Terminologia Medica Spagnola: Un'Analisi Approfondita

Fra i vari linguaggi settoriali, quello della medicina interessa da vicino l’esperienza di tutti i parlanti. D’altro canto, i suoi realia di riferimento sono pertinenti a molti altri ambiti più specifici: l’anatomia, la fisiologia, la patologia, la diagnostica e la terapia, fino a interessare la farmacologia, la biologia, la biochimica e la psicologia o, nel caso della chirurgia e dell’impiantistica, la tecnologia e l’ingegneria elettronica.

Evoluzione Storica del Linguaggio Medico

Di un linguaggio medico italiano si può parlare solo a partire dal XIII secolo, dal momento che la comunicazione medica, fino a secoli recenti, ha avuto luogo in latino. A partire dalla Chirurgia di Guglielmo da Saliceto, iniziatore della scienza medico-chirurgica italiana, i testi antichi analizzati dagli studiosi presentano un lessico abbastanza ricco, con propri meccanismi di formazione delle parole e con strategie sintattiche e testuali consapevolmente adottate in relazione alla materia da trattare: cosicché si potrebbe parlare di un linguaggio tecnico della medicina nell’italiano antico.

Tuttavia, la differenza con il quadro moderno appare abissale sul piano dei saperi e dei metodi. La scienza medica antica e medievale, non sempre ben separabile da altri ambiti, come la teologia o la filosofia, è fondata essenzialmente sull’impalcatura teorica di tradizione ippocratico-galenica (pre-sperimentale, basata sulla teoria degli umori e sulla loro alterazione come causa della malattia), laddove la medicina moderna è basata sull’analisi e la ricerca scientifica.

Anche la nomenclatura relativa ha subito drastici mutamenti: all’operazione di riforma del linguaggio dell’anatomia operata dal Vesalio (De humani corporis fabrica, pubblicato a Basilea nel 1543) hanno fatto seguito nel Seicento e nel Settecento la liquidazione della terminologia araba e la progressiva europeizzazione del linguaggio della medicina e, dall’Ottocento in poi, l’enorme incremento quantitativo dei vocaboli e dei referenti.

Tipologie di Testi Medici

I testi pertinenti alla medicina costituiscono una tipologia molto varia, che va dal semplice articolo di un medico per un giornale destinato al largo pubblico, al foglietto illustrativo di un medicinale, a un referto, all’articolo per una rivista accademica o pubblicato negli atti di un convegno, a un trattato di patologia. Tuttavia, l’estrema specializzazione tecnico-scientifica non ha eliminato quello che per secoli è stato un tratto notevole della lingua medica (assieme a quella giuridica), ossia la forte impronta umanistica.

Nel linguaggio medico sono presenti in modo rilevante non solo il greco e il latino. Gli aspetti più vistosi, tuttavia, sono l’imponenza quantitativa del lessico e la fortissima proliferazione terminologica. I più noti dizionari specialistici moderni accolgono fino a 150.000 lemmi, con oltre 10.000 acronimi e abbreviazioni. La metà di questi termini è novecentesca, un quarto appartiene al XIX secolo. A determinare tale ricchezza terminologica contribuiscono non solo l’elevato numero dei referenti interessati e la circostanza che le informazioni e le acquisizioni in ambito medico, attualmente, raddoppiano nell’arco di 7-10 anni, ma anche la propensione del linguaggio medico per i neologismi.

Tale situazione implica anche evidenti fenomeni di ridondanza, dovuti da un lato al processo storico di formazione del vocabolario medico, dall’altro ai fenomeni di ‘letterarietà’ tradizionalmente presenti nel medico-scrittore. Si hanno quindi sia varianti formali del tipo lombo-sacrale / sacro-lombare, sia soprattutto un’ipertrofia sinonimica: milza o splene; fibula o perone; salpinge, tuba o tromba; globuli rossi, eritrociti o emazie; sindrome di Down o mongolismo o trisomia 21.

Metafore e Metonimie nel Linguaggio Medico

Fenomeno già antico è l’ampio sviluppo della metafora: martello, incudine, staffa, labirinto, bacino, colonna. Altri nuovi significati procedono da slittamenti metonimici, come polso (lat. pulsus «pulsazione»), coscia (lat. coxa «anca») e femore (lat. femur «coscia»). Non sempre l’uso metaforico riguarda singoli referenti. Lemmi come regione, sito, plesso, focolaio, ecc., per assumere denotazioni specifiche necessitano di ulteriori determinazioni, costituendosi perciò frequentemente in unità polirematiche: volta cranica, sella turcica, eruzione cutanea, quadro clinico.

Si tratta a volte di espressioni comuni, di evidenza descrittiva immediata: labbro leporino, cuore a scarpa, ginocchio della lavandaia, fuoco di sant’Antonio, colpo della strega.

Tecnicismi Specifici e Collaterali

Una distinzione valida per tutti i linguaggi settoriali è quella fra tecnicismi specifici e collaterali (Serianni 2005): i primi sono termini necessariamente impiegati per denotare in modo inequivocabile realtà specifiche; i secondi consistono in particolari espressioni stereotipiche, non necessarie per il rigore terminologico, ma preferite per la loro connotazione tecnica (e perciò ‘di lusso’, come espressione di un codice stilistico intenzionalmente settoriale e marcato sul piano socio-professionale): in questa seconda categoria stanno, per es., importante, modesto, elevato, severo, spiccato, elettivo, distretto, evoluzione, danno, interessamento, sofferenza, accusare, apprezzare, vocaboli tutti appartenenti anche al linguaggio comune ma adoperati dal medico con usi particolari.

Influenze Linguistiche

La composizione del lessico medico può anche essere indagata per filoni terminologici (distinguendo, ad es., i termini dell’anatomia, della fisiologia, della patologia, della diagnostica, della terapia), oppure, da un punto di vista storico, considerando la lingua di provenienza di singoli vocaboli e di particolari settori terminologici. Malgrado il decisivo contributo apportato dalla scienza araba alla medicina medievale, esiguo è il numero di arabismi sopravvissuti: nuca, caviglia, safena, pia madre e dura madre, pomo di Adamo, sciroppo, il calco congiuntiva e pochi altri. Poco rilevante è anche il contributo del tedesco, malgrado l’indiscusso prestigio assunto dalla clinica mitteleuropea a partire dal secondo Ottocento.

Notevole è stato invece l’influsso del francese, anche se difficilmente valutabile. Sono quasi certamente di trafila francese molti latinismi e grecismi che provengono all’italiano. Tuttavia, la loro facile acclimatazione, il loro essere anche europeismi, e infine la mancanza di spogli documentari adeguati e di datazioni certe sulle prime attestazioni (fr. cardiologie, 1787; it. cardiologia, 1865), rende non sempre accertabile l’effettiva lingua di origine dei termini.

Ancora più arduo è individuare i calchi semantici, in particolare fra i tecnicismi collaterali. Ma è oggi l’angloamericano la lingua che predomina nei linguaggi medici nazionali, data la funzione dell’inglese come lingua di riferimento della letteratura scientifica internazionale. Nel loro complesso, gli anglicismi non sono soltanto rappresentati da singoli prestiti, ancorché numericamente rilevanti, ma giungono a occupare livelli più pervasivi del linguaggio.

Se il greco mantiene una sua produttività per le nozioni, per le tecniche si ricorre sempre più spesso all’inglese: by-pass, pace-maker, stent, shunt, patch, check-up, scanning, screening, imaging, marker, pap-test (anche in quest’ambito si registrano tuttavia composti neoclassici recenti: polisonnografia, pulsossimetria). Esteso è inoltre l’impiego di termini più generici, condivisi con altre discipline, a volte di introduzione non recente: stress, rush, test, borderline, core, pattern, input, pool, follow-up, trial.

Non mancano i calchi semantici (associare, severo «grave») o lessicali (deplezione, impianto cocleare, potenziali evocati). Tuttavia, la quota lessicale più rilevante spetta ancora alle voci di origine greco-latina. Sono latinismi, ad es., vocaboli come decubito, trigemino; e sono numerose le voci e le espressioni integralmente latine: facies, ictus, liquor, pulvinar, speculum, libido, placebo, angina pectoris, corpus pallidus, per os, die o pro die «al giorno», post partum, recipe, videat.

In molti casi l’uso del latino è giustificato dall’esigenza di velare eufemisticamente la nozione (exitus o obitus «decesso», potus «alcolismo»), in particolare nel linguaggio inerente alla sfera sessuale: induratio penis, libido, oltre alla serie di espressioni indicanti le diverse pratiche del coitus, usate anche nel linguaggio giuridico. L’eufemismo è un’esigenza importante nella comunicazione medica e si manifesta in molte espressioni: prognosi sfavorevole, esito infausto, lesioni ripetitive (o secondarie) «metastasi».

L’influsso del greco è stato però soprattutto dominante nei modelli di composizione e derivazione, specie nel tipo gastropatia, neurologia, pediatria, laringotomia (con l’ordine Determinante + Determinato, innaturale per l’italiano), le cui possibilità innovative sono illimitate. In Mazzini (1989) si elencano circa 850 componenti greci e latini disponibili per comporre neologismi. La moltiplicazione dei grecismi nel linguaggio medico corrisponde al progresso della ricerca e della specializzazione, e si manifesta anche con caratteri come la combinazione di più di due componenti (eziopatogenesi, otorinolaringoiatria, sternocleidomastoideo) e la già citata esuberanza sinonimica, dovuta alla compresenza, nel paradigma di riferimento, di più radici concorrenti: milza (dal longob.).

Grande vitalità hanno recentemente assunto modelli compositivi di tipo anglicizzante, inusuali nell’italiano, come la serie di aggettivi (che possono essere sostantivati) formati con sequenza subordinante Nome + Aggettivo: calcio-antagonista, cardio-tossico, insulino-resistente, immuno-depressivo. Una serie particolare è quella che ricalca il suffisso ingl. -like: aspirino-simile, antibiotico-simile (è possibile anche la variante compositiva con sequenza inversa: simil-anginoso, simil-reumatico). Non manca l’adozione diretta della forma esotica: sostanze cortison-like (analogamente: linfociti killer, cellule killer).

L’influsso della tradizione delle lingue classiche è invece palese nella preferenza per gli aggettivi di relazione rispetto alla specificazione sostantivale (arresto cardiaco / del cuore; perdita ematica / di sangue). Il fatto che tali aggettivi vengano tratti da basi greche o latine dà luogo a frequenti casi di suppletivismo, specie in ambito anatomico: occhio, stomaco, fegato, coscia hanno come aggettivi dotti rispettivamente oculare, gastrico, epatico, crurale.

L’aggettivo di relazione può essere modificato da prefissi, ad es. post- (post-operatori, post-flebitici; con base nominale, post-artrotomia, post-immobilizzazione), peri- o sotto- (periombelicale, sottoscapolare).

Sigle, Onomaturgia ed Eponimia

Un discorso a parte meritano le sigle. Nel corso degli ultimi anni l’incremento numerico dei referenti, soprattut-to nei settori della genetica, dell’immunologia, della biochimica e della biologia molecolare, oltre che nella tecnologia diagnostica, ha imposto il ricorso a etichette polirematiche (poi per brevità risolte in sigle), ovvero all’indicizzazione numerica o altrimenti simbolica dei referenti. Limitato è il numero di simboli e acronimi familiari all’utente medio: le sigle delle vitamine (A, B, C, PP, ecc.), la TAC, l’AIDS.

Altri aspetti rilevanti del linguaggio medico sono l’onomaturgia e l’eponimia. Esistono molte parole d’autore, provviste di ‘certificato di nascita’ con data e paternità: allergia, bacillo, batterio, microbo, cirrosi, difterite, ormone, scarlattina, vitamina (nessuna di queste, peraltro, è stata coniata in Italia). Diffusissime sono le denominazioni eponime, che includono cioè un nome proprio, a indicare parti anatomiche, patologie o tecniche diagnostiche: cellule di Kupffer, canali di Hering, foro epiploico di Winslow, morbo di Alzheimer, prova di Romberg, manovra di Wassermann.

Aspetti Grammaticali

Per ciò che riguarda gli aspetti grammaticali, risultano irrilevanti le oscillazioni nella grafia (isolate sopravvivenze di grafie classicheggianti: eziologia / etiologia, nistagmo / nystagmo, adsorbire). Nella pronuncia, si riscontrano molte oscillazioni nella sede dell’accento, dovute alle diverse regole prosodiche del greco e del latino: è il caso di edema, esantema, anamnesi, alopecia, perone e di molti suffissati in -osi (ecchimosi, flogosi, arteriosclerosi).

Nella sintassi, sembra imputabile all’influsso anglo-americano l’anteposizione del soggetto rematico al predicato: rari effetti indesiderati sono stati descritti dopo la somministrazione.

Influenza dell'Omeopatia e Uso Comune dei Termini Medici

L’apporto terminologico di impostazioni mediche di recente fortuna, fondate piuttosto su ‘ideologie’ che sulla ricerca tecnico-scientifica, appare ridotto. Omeopatia e omeopatico si trovano nell’italiano dal primo Ottocento, e si è diffusa l’espressione figurata a dosi omeopatiche.

La prossimità dell’ambito medico all’esperienza individuale e quotidiana dei parlanti consente un uso diffuso di vocaboli medici da parte dei non addetti ai lavori: colesterolo, arteriosclerosi, TAC, Alzheimer, epatite, carcinoma, chemioterapia, ecografia (anche se, ovviamente, l’uso non implica una reale comprensione del loro contenuto tecnico). Lo stesso motivo rende conto dello sviluppo di estensioni figurate di termini medici nel linguaggio comune (metastasi, overdose, isterismo, virus in ambito informatico; frequenti gli usi familiari e scherzosi: cerebroleso, occasionali formazioni con -ite, ecc.).

I letterati partecipano di questa disponibilità: cancro e tumore sono in Graziadio Isaia Ascoli (l’antichissimo cancro della retorica) e in Gabriele D’Annunzio (una specie d’immenso tumore biancastro sporgeva dal fianco della vecchia Urbe, con riferimento all’espansione urbanistica della Roma umbertina).

Parti del Corpo in Spagnolo

Conoscere le parti del corpo in spagnolo è una delle prime lezioni di vocabolario quando si impara la lingua, proprio come i colori in spagnolo. Avete mal di testa e avete bisogno di una pillola, avete febbre e mal di stomaco da diversi giorni o volete chiedere al medico come alleviare un dolore specifico?

Per prima cosa, imparerete come si dice corpo umano in spagnolo, che si traduce come 'cuerpo' o 'cuerpo humano'; e le parti del corpo o dello scheletro si traducono come 'las partes del cuerpo' e 'esqueleto'. Una volta imparate le parole più basilari sul corpo umano in spagnolo, è il momento di approfondire altre parti o organi che vi saranno utili.

Qui di seguito troverete alcune frasi che utilizzano le parole delle parti del corpo in spagnolo che avete visto in questo articolo. Vi manca una parola delle parti del corpo in spagnolo che non è presente in questo articolo? Tuttavia, se imparerete tutte queste parole poco a poco, diventerete esperti di spagnolo delle parti del corpo.

leggi anche: