Esami del sangue per la prevenzione dell'infarto: quali sono?

L’infarto del miocardio, comunemente conosciuto come "attacco di cuore", è una delle principali cause di mortalità a livello globale. Prevenire questa condizione è fondamentale, e uno dei modi più efficaci per farlo è attraverso il monitoraggio di determinati esami del sangue.

La prevenzione di ictus e infarto parte dallo stile di vita. È importante sottoporsi a regolari esami diagnostici presso i NefrocenterLab e a controlli medici.

Quali esami fare per prevenire l'infarto?

Ci sono alcuni esami consigliati per verificare lo stato di salute del cuore e dei vasi sanguigni. La prevenzione dell'infarto passa anche per un monitoraggio costante del proprio rischio cardiovascolare, soprattutto dopo i 40 anni, anche se non ci sono campanelli d'allarme. Superati gli "anta" almeno una volta l’anno, è consigliato effettuare un check up cardiologico.

Gli esami ematici per la prevenzione cardiaca e vascolare sono sostanzialmente gli stessi sia per gli uomini sia per le donne come l’emocromo per avere informazioni sulla quantità dei globuli rossi. Il sesso femminile, in premenopausa, ha una protezione estro-progestinica che influenza il metabolismo del colesterolo, infatti, a parità di fattori di rischio, gli uomini hanno 4 volte più possibilità di incorrere in un evento cardiovascolare rispetto alle donne.

Esami del sangue fondamentali

Ecco alcuni degli esami del sangue più importanti per la prevenzione dell'infarto:

  1. Colesterolo Totale, LDL e HDL: Il colesterolo alto, soprattutto il colesterolo LDL (il cosiddetto “cattivo”), è uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiache. Esistono tre parametri fondamentali da monitorare:
    • Colesterolo totale: indica la quantità complessiva di colesterolo nel sangue.
    • LDL (colesterolo cattivo): quando presente in eccesso, si accumula nelle arterie, aumentando il rischio di aterosclerosi e infarto.
    • HDL (colesterolo buono): aiuta a rimuovere il colesterolo dalle arterie. Questo è il cosiddetto “colesterolo buono”. Si tratta di lipoproteine che trasportano il colesterolo in eccesso dai tessuti al fegato, dove viene poi eliminato.
  2. Trigliceridi: Oltre al colesterolo vanno esaminati i trigliceridi. I lipidi che assumiamo attraverso l’alimentazione sono costituiti in primis da trigliceridi. Questi rappresentano la forma più concentrata di energia, la quale viene immagazzinata nel tessuto adiposo in attesa di essere utilizzata. Più alti sono i valori dei trigliceridi nel sangue, maggiore è il rischio di incidenza di problemi cardiovascolari.
  3. Glicemia e Emoglobina Glicata (HbA1c): La relazione tra diabete e rischio cardiovascolare è ben nota. La glicemia a digiuno misura i livelli di zucchero nel sangue in un determinato momento, mentre l’emoglobina glicata (HbA1c) fornisce una valutazione a lungo termine dei livelli di glucosio, utile per individuare eventuali disfunzioni nel metabolismo degli zuccheri. Come ben noto livelli alti di glicemia possono portare al diabete. Questo può compromettere seriamente lo stato e la funzionalità dei vasi sanguigni e del cuore.
  4. Proteina C-Reattiva (PCR): La proteina C-reattiva è un marcatore di infiammazione. Alti livelli di PCR nel sangue possono indicare uno stato infiammatorio sistemico, che è associato a un rischio maggiore di infarto e altre patologie cardiache. Per questo scopo specifico, oggi, si ricerca la Proteina C reattiva ad alta sensibilità (HS-PCR).
  5. Omocisteina: Un altro esame del sangue utile è la misurazione dell’omocisteina, un amminoacido il cui metabolismo è influenzato dall’aiuto di enzimi e vitamine (acido folico, B6 e B12). Valori alti di questo amminoacido possono essere strettamente correlati a patologie, quali: aterosclerosi, infarto del miocardio, ictus, ma anche trombosi arteriosa e venosa. La situazione si complica se a ciò si associano tabagismo e cattiva alimentazione. Inoltre, vi sono soggetti che geneticamente presentano valori elevati di Omocisteina. In questo caso tale condizione rappresenta da sola un fattore di rischio assai importante.
  6. Fibrinogeno: Il Fibrinogeno è una proteina, se i suoi valori sono elevati, mette a rischio l’intero organismo perché indica, infatti, la tendenza del sangue a coagulare troppo facilitando, in alcune situazioni, la formazione di trombi che provocano ostruzione vascolare e di conseguenza ictus e infarto.
  7. Lipoproteina (a): La lipoproteina (a) è un tipo di lipide legato a un aumento del rischio di infarto, soprattutto in persone con una storia familiare di malattie cardiache.
  8. Apolipoproteina B (ApoB): Questo esame misura la quantità di Apolipoproteina B, una proteina presente nelle particelle di colesterolo LDL. Alti livelli di ApoB sono direttamente correlati a un rischio aumentato di malattie cardiache e infarto.
  9. Troponina: Sebbene l’esame della troponina sia comunemente utilizzato per diagnosticare un infarto in corso, può anche essere impiegato per rilevare danni cardiaci subclinici in persone ad alto rischio.
  10. Elettroliti: Successivamente si potrà valutare il dosaggio degli elettroliti che comprende sodio, potassio, cloro, calcio, fosforo e magnesio.

Altri fattori da considerare

Oltre agli esami del sangue, è importante considerare altri fattori di rischio modificabili e non modificabili:

Fattori di rischio modificabili

  • Alimentazione errata: una dieta molto ricca di calorie e grassi contribuisce ad aumentare i livelli di colesterolo e di altri grassi nel sangue; se troppo ricca di sodio o troppo povera di potassio può concorrere a determinare ipertensione arteriosa; un consumo eccessivo di alcolici, oltre a favorire l’innalzamento dei valori pressori, danneggia il cuore.
  • Obesità e sovrappeso: un elevato peso corporeo implica un maggiore sforzo per il cuore e favorisce la comparsa di ipertensione; è inoltre un fattore di rischio per il diabete. cercare di raggiungere e mantenere un buon peso corporeo. Si può avere grossolanamente un’idea del proprio peso ideale calcolando l’indice di massa corporea (BMI o Body Mass Index): peso in kg/altezza in metri al quadrato. Un indice con valore minore di 25 segna il peso ideale, mentre un valore maggiore di 25 suggerisce sovrappeso/obesità.
  • Fumo: il fumo danneggia le pareti delle arterie e aumenta il rischio di formazione di coaguli di sangue.
  • Sedentarietà: la mancanza di attività fisica regolare è un altro fattore che può aumentare il rischio di infarto. È molto importante svolgere una moderata attività fisica tutti i giorni.
  • Stress: limitare, per quanto possibile, le situazioni che possono essere fonte di stress, specialmente se tendono a protrarsi nel tempo.

Fattori di rischio non modificabili

  • Età: i casi di malattie cardiovascolari aumentano con l'avanzare dell'età.
  • Sesso: soprattutto in età non avanzata, le donne sono meno a rischio degli uomini. Tale disparità si annulla al sopraggiungimento della menopausa.
  • Familiarità: i livelli di colesterolo nel sangue, così come l'ipertensione, potrebbero essere ereditati geneticamente.

Monitoraggio e prevenzione

La prevenzione passa anche dal monitoraggio regolare dello stato di salute del cuore e delle arterie, sin da giovani e con più attenzione quando l’età avanza. Oltre al controllo periodico della pressione e dei livelli di colesterolo che abbiamo già affrontato, in particolare, è importante monitorare la frequenza cardiaca.

Una frequenza cardiaca che rientra nell’intervallo di normalità presenta dei valori che vanno da un minimo di 60 ad un massimo di 100 battiti al minuto a riposo. Non sempre bradicardia e tachicardia sono sintomo di una patologia: esistono condizioni, come per esempio l’attività sportiva o il sonno, che possono aumentare o diminuire per un certo periodo di tempo la frequenza cardiaca.

Ci sono dei segnali che il corpo invia che possono essere spia di un problema cardiaco che merita attenzione medica. In assenza di sintomi o campanelli d’allarme è comunque opportuno fare una prima visita cardiologica dopo i 40 anni di età, per valutare il proprio profilo di rischio cardiovascolare.

Esami diagnostici

Oltre agli esami del sangue, il cardiologo potrebbe decidere di effettuare esami più approfonditi. Presso i NefrocenterCardio ci si può sottoporre ad elettrocardiogramma (ECG), ecocolordoppler, ecocolordoppler arterioso e venoso.

Ecco alcuni esami diagnostici utilizzati per valutare la salute del cuore:

  • Elettrocardiogramma (ECG): L’elettrocardiogramma a riposo è utile per individuare anomalie della conduzione dell’impulso elettrico, definite aritmie, un ispessimento delle pareti cardiache o danni cardiaci pregressi.
  • Holter ECG: L’holter ECG è collegato a elettrodi che, posizionati sulla pelle, rilevano l’attività elettrica del cuore. Durante il tempo dell’esame, il paziente deve eseguire le attività quotidiane abituali, facendo solo attenzione a non far staccare le piastrine che mantengono gli elettrodi nella loro posizione.
  • Holter pressorio: L’holter pressorio è invece collegato a uno sfigmomanometro e rileva a intervalli regolari la pressione arteriosa. Durante il tempo dell’esame si è invitati a svolgere la propria routine abituale, avendo cura di annotare gli orari di pasti, eventuali terapie, riposo notturno e risveglio, situazioni emotive particolari.
  • TAC coronarica: Si tratta di un esame che, attraverso radiazioni, permette di ottenere immagini tridimensionali di sezioni anatomiche. La TAC coronarica si effettua sdraiati su un letto che si muove orizzontalmente in una struttura tubolare che emette raggi X e ruota attorno al paziente. In alcuni casi può essere necessario somministrare preventivamente un farmaco per ridurre la frequenza cardiaca, migliorando così la qualità dell’immagine. Richiede la somministrazione per endovena di un mezzo di contrasto, per migliorare la visualizzazione dell’organo.
  • Tomografia Multistrato cardiaca (Calcium Score Index): Attraverso la Tomografia Multistrato cardiaca (senza mezzo di contrasto) è possibile visualizzare se e quanto calcio è presente sulle pareti delle coronarie. Difatti, nelle arterie non sono normalmente presenti calcificazioni. Recenti studi hanno dimostrato come la ricerca del calcio coronarico sia un fattore di rischio significativo per valutare il rischio che una persona ha di poter avere un infarto in futuro. In particolare, questo esame ha un potere predittivo positivo del 20-35% ed uno negativo pari al 98-100%.
  • Scintigrafia miocardica: È un esame diagnostico non invasivo che consente di raccogliere informazioni sul funzionamento del cuore previa somministrazione di un radiofarmaco che si fissa a livello del muscolo cardiaco permettendo a una specifica apparecchiatura di acquisire immagini ed eventuali anomalie. Permette in particolare di valutare la vitalità del miocardio e di rilevare eventuali deficit di perfusione, cioè di afflusso di sangue al cuore.

Esami del sangue Butterfly per il cuore

Le analisi del sangue comprese nel Check Up Cuore in Salute Butterfly consentono di avere una panoramica sul corretto funzionamento cardiaco e coronarico, rilevando precocemente i principali fattori di rischio per una prevenzione cardiologica efficace.

La maggior parte dei problemi al cuore ha un carattere silente: in genere i disturbi cardiaci dimostrano segni ed effetti solo a seguito di un evento dannoso per la salute del paziente. Tra i sintomi di un cuore affaticato o che non funziona correttamente rientrano:

  • Affaticamento, spossatezza e stanchezza generalizzate;
  • Vertigini o svenimenti, alterazioni della pressione;
  • Palpitazioni o battito cardiaco irregolare (aritmie);
  • Gonfiore alle estremità del corpo (braccia, gambe);
  • Difficoltà a respirare, fiato corto, vista offuscata;
  • Dolori a schiena, gambe, mascella o braccia.

Gli esami del sangue specifici per il cuore permettono di indagare le principali cause di patologia cardiaca e coronarica, rilevando vari parametri e biomarcatori cardiaci:

  • esami della coagulazione di base ed analisi approfondite del metabolismo;
  • test del colesterolo HDL e LDL e dei trigliceridi, fattori di rischio cardiovascolare;
  • rilevazione della glicemia, che se aumentata può indicare un potenziale diabete;
  • livelli di LDH e CPK, enzimi cardiaci che denotano danni al cuore (come l’infarto);
  • dosaggio dei sali minerali, talvolta responsabili di alcuni tipi di aritmie cardiache;
  • possibili disprotidemie, ovvero alterazioni della concentrazione delle proteine nel sangue.

Elenco test e prezzi degli esami per il cuore:

Le analisi Butterfly per il controllo del cuore comprendono i seguenti test: emocromo con formula - VES - colesterolo totale - colesterolo HDL - colesterolo LDL - trigliceridi - glucosio - cloro - potassio - sodio - calcio - fosforo - creatinina - omocisteina - urea - CPK - LDH - tempo di protrombina (PT) - apolipoproteina A1 - apolipoproteina B - rapporto ApoA1/ApoB - elettroforesi proteica - proteine totali

Il prezzo del Check Up Cardiologico è di 55,00€.

Conclusioni

Gli esami del sangue giocano un ruolo cruciale nella prevenzione dell’infarto del miocardio. Monitorare regolarmente i livelli di colesterolo, glicemia e altri marcatori di rischio permette di intervenire precocemente, adottando misure preventive come cambiamenti nello stile di vita o terapie farmacologiche.

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