Il tumore della prostata è diventato negli ultimi anni, per l’aumento della durata della vita media, la neoplasia con più alta prevalenza nell’uomo (superando quello ai polmoni). In Italia, nel 2020, ne sono stati diagnosticati 563.960 (dati Aiom-Airtum “I numeri del cancro in Italia 2021).
Prima di iniziare il nostro percorso, è importante sottolineare che la diagnosi precoce è un'arma formidabile per ridurre al minimo i rischi di problemi seri alla prostata. Ciò vale sia per i tumori e l'iperplasia prostatica benigna, sia per le relative conseguenze sulla vita sessuale e sulla fertilità maschile. A tal proposito, vi ricordo che il tumore della prostata è attualmente il tumore più diffuso tra gli uomini.
In particolare, sono gli uomini che hanno superato i 50 anni di età a correre i maggiori rischi, non solo per il carcinoma della prostata, ma anche per quanto riguarda l'ipertrofia prostatica. Per questo motivo, dopo i 50 anni, l'esecuzione di specifici esami per indagare la salute della prostata è fortemente raccomandata, anche in assenza di sintomi. Inoltre, in presenza di un qualsiasi problema alla prostata o alla sfera genito-urinaria, in genere, la buona abitudine di rivolgersi all'urologo - che è lo specialista di riferimento per le vie urinarie e l'apparato genitale maschile - dovrebbe essere diffusa anche nei giovani adulti.
Fatta questa doverosa premessa, andiamo a vedere nel dettaglio quali sono gli esami utili per valutare le condizioni di salute della prostata. Per una corretta e precoce diagnosi delle patologie prostatiche, l'urologo può avvalersi di diversi esami. Tra questi, i più noti e a volte temuti sono: il dosaggio del PSA, l'esplorazione digito-rettale della prostata, l'ecografia prostatica trans-rettale ed eventualmente la biopsia della prostata.
Grazie a questi esami è spesso possibile diagnosticare le patologie della prostata in una fase precoce, non ancora complicata e per questo facilmente trattabile. Basti pensare all'importanza che assume la diagnosi precoce nel caso di un tumore della prostata; in simili circostanze, identificare la malattia quando è ancora agli stadi iniziali assicura quasi sempre una guarigione completa.
Proprio per questo motivo, l'esplorazione rettale e il dosaggio del PSA rappresentano test di screening oncologico. A tal proposito, apro una piccola parentesi. Vi ricordo che lo screening è una strategia che prevede l'esecuzione di esami medici a tappeto su una specifica popolazione considerata a rischio, allo scopo di identificare una particolare malattia nelle sue fasi più precoci.
Un esame di screening comune sia agli uomini che alle donne è quello per il cancro al colon; nello specifico, a partire dai 50 anni di età si suggerisce normalmente la ricerca del sangue occulto nelle feci una volta l'anno, che può essere sostituita da una sigmoidoscopia una volta ogni 5 anni oppure da una colonscopia ogni 10 anni.
Per quanto riguarda il tumore alla prostata, la validità dello screening è ancora oggetto di dibattito. Accanto agli indiscutibili benefici della diagnosi precoce vanno infatti considerati i rischi di sovra-trattamento, quindi il rischio di trattare anche tumori prostatici che non richiederebbero trattamento, poiché caratterizzati da una progressione talmente lenta da non influire sulla sopravvivenza del paziente. Simili trattamenti si rivelano non solo inutili, ma addirittura controproducenti, in quanto aumentano i costi di sanità pubblica e sono fonte di ansie, preoccupazioni e possibili complicanze post-intervento per il paziente.
Ad ogni modo, l'esplorazione digitale rettale della prostata e il dosaggio del PSA fanno spesso parte della visita urologica di routine e dovrebbero essere comunque sempre effettuati in alcune categorie di pazienti "a rischio" per familiarità, sintomatologia urinaria ed etnia.
Per concludere, ci tengo a precisare che screening non è sinonimo di diagnosi; gli esami di screening, infatti, hanno lo scopo di individuare in una popolazione considerata a rischio gli individui in cui tale rischio è più consistente. In altre parole, risultare positivi ad un esame di screening indica semplicemente che è opportuno sottoporsi ad ulteriori indagini mediche. Saranno poi questi ulteriori esami a confermare o a smentire la presenza della malattia.
Il dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico)
L'esame più semplice, ma anche più discusso per indagare la salute della prostata è il dosaggio nel sangue del cosiddetto antigene prostatico specifico, o più semplicemente PSA. Un semplice prelievo di sangue permette di misurare i suoi livelli plasmatici. Vi ricordo che il PSA è un enzima prodotto dalle cellule della prostata con lo scopo di mantenere fluido il liquido seminale. Anche in condizioni di normalità, nel sangue è riscontrabile una piccola quantità di PSA.
Tuttavia, quando tali valori superano la soglia dei 4 nanogrammi per ml di sangue rappresentano un campanello di allarme per un possibile malfunzionamento della prostata. In particolare, livelli elevati di PSA o livelli crescenti nel tempo potrebbero indicare numerose condizioni, tra cui una prostatite (che è l'infiammazione della prostata), un'ipertrofia prostatica benigna o un tumore della prostata. Questo perché le cellule ghiandolari malate, infiammate o tumorali producono più PSA rispetto alle cellule normali.
Attualmente, il PSA è usato come "marcatore" per il carcinoma prostatico, ma è importante sottolineare che il test non è sufficientemente accurato per escludere o confermare la presenza di una neoplasia. Basti pensare che una eiaculazione entro 48 ore dalla prova può dare origine a risultati falsamente positivi; in altre parole genera aumenti del PSA non dipendenti da un disturbo reale a carico della prostata. Per questo motivo, il test del PSA deve essere sempre interpretato nel contesto del quadro clinico del paziente e deve essere associato e completato dall'esplorazione rettale.
Esplorazione rettale della prostata
Vediamo ora in cosa consiste quest'ultimo esame. L'esplorazione rettale è la procedura diagnostica più semplice, immediata e forse temuta per controllare lo stato della prostata. Rappresenta, infatti, un accertamento indispensabile per lo studio di qualsiasi patologia prostatica.
L'esplorazione rettale consente di identificare, al tatto, eventuali alterazioni della ghiandola. Durante la visita urologica, il medico - protetto da un guanto in lattice lubrificato - introduce delicatamente un dito nel retto del paziente. In questo modo può palpare la superficie posteriore della ghiandola prostatica e i tessuti circostanti per valutarne l'aumento di volume, la consistenza e l'eventuale presenza di noduli sospetti.
Al tatto, il tessuto sano della prostata è morbido e regolare. Per fare un paragone, ha quasi la consistenza del tessuto dove il pollice si unisce al palmo della mano. Viceversa, il tessuto tumorale si presenta solido, duro e irregolare alla palpazione. Purtroppo, l'esplorazione rettale non riesce sempre a dimostrare la presenza di un tumore della prostata; come il PSA non può quindi essere utilizzata per stabilire una diagnosi certa.
Pertanto, se la ricerca del PSA e l'esplorazione rettale fanno emergere il sospetto di tumore, si procede con indagini mirate per formulare una diagnosi sicura. La prima di queste indagini è rappresentata dall'ecografia trans-rettale. Si tratta di un semplice esame eseguito introducendo un trasduttore ecografico nel retto del paziente, per ottenere uno studio dettagliato della morfologia prostatica.
L'ecografia trans-rettale è in grado di documentare l'aumento volumetrico della ghiandola, di definire i suoi margini, di evidenziare i segni di infiammazione sia acuta che cronica e di localizzare eventuali zone sospette per la neoplasia prostatica.
Biopsia della prostata
L'unico esame in grado di definire con certezza la diagnosi di tumore è la biopsia della prostata. Questo esame può essere eseguito per via trans-rettale o per via trans-perineale, cioè attraverso la regione compresa tra il retto e lo scroto. La metodica, eseguita in anestesia locale e sotto guida ecografica, prevede l'inserimento di un ago sottile nella prostata.
In questo modo il medico può prelevare un numero variabile di campioni, indicativamente 10-12, provenienti da diverse aree della ghiandola e soprattutto da eventuali zone sospette. I campioni così raccolti vengono poi sottoposti ad esame istologico al microscopio per accertare la presenza di cellule neoplastiche. In questo modo, la biopsia consente di confermare la presenza del tumore prostatico e permette di determinare il tipo, la posizione e lo "stadio" della neoplasia, cioè la sua gravità ed estensione.
Se durante l'esame del campione prostatico vengono rilevate cellule neoplastiche e se esiste una significativa probabilità che il tumore si sia diffuso dalla prostata ad altre parti del corpo, possono essere raccomandati ulteriori accertamenti. Il medico, in particolare, deve procedere a valutarne l'indice di malignità, cioè stabilire quanto le cellule tumorali risultano alterate rispetto a quelle del normale tessuto. Tanto più le cellule cancerose differiscono dalle cellule normali, tanto più il tumore risulterà aggressivo.
Per quantificare questo dato, che risulta indispensabile per stabilire strategie terapeutiche adeguate, viene utilizzato il sistema di classificazione di Gleason, dal nome del patologo statunitense che lo ha definito.
Per stabilire l'estensione del tumore, quindi per definire la stadiazione, possono rendersi necessari altri esami come l'ecografia, la Tomografia Computerizzata (TC), la Risonanza Magnetica Nucleare e la scintigrafia ossea.
Check-up prostata: quali esami comprende?
Le analisi comprese nel Check Up Prostata in Salute Butterfly permettono di indagare le cause di un possibile aumento di volume della prostata e l’eventuale insorgenza di infezioni o malattie della ghiandola prostatica. La prostata è un organo centrale per la salute maschile: spesso però la sua importanza viene ignorata e i controlli medici vengono rimandati, con rischi a lungo termine per la salute.
Un controllo alla prostata è necessario in presenza di alcuni sintomi indicativi quali:
- Dolore localizzato alla prostata, alla bassa schiena o all’inguine;
- Problemi urinari di vario genere tra cui l’impellente bisogno di urinare, la difficoltà o il dolore durante la minzione, l’emissione di sangue nelle urine;
- Dolore durante i rapporti sessuali, nell’eiaculazione e, talvolta, nella defecazione;
- Febbre elevata causata dall’infiammazione (tipica della prostatite).
Gli esami del sangue per la prostata consentono di analizzare i principali indici di salute prostatica, assicurando assieme al test delle urine un controllo e una prevenzione efficaci:
- Esame del PSA (Antigene Prostatico Specifico), determinante per la diagnosi precoce del cancro prostatico. Valori elevati di PSA nel sangue possono indicare un ingrossamento benigno o maligno della prostata, che necessita di approfondimenti.
- Analisi delle urine con urinocoltura e antibiogramma, utile ad evidenziare un’eventuale ematuria causata da patologie o infezioni sia prostatiche che urinarie.
Perché prenotare un Check Up Prostata?
L’esame del sangue per controllare la prostata è fondamentale per diagnosticare precocemente eventuali disturbi e tenere monitorato lo stato di salute della ghiandola. Con l’avanzare dell’età aumenta sensibilmente il rischio di tumore alla prostata, quindi gli esami ematici diventano controlli preventivi essenziali che possono salvare la vita.
Il costo del Check Up Prostata Butterfly è di 37,00€.
A chi è rivolto il Check Up Prostata?
Gli esami del sangue del PSA sono consigliati a chiunque soffra di problemi alla prostata o pensi di soffrirne. Come controllo di routine preventivo, le analisi del sangue per la prostata sono consigliate a partire dall’età di:
- 50 anni, per ottenere i primi valori basali di riferimento del PSA nel sangue;
- Dopo i 60 anni, per monitorare a cadenza annuale o biennale eventuali variazioni;
- Dopo i 75 anni, per diagnosticare precocemente possibili disturbi.
Preparazione all'esame
Prima del prelievo di sangue è prescritto un periodo di digiuno di 8-10 ore. Se si dovesse avvertire sensazione di sete, durante tale periodo si possono assumere fino a 1-2 bicchieri di acqua. Sono assolutamente vietati fumo e l’assunzione di bevande alcoliche. Nei giorni precedenti all’esame del sangue si prega di non cambiare abitudini alimentari e di vita, evitando di effettuare sforzi fisici intensi il giorno stesso e quelli antecedenti.
Valori normali del PSA
Sono considerati valori del PSA totale normali, ma non in assoluto, quelli inferiori ai 4 ng/ml (nanogrammi per millilitro di sangue, una concentrazione di migliaia di volte inferiore a quella rilevabile nello sperma. Con l’avanzare dell’età e con il naturale accrescimento di volume della prostata dovuto all’invecchiamento, però, il quantitativo di PSA tende ad aumentare.
Esistono diverse modalità di misura del PSA: PSA totale, PSA libero (o "free") e il rapporto tra PSA libero e totale (PSA ratio). Queste sono utilizzate dallo specialista urologo per ottenere indicazioni sulla necessità di ulteriori indagini, ma anche per monitorare la malattia una volta che questa sia stata diagnosticata e trattata.
Il PSA come marcatore tumorale
Il PSA è un marcatore specifico della ghiandola prostatica, ma non del tumore che colpisce questo organo. Per questo motivo il dosaggio del PSA non è a oggi utilizzato come test di screening per la diagnosi precoce del cancro prostatico.
Gli esperti concordano che il dosaggio del PSA può aiutare a monitorare nel tempo i pazienti che sono già stati operati o trattati con radioterapia o terapia ormonale, in modo da cogliere per tempo l’eventuale ripresa della malattia. L’esame non è invece considerato, da solo, utile a individuare l’eventuale presenza di un cancro in fase precoce in tutti gli uomini sani di una certa età, poiché sono troppo numerosi gli esiti falsi positivi.
Tuttavia, in adulti sani e senza disturbi attribuibili a un tumore della prostata, c'è un’alta probabilità di ottenere risultati falsi positivi, ossia valori alterati di PSA anche in assenza della malattia tumorale. L’aumento del PSA può, infatti, indicare anche la presenza di condizioni benigne come ipertrofia prostatica, infiammazioni, infezioni. Questo tipo di esame può inoltre portare a diagnosticare tumori a crescita talmente lenta che non avrebbero mai dato segni di sé nel corso della vita dei pazienti e, di conseguenza, non necessiterebbero di ulteriori esami di approfondimento (per esempio la biopsia prostatica) e trattamenti. Per questo motivo, l’esame del PSA contribuisce notevolmente al problema della sovradiagnosi.
Diagnosi precoce e sopravvivenza
Gli studi condotti finora dimostrano che dosare il PSA aumenta la possibilità di individuare una neoplasia della prostata in fase iniziale. Non tutti però concordano sul fatto che, anticipando la diagnosi, si possa ridurre il numero di persone che moriranno a causa della malattia. In questo caso, quindi, la diagnosi precoce non sempre produce un vantaggio per i pazienti in termini di riduzione della mortalità.
Una recente analisi condotta in 26 Paesi europei ha confermato che, a fronte di un significativo aumento dei casi registrati dovuto a una maggiore diffusione del test, la mortalità non è diminuita in modo proporzionale, ma ha subito soltanto una lieve decrescita. Questi risultati confermerebbero che l’introduzione di un esame di screening per il tumore della prostata basato soltanto sul PSA avrebbe un impatto limitato in termini di sopravvivenza. Il leggero calo della mortalità che si è registrato è probabilmente dovuto al miglioramento delle terapie, piuttosto che al maggior numero di casi diagnosticati in fase precoce.
Effetti collaterali del dosaggio del PSA
Se il valore del PSA risulta elevato è fondamentale seguire precise indicazioni proprio per ridurre al minimo il numero di biopsie evitabili. Un PSA elevato è infatti quasi sempre seguito da accertamenti diagnostici invasivi e trattamenti che possono essere aggravati, in una percentuale variabile di casi, da complicazioni rilevanti. La biopsia ecoguidata (trans-rettale o trans-perineale), infatti, è spesso accompagnata (specie la trans-rettale) da complicanze quali emorragie e infezioni.
Disturbi di questo tipo possono seguire, in percentuali diverse, anche la radioterapia, che provoca più spesso complicazioni rettali e anali, come dolore, urgenza alla defecazione e perdite. Anche la terapia ormonale, che consiste nella soppressione degli androgeni ed è utilizzata soprattutto nei pazienti più anziani o con malattia più avanzata, può provocare effetti collaterali.
Suggerimenti per chi decide di eseguire il test
Alla luce dei possibili benefici ed effetti collaterali, ognuno deve soppesare bene con l’aiuto del proprio medico se aggiungere il PSA agli esami di routine. Nella valutazione occorre tener conto anche dell’età. L'esame, infatti, non è mai raccomandato in assenza di sintomi, ma può essere preso in considerazione da chi, debitamente informato, volesse comunque eseguirlo, tra i 50 e i 75 anni.
Secondo le Linee guida AIOM del 2024, può essere proposto a uomini con un’aspettativa di vita media di almeno 10 anni, previa discussione informata con il proprio medico e in assenza di comorbidità significative. Anche secondo gli studi più favorevoli, infatti, l’esame a scopo di diagnosi precoce offre qualche vantaggio in termini di sopravvivenza solo agli uomini in questa fascia di età: tra i più giovani la malattia è troppo rara e oltre la soglia dei 70, ma forse anche prima, la scoperta di avere un tumore alla prostata non cambierebbe l’aspettativa di vita. E il prezzo sarebbe un peggioramento della qualità di vita, dovuto alla consapevolezza di avere un cancro e agli effetti di eventuali interventi e terapie.
Risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI)
Le Linee guida europee e di AIOM consigliano, in presenza di un valore di PSA compreso fra 3 e 10 ng/mL, di eseguire una risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI), prima di sottoporsi a un’eventuale biopsia prostatica. Questo particolare tipo di risonanza magnetica permette di osservare la morfologia della ghiandola prostatica mettendo in luce diversi parametri.
Alcuni studi hanno dimostrato che la risonanza magnetica multiparametrica è in grado di discriminare fra un tumore aggressivo e uno con minori possibilità di diventarlo. I tumori sono classificati come non aggressivi quando soddisfano alcune caratteristiche istologiche (es. un valore di Gleason minore o uguale a 6) e sono quelli per cui è più probabile che avvenga una sovradiagnosi.
In diverse analisi, questa tecnica si è rivelata sensibile e specifica per identificare l’adenocarcinoma prostatico e valutare lesioni sospette in pazienti con valori alti di PSA o esami clinici positivi.
Cosa fare in caso di valori alterati del PSA
Una volta ritirati i risultati degli esami è importante non allarmarsi se si trova un asterisco che segnala un valore alterato di PSA. Il dosaggio del PSA può dare esiti anomali per moltissime ragioni, per esempio patologie benigne della prostata, insufficienza renale, un’esplorazione rettale, una recente attività sessuale o l’uso di farmaci molto comuni e perfino un’attività fisica intensa come il ciclismo. I valori fluttuano inoltre in base al peso corporeo, all’etnia e perfino in relazione alle stagioni dell’anno.
Un singolo riscontro di valori superiori alla media non deve quindi destare particolare preoccupazione, anche perché non esiste una soglia di sicura positività: in parte dipende dall’età dato che il PSA tende a crescere con l’avanzare dell’età. Normalmente si considera degna di attenzione una concentrazione di PSA superiore a 3 ng/mL, ma valori inferiori non permettono di escludere completamente la malattia.
Più che il valore assoluto, però, sembra che abbia una rilevanza maggiore l’andamento nel tempo del PSA, mentre la percentuale di PSA libero, cui un tempo si dava particolare importanza, secondo le linee guida AIOM non è da considerare a fini diagnostici.
Tabella riassuntiva degli esami per la prostata
| Esame | Scopo | Modalità | Note |
|---|---|---|---|
| Dosaggio del PSA | Individuare anomalie nella prostata | Prelievo di sangue | Valori normali inferiori a 4 ng/mL, ma variabili con l'età |
| Esplorazione rettale | Valutare le dimensioni e la consistenza della prostata | Esame fisico | Consente di identificare eventuali noduli sospetti |
| Ecografia trans-rettale | Visualizzare la prostata in dettaglio | Inserimento di un trasduttore ecografico nel retto | Utile per identificare infiammazioni e zone sospette |
| Biopsia della prostata | Confermare la presenza di tumore | Prelievo di campioni di tessuto prostatico | Esame invasivo, ma fondamentale per la diagnosi |
| Risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI) | Valutare il rischio di tumore aggressivo | Esame di imaging | Consigliata in caso di PSA elevato |
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