Interpretazione dell'Esito della Gastroscopia per il Tumore allo Stomaco

La gastroscopia è una procedura diagnostica fondamentale per individuare eventuali anomalie a livello dello stomaco, inclusi i tumori. Dal punto di vista esecutivo, la gastroscopia prevede l'impiego di uno strumento particolare, chiamato endoscopio, che il medico introduce delicatamente lungo il tratto digestivo superiore del paziente, tramite la bocca.

Tubulare e flessibile, l'endoscopio è fornito di una telecamera con fonte luminosa che, grazie al collegamento con un monitor esterno, consente la visualizzazione su quest'ultimo dell'anatomia interna degli organi attraversati.

Cos'è l'esame istologico?

L’istologia è la branca della medicina che studia i tessuti e le loro anomalie per diagnosticare eventuali malattie.

L’esame istologico, detto anche istopatologico, è un’analisi condotta al microscopio di campioni di tessuti organici prelevati tramite biopsia, per individuare dei segni e delle alterazioni indici di malattia. Si tratta di un test di laboratorio fondamentale per esempio per la diagnosi di tumore, che sia maligno o benigno, ma anche di epatiti (infiammazioni del fegato), di nefriti (infiammazioni del rene), di infezioni dei linfonodi e di diverse malattie della pelle.

L’esame istologico esamina frammenti del tessuto allo scopo per valutarne la struttura. Chiaramente ogni referto istologico è diverso perché dipende qual è la condizione che si esamina.

La diagnosi, cioè il tipo di tumore (maligno/benigno) e la stadiazione, ovvero quanto le cellule neoplastiche divergono rispetto a quelle sane in una scala di riferimento e la proliferazione, ovvero la velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano, che ci dice quanto la neoplasia sia aggressiva.

Come si esegue l'esame istologico?

  • Inclusione: fase in cui il campione precedentemente privato della componente acquosa, viene incorporato ad altro materiale più saldo ma inerte. La procedura standard prevede l’uso della formalina, che ha lo scopo di stabilizzare i campioni biologici sezionati, e la conservazione permanente in paraffina liquida.
  • Sezionamento: è questa la parte più importante dell’intero esame. Consiste nel sezionare il materiale biologico precedentemente trattato in “fette” sottilissime che possano essere osservate anche in controluce.
  • Colorazione: altro passaggio fondamentale per evidenziare tessuti che, per natura, sono pressoché trasparenti e omogenei. I coloranti usati in questa fase dell’esame istopatologico variano a seconda del tipo di campione e al suo Ph.

Differenza tra esame istologico e citologico

L'esame istologico e l'esame citologico si differenziano principalmente per il tipo di campione analizzato e l'obiettivo diagnostico. L'esame istologico prevede l'analisi di un frammento di tessuto, permettendo una valutazione dettagliata dell'architettura cellulare e della disposizione delle cellule all'interno del tessuto stesso.

Al contrario, l'esame citologico si basa sullo studio di singole cellule o gruppi di cellule prelevate mediante agoaspirato, scraping o lavaggio di cavità corporee, e si utilizza principalmente per indagini rapide e di screening, come nel caso del Pap-test.

Biopsia: Cos'è e Come Viene Eseguita

La biopsia è il prelievo di quella minima parte di tessuto che serve per fare l’esame istologico.

  • Biopsia punch: che si esegue sulla cute tramite piccoli bisturi, per esempio nel caso di nei o macchie sospette della palle.
  • Biopsia con ago aspirato: che viene introdotto nella zona da prelevare sotto controllo di ecografia, o TAC o raggi X. Si usa normalmente per prelevare dei noduli al seno o per asportare del tessuto dal midollo osseo.
  • Biopsia di escissione (asportazione): è invece un intervento chirurgico, necessario quando serve prelevare una porzione più consistente per la quale non è possibile usare un’altra tecnica.
  • Biopsia perioperatoria: che viene eseguita in sala operatoria mentre si esegue un intervento per capire la natura del tessuto che si sta operando e capire come proseguire. In questo caso si parla di esame istologico estemporaneo.

Preparazione del paziente alla biopsia

La preparazione del paziente per il prelievo di un campione tissutale varia in base alla sede e alla tecnica utilizzata per la biopsia. In alcuni casi, il medico potrebbe consigliare di sospendere temporaneamente l'assunzione di farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, previo consulto con il medico curante, per ridurre il rischio di sanguinamento.

Per biopsie eseguite in anestesia locale, generalmente non è necessaria una preparazione specifica, mentre per procedure più invasive, come una biopsia epatica o polmonare, potrebbe essere richiesto il digiuno nelle ore precedenti l'esame.

Rischi e complicanze della biopsia

Come ogni procedura medica, la biopsia può comportare alcune complicanze, ma è rarissimo che siano gravi. Tra gli effetti collaterali più comuni vi sono il dolore locale e la formazione di ematomi nella zona del prelievo. In alcuni casi, possono verificarsi infezioni, che richiedono trattamento antibiotico.

Per biopsie che interessano organi interni, come polmoni o fegato, esiste un piccolissimo rischio di complicanze più gravi, come il pneumotorace (presenza di aria nella cavità pleurica) o emorragie interne.

Lesioni precancerose dello stomaco

Il processo che porta allo sviluppo di un tumore inizia in genere con alcune alterazioni genetiche, o mutazioni, nelle cellule di un determinato tessuto. L’accumulo di più mutazioni fa sì che le cellule che le ospitano acquisiscano nel tempo nuove capacità in grado di renderle cellule cancerose, capaci, tra le altre cose, di riprodursi senza limiti.

Le lesioni precancerose sono costituite da un insieme di cellule che hanno già subito una o più mutazioni, ma non hanno ancora acquisito la capacità di riprodursi senza limiti, di invadere i tessuti circostanti e di migrare in organi a distanza dando metastasi.

Le caratteristiche e i sintomi associati alle lesioni precancerose sono diversi a seconda dell’organo e del tessuto interessato.

Nel caso dell’adenocarcinoma gastrico, o cancro dello stomaco, un’infiammazione a lungo termine della mucosa che riveste quest’organo può determinare progressivamente la perdita delle ghiandole dello stomaco, che secernono sostanze necessarie alla digestione. Questa condizione, chiamata gastrite atrofica, può con il tempo portare alla metaplasia intestinale, cioè alla sostituzione della mucosa gastrica con tessuto intestinale, e quindi alla displasia, una condizione che rappresenta il ponte di collegamento tra le lesioni precancerose e lo sviluppo del cancro vero e proprio.

Cellule gastriche displastiche possono trovarsi anche nei polipi, ossia masse anomale di tessuto. I polipi gastrici, nello specifico, possono essere aderenti alla mucosa o estroflettersi all’interno dell’organo.

In particolare, sono considerati lesioni precancerose i polipi adenomatosi o adenomi, per i quali la letteratura scientifica ha confermato la capacità potenziale di evolvere in forme maligne e invasive.

Come prevenire le lesioni precancerose?

Intervenendo su alcuni fattori di rischio modificabili è possibile prevenire lo sviluppo di lesioni precancerose che, nel tempo, possono evolvere in tumori maligni.

Tra le abitudini salutari che si possono seguire quotidianamente per ridurre il rischio di sviluppare lesioni precancerose ci sono:

  • Consumare cibi ricchi di fibre, come frutta, verdura e cereali integrali, che hanno un effetto protettivo sull’intestino.
  • Limitare il consumo di carni rosse e processate, che sono state associate a un aumento del rischio di tumore del colon-retto.
  • Fare attività fisica regolare, di intensità moderata o elevata, che migliora il metabolismo e accelera il transito intestinale.
  • Mantenere un peso corporeo nella norma, perché sovrappeso e obesità sono considerati importanti fattori di rischio.

Per quanto riguarda la prevenzione del tumore gastrico, è fondamentale l’eliminazione dell’eventuale infezione da Helicobacter pylori tramite terapie antibiotiche mirate, una volta accertata la presenza del batterio.

Come riconoscere le lesioni precancerose?

Gli adenomi dello stomaco purtroppo non causano sintomi specifici: possono portare blandi dolori allo stomaco, nausea e problemi digestivi, e altri sintomi generali come stanchezza e mancanza di appetito, comuni a molte altre condizioni meno gravi. Per questo motivo tali lesioni vengono di solito scoperte nel corso di visite eseguite per altre ragioni.

Gli adenomi del colon-retto sono in genere asintomatici. Raramente possono causare sintomi generici come diarrea, anemia e dolore all’addome. A volte possono invece provocare sanguinamenti del retto, non necessariamente visibili a occhio nudo ma rilevabili con l’esame delle feci, o la presenza di muco.

Quali test fare?

Tra i principali esami disponibili per la diagnosi delle lesioni precancerose dello stomaco c’è l’endoscopia, eventualmente completata dalla biopsia se si individuano possibili lesioni visibili.

Nel caso di displasia gastrica, l’endoscopia può eventualmente essere associata alla cromoscopia, una tecnica d’indagine nella quale si usano specifici coloranti per mettere in evidenza la presenza di lesioni altrimenti difficili da distinguere. In questo modo si può orientare meglio la biopsia verso zone non altrimenti visibili.

Gli adenomi nel colon-retto vengono invece di solito diagnosticati attraverso una colonscopia, eseguita come approfondimento se viene rilevato sangue occulto nelle feci. Alla colonscopia è in genere associata la biopsia, quando sono rimossi dei polipi.

Tumore allo stomaco

Il cancro dello stomaco si colloca ai primi posti per mortalità, dopo il tumore al polmone e quello al colonretto. Su questa neoplasia pesa tuttora il ritardo nella diagnosi: nella maggior parte dei casi infatti il tumore viene identificato in uno stadio avanzato e la prognosi è infausta per molti pazienti.

Il cancro dello stomaco è il quinto tumore più frequente nel mondo e la terza causa di morte per cancro, dopo i tumori del polmone e del colon-retto. Benché la diagnosi precoce sia possibile, nella maggior parte dei casi il cancro dello stomaco viene diagnosticato ad uno stadio avanzato e circa due terzi dei pazienti muore entro 5 anni dalla diagnosi.

Condizioni e lesioni precancerose dello stomaco

L’adenocarcinoma di tipo intestinale dello stomaco rappresenta lo step finale della cosiddetta cascata di Correa, cioè della sequenza gastrite cronica - gastrite atrofica - metaplasia intestinale - displasia - cancro dello stomaco.

La gastrite atrofica e la metaplasia intestinale sono considerate condizioni precancerose poiché sono associate ad un aumentato rischio di sviluppare displasia e cancro. Queste condizioni sono presenti in circa un terzo della popolazione generale e sono più frequenti nei soggetti con più di 50 anni e nei familiari di I grado di pazienti con cancro gastrico.

Il rischio di cancro varia a seconda della estensione e severità di gastrite atrofica e metaplasia intestinale. I pazienti a maggior rischio sono quelli che presentano una gastrite atrofica di grado severo o estesa a tutto lo stomaco, cioè sia al corpo sia all’antro.

La displasia è la vera lesione precancerosa che è una neoplasia limitata all’epitelio che precede lo sviluppo del cancro gastrico. La displasia può essere di basso o alto grado. La displasia di basso grado è caratterizzata da lievi o moderate alterazioni cellulari, mentre la displasia di alto grado presenta alterazioni cellulari più consistenti con perdita della polarità cellulare. In alcuni pazienti con displasia di alto grado può essere già presente un adenocarcinoma gastrico “sincrono” al momento della diagnosi.

Diagnosi di condizioni e lesioni precancerose dello stomaco

La diagnosi di gastrite atrofica, metaplasia intestinale e displasia si basa sull’esame istologico di biopsie gastriche eseguite in corso di gastroscopia.

Attualmente l’endoscopia ad alta definizione risulta l’esame più accurato per la diagnosi delle condizioni e lesioni precancerose. La cromoendoscopia tradizionale con l’uso di un colorante, come il blu di metilene o l’indaco di carminio, e la cromoendoscopia virtuale, come la Narrow Band Imaging (NBI), aumentano l’accuratezza diagnostica perché possono permettere di eseguire biopsie mirate.

Tuttavia è sempre necessario eseguire un campionamento bioptico random dello stomaco per un’accurata diagnosi di gastrite atrofica e metaplasia intestinale.

Le Linee Guida Europee MAPS II raccomandano di eseguire durante la gastroscopia almeno 2 biopsie nell’antro e 2 biopsie nel corpo con una eventuale biopsia aggiuntiva nell’angulus dello stomaco. L’esame istologico fornisce informazioni sulla presenza, severità ed estensione di gastrite atrofica e metaplasia intestinale permettendo di identificare i pazienti con forme avanzate di gastrite atrofica a più alto rischio di cancro. Ulteriori biopsie devono essere effettuate sulle lesioni visibili che possono essere sede di displasia o cancro.

Esistono anche test sierologici accurati per una diagnosi non invasiva di gastrite atrofica. Il dosaggio del pepsinogeno sierico è stato utilizzato per identificare soggetti con un maggior rischio di gastrite atrofica e metaplasia intestinale.

I soggetti con test sierologico positivo dovranno poi essere sottoposti a gastroscopia con biopsie gastriche per confermare la presenza di gastrite atrofica.

Sorveglianza

La sorveglianza endoscopica dei pazienti con gastrite atrofica e metaplasia intestinale permette di identificare pazienti che sviluppano displasia o cancro gastrico in uno stadio precoce.

Le Linee Guida europee raccomandano di eseguire una gastroscopia ogni 3 anni per i pazienti con stadi avanzati di gastrite atrofica, cioè con gastrite atrofica di grado severo o estesa ad antro e corpo o con stadio OLGA/OLGIM III/IV. I pazienti con familiarità di I grado per cancro gastrico necessitano di una sorveglianza più stretta con una gastroscopia ogni 1-2 anni.

D’altra parte, i pazienti con una gastrite atrofica lieve o moderata localizzata solo nell’antro hanno un rischio molto basso di cancro gastrico per cui non necessitano di sorveglianza endoscopica. In questi pazienti il rischio aumenta se vi è metaplasia intestinale, ma la metaplasia intestinale deve essere di tipo incompleto o deve esserci una familiarità positiva per cancro gastrico per giustificare una sorveglianza endoscopica ogni 3 anni.

Nei pazienti con displasia ma senza lesioni endoscopicamente visibili è raccomandata una gastroscopia con cromoendoscopia in tempi brevi allo scopo di evidenziare lesioni gastriche precedentemente non visualizzate. Se non viene visualizzata alcuna lesione, è raccomandata una seconda endoscopia dopo 6 mesi in caso di displasia ad alto grado o 12 mesi in caso di displasia a basso grado.

I pazienti con displasia su lesione visibile verranno sottoposti, quando tecnicamente possibile, ad asportazione endoscopica della lesione.

Programmi di screening per la prevenzione del cancro gastrico

Programmi nazionali di screening sono stati di recente implementati in Giappone ed in Corea del Sud. Attualmente, le linee guida giapponesi raccomandano lo screening radiologico o la gastroscopia per individui con più di 50 anni.

Allo stesso modo, le Linee Guida coreane raccomandano lo screening endoscopico o radiologico a tutti gli individui ogni due anni a partire dai 40 anni di età.

I pazienti che si sottopongono ai programmi di screening hanno maggiori probabilità di ricevere una diagnosi precoce, con un conseguente miglioramento della sopravvivenza ed una percentuale più elevata di successo di resezione endoscopica.

L’introduzione di programmi nazionali di screening è stata considerata anche in altre regioni ad alta incidenza.

Stadio e grading del tumore

La stadiazione è una parte fondamentale della diagnosi che quantifica l’estensione della malattia, indicando le dimensioni del tumore e la sua eventuale diffusione a distanza. Il grading è un parametro di riferimento che descrive l'aspetto delle cellule tumorali al microscopio, esprimendone così il grado di diversità rispetto alle cellule normali. Queste informazioni sono utili al medico per capire quanto rapida potrebbe essere la crescita del tumore.

La caratterizzazione biologica consiste in uno studio basato sull’applicazione di metodiche di biologia molecolare per identificare la presenza di marcatori molecolari, ossia molecole che possono essere potenziali fattori prognostici come anche bersaglio delle cosiddette terapie mirate.

Per quanto riguarda gli adenocarcinomi dello stomaco, uno dei risultati più interessanti degli ultimi anni vi è il riscontro dell’elevata presenza della proteina HER-2 sulla superficie del tumore. La proteina HER-2 si può misurare mediante una specifica analisi molecolare, che si può eseguire nei principali centri oncologici.

Sintomi del tumore allo stomaco

Ad uno stadio iniziale il carcinoma gastrico raramente causa sintomi. Quando compaiono possono essere:

  • Poco appetito
  • Riduzione del peso corporeo
  • Dolore addominale
  • Sensazione di sazietà anche dopo piccoli pasti
  • Nausea e vomito
  • Gonfiore addominale
  • Sangue nelle feci
  • Stanchezza
  • Disfagia

Questi sintomi sono molto aspecifici, ossia possono essere causati da tante altre patologie, anche non oncologiche. Quando compaiono è opportuno fare una corretta diagnosi differenziale con l’ulcera gastrica, gastrite cronica e tumori benigni.

Terapia del tumore allo stomaco

Nella maggior parte dei casi, il primo approccio alla malattia è rappresentato dalla chirurgia. Nelle fasi iniziali di malattia la chirurgia è risolutiva e prevede la rimozione di tutto lo stomaco (gastrectomia totale) o solo di una parte (gastrectomia parziale).

La chemioterapia si utilizza prima o dopo la chirurgia o nei pazienti con malattia avanzata che non possono essere operati. I principali farmaci utilizzati sono: 5-FU, capecitabina, carboplatino, cisplatino, docetaxel, epirubicina, irinotecan, oxaliplatino, paclitaxel.

La radioterapia viene utilizzata insieme alla chemioterapia, nelle fasi iniziali della malattia, prima o dopo l’intervento chirurgico oppure solamente a scopi palliativi quando il tumore non può essere rimosso mediante chirurgia.

La terapia con anticorpi monoclonali è riservata ai tumori gastrici che presentano mutazione del gene HER-2. Si tratta di un farmaco chiamato trastuzumab in grado di legarsi al recettore codificato dal gene mutato HER-2.

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