Interpretazione dell'Esito Istologico di un Polipo al Colon

Il cancro colorettale (CCR) è preceduto, in oltre il 90% dei casi, da un polipo adenomatoso, che rappresenta il precursore locale benigno. Il tempo di transizione da adenoma a cancro è mediamente di 10-15 anni, permettendo una diagnosi precoce.

Tuttavia, dopo una colonscopia con polipectomia, il rischio di sviluppare nuovi adenomi non è annullato. Alcuni pazienti possono sviluppare un tumore nei 3-5 anni successivi, spesso a causa di polipi non rimossi completamente o della mancata visualizzazione di piccoli adenomi piatti, specialmente nel colon destro. Per i pazienti a basso rischio, recenti studi hanno dimostrato che il rischio di trovare una neoplasia nei 5 anni successivi, in presenza di 1 o 2 piccoli adenomi tubulari, non è significativamente diverso dai soggetti senza polipi nella colonscopia di base. Questi pazienti non richiedono quindi una sorveglianza endoscopica particolare.

Tipologie di Polipi e Loro Evoluzione

I polipi del colon sono una patologia importante con un’alta incidenza, possono dare sanguinamento e infine degenerare in senso neoplastico (tumorale). Per incidenza, il cancro al colon è al terzo posto, dopo il tumore al polmone e alla mammella.

Come si formano i polipi nell’intestino?

I polipi sono masse di tessuto che originano dalla parete e aggettano nel lume intestinale. I polipi si possono classificare in vari modi. La probabilità che un polipo del colon evolva o meno verso una forma invasiva di cancro dipende dalla dimensione del polipo stesso.

Pochi adenomi (meno dell’1%) evolvono in carcinomi e l’evoluzione è lenta, in genere (5-10 anni).

Diagnosi e Prevenzione dei Polipi Intestinali

La diagnosi dei polipi intestinali può essere svolta in diversi modi, tra i quali l’esame endoscopico. Si esegue anche la ricerca del sangue occulto fecale (SOF), la cui positività indica che è più probabile trovare polipi in quel paziente. L’esame non è però così accurato, in quanto non è detto che una persona con sangue occulto negativo non abbia polipi.

La prevenzione è il primo passo verso una corretta gestione di quella che potrebbe diventare una preoccupazione per la salute e oggi rappresenta l’arma più preziosa e versatile per intervenire in uno stadio iniziale. La strategia per una diagnosi precoce coincide con l’attuazione dello screening per il carcinoma colorettale, conosciuto anche come tumore del colon retto. Invece, per il paziente con familiarità per adenoma o cancro del colon retto è indicato lo stesso screening, ma con inizio a 40 anni.

Trattamento dei Polipi Intestinali

Il trattamento dei polipi intestinali prevede la rimozione durante la colonscopia. Viene fatto passare un filo intorno al peduncolo del polipo, si stringe e viene fatta passare la corrente. In caso di polipi di 5 mm o meno è anche possibile posizionare il cappio intorno senza far passare la corrente.

L’adenoma tubulare è un polipo, di forma precancerosa, che si sviluppa sulla superficie del colon. L’adenoma è un tumore benigno che si sviluppa a partire dalle cellule epiteliali: mutazioni del DNA portano le cellule a proliferare in modo incontrollato e a sintetizzare muco e ormoni. L’adenoma tubulare del colon è classificabile tra i tumori benigni, dovuti alla mutazione della struttura cellulare dei tessuti.

Queste modifiche cellulari sono definite in medicina displasia, che può essere di basso grado o di alto grado. È una forma di displasia di entità contenuta, in cui vi è una bassa densità di cellule epiteliali in mutazione. A differenza della displasia di basso grado, questa forma tumorale ha un’alta densità di cellule epiteliali in mutazione, indice di uno stadio avanzato della malattia. La sua natura lo predispone alla trasformazione in tumore maligno, detto anche adenocarcinoma, e alla proliferazione di altri polipi lungo il colon.

Il polipo (adenoma) cresce all’interno del colon a partire dalla mucosa, nella maggior parte dei casi in forma benigna. Oltre alla forma, anche la dimensione è variabile: un polipo può avere una lunghezza inferiore ai 10 millimetri (microadenoma), tra i 10 e i 20 millimetri (macroadenoma) oppure superare i 30 millimetri (adenoma gigante).

L’età avanzata, la predisposizione genetica o precedenti diagnosi di cancro sono fattori predisponenti la comparsa di adenomi tubulari. Durante l’esame diagnostico, spesso svolto per accertamenti diversi da un adenoma, il medico può rilevare la presenza di polipi, più o meno piccoli.

I polipi del colon possono essere ad alto o basso rischio. Gli adenomi, invece, hanno una potenzialità tumorale maligna e devono essere rimossi in tempo, per evitare complicazioni. Tra gli adenomi, i sessili sono stati catalogati tra i polipi solo di recente. Il loro rischio di diventare adenocarcinomi è superiore agli adenomi tubulari e agli adenomi tubulo-villosi.

I polipi sono rilevatezze, per lo più benigne, della superficie mucosa del colon. Le loro dimensioni possono variare da pochi millimetri a parecchi centimetri. Nella maggior parte dei casi i polipi non danno alcuna sintomatologia. Talvolta possono essere responsabili della presenza di sangue occulto positivo nelle feci. Eventuali polipi scoperti durante la colonscopia, se di piccole dimensioni, saranno rimossi dal medico nel corso dell’esame.

Poiché i tumori maligni del colon retto nascono nella stragrande maggioranza come polipi "benigni", la loro rimozione è un importante mezzo di prevenzione del tumore colo rettale. Polipi di grandi dimensioni (> di 2 cm) sessili o peduncolati verranno biopsiati per esame istologico e potranno essere rimossi durante una ulteriore colonscopia se avranno caratteristiche di benignità.

La colonscopia è il metodo più accurato per l’identificazione dei polipi e dei tumori del colon. Esiste una pur sempre minima possibilità che lesioni presenti nel colon non siano identificate. Questo è particolarmente possibile nel caso di un intestino non pulito in modo adeguato.

Classificazione Endoscopica dei Polipi del Colon

Nel workshop multidisciplinare di Parigi del Novembre 2002 si è definita una nuova classificazione delle lesioni polipoidi e non polipoidi del colon, comprendente anche le lesioni neoplastiche superficiali del colon, frequentemente rilevate grazie alla diffusione dello screening del carcinoma del colon-retto .

La lesione neoplastica “superficiale” del colon è quella neoformazione il cui aspetto endoscopico suggerisce una profondità di penetrazione non superiore alla sottomucosa. Tali lesioni, definite di tipo 0, vengono ulteriormente sotto-classificate in lesioni di tipo polipoide (tipo 0-I) e non polipoide (tipo 0-II).

Lesioni superficiali polipoidi (tipo 0-I)

Le lesioni superficiali polipoidi “0-I” si distinguono in peduncolate (0-Ip) e sessili (0-Is):

  • 0-Ip (lesione polipoide peduncolata);
  • 0-Is (lesione polipoide sessile).

Lesioni superficiali non polipoidi (tipo 0-II)

Le lesioni superficiali non polipoidi si distinguono in lievemente rilevate (0-IIa), piatte (0-IIb) e depresse (0-IIc):

  • 0-IIa (lesione non polipoide rilevata);
  • 0-IIb (lesione non polipoide piatta);
  • 0-IIc (lesione non polipoide depressa).

La differenza tra la lesione polipoide sessile (0-Is) e la lesione non polipoide rilevata (0-IIa) è data dall’altezza rispetto al piano mucoso: superiore a 2,5 mm (l’altezza delle valve chiuse della pinza bioptica) nel primo caso, inferiore a 2,5 mm nel secondo caso:

  • lesione polipoide 0-Is: alta più di 2,5 mm rispetto al piano mucoso;
  • lesione non polipoide 0-IIa: alta meno di 2,5 mm rispetto al piano mucoso.

Le lesioni non polipoidi possono poi essere di tipo misto, con presenza sia della parte rilevata che della parte depressa rispetto al piano della mucosa. A seconda dell’importanza e della prevalenza delle due componenti, si possono quindi ulteriormente dividere in:

  • Lesioni non polipoidi miste, con componente depressa quantitativamente maggiore di quella rilevata: 0-IIc + IIa;
  • Lesioni non polipoidi miste con componente rilevata quantitativamente maggiore di quella depressa: 0-IIa + IIc.

Esistono infine lesioni di dimensioni superiori a 2 cm, definite con il termine LST (Lateral Spreading Tumor), caratterizzate dalla presenza di innumerevoli piccoli polipi. In base alle loro caratteristiche, tali lesioni si dividono ulteriormente nelle categorie sotto riportate: granulare uniforme, granulare mista e non granulare .

I polipi superiori a 20 mm rientrano nella categoria dei Lateral Spreading Tumours (LST).

L’importanza di questa nuova classificazione endoscopica è quella di permettere una descrizione universale delle lesioni riscontrate nel colon, uniformando il linguaggio dei diversi Centri endoscopici, ma soprattutto di correlare l’aspetto endoscopico con il grado d’infiltrazione neoplastica (grado d’invasione della sottomucosa secondo la classificazione di Parigi).

Esame Istologico: Come Viene Eseguito

L’istologia è la branca della medicina che studia i tessuti e le loro anomalie per diagnosticare eventuali malattie. L’esame istologico, detto anche istopatologico, è un’analisi condotta al microscopio di campioni di tessuti organici prelevati tramite biopsia, per individuare dei segni e delle alterazioni indici di malattia. Si tratta di un test di laboratorio fondamentale per esempio per la diagnosi di tumore, che sia maligno o benigno, ma anche di epatiti (infiammazioni del fegato), di nefriti (infiammazioni del rene), di infezioni dei linfonodi e di diverse malattie della pelle .

L’esame istologico non è sinonimo di esame citologico: l'esame citologico si occupa infatti nel dettaglio dello studio delle cellule del tessuto esaminato, per capire se vi sono in esse delle mutazioni genetiche che indicano la presenza di una malattia. L’esame istologico esamina frammenti del tessuto allo scopo per valutarne la struttura.

Chiaramente ogni referto istologico è diverso perché dipende qual è la condizione che si esamina. Le tecniche molecolari usate per analizzare la struttura molecolare dei tessuti. La diagnosi, cioè il tipo di tumore (maligno/benigno) e la stadiazione, ovvero quanto le cellule neoplastiche divergono rispetto a quelle sane in una scala di riferimento e la proliferazione, ovvero la velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano, che ci dice quanto la neoplasia sia aggressiva.

Per eseguire un esame istologico serve una minima parte di tessuto da analizzare.

Come si esegue l'esame istologico?

  • Inclusione: il campione viene incorporato in paraffina liquida dopo essere stato privato della componente acquosa.
  • Sezionamento: il materiale biologico viene sezionato in "fette" sottilissime per essere osservato al microscopio.
  • Colorazione: i tessuti vengono colorati per evidenziare dettagli che altrimenti sarebbero invisibili.

L'esame istologico permette di descrivere colore, le dimensioni e il peso del campione biologico considerato; se si tratta di tumore, in tal caso la stadiazione, ovvero quanto le cellule neoplastiche divergono rispetto a quelle sane in una scala di riferimento e la proliferazione, ovvero la velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano, che ci dice quanto la neoplasia sia aggressiva.

Differenziazione tra Esame Istologico e Citologico

L'esame istologico e l'esame citologico si differenziano principalmente per il tipo di campione analizzato e l'obiettivo diagnostico.

L'esame istologico prevede l'analisi di un frammento di tessuto, permettendo una valutazione dettagliata dell'architettura cellulare e della disposizione delle cellule all'interno del tessuto stesso.

Al contrario, l'esame citologico si basa sullo studio di singole cellule o gruppi di cellule prelevate mediante agoaspirato, scraping o lavaggio di cavità corporee, e si utilizza principalmente per indagini rapide e di screening, come nel caso del Pap-test.

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