eccessiva assunzione di ferro attraverso la dieta o l’uso di integratori o anche l’insufficienza renale cronica, l’abuso di alcool, frequenti trasfusioni di sangue e alcuni tumori.
Emocromatosi Ereditaria: Una Causa Genetica Comune
L’emocromatosi ereditaria è una malattia determinata da difetti nei meccanismi di regolazione del metabolismo del ferro che conducono al progressivo accumulo di ferro nell'organismo.
L’emocromatosi (HC) HFE-correlata (HFE-HC) è la forma più frequente di HC nelle popolazioni di origine europea. Altri geni (HJV, HAMP, TFR2, SLC40A1) sono responsabili di forme rare o ultra-rare di HC.
L'emocromatosi è una malattia ereditaria determinata da difetti nei meccanismi di regolazione del metabolismo del ferro che conducono al progressivo accumulo di ferro nell'organismo. Esistono quattro forme di emocromatosi ereditaria (detta anche emocromatosi primitiva o emocromatosi idiopatica), note con i nomi di emocromatosi di tipo 1, di tipo 2, di tipo 3 e di tipo 4.
La forma classica, o tipo 1, è legata a mutazioni del gene HFE e si trasmette con modalità autosomica recessiva così come le forme di tipo 2 e di tipo 3. In questo caso la presenza di una sola mutazione (eterozigosi) conferisce lo stato di portatore sano, mentre la presenza di due mutazioni (eterozigosi composta o omozigosi) corrisponde al soggetto affetto.
Ad eccezione dell’emocromatosi di tipo 2, ad insorgenza giovanile e con segni clinici severi, la sintomatologia dell’emocromatosi si manifesta dopo i 40-50 anni di età: il ferro svolge infatti la sua azione tossica in modo lento e progressivo.
L’HFE-HC è una malattia ereditaria autosomico recessiva estremamente rara nelle popolazioni asiatiche e africane, rara nei sudamericani, e relativamente frequente nelle popolazioni caucasiche nord-europee (0,44%) con un picco in Irlanda (1,2%). In Italia, la prevalenza è circa lo 0,2% nelle aree del nord subalpino e minore allo 0,05% nel centro-sud.
Il genotipo più comune è lo stato di omozigosi per la variante p.Cys282Tyr presente nel 90% circa di tutti i soggetti con HFE-HC. La variante p.His63Asp del gene HFE è un polimorfismo comune la cui frequenza allelica è del 13,6% in Europa e i doppi eterozigoti p.Cys282Tyr/p.His63Asp e gli omozigoti p.His63Asp sono riportati rispettivamente nel 5% e 2% circa dei pazienti con HC.
Gli omozigoti p.Cys282Tyr presentano un’elevata penetranza biochimica (elevata TSAT e ferritina), ma una penetranza clinica incompleta e un’espressione variabile. Questo significa che solo una parte dei soggetti omozigoti p.Cys282Tyr (il 30-40% dei maschi e meno del 10% delle donne) svilupperanno le complicanze cliniche del sovraccarico di ferro.
Sintomi dell'Iperferritinemia
L’iperferritinemia può manifestarsi attraverso una serie di segni e sintomi che possono variare da lievi a gravi, anche se in alcuni casi potrebbe non esserci alcun sintomo evidente.
Tra i sintomi più comuni:
- Affaticamento e debolezza
- Dolori articolari e muscolari
- Perdita di capelli
- Dolore addominale
- Problemi cardiaci
- Altri sintomi: irritabilità, problemi di concentrazione, pallore della pelle, difficoltà respiratorie o alterazioni dell’appetito.
È importante notare che i sintomi possono variare da persona a persona e dipendono dalle cause sottostanti.
Inoltre livelli persistentemente elevati di ferritina possono portare a complicazioni a lungo termine come: danni al fegato, diabete, disturbi del metabolismo del ferro.
Diagnosi di Ferritina Alta
La diagnosi viene effettuata tramite un esame del sangue: un campione di sangue viene prelevato e analizzato per determinare la concentrazione di ferritina nel sangue.
I valori di riferimento possono variare leggermente tra i laboratori, ma in generale vengono considerati elevati valori superiori a:
- 300-400 ng/mL per gli uomini
- 200-300 ng/mL per le donne
Una volta confermata la diagnosi sarà necessario individuare le cause sottostanti. Questo richiede una valutazione medica approfondita e ulteriori esami di laboratorio, come:
- Test del fegato per valutare la funzionalità epatica
- Esami genetici per identificare eventuali mutazioni genetiche legate all’accumulo di ferro
- Test per escludere malattie ematologiche specifiche
In alcuni casi potrebbe essere necessario ricorrere ad esami di imaging, come l’ecografia addominale o la risonanza magnetica (RM) per quantizzare il ferro epatico e di altri organi, per valutare lo stato degli organi coinvolti nel metabolismo del ferro, come il fegato.
Le anomalie biochimiche comprendono l’aumento del ferro sierico, del coefficiente di saturazione della transferrina e dei livelli di ferritina sierica.
Risulta inoltre utile la risonanza magnetica per rilevare il sovraccarico di ferro negli organi interni.
Test Genetico Molecolare
Ha due obiettivi: confermare la diagnosi nel probando ed identificare il rischio genetico nei parenti. Il test genetico dovrebbe essere eseguito solo nei soggetti che presentano un’elevata TSAT e ferritina sierica, confermata in due controlli e non spiegata da altre cause.
Nel caso di elevata TSAT ma ferritina normale, un controllo esami dopo 1-3 anni può essere una ragionevole opzione. Le tabelle 2 a e b riportano frequenza e penetranza dei diversi genotipi HFE.
Una volta identificato il probando, i familiari vanno invitati ad eseguire le analisi degli indici del ferro e il test genetico insieme o in sequenza. Poiché l’HFE-HC è una malattia recessiva, i soggetti più a rischio sono i fratelli/sorelle del probando (25% di probabilità di essere affetti o sani, 50% di essere portatori), mentre i figli sono portatori obbligati a meno che l’altro genitore non sia un portatore della mutazione (coppia omo-eterozigote), condizione in cui il rischio di ereditare la malattia da parte dei figli è del 50%.
Come indicato dalle linee guida internazionali non c’è indicazione ad eseguire il test genetico nei minori perché la malattia si manifesta in età adulta e le indagini possono tranquillamente essere posposte dopo i 18 anni, quando il ragazzo potrà esprimere il suo consenso al test genetico.
Trattamento e Gestione dell'Iperferritinemia
Una volta individuata la causa specifica, possono essere adottate diverse strategie per ridurre i livelli di ferritina nel sangue e prevenire eventuali complicazioni.
Vediamo le più comuni.
Trattamento delle cause sottostanti
Il trattamento mirato delle cause sottostanti è fondamentale per gestire la condizione, ad esempio:
- Se è causata da un’infiammazione cronica, possono essere prescritti farmaci anti-infiammatori o immunosoppressori per ridurre l’infiammazione e normalizzare i livelli di ferritina.
- Se la causa è una malattia epatica, possono essere adottate misure per gestire e trattare la malattia, inclusi farmaci specifici o interventi chirurgici.
Terapia di riduzione del ferro
Nei casi in cui i livelli di ferritina siano particolarmente elevati o se sono presenti complicazioni, può essere necessario ridurli attivamente attraverso:
- Salassi di sangue regolari, che rimuovono l’eccesso di ferro dal corpo. La salassoterapia è la terapia di elezione una volta accertata la presenza di un sovraccarico di ferro. Essa consiste in una fase di induzione per rimuovere il ferro in eccesso che prevede un salasso il cui volume varia in funzione del peso (375-450 mL). La frequenza va definita in base alla severità del sovraccarico di ferro (ogni 1-4 settimane) e monitorata con emocromo, ferritina e TSAT ogni 4-6 salassi. Una volta raggiunta la ferrodeplezione (ferritina attorno a 50 µg/L), va impostata una terapia di mantenimento con un salasso ogni 2-6 mesi; in questa fase è possibile indirizzare il paziente alla donazione (DM 2/11/2015 - Allegato IV, sez. 1.7).
- Uso di chelanti del ferro, farmaci che legano il ferro in eccesso e favoriscono la sua escrezione attraverso le urine o le feci. Vengono in genere utilizzate anche terapie a base di farmaci in grado di facilitare l’eliminazione del ferro attraverso l’urina.
Monitoraggio regolare e collaborazione multidisciplinare
Dopo l’avvio del trattamento è essenziale monitorare regolarmente i livelli di ferritina nel sangue: ciò consentirà di valutare l’efficacia della terapia e apportare eventuali modifiche.
Il monitoraggio periodico è particolarmente importante per le persone con condizioni croniche o genetiche che necessitano di un trattamento a lungo termine.
La gestione della ferritina può inoltre richiedere la collaborazione tra diversi professionisti sanitari, come: medici di famiglia, ematologi, gastroenterologi, nutrizionisti.
La formazione di un team multidisciplinare può garantire un trattamento completo e personalizzato, tenendo conto delle diverse esigenze.
Come Prevenire la Ferritina Alta?
Sebbene alcuni fattori di rischio possano essere ereditari o legati a condizioni mediche preesistenti, ci sono alcune misure generali che possono essere adottate per prevenire o ridurre il rischio di sviluppare iperferritinemia o come supporto alle terapie di gestione.
Tra queste:
- Mantenere una dieta equilibrata: È importante evitare un’eccessiva assunzione di alimenti ricchi di ferro, come carne rossa, frattaglie e molluschi. È importante assumerli solo su consiglio medico.
- Gestione delle condizioni sottostanti: Se si è a conoscenza di condizioni mediche che possono influenzare i livelli di ferritina, è importante gestirle in modo adeguato.
- Monitoraggio regolare: Anche se non si hanno sintomi evidenti di ferritina alta, è consigliabile sottoporsi a controlli regolari per valutarne i livelli. Questo può aiutare a individuare eventuali cambiamenti precocemente e adottare tempestive misure preventive o di gestione.
Considerazioni Dietetiche nell'Emocromatosi
L’emocromatosi ereditaria è una malattia che si manifesta in individui che hanno una dieta normale. Non vi sono indicazioni particolari se non quelle di avere una dieta equilibrata. Vino e superalcolici possono aggiungere al danno da ferro quello da alcool accelerando lo sviluppo della cirrosi.
Importanza della Diagnosi Precoce
“L’emocromatosi è una malattia genetica che comporta gravi conseguenze se non è riconosciuta tempestivamente e trattata in modo adeguato - commenta il presidente della società Italiana di Medicina Interna SIMI - è una patologia internistica che colpisce molti organi e che trova in Italia centri di eccellenza internazionale per lo studio delle cause e dei trattamenti come quello della Medicina Interna all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
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