Gli attacchi improvvisi di ansia e paura travolgente, che durano diversi minuti, magari con batticuore, sudorazione, affanno e cervello paralizzato, sono un’esperienza spaventosa. Un tempo riconosciuti come forme di nervosismo o stress, oggi sono ormai considerati una reale condizione medica a sé stante, che fa parte dei disturbi d’ansia. Il disturbo di panico è più comune nelle donne e compare in genere per la prima volta in età giovane-adulta, talvolta quando un soggetto è sottoposto a stress intensi.
Comprendere gli Attacchi di Panico
Un soggetto affetto da disturbo di panico subisce attacchi improvvisi e ripetuti di paura che durano alcuni minuti; gli attacchi di panico sono caratterizzati dalla paura di disastri impellenti o dalla perdita di controllo in assenza di pericoli reali. Spesso il soggetto che subisce l’attacco tende a immaginarsi spiegazioni gravi relativamente ai sintomi fisici che avverte, costruendosi paure legate a infarto, ictus e paura di morire in genere.
Si possono presentare pochi o molti di questi sintomi; di norma iniziano di colpo, senza preavviso, e raggiungono il loro picco entro 10 minuti. Durano circa mezz’ora, ma sono comunque molto variabili, persistendo anche delle ore o, in rare occasioni, fino ad un giorno intero. Ci si può sentire stanchi e logori dopo che un attacco di panico si è placato.
Molti casi migliorano con il trattamento, perché la terapia può mostrare come riconoscere e cambiare le modalità del pensiero prima che si scateni il panico (terapia cognitivo comportamentale). Quando non viene trattato il disturbo di panico si ripercuote pesantemente sulla qualità della vita, perché può scatenare altre paure e disturbi mentali, problemi al lavoro o a scuola e isolamento sociale. Possono infatti generare la paura di recidive e portare il soggetto a evitare posti in cui si siano verificati.
La ricerca ha scoperto che diverse aree del cervello, nonché diversi processi biologici, giocano un ruolo fondamentale in paura e ansia. Alcuni ricercatori pensano che nel disturbo di panico il soggetto interpreti erroneamente sensazioni del corpo come minacce e reagisca attraverso meccanismi vecchi di migliaia di anni e chiamati fight-or-flight (combatti o fuggi).
Il miglioramento delle conoscenze su come cervello e corpo funzionino nei soggetti con disturbo di panico potrà aiutare a individuare trattamenti migliori. I sintomi compaiono per la prima volta in genere nella tarda adolescenza (e comunque entro i 30 anni) e vengono diagnosticati più spesso alle donne che agli uomini.
Un giorno, senza preavviso o motivi apparenti, una persona può sentirsi schiacciata da una terribile ansia, con mancanza d’aria, nonostante i continui tentativi di respirare profondamente. Il cuore batte forte, come se volesse uscire dal petto, tanto che si crede di morire. Dopo un tempo che sembra durare in eterno, il respiro si normalizza e la paura e i pensieri di morte scompaiono, lasciando però il soggetto svuotato ed estenuato.
Quando gli Attacchi di Panico Non Vengono Trattati
Quando non viene trattato, il disturbo di panico si ripercuote pesantemente sulla qualità della vita, perché può scatenare altre paure e disturbi mentali, problemi al lavoro o a scuola e isolamento sociale. Possono infatti generare la paura di recidive e portare il soggetto a evitare posti in cui si siano verificati.
Cosa Fare Durante un Attacco di Panico
- Rimanere dove ci si trova: se possibile, nel corso di un attacco di panico si dovrebbe rimanere nel posto in cui ci si trova.
- Messa a fuoco: può essere utile ricordare a se stessi che i pensieri e le sensazioni terrificanti prima o poi passeranno e che ciò che viene percepito non è reale.
- Respirazione lenta e profonda: provare a respirare lentamente e profondamente contando fino a tre durante ogni inspirazione e ogni espirazione.
- Visualizzazione creativa: spostare l'attenzione su immagini positive e rilassanti, pensando a un luogo o a una situazione che faccia sentire tranquilli, rilassati e a proprio agio.
- Non combattere un attacco di panico: combattere un attacco di panico, spesso, può peggiorare la situazione.
Tecniche di Auto-Aiuto
Ci sono diverse tecniche di auto-aiuto che è possibile utilizzare da soli per contribuire a ridurre i sintomi del disturbo di panico.
- Rilassamento: Alcune persone scelgono alcune terapie complementari, come il massaggio e l'aromaterapia, per cercare di rilassarsi. Anche attività quali yoga e pilates possono essere utili.
- Attività fisica: La pratica di una attività fisica regolare, in particolare l'esercizio aerobico, contribuisce a ridurre lo stress e ad eliminare o allentare la tensione.
Si raccomanda, salvo diverse indicazioni del medico curante, che gli adulti di età compresa tra 19-64 anni facciano ogni settimana almeno 150 minuti (2 ore e 30 minuti) di attività aerobica di moderata intensità, come la bicicletta o la camminata veloce.
- Dieta: Livelli troppo alti o troppo bassi di zucchero nel sangue possono contribuire alla manifestazione dei disturbi (sintomi) che caratterizzano un attacco di panico. Pertanto, è necessario mantenere una dieta sana ed equilibrata, mangiare regolarmente e non abusare di alimenti e bevande zuccherati.
Diagnosi
Il primo passo, indispensabile, è esporre i sintomi al proprio medico, che esaminerà il paziente e ne ricostruirà l’anamnesi, per avere la certezza che non ci siano problemi fisici all’origine dei sintomi.
Per poter ottenere una diagnosi per i sintomi è probabile che ci si debba sottoporre a diversi esami e prove:
- Esame fisico - Esso può includere la misurazione del peso e dell’altezza, il controllo dei segni vitali come la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la temperatura, l’ascolto al cuore e ai polmoni e l’esame addominale
- Test di laboratorio - Essi possono includere un esame emocromocitometrico completo (CBC), nonché prove della tiroide ed altri esami del sangue. Si possono anche sostenere degli esami al cuore, come un elettrocardiogramma per determinarne il buon funzionamento.
- Valutazione psicologica - Un medico oppure uno specialista di salute mentale farà domande sui sintomi, ad esempio i dolori o i fastidi che si avvertono, quanto spesso e quando si verificano e per quanto tempo essi si manifestano.
Potrebbe essere chiesto se si stanno vivendo situazioni di particolare stress, se si hanno paure o preoccupazioni, problemi relazionali o altre questioni che possono incidere sulla vita quotidiana. Vi potrà essere chiesto di riempire dei questionari di autovalutazione psicologica.
Opzioni di Trattamento
La terapia psicologica e quella farmacologica sono i due tipi di cura per il disturbo di panico. Nessuna terapia funziona in maniera uguale per tutti e potrebbe essere necessario provarne un certo numero prima di trovare quella più adatta.
Psicoterapia
L’approccio denominato psicoterapia cognitiva comportamentale è particolarmente utile nel disturbo di panico come prima linea di trattamento; vengono insegnati al paziente modi alternativi di pensare, comportarsi e reagire alle sensazioni associate all’attacco di panico.
Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT)
Questa terapia ha dimostrato benefici a lungo termine ed è raccomandata per la cura del disturbo di panico. Di solito, è consigliata perché sono disponibili evidenze scientifiche sulla sua efficacia. Una volta identificati tutti i processi e le convinzioni negative ed erronee, lavora per sostituirli con altri più realistici e calati nella vita di tutti i giorni. Il terapeuta può anche indicare come comportarsi per affrontare meglio gli eventuali, futuri attacchi di panico.
L'Istituto Nazionale inglese per la Salute e l’Eccellenza Clinica (NICE) raccomanda un totale di 7-14 ore di CBT da effettuare settimanalmente e da completare entro un periodo di quattro mesi.
La terapia adeguata è in genere breve (come prescritto dalle linee guida internazionali), a cadenza settimanale o con sedute più diradate. Prevede:
- Smascheramento delle minacce poste dai sintomi, depotenziamento del pericolo della sintomatologia e attribuzione ad essa di significati più logici.
- Riduzione del ricorso all’evitamento e alle rassicurazioni: il paziente impara a “stare” nell’ansia, ad accettarla attivamente e a capire che può conviverci, che non è una minaccia per la sua Salute.
- Prevenzione delle ricadute: il terapeuta prescrive al paziente la compilazione di un diario delle informazioni apprese nelle varie fasi del trattamento ed elabora insieme a lui strategie per l’adozione di abitudini di vita sane.
Mindfulness
La Mindfulness (dall’inglese "consapevolezza") è una pratica di meditazione che trae origine da tecniche orientali in cui viene messa al primo posto la consapevolezza di quello che accade intorno a noi, nel presente, al fine di ottenere effettivi benefici sia per il corpo che per la mente. Il presupposto di base di questa pratica nel disturbo da attacchi di panico è che in situazioni di ansia e panico la tendenza delle persone è quella di interpretare le sensazioni corporee in chiave catastrofica e fare previsioni negative su ciò che potrà avvenire.
La pratica della consapevolezza promuove un nuovo modo di rapportarsi alle proprie sensazioni fisiche, pensieri ed emozioni (per esempio dolore, paura, ansia) acquisendo consapevolezza della loro natura mutabile e transitoria.
Gruppi di Auto-Aiuto
I gruppi di auto-aiuto sono in grado di fornire informazioni utili e consigli e, soprattutto, supporto su come affrontare e gestire il disturbo di panico. Gli attacchi di panico, a volte, possono essere spaventosi e causare l'isolamento. I gruppi di auto-aiuto consistono in incontri in cui si può parlare con gli altri dei propri problemi e difficoltà.
Farmaci
La cura (terapia) con antidepressivi può richiedere da due a quattro settimane prima di iniziare a mostrare i suoi effetti. È, quindi, importante continuare a prenderli anche se si ha l'impressione che non stiano funzionando.
I farmaci SSRI e SNRI, tipicamente usati nel trattamento della depressione, si dimostrano utili anche sui sintomi del disturbo di panico. In genere, gli effetti secondari non sono gravi, specialmente se la dose terapeutica viene raggiunta gradualmente, partendo da una dose bassa. Un’altra famiglia di farmaci, i beta-bloccanti, può essere di aiuto nel tenere sotto controllo alcuni sintomi fisici associati al disturbo di panico, come il polso accelerato.
Le benzodiazepine, una categoria di farmaci ad effetto sedativo, sono molecole decisamente efficaci nel ridurre rapidamente i sintomi di un attacco di panico, ma causano tolleranza e dipendenza se usate continuativamente.
È di fondamentale importanza non abbandonare la terapia troppo velocemente, a prescindere dall’approccio scelto.
Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI)
Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono un tipo di antidepressivo che agisce aumentando il livello di una sostanza chimica, chiamata serotonina, nel cervello. Sono la tipologia di antidepressivo più comunemente prescritto per la cura del disturbo di panico. Quando si inizia a prendere gli SSRI, i sentimenti di ansia e di panico potrebbero peggiorare. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un fenomeno temporaneo e i disturbi (sintomi) tendono successivamente a migliorare nel giro di qualche giorno.
Dopo aver iniziato a prendere uno SSRI, si consiglia di sottoporsi a controlli dal medico, dopo due, quattro, sei e dodici settimane in modo che possa controllare i progressi e vedere se si risponde bene alla terapia. Se il medico lo ritiene necessario, durante la terapia potrebbe chiedere l’esecuzione di regolari esami del sangue o di controlli della pressione sanguigna.
La durata della cura varia a seconda di quanto bene si risponda al trattamento. Anche se si ritiene che il disturbo di panico sia stato trattato con successo, è probabile che ci sia bisogno di continuare a prendere il farmaco ancora per diversi mesi. Se si sospende la terapia prima di questo periodo di tempo, il rischio di ricadute potrebbe aumentare.
Quando il medico, d'accordo con il malato, ritiene opportuno interrompere la cura con gli SSRI, la sospensione dovrà essere graduale riducendo lentamente il dosaggio. Questi disturbi possono verificarsi anche in caso di riduzione della dose. Di solito, sono di lieve entità ma potrebbero manifestarsi in modo anche grave qualora il farmaco fosse interrotto improvvisamente e non gradualmente. Per alcune persone, ciò significa dover prendere gli SSRI a lungo termine.
Antidepressivi Triciclici
Gli antidepressivi triciclici funzionano in modo simile agli SSRI. Regolano i livelli di alcuni neurotrasmettitori come, ad esempio, la noradrenalina, determinando un effetto positivo sui sentimenti e l'umore e non creano dipendenza. L'imipramina e la clomipramina sono due antidepressivi triciclici spesso prescritti per curare il disturbo di panico. Tali disturbi dovrebbero alleviarsi dopo 7-14 giorni di cura, appena il corpo inizia ad abituarsi al farmaco.
Pregabalin
Il pregabalin è un altro farmaco utilizzato spesso nel disturbo di panico. Si tratta di un anticonvulsivante usato anche per curare una malattia che provoca crisi epilettiche ripetute (epilessia). Tuttavia, è stata ravvisata la sua utilità anche nella terapia dell’ansia.
Clonazepam
Il clonazepam è un altro farmaco spesso usato per trattare l'epilessia che, a volte, è anche prescritto per il disturbo di panico.
Patologie Organiche che Simulano Attacchi di Panico
Sintomi molto simili a quelli scatenati dall’ansia, possono a volte essere la conseguenza di patologie organiche, generalmente non gravi, riscontrabili in maniera obiettiva da un esame fisico a da dati di laboratorio. Il soggetto che presenta una vulnerabilità all’apprensione e all’ansia, può interpretare questi sintomi come il segnale di qualcosa di molto grave che sta avvenendo nel suo corpo e nella sua mente, arrivando addirittura a pensare di essere sul punto di morire o di impazzire. Questo modo catastrofico e drammatico di interpretare dei sintomi che a volte sono delle risposte fisiologiche dell’organismo, innesca una reazione ansiosa che può essere a volte così intensa da dare vita ad un attacco di panico.
Disturbi Gastrointestinali
- Sindrome del colon irritabile: nausea, cefalea, stitichezza e crampi addominali, sintomi determinati da un’irritazione del colon e oltre a poter diventare più gravi in condizioni di stress o durante stati d’ansia, possono favorire essi stessi la comparsa di reazioni ansiose.
- Reflusso gastroesofageo: è un disturbo facilmente curabile che può provocare sintomi dolorosi in sede retrosternale associati a bruciore e tosse e che nel soggetto ansioso possono essere interpretati come di origine cardiaca e determinare così una reazione di panico per la paura di morire di infarto.
- Disfunzioni della motilità gastrica: un’eccessiva ingestione di cibo o alcool, l’assunzione di determinati farmaci e stati d’ansia (a causa dell’attivazione del sistema simpatico), possono alterare la mobilità gastrica e favorire la comparsa di nausea e vomito e difficoltà a deglutire (bolo isterico).
- Diete dimagranti e disturbi alimentari: il rischio che si associa a regimi alimentari molto restrittivi è quello dell’ipoglicemia che può determinare sintomi quali debolezza, giramenti di testa, tachicardia, sensazioni di svenimento e stati di depersonalizzazione e derealizzazione.
Patologie Cardiache
- Angina pectoris: il soggetto che soffre di angina può avvertire dolore in sede toracica e avere la sensazione che qualcosa stia stringendo il suo cuore. Le sensazioni dolorose possono interessare, oltre che il torace, anche il braccio sinistro, il collo, la spalla, la mandibola, i denti e la parte alta della schiena.
- Dolore toracico intercostale: il dolore toracico può essere determinato da diversi fattori quali disturbi gastrointestinali, reflusso esofageo, ulcera peptica e spasmi dell’esofago. La somiglianza di questi sintomi con quelli propri dell’infarto porta il soggetto ansioso a spaventarsi così tanto da avere un vero e proprio attacco di panico.
- Prolasso della valvola mitralica: si tratta dell’alterazione a carico della valvola posta tra atrio e ventricolo sinistro, la valvola mitralica. Si stima che le forme lievi di quest’alterazione riguardino il 20% della popolazione con prevalenza in quella femminile.
- Aritmie: il ritmo cardiaco può subire delle alterazioni o perché il soggetto si trova in una determinata condizione fisica, o perché ha assunto determinate sostanze o infine perché si trova a vivere stati emotivi legati all’ansia e alla paura.
- Anemia: una carenza di globuli rossi nel sangue, diagnosticata attraverso un semplice prelievo venoso, può essere causata da una mancanza di ferro, di alcune vitamine o da emorragie. Un minore afflusso di ossigeno al cervello porta ad un aumento della frequenza cardiaca.
- Ipotensione ortostatica: quando il soggetto, dalla posizione sdraiata, si alza improvvisamente, si può avere un brusco abbassamento della pressione.
Problemi Respiratori
Stati emotivi legata all’ansia, alla paura e alla rabbia possono portare il soggetto a causa della contrazione de i muscoli dell’addome, a dover ricorrere alla respirazione toracica, molto più faticosa ed impegnativa. Questo tipo di respirazione si associa di solito ad un aumento della frequenza e dell’intensità degli atti respiratori, condizione che prende il nome di “iperventilazione”. Durante l’iperventilazione si ha un abbassamento della concentrazione di anidride carbonica nel sangue che determina un minore apporto di ossigeno al cervello per cui più si respira, meno ossigeno arriva al cervello.
- Asma: l’attacco di asma consiste in una contrazione improvvisa dei bronchi e può essere provocato o dall’entrata in contatto con sostanze alle quali si è allergici, o da stati d’ansia o da una predisposizione costituzionale.
- Polmonite: è una patologia provocata da un’infezione ai polmoni che porta ad una riduzione degli scambi gassosi.
Patologie Neurologiche
- Emicrania: i soggetti che soffrono di questa patologia sono portati a sviluppare una particolare sensibilità al dolore che spesso si associa ad una risposta ansiosa e a comportamenti di evitamento nei confronti di quelle situazioni nelle quali sono state avvertite sensazioni dolorose alla testa.
- Artrosi cervicale: l’artrosi, patologia che può presentarsi con l’avanzare dell’età, è causata da una riduzione dello spazio esistente tra le vertebre cervicali che determina una compressione dei piccoli nervi che vi emergono.
- Disturbi vestibolari: consistono in tutti quei disturbi che coinvolgono il vestibolo, il principale organo dell’equilibrio, e possono originare da processi infettivi o degenerativi.
- Epilessia del lobo temporale: questo tipo di epilessia può scatenare delle crisi molto simili a quelle di un attacco di panico caratterizzate da un esordio improvviso, da terrore, da sintomi fisici neurovegetativi e da sintomi cognitivi (confusione, depersonalizzazione, derealizzazione, allucinazioni visive stereotipate).
Patologie Endocrine
- Malattie della tiroide: soprattutto un eccesso di ormone tiroideo, come avviene nell’ipertiroidismo, può indurre sintomi, quali tachicardia, sudorazione, dispnea, ansia, irritabilità e labilità emotiva che, in una personalità predisposta all’ansia, possono dare luogo facilmente ad attacchi di panico.
- Ipercortisolemia: questa patologia chiamata anche “morbo di Cushing” è dovuta ad un eccesso di cortisolo, un ormone prodotta dalle ghiandole della corteccia surrenale.
- Feocromocitoma: è un tumore benigno che porta ad un’iperproduzione di catecolamine (adrenalina e noradrenalina).
- Carcinoide: è un tumore benigno che consiste nella produzione di ormoni quali adrenalina, istamina e bradichinina. Questi ormoni che vanno ad agire sull’apparato cardiocircolatorio, sono responsabili di sintomi quali rush cutaneo, cianosi, crampi addominali e diarrea, sintomi che facilmente possono dare luogo ad attacchi di panico in quei soggetti che sono più esposti al rischio di reazioni ansiose.
- Diabete: questa patologia è causata dalla carenza di un ormone secreto dal pancreas, l’insulina, la cui funzione è quella di consentire il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule.
- Sindrome premestruale: conosciuta anche come “disturbo disforico della tarda fase luteinica” può comparire durante l’ultima settimana del ciclo mestruale ed attenuarsi con l’inizio delle mestruazioni.
- Menopausa: questa fase fisiologica che ogni donna attraversa nel corso della sua vita tra i 45 e i 50 anni circa è dovuta al calo progressivo nella produzione di ormoni femminili, progesterone ed estrogeni, che oltre ad alterare un equilibrio che aveva accompagnato la donna per tutta l’età fertile, determina anche una serie di disturbi e malesseri.
Altre Condizioni
- Allergie: Alcuni studi riportano una presenza più elevata di allergie in soggetti che soffrono di attacchi di panico rispetto alla popolazione generale.
- Fibromialgia: E’ una malattia dalle cause ancora sconosciute. Potrebbe essere legata ad alterazioni a carico dei neurotrasmettitori, a squilibri ormonali, ad alterazioni del sonno o allo stress.
- Mal di Montagna: E’ una patologia causata dal mancato adattamento dell’organismo alle alte quote. Può assumere forme più o meno gravi e se non trattata può essere addirittura letale.
L'Emofobia e gli Attacchi di Panico
L’emofobia, o paura irrazionale del sangue, è una delle fobie più comuni e al contempo meno comprese al mondo. Per chi ne è affetto, la vista del sangue, o in alcuni casi persino il solo pensiero, può innescare una serie di reazioni fisiche ed emotive molto debilitanti.
Sintomi dell'Emofobia
- Ansia
- Tachicardia
- Nausea
- Vertigini
- Svenimenti (nei casi più gravi)
- Pensieri catastrofici
- Disgusto
Cause dell'Emofobia
- Esperienze personali traumatiche legate al sangue
- Familiarità (genitori con emofobia)
- Ipersensibilità al disgusto
- Ipocondria
Trattamento dell'Emofobia
- Terapia cognitivo-comportamentale (CBT)
- Desensibilizzazione sistematica
- EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)
- Tecniche di rilassamento e mindfulness
Consigli Utili per Affrontare un Prelievo di Sangue con Emofobia
- Informare il personale medico della propria paura
- Chiedere di sdraiarsi durante il prelievo
- Distrarsi durante la procedura (leggere, ascoltare musica)
- Evitare di guardare l'ago o il sangue
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