Esami del Sangue Necessari Prima della Vaccinazione: Cosa Sapere

La paura di effetti collaterali immediati o a distanza è una delle ragioni più comuni che portano i genitori a esitare o addirittura a rifiutare di vaccinare i loro figli. La legge sull’obbligo di vaccinazione per l’accesso a scuola ha inoltre fornito il pretesto per un’altra categoria di esami, altrettanto inutili: quelli per accertare l’avvenuta immunizzazione, per esempio a seguito della malattia naturale.

L'Importanza dell'Anamnesi

Le controindicazioni vere alle vaccinazioni, come sottolinea la Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, si possono raccogliere semplicemente con un’anamnesi, cioè parlando con i genitori. Per la maggior parte delle vaccinazioni raccomandate, infatti, l’unica controindicazione assoluta è il ricordo di una reazione di tipo anafilattico in seguito a una precedente vaccinazione. La prima volta invece non abbiamo modo di prevederla, così come non la possiamo prevedere prima di somministrare qualunque altro farmaco o alimento potenzialmente allergizzante.

L'anamnesi, detta anche storia clinica, è un atto medico che permette di raccogliere ed analizzare criticamente sintomi e fatti e, assieme all'esame obiettivo e alle indagini strumentali, di formulare una diagnosi. Si tratta di uno strumento indispensabile anche nella vaccinazione per poter procedere all'atto vaccinale in sicurezza dopo attenta valutazione dello stato di salute del vaccinando.

Raccolta dell'Anamnesi

Le procedure di buona pratica vaccinale (DGRV 1935/2016) prevedono che l'anamnesi, il momento più importante della vaccinazione, venga raccolta da un operatore sanitario addestrato che rivede le risposte con il vaccinando e decide in merito all'idoneità alla vaccinazione. Qualora sussistano dubbi in merito all'idoneità, l'operatore fa riferimento al medico vaccinatore responsabile di seduta che decide in merito alla vaccinazione.

Secondo le FAQ di AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco, prima della vaccinazione, il personale sanitario pone alla persona da vaccinare una serie di precise e semplici domande utilizzando una scheda standardizzata. Se l'operatore sanitario rileva risposte significative alle domande, valuta se la vaccinazione possa essere eseguita o rinviata.

Inutilità di Test Predittivi

Tutti gli altri test per l’individuazione di ipotetiche condizioni predisponenti sono invece del tutto infondati: né l’Organizzazione Mondiale della Sanità né altre istituzioni di rilievo scientifico a livello internazionale raccomandano esami di questo tipo, così come nessuna delle più importanti società scientifiche europee o americane. Non esiste infatti a tutt’oggi nessun esame in grado di prevedere lo sviluppo di possibili reazioni avverse ai vaccini. Molti ricercatori stanno però studiando questo problema, alla ricerca di possibili indicatori efficaci di una situazione di maggiore rischio.

Esami per Accertare l'Immunizzazione

In quest’ultimo caso i test per il dosaggio degli anticorpi contro una o più malattie sono fondati: dimostrano effettivamente l’avvenuta immunizzazione. Sono però altrettanto inutili, dal momento che sottopongono il bambino al disagio di un prelievo di sangue in più, e la famiglia ai costi per l’esame, quando la somministrazione di un vaccino in una persona già immunizzata non rappresenta in alcun modo un rischio. Se infatti l’individuo è già protetto contro la malattia, la vaccinazione rappresenta comunque uno stimolo paragonabile a quello dell’incontro con il vero microrganismo che potrebbe comunque accadere.

Lo Studio Ematochimico Pre-Vaccinale: Quando Considerarlo

Ecco allora che può diventare razionale eseguire anche alcuni esami ematochimici nei soggetti a rischio e in particolare nei bambini piccoli che dovrebbero ricevere i vaccini pediatrici, dato che questi ultimi possono essere potenziali fattori squilibranti dei delicati e ancora immaturi equilibri psico-neuro-immuno-endocrinologici, per lo meno nel primo periodo post-vaccinale. Lo scopo di effettuare alcuni dosaggi laboratoristici è quello di avere qualche elemento in più per capire se quel singolo bambino è nella condizione di sopportare lo stress immunitario delle vaccinazioni senza rischi gravi per la sua salute.

La richiesta degli esami pre-vaccinali è e resta estremamente importante e corretta e i motivi sono i seguenti:

  • I neonati o comunque i bambini piccoli (per la loro fisiologica condizione di vita) sono particolarmente deboli a livello immunitario e, se non facciamo attenzione, non solo li possiamo rendere ancora più deboli, ma li possiamo anche squilibrare a lungo o, in alcuni sporadici casi, per sempre.
  • I vaccini pediatrici, anche se raramente, possono causare gravi danni.
  • Alcuni bambini, anche se nei primi mesi appaiono perfettamente sani, possono avere una particolare predisposizione a presentare danni in seguito alle vaccinazioni (ipogammaglobulinemia transitoria, alterazioni del microbiota intestinale, alterazioni dell’assorbimento enterico dei nutrienti, carenza di determinate sostanze biologiche a livello cerebrale, presenza di patologie latenti, stress di vita particolarmente intensi, presenza di sostanze tossiche come gli inquinanti ambientali, ecc.).

Ecco perché sembrerebbe più che razionale eseguire alcuni esami ematochimici nei soggetti presumibilmente a rischio.

Infatti, anche il semplice Buon Senso ci pone delle domande:

  • Le vaccinazioni che vengono inoculate a neonati di 2-3 mesi, dei quali non conosciamo praticamente nulla, sono veramente così innocue da non necessitare alcun accertamento preliminare per assicurarsi che il neonato le possa tollerare senza subirne danno e sono anche così innocue da non richiedere neppure una specifica e approfondita visita medica anticipatoria?
  • Se i vaccini sono farmaci veri e propri, è lecito pensare che esista un farmaco senza effetti indesiderati?
  • È lecito far correre un rischio, potenzialmente anche grave (nonostante sia raro), ad un soggetto teoricamente sano e addirittura ad un bambino che ha davanti a sé una lunga vita?
  • Esistono dei farmaci che devono essere somministrati a tutti in modo massivo e incondizionato?
  • È quindi lecito imporre a tutti per Legge il trattamento vaccinale, potenzialmente patogeno, e per di più senza chiedersi se il bambino sia in grado di sopportarlo?
  • Non sarebbe logico, sensato, prudente e rispettoso del più sacrosanto Principio di Precauzione sottoporre il bambino ad una accurata anamnesi pre-vaccinale che indaghi lo stato della sua salute psico-fisica, ma anche quella dei suoi genitori e che indaghi anche tutte quelle condizioni che possono causare debolezze personali, genetiche, familiari, ambientali e sociali nel vaccinando?

Eppure la realtà è molto diversa: i bambini molto raramente vengono visitati in modo approfondito e specifico prima della somministrazione dei vaccini! Al massimo si chiede ai genitori se il bambino sta bene e, nel caso abbia avuto la febbre poco prima, si consiglia di dargli una dose di paracetamolo subito dopo il vaccino e di vaccinarlo ugualmente!

Test pre-vaccinali: cosa sapere

Va precisato fin da subito che ci sono dei test che si possono fare, ma non forniscono di per se stessi una certezza, perché anche se risultassero normali, non potrebbero escludere una immaturità del sistema immunitario e/o una particolare incapacità di gestire l’intenso stress immunitario che le vaccinazioni multiple (sei o più vaccini inoculati contemporaneamente o anche un numero minore ma inoculato ripetutamente a brevi intervalli temporali) possono causare in organismi predisposti. Se però questi test risultassero alterati, pur non fornendo una certezza assoluta, esprimerebbero comunque la presenza di un buon margine di rischio ad eseguire la vaccinazione.

Esami "ragionati" da eseguire prima di una vaccinazione

Purtroppo, oggi non sappiamo individuare con sicurezza le persone che, a differenza della popolazione generale, presenteranno certamente un evento avverso ad un farmaco o ad un vaccino, però qualcosa possiamo fare. Pertanto, anche se forse alla luce delle conoscenze attuali è ancora troppo presto per definire un pannello di esami genetici e biochimici da effettuare per individuare i soggetti a rischio, ci sono comunque le conoscenze sufficienti per proporre alcuni esami, chiaramente da rivedere, ampliare e migliorare (spero in un tempo prossimo), tenendo bene in considerazione che ogni singolo risultato deve essere interpretato in concerto con gli altri.

Esami pre-vaccinali di primo livello

Per un generico screening iniziale di base, potrebbe essere sufficiente consigliare l’esecuzione nel bambino dei seguenti esami:

  • Esame emocromocitometrico con formula leucocitaria.
  • VES e Proteina C reattiva (PCR).
  • Elettroforesi proteica (protidogramma).
  • TSH (funzione tiroidea).
  • Vitamina D.
  • Esame urine completo.
  • Dosaggio delle immunoglobuline (IgA, IgM, IgG, IgE)
  • Dosaggio quantitativo degli anticorpi specifici (IgG) dei vaccini che dovrebbero essere inoculati: anticorpi contro difterite, tetano, polio, epatite B, emofilo B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella, meningococco (il dosaggio di questi anticorpi è utile perché se qualche bambino non vaccinato presenta già degli anticorpi in quantità sufficiente non è necessario ricevere quel vaccino).

Esami pre-vaccinali di secondo livello

Sono esami da eseguire nel bambino che si aggiungono ai precedenti e che sono utili in caso di qualche sospetto patologico dedotto dalla raccolta anamnestica e che si vuole confermare o meno con gli esami di laboratorio. Pertanto, gli esami che consiglierei dipendono dalle informazioni raccolte.

Esami genericamente utili: transaminasi, GGT, LDH, ferritina, glucosio, fosfatasi alcalina, elettroliti sierici (sodio, potassio, magnesio, calcio, fosforo, ferro, zinco, rame).

Di seguito alcuni esami utili in caso di sospetti specifici:

  • Bambino immunologicamente immaturo o nato prematuro: immunoglobuline sieriche (IgA, IgG, IgM e IgE), tipizzazione linfocitaria.
  • Bambino con processo infiammatorio latente: bastano già gli esami di primo livello (esame emocromocitometrico con formula leucocitaria, elettroforesi proteica per le alfa-2-globuline e le gamma-globuline, la VES, la PCR e l’esame urine), ma si potrebbero aggiungere alcuni esami ulteriori in base alla causa dell’infiammazione.
  • Bambino con disturbi digestivi e/o addome gonfio: test per la ricerca delle intolleranze alimentari (IgG e IgE specifiche), tipizzazione tessutale HLA ad alta risoluzione per la malattia celiaca, test di permeabilità intestinale agli zuccheri disaccaridi e monosaccaridi.
  • Bambino figlio di genitori con malattie autoimmuni: tipizzazione tessutale HLA ad alta risoluzione (richiedere valutazione specifica in base alla patologie autoimmune presente nei genitori), omocisteina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12 e glutatione ridotto e ossidato con misura del loro rapporto [GSH/GSSG].
  • Bambino figlio di genitori con patologie croniche: esami per cercare nel bambino le malattie latenti dei genitori, ma anche omocisteina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12.
  • Bambino pallido, magro, anoressico e non allattato al seno: vitamina D, omocisteina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12, ferritina, elettroliti sierici (sodio, potassio, magnesio, calcio, fosforo inorganico, ferro, zinco, rame), test per malattia celiaca (anticorpi antigliadina [AGD], anticorpi antiendomisio [AEM], anticorpi antitransglutaminasi e tipizzazione tessutale HLA ad alta risoluzione per la ricerca delle molecole HLA DR3, DR7 e in particolare DQ2 e DQ8).
  • Bambino figlio di genitori o di madre vegetariana/vegana: omocisteina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12, ferritina, elettroliti sierici (sodio, potassio, magnesio, calcio, fosforo inorganico, ferro, zinco, rame), aminoacidi sierici e urinari.
  • Bambino che vive vicino inceneritori o in un ambiente con elevato inquinamento ambientale: ricerca metalli tossici urinari, rapporto tra glutatione ridotto e ossidato, glutatione S-transferasi (per valutare la capacità di detossificazione), uroporfirine urinarie e coproporfirine urinarie (espressione di danno farmacologico, intossicazione di metalli tossici o di sostanze chimiche tossiche, disordini genetici, patologie epatiche, stress ossidativo, ecc.), mineralogramma del capello.
  • Bambino con frequenti patologie virali o ammalatosi di qualche grave patologia poco dopo la nascita o sottoposto a precedente intervento chirurgico: ricerca di alcuni anticorpi virali (Cytom...

Vaccinazioni in Gravidanza

Alcune malattie infettive sono particolarmente pericolose se contratte durante la gravidanza, perché possono provocare o aborti spontanei o anomalie congenite del neonato. È quindi importante che ogni donna in età fertile sappia se è protetta da queste due malattie: o perché è stata vaccinata o perché le ha già avute. Per avere la certezza della protezione è necessario un esame del sangue. La vaccinazione va effettuata prima di iniziare una gravidanza, perché durante la gravidanza è controindicata.

Da giugno 2019 è stata avviata l’offerta gratuita con chiamata attiva per HPV a tutte le donne, non vaccinate in precedenza, al compimento del loro 25° anno di età, mentre la gratuità della vaccinazione viene estesa dai 18 anni fino al compimento dei 26 anni di età (25 anni e 364 giorni) a tutte coloro che ne faranno richiesta presso i Servizi di igiene e sanità pubblica delle Aziende Usl.

L’influenza durante la gravidanza può causare gravi complicazioni nella mamma (polmoniti severe con insufficienza respiratoria) e, a volte, aborto o parto prematuro. La pertosse acquisita nei primi mesi di vita del bambino è molto pericolosa perché il neonato può avere apnee gravi fino alla morte. L’unico modo per proteggere il bambino nei primi mesi di vita (in attesa che faccia le prime due dosi vaccinali) è vaccinare la mamma, che produrrà gli anticorpi specifici e li passerà al bambino attraverso la placenta. È necessario che la mamma rinnovi la vaccinazione in occasione di ogni singola gravidanza, anche se già vaccinata in precedenza. La pertosse viene somministrata insieme a difterite-tetano.

Monitorare gli Anticorpi Dopo il Vaccino

In tutti i punti prelievo delle sedi lombarde di Auxologico è possibile effettuare senza prenotazione, negli orari di apertura dei punti prelievo il test sierologico per monitorare la risposta anticorpale nei soggetti sottoposti a vaccinazione, che fornisce le Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike:pacchetto di test sierologico per lo screening o il follow-up dopo malattia da Covid che fornisce Ig Totali anti SARS CoV-2 antigene N (anti-Nucleocapside) + Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike.

I test quantitativi ECLIA ricercano e dosano le varie classi di immunoglobuline; il test anti-N con una specificità del 99,81% e una sensibilità superiore al 95% ed il test anti-S con una specificità del 100% e una sensibilità superiore al 98,8%. I test forniscono risposta di presenza o assenza di anticorpi contro il SARS-CoV-2; test sierologico per monitorare la risposta anticorporale dopo il vaccino, che dosa le Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike. Il test sierologico quantitativo ECLIA ricerca e dosa le varie classi di immunoglobuline con una specificità del 100% e una sensibilità superiore al 98,8%.

Come si esegue il test sierologico?

Il test sierologico si esegue con un prelievo venoso, senza prenotazione. Non è necessario il digiuno stretto, né alcuna preparazione particolare, tuttavia è raccomandato attendere un paio d'ore da un pasto leggero prima di eseguire il prelievo.

Lettura dei risultati

SARS-CoV-2 IG Totali Anti-N (SCREENING o FOLLOW-UP POST COVID-19)

  • Un risultato negativo al test va sempre valutato clinicamente; indica che una persona non è stata infettata oppure è stata infettata molto recentemente (meno di 8-10 giorni prima) e non ha ancora sviluppato una risposta anticorpale rilevabile
  • Un risultato positivo indica che la persona è stata infettata ma non indica se è contagiosa. È pertanto necessario eseguire il test molecolare da tampone naso-faringeo per ricerca del RNA virale per escludere o confermare la possibile condizione di contagiosità del soggetto.

SARS-CoV-2 IG Totali Anti-RBD SPIKE (MONITORARE I SOGGETTI SOTTOPOSTI A VACCINAZIONE)

Per verificare e monitorare la risposta al vaccino, il dosaggio anticorpale dovrebbe essere effettuato dopo almeno 10 giorni dalla somministrazione della seconda dose del vaccino. Si possono avere due risultati:

  • Risultato negativo (valori < 0.80 U/mL): negativo per gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 RBD Spike; il risultato va sempre valutato clinicamente. La risposta anticorpale è assente perché il periodo di tempo da una eventuale infezione (vedi anti-N) o dalla dose vaccinale è troppo breve oppure perché nessuna delle 2 ipotesi è avvenuta.
  • Risultato positivo (valori > 0.80 U/mL): positivo per gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 RBD Spike; nel soggetto si è determinata una risposta immunitaria. La risposta può essere conseguenza di una precedente infezione (normalmente sono presenti anche gli anticorpi anti-N) oppure conseguenza di vaccinazione (in questo caso gli anticorpi anti-N sono assenti). Il titolo anticorpale e la sua durata nel tempo sono oggetto di studio.

Vaccinazione HPV: Ulteriori Considerazioni

Le condizioni ottimali per sfruttare la massima efficacia profilattica del vaccino si realizzano prima dell'inizio dell'attività sessuale e nel momento di massima risposta del sistema immunitario; tuttavia il vaccino risulta utile anche per le ragazze e le donne che hanno già avuto rapporti sessuali poiché è improbabile che esse si siano infettate stabilmente con tutti i ceppi di papillomavirus oncogeni verso cui il vaccino è efficace.

La vaccinazione è comunque possibile ed è utile per prevenire ulteriori infezioni, visto che si è esposti al virus durante tutta la vita sessualmente attiva. Perché un papillomavirus oncogeno possa produrre effetti è però indispensabile un'infezione persistente per molto tempo; accade infatti spesso che l'hpv-test prima positivo risulti successivamente negativo: significa quindi che le difese immunitarie hanno eliminato l'infezione e dunque la vaccinazione è efficace anche in questo caso per evitare reinfezioni che potrebbero questa volta divenire persistenti.

Nelle donne che non hanno ancora contratto l'infezione il vaccino si è dimostrato molto efficace (90-100%) nel prevenire le lesioni pre-invasive di alto grado (CIN2/3) dovute ai virus HPV 16 e 18, che insieme causano oltre il 70% dei tumori del collo dell'utero. Il vaccino è efficace anche nei confronti di ceppi di papilloma virus oncogeni simili a quelli verso i quali è stato studiato: questo estende l'efficacia protettiva del vaccino ben oltre il 70% dei casi. Sebbene la vaccinazione contribuisca a proteggere dalle principali cause del tumore del collo dell'utero, non garantisce una protezione verso tutti i tipi oncogeni di HPV; pertanto è importante sottoporsi regolarmente al Pap-test.

La vaccinazione e lo screening sono complementari e insieme rappresentano ilmetodo più efficace per prevenire il carcinoma della cervice uterina. In gravidanza non è opportuno effettuare vaccinazioni in genere, salvo casi particolari su indicazione specialistica.

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