Esami del Sangue per la Diagnosi dell'Epatite C

Cos'è l'Epatite C?

L’epatite C è una malattia infiammatoria a carico del fegato dovuta al virus dell’epatite C (HCV). L'HCV è uno dei cinque tipi di virus, inclusi A, B, D ed E, attualmente identificati in grado di causare l’epatite. Questa infezione è considerata tra le più gravi forme di epatite che possono colpire il fegato, sia per la sua capacità di cronicizzarsi, sia per le complicanze che ne derivano. La cronicità dell’epatite C può portare a gravi conseguenze come insufficienza epatica, cirrosi e tumore del fegato.

Come ci si ammala di epatite C?

L’epatite C si contrae attraverso il contatto diretto con sangue infetto, ed è per questo considerata un’infezione a trasmissione ematica. La trasmissione dell’HCV può avvenire in seguito all’esposizione a sangue contaminato, soprattutto in caso di condivisione di aghi infetti durante l’iniezione di stupefacenti per via endovenosa. Anche le ferite accidentali con aghi contaminati, in ambito sanitario, rappresentano un rischio. Meno frequentemente, l’infezione può avvenire in seguito alla condivisione di oggetti personali con persone portatrici del virus (rasoi, spazzolini), rapporti sessuali non protetti con partner infetti, punture accidentali con aghi infetti nelle categorie professionali a rischio, esecuzione di tatuaggi effettuati con strumenti non sterilizzati e, più raramente, tramite trasmissione dalla madre infetta al figlio durante la gravidanza o il parto. In misura minore, il virus può trasmettersi anche per via sessuale o da madre a figlio durante il parto, soprattutto se la carica virale è alta. Prima che i test dell’HCV fossero disponibili, negli anni ’90, la principale via di trasmissione era rappresentata dalle trasfusioni di sangue.

Non si trasmette con abbracci, baci, strette di mano o attraverso la condivisione di posate o bicchieri.

Diagnosi di Epatite C

Attualmente la diagnosi di epatite C si basa sull’impiego di due esami del sangue: la ricerca degli anticorpi specifici contro l’HCV e l’individuazione delle particelle virali attraverso l’esame dell' HCV-RNA.

Svolto dopo una anamnesi e un esame clinico, il test per l’epatite C serve per ricercare gli anticorpi anti HCV, prodotti dall’organismo come risposta all’infezione da HCV. Il primo test può avere esito positivo o negativo, a seconda della possibilità che abbia rilevato o meno la presenza degli anticorpi specifici. Nel secondo test viene misurata la carica virale. Questo secondo test risulta tuttavia negativo, oppure non rilevabile, quando il virus HCV è assente oppure presente in quantità tali da non essere sufficienti per essere rilevate. Quando si ha un esito debolmente positivo è necessario svolgere nuovamente il test, data la possibilità che si tratti di un falso positivo.

Inoltre, è possibile valutare in modo indiretto lo stato di infiammazione del fegato determinando i livelli delle transaminasi epatiche. Una volta accertata la presenza del virus si possono eseguire ulteriori indagini volte a definire precisamente il danno al fegato, come la biopsia epatica o metodiche indirette come l’elastometria epatica (fibroscan), e ad individuare il genotipo dell’HCV e la carica virale grazie all’esame della genotipizzazione e dell’HCV-RNA qualitativo e quantitativo.

Esami Specifici del Sangue

Anticorpi anti-HCV

Questo test per la ricerca degli anticorpi è disponibile dal 1989 e permette di stabilire se il soggetto è entrato in contatto con l’HCV e se ha quindi sviluppato anticorpi contro il virus, ma non distingue tra malattia pregressa o in atto, aspetto evidenziabile unicamente andando a valutare la presenza o meno del virus nel sangue con la ricerca dell’HCV-RNA. La ricerca degli anticorpi specifici anti-HCV è utile per la valutazione dello stato di immunizzazione verso HCV (Hepatitis C Virus).

Oggi sono disponibili non solo esami da effettuare su campioni di sangue, ma anche dei rapidi e semplici test che attraverso l’analisi della saliva, sono in grado di individuare la presenza degli anticorpi specifici dell’HCV. Purtroppo i testi salivari non sono ancora disponibili in farmacia.

Questi esami, sia sul sangue che salivari, non sono però sufficienti per determinare la presenza o assenza effettiva del virus poiché esiste un periodo, definito “periodo finestra” che generalmente va dal momento dell’esposizione al virus, fino ai 6 mesi successivi, durante il quale l’organismo potrebbe non aver prodotto gli anticorpi specifici diretti contro il virus. In questo periodo quindi, un eventuale test di controllo degli anticorpi potrebbe dare risultati falsamente negativi. In tutti gli altri casi, tali test, in assenza di rilevazione dell’anticorpo escludono un’infezione.

Nel caso infine che si rilevi la presenza dell’anticorpo, non è detto che il virus sia effettivamente presente; infatti la presenza degli anticorpi contro l’HCV potrebbe anche essere frutto di una pregressa esposizione al virus, che però il sistema immunitario è stato in grado di eliminare. Pertanto per definire l’effettiva presenza del virus occorre fare un esame denominato HCV-RNA.

HCV-RNA

Il test è diretto all’individuazione del genoma virale; la conferma definitiva della presenza del virus e quindi della diagnosi di epatite C avviene attraverso l’individuazione della quantità di particelle virali circolanti nel sangue, la cosiddetta carica virale o viremia, mediante un test molecolare basato sulla polymerase chain reaction (PCR), una tecnologia molto sensibile che consente di rilevare anche quantità minime del genoma dell’HCV.

Se questo test risulta positivo (HCV-RNA qualitativo e quantitativo), significa che sussiste una replicazione virale in corso e quindi una infezione.

Il risultato della carica virale di HCV viene riportato come numero delle copie di materiale genetico del virus.

Il genotipo virale (Genotipizzazione virale)

Permette di stabilire le caratteristiche ovvero il genotipo del virus (ad esempio 1a, 2a, 2b, 3…), al momento attuale se ne conoscono 6 tipi distinti, ulteriormente suddivisi in un centinaio di sottotipi. La ricerca del genotipo virale è un’indagine imprescindibile, allo stato attuale, per impostare correttamente la terapia antivirale. Infatti a seconda del genotipo varia la strategia terapeutica da adottare ed il regime farmacologico da utilizzare.

La determinazione del genotipo di HCV identifica il ceppo di HCV che ha causato l’infezione e contribuisce a stabilire l’approccio terapeutico adeguato.

Determinazione del genotipo HCV; determina la specifica sottospecie del virus.

Le transaminasi epatiche

Il grado di infiammazione del fegato può essere anche valutato indirettamente determinando l’attività delle transaminasi epatiche (alanina transaminasi o ALT/GPT e aspartato transaminasi o AST/GOT), enzimi prodotti dal fegato che durante la fase di infezione acuta vengono rilasciati in elevate quantità nel circolo sanguigno.

Se dopo ripetuti dosaggi i valori delle transaminasi rimangono persistentemente al di sopra della norma l’epatite C è considerata cronica. Tali enzimi epatici hanno normalmente un andamento intermittente, con innalzamenti dei livelli che si possono alternare a normalizzazioni. Inoltre in un caso su quattro le transaminasi restano stabilmente normali per tutto il decorso dell’infezione, anche se il virus si moltiplica nell’organismo.

Non è quindi corretto utilizzare il livello delle transaminasi come unico indicatore di infezione da HCV e per diagnosticare l’epatite C bisogna necessariamente eseguire i test precedentemente citati.

Determinazione del danno epatico

Una volta accertata la presenza del virus dell’HCV e quindi un’infezione attiva, per avere un quadro più preciso sull’entità del danno al fegato è opportuno realizzare esami diretti o indiretti che permettono di quantificare il danno del fegato, la eventuale degenerazione di alcune o molte cellule epatiche, ovvero quello che viene definito grado di fibrosi del fegato.

Esami non invasivi

Tra le tecniche non invasive, la più comune e diffusa è certamente la valutazione dell’elastometria epatica, ovvero un esame che mira a definire l’elasticità del fegato e in questo modo a determinarne lo stato di salute. Tra le strumentazioni più utilizzate per realizzare questo tipo di esame vi è il Fibroscan (elastografia ad impulsi), e l’ARFI (impulso acustico ad ultrasuoni), tecnologie non identiche ma basate sullo stesso concetto. Il vantaggio di questo tipo di esame è quello di essere indolore, non invasivo e di rapida esecuzione.

Esami invasivi

Quando risulta difficile o anche impossibile (pochi casi) utilizzare una delle metodiche indirette, o quando risulta utile, si può ricorrere alla Biopsia Epatica, un esame sicuramente più invasivo che viene eseguito in regime di ricovero giornaliero (Day Hospital) e che consiste nel prelievo di un piccolo campione di tessuto epatico e nella sua analisi al microscopio.

In tutti i casi, le informazioni ottenute da tali esami, ovvero la definizione del grado di danno epatico (definizione dello stadio di fibrosi) risultano importanti se non fondamentali per la definizione del programma terapeutico più adeguato per il paziente HCV-positivo.

Quando fare l’esame per l’epatite C?

Il test per l’epatite C viene prescritto, oltre in presenza dei sintomi indicati, per ragioni di screening, dopo avere compiuto 18 anni di età, e quando la paziente è in gravidanza. Per il test, viene prelevato un campione di sangue per via endovenosa.

La ricerca degli anticorpi può essere richiesta quando il paziente presenta risultati anomali al pannello epatico o sintomi associati all’epatite. In questi casi, può essere eseguito il pannello delle epatiti acute, che ricerca la presenza di epatite A, B e C nello stesso campione di sangue.

Terapie e Prevenzione

La terapia per l’epatite C ha subito significativi progressi negli ultimi anni, passando da regimi terapeutici basati su interferone e ribavirina a trattamenti più efficaci e meno invasivi basati su farmaci antivirali diretti (DAA). I DAA agiscono direttamente sui meccanismi di replicazione del virus, bloccandone la capacità di moltiplicarsi e quindi di persistere nell’organismo. L’approccio terapeutico deve essere personalizzato in base a diversi fattori, inclusi il genotipo del virus, la presenza di eventuali pregressi trattamenti antivirali, e le condizioni generali di salute del paziente.

Quando a 3 mesi dal termine della terapia il paziente presenta una SVR12, una Risposta Virologica Sostenuta, si parla di guarigione.

Il principio cardine per la prevenzione dell’epatite C è l’evitare ogni forma di contatto con sangue infetto. Bisogna quindi non condividere aghi, siringhe o strumenti taglienti come rasoi e forbici. In caso rapporti sessuali, l’uso del preservativo riduce il rischio di trasmissione. Le madri infette hanno bisogno supporto medico per minimizzare il rischio di trasmissione al neonato.

Tabella: Esami del sangue per la diagnosi di Epatite C

Esame Scopo Interpretazione
Anticorpi anti-HCV Rilevare la presenza di anticorpi contro il virus Positivo: possibile infezione (attuale o pregressa). Negativo: assenza di infezione (o periodo finestra).
HCV-RNA (qualitativo e quantitativo) Individuare e quantificare il virus nel sangue Positivo: infezione attiva. Negativo: assenza di infezione attiva.
Genotipizzazione virale Determinare il genotipo del virus Fornisce informazioni per la scelta della terapia antivirale più appropriata.
Transaminasi epatiche (ALT/GPT, AST/GOT) Valutare indirettamente l'infiammazione del fegato Valori elevati: possibile infiammazione. Valori normali: non esclude l'infezione.

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