L'ictus è una seria condizione medica causata dall'interruzione del flusso sanguigno al cervello. La diagnosi precoce dell’ictus, sia ischemico che emorragico, è fondamentale per avere buone possibilità di salvare la vita al paziente e non solo.
Esami per prevenire l’ictus e screening medici regolari sono fondamentali per diagnosticarlo precocemente!
Cos'è l'ischemia cerebrale?
Quando si verifica una riduzione dell’apporto di sangue al cervello, anche l’ossigeno e i nutrienti necessari alla vita del tessuto cerebrale diminuiscono, portando in sofferenza il tessuto cerebrale stesso.
Esistono due tipi principali di ischemia cerebrale:
- Ischemia focale, che interessa una specifica area del cervello
- Ischemia globale, che interessa diverse zone del cervello
Come si manifesta un'ischemia cerebrale?
Tra gli altri sintomi vanno indicati il senso di debolezza in un braccio, in una gamba oppure ad una metà del corpo, in base all’arteria che risulta colpita.
Cosa provoca un'ischemia? Quali sono i fattori di rischio?
L’embolo è un grumo di sangue proveniente da altre parti del corpo e si sposta grazie alla circolazione sanguigna. Solitamente, gli emboli prendono l’avvio dal cuore, oppure dalle placche aterosclerotiche presenti nelle arterie che determinano l’afflusso del sangue al cervello, come ad esempio le carotidi.
L’ischemia trombotica è invece dovuta ad un trombo, ovvero un coagulo di sangue, responsabile anche della trombosi venosa profonda.
Attacco ischemico transitorio (TIA)
La diagnosi di un TIA in pieno svolgimento è difficile e poco probabile. Infatti, la durata di un attacco ischemico transitorio è così breve che, quando si raggiunge il medico o la struttura ospedaliera per i controlli, il disturbo si è già esaurito spontaneamente.
Figura: Differenza tra TIA e Ictus
Nel 50% dei casi avviene una risoluzione del deficit neurologico entro un’ora ed entro 4 ore si ha una scomparsa totale di ogni sintomo. Si verifica una ischemia che può prendere anche il nome di mini ictus e che entro 4 ore al massimo tende a risolversi.
Quali sono i sintomi di un attacco ischemico transitorio?
I sintomi di un TIA variano in base all’aerea del cervello interessata dal coagulo di sangue o dalla stenosi.
- emiparesi, ovvero un intorpidimento temporaneo o una paralisi che possono interessare un solo lato del corpo. Nello specifico il volto, le braccia e le gambe.
- adiplopia, un disturbo visivo che determina una visione doppia.
L’insorgenza di questi sintomi richiede l’immediato trasporto del soggetto in ospedale, per lo svolgimento di visita ed esami.
Quali sono le cause di un TIA?
Qualora si avesse il sospetto di un attacco ischemico transitorio, il soggetto deve essere immediatamente sottoposto a diagnosi.
Cosa fare in caso di attacco ischemico transitorio?
Una volta specificata la diagnosi, viene adottata una terapia che ha come obiettivo la cura dei disturbi di natura trombotica o embolitica a carico dei vasi arteriosi.
Si indica che ogni paziente presenterà specifiche cause per l’insorgenza del TIA, quindi la terapia dovrà intervenire sulle cause che di volta in volta caratterizzeranno gli episodi di TIA.
- la somministrazione di anticoagulanti che, dopo un congruo arco di tempo, permettono la diluizione del sangue e un processo di coagulazione rallentato. Solitamente vengono adottati il warfarin o l’eparina.
- antiaggreganti piastrinici come l’aspirina, il più adottato, o il dipiridamolo.
È altresì possibile intervenire chirurgicamente nei casi in cui gli esami rilevano carotidi occluse.
In termini strettamente temporali, i tempi di recupero di un attacco ischemico transitorio sono tendenzialmente brevi, dal momento che al manifestarsi dei primi sintomi tendono a rientrare entro le prime 4 ore, come indicato, con un tempo massimo di 24 ore.
La durata, piuttosto breve, di un TIA non determina conseguenze cerebrali permanenti o che possono di per sé suscitare preoccupazione. È comunque possibile che entro un anno chi ha avuto sintomi da TIA possa andare incontro a ischemia, e sia pertanto un paziente ad alto rischio.
È possibile prevenire un attacco ischemico transitorio?
la prevenzione primaria, che consiste nel tenere sotto controllo tutti i fattori di rischio modificabili.
Esami del sangue
Gli esami del sangue sono un modo efficace per diagnosticare ed evitare l’ictus. Semplici esami del sangue come le analisi lipidiche e glucidiche possono aiutare a diagnosticare in anticipo patologie che aumentano il rischio di ictus, consentendo al medico di impostare adeguate strategie di prevenzione.
È molto importante che il medico capisca se l'individuo ha una storia familiare di ictus, TIA o attacco di cuore, se è affetto da ipertensione cronica, colesterolo alto, aritmie ecc.
È possibile effettuare degli esami del sangue molto rapidi, per valutare:
- La pressione sanguigna. La pressione alta (ipertensione) è una delle cause principali di TIA e ictus.
- I livelli di glucosio nel sangue (glicemia). Il diabete, uno dei fattori di rischio principali di TIA e ictus, determina alti valori di glicemia.
- La tendenza a formare, più facilmente, coaguli di sangue potrebbe predisporre alla formazione di trombi o emboli all'interno dei vasi sanguigni.
- I livelli di colesterolo nel sangue. Alti livelli sono associati, spesso, a TIA, ictus e problemi di cuore.
- I livelli di omocisteina. Alti livelli sono, di solito, legati a TIA, ictus e disturbi cardiovascolari in generale.
Analisi del colesterolo e dei lipidi
Livelli alti possono indicare aterosclerosi, fattore di rischio ictus. L’esame del colesterolo e degli altri lipidi presenti nel sangue permette di individuare condizioni quali l’ipercolesterolemia e l’ipertrigliceridemia.
Alti livelli di colesterolo “cattivo” LDL e trigliceridi, uniti a bassi valori di colesterolo “buono” HDL, possono favorire la formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie cerebrali e carotidee. Queste placche restringono i vasi sanguigni e, in caso di rottura, possono ostruirli provocando un ictus ischemico.
Esami della glicemia
Il diabete aumenta il rischio di ictus. Importanti sono anche gli esami che valutano la glicemia e i livelli di emoglobina glicata HbA1c. Il diabete mellito, sia di tipo 1 che di tipo 2, è un fattore di rischio rilevante per ictus ischemici e cardioembolici.
Tramite l’analisi del glucosio ematico e l’HbA1c, parametro che misura il controllo glicemico delle precedenti 8 settimane, il medico può monitorare la situazione diabetica del paziente ed effettuare interventi mirati a ridurre il rischio.
Esame della pressione sanguigna
Controllare regolarmente la pressione arteriosa è un aspetto fondamentale per prevenire l’ictus, una delle prime cause di morte e disabilità nel nostro Paese. La pressione alta (ipertensione) è infatti tra i fattori di rischio modificabili più importanti, responsabile da sola di circa la metà di tutti gli ictus.
Ciò accade perché i valori pressori elevati nel tempo danneggiano e restringono le arterie che irrorano il cervello, specie le carotide. Questo aumenta il rischio di formazione di placche aterosclerotiche che possono rompersi e ostruire il flusso sanguigno, provocando l’ictus ischemico.
Anche il cuore lavora in modo eccessivo quando la pressione è alta, il che può portare ad aritmie come la fibrillazione atriale, che a loro volta aumentano il rischio di ictus cardioembolico.
Proprio per questi motivi, monitorare periodicamente e tenere sotto controllo la pressione arteriosa mediante esami, terapie e stili di vita sani rappresenta una strategia fondamentale di prevenzione primaria dell’ictus.
Esami strumentali
Gli esami strumentali, in grado di fornire al medico importanti informazioni per chiarire cause e modalità del TIA, sono numerosi. Di seguito, sono riportati gli esami strumentali (e le loro caratteristiche) più utili nei casi di TIA e di ictus.
TAC (tomografia assiale computerizzata) diretta e angio-TAC
Mostra dettagliatamente il cervello e permette di capire qual è l'area colpita. Inoltre, riconosce se ci sono altri disturbi cerebrali, come ad esempio un tumore. Se si fa uso di un liquido di contrasto (angio-TAC), si possono osservare il flusso sanguigno nei vasi arteriosi e venosi del collo e dell'encefalo. È un esame invasivo, poiché fa uso di radiazioni ionizzanti nocive, seppur in minima dose.
Risonanza magnetica nucleare (RMN) e angio-RM
Fornisce un'immagine dettagliata del cervello e mostra se il tessuto cerebrale si è danneggiato dopo il TIA. È possibile visualizzare il flusso sanguigno nei vasi arteriosi e venosi, usando un liquido di contrasto (angio-RM).
Ecografia carotidea
Fornisce immagini precise delle carotidi e delle loro cavità interne. Se ci sono delle placche aterosclerotiche, queste vengono individuate.
Angiografia cerebrale
Grazie a un liquido di contrasto, iniettato tramite un catetere, si riesce a vedere (ai raggi X) com'è la circolazione sanguigna all'interno dei grossi vasi (carotidi e arterie vertebrali), che raggiungono il cervello.
Ecocardiogramma (ecocardiogramma transesofageo transtoracico)
Se il TIA è dovuto a embolia, questi due esami permettono di individuare da che punto del cuore provengono gli emboli. L'ecocardiogramma transesofageo fa uso di un sonda ecografica, che viene inserita attraverso l'esofago e mostra il cuore ed eventuali coaguli.
Esami cardiaci
L’esame cardiaco è importante per prevenire la formazione di coaguli nel cuore, che possono poi embolizzare il cervello, provocando un ictus. Una serie di esami, mediante elettrocardiogramma ed ecodoppler costituiscono un tassello importante nella diagnosi precoce di condizioni che possono favorire l’ictus cardioembolico, permettendo l’attivazione di idonee terapie mediche e chirurgiche per prevenirlo.
Elettrocardiogramma (ECG)
L’ECG è un esame non invasivo e indolore, che rileva e registra l’attività elettrica del cuore. Mostra la velocità dei battiti e la loro ritmicità (costante o irregolare). L’ECG può anche registrare l’intensità e la trasmissione temporale dei segnali elettrici nel cuore.
L’ECG può aiutare a rilevare problemi cardiaci che possono essere alla base di un ictus. Per esempio, l’esame può servire a diagnosticare la fibrillazione atriale o un infarto cardiaco preesistente.
Esso permette di valutare il ritmo cardiaco alla ricerca di anomalie, come l’aritmia più comune associata all’ictus, la fibrillazione atriale. La fibrillazione atriale causa un inefficiente contrazione degli atri che può portare alla formazione di trombi, che possono poi migrare al cervello provocando l’ictus cardioembolico.
Individuare precocemente un’aritmia mediante ECG consente di intervenire tempestivamente con la terapia anticoagulante, riducendo fortemente il rischio di ictus.
Ecocardiografia
L’ecocardiografia è un esame non doloroso che usa gli ultrasuoni per generare immagini del cuore. Per ottenere maggiori informazioni sugli esami diagnostici da eseguire per la prevenzione da ictus, non esitare a contattare gli specialisti del Centro Radiologico Borgomanero.
In particolare, esso permette di escludere la presenza di trombi intracardiaci che, come detto, possono migrare al cervello, nonché di valutare eventuali aree di infiammazione o anomalie strutturali che predispongono alla formazione di coaguli.
Esami neurologici
Gli esami neurologici sono importanti per individuare possibili fattori di rischio ictus o segni precursori della condizione. La risonanza magnetica cerebrale (RMN) è molto utile perché permette di visualizzare in modo dettagliato le arterie che irrorano il cervello, in particolare le carotide.
Una RMN può infatti evidenziare la presenza di placche aterosclerotiche nelle carotidi, una condizione detta aterosclerosi carotidea che predispone fortemente all’ictus ischemico. Diagnosticando precocemente l’aterosclerosi mediante RMN è possibile intervenire in modo mirato per prevenire le complicanze.
Anche la tomografia computerizzata (TC) cerebrale ricopre un ruolo importante. Essa permette di individuare la presenza di piccoli infarti ischemici silenti o vecchi episodi minori di ictus, che pur non dando sintomi manifesti indicano già un maggiore rischio di andare incontro ad eventi stroke più severi.
Sia la RMN che la TC del cranio possono dunque evidenziare alterazioni precoci indicative di un aumentato pericolo di ictus, consentendo al clinico di attuare tempestive modifiche allo stile di vita e terapie per abbassare il rischio prima che si manifesti un evento maggiore.
Prevenzione
La prevenzione è importante in ogni malattia e il TIA non fa eccezioni. Come per l'ictus, le misure preventive si sviluppano su tre livelli: primario, secondario e terziario.
- La prevenzione primaria consiste nel controllo di tutti quei fattori di rischio trattabili. Pertanto, è bene adottare uno stile di vita sano, privo di eccessi nella dieta, non fumare, praticare attività fisica ecc.
- La prevenzione secondaria si basa sulla diagnosi precoce delle circostanze predisponenti e su una loro eventuale cura/correzione (farmacologica, chirurgica e comportamentale). Pertanto, è opportuno svolgere controlli periodici, soprattutto se si è predisposti, per via dell'età o per una storia familiare, al TIA o all'ictus.
- Infine, la prevenzione terziaria. Essa si mette in pratica nei casi accertati di TIA, i quali sono a forte rischio di ictus. Per questi pazienti, già colpiti da un attacco ischemico transitorio, può rendersi necessario un intervento chirurgico, una terapia farmacologica e una cura scrupolosa delle loro abitudini comportamentali.
Fattori di rischio
Le probabilità aumentano con il numero di fattori di rischio concomitanti in un individuo.
- Pressione alta: È il fattore di rischio più importante. La pressione arteriosa viene definita alta quando supera stabilmente 140/90 mmHg (millimetri di mercurio, l’unità di misura della pressione).
- Diabete: È una condizione in cui la glicemia (quantità di zucchero nel sangue) è elevata perché il corpo non produce abbastanza insulina o non la utilizza correttamente ( insulino - resistenza).
- Fumo: Il fumo può danneggiare i vasi sanguigni e far salire la pressione arteriosa. Può anche ridurre la quantità di ossigeno che arriva ai tessuti.
- Età e sesso: Il rischio aumenta all’avanzare dell’età. In età meno avanzate colpisce più frequentemente gli uomini delle donne, tuttavia le probabilità di morire sono maggiori per le donne.
- Etnia
- Storia individuale o famigliare di ictus o TIA: Soggetti con ictus hanno maggior probabilità di ulteriori episodi. Il rischio di una recidiva è massimo subito dopo un ictus.
- Aneurismi o malformazioni arterovenose: L’aneurisma è una dilatazione a palloncino di una parete arteriosa che si può stirare e rompere. Le malformazioni arterovenose sono grovigli difettosi di arterie e vene che si possono rompere all’interno del cervello.
Terapia
Una volta accertata la diagnosi di attacco ischemico transitorio, e raccolte tutte le informazioni necessarie, si procede con la cura. L'obiettivo della terapia del TIA è quello di correggere i disturbi trombotici o embolici che affliggono i vasi arteriosi, per prevenire l'insorgenza di episodi futuri analoghi (un altro TIA) o più gravi (ictus).
Il trattamento terapeutico deve basarsi, inoltre, sulle cause che hanno scatenato il disturbo: ogni paziente, pertanto, va trattato come un caso a sé stante.
Il trattamento farmacologico
Un paziente con TIA è soggetto a trombosi o embolia.
- Anticoagulanti: Quelli classici sono l'eparina e il warfarin (o coumadin). Il loro meccanismo d'azione richiede tempo, tuttavia sono fondamentali per diluire il sangue e rallentare il processo di coagulazione. Se il paziente soffre di fibrillazione atriale, si ricorre al dabigatran.
- Antiaggreganti piastrinici: L'antiaggregante piastrinico più usato è l'aspirina; in alternativa, si ricorre al dipiridamolo e al clopidogrel. Questi farmaci riducono la capacità delle piastrine di legarsi tra loro, quando intervengono per sigillare una lesione.
Interventi chirurgici
Le carotidi, come si è visto, vengono analizzate profondamente, perché potrebbero essere occluse da un trombo o da una placca aterosclerosotica. Gli interventi possibili sono due:
Endoarteriectomia carotidea
Il chirurgo, tramite un'incisione a livello del collo, interviene sull'arteria carotidea, sostituendo la porzione occlusa dalla placca aterosclerotica con piccoli pezzi di tessuto artificiale. Concluso l'intervento, richiude l'incisione.
Angioplastica e stent
Il chirurgo infila uno stent, ovvero un tubicino metallico espandibile, a livello della carotide. Condotto nel punto dove c'è l'occlusione, il tubicino viene gonfiato per riaprire il vaso ostruito dalla placca aterosclerotiche.
Per esempio, un paziente accorto, che riconosce i sintomi e si rivolge al proprio medico per ulteriori accertamenti e per le cure, correrà meno rischi di sviluppare disturbi analoghi o più gravi, come l'ictus. Questo due situazioni valgono in generale, tuttavia non va dimenticato che un TIA, anche se trattato adeguatamente, impone comunque un monitoraggio continuo.
Può, infatti, esserci una predisposizione familiare all'origine dell'attacco ischemico transitorio e questo, come si è visto, è un fattore di rischio non trattabile.
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