Esami del Sangue: Ferro Alto, Cause e Sintomi

Il ferro è un minerale essenziale per numerose funzioni dell'organismo, tra cui il trasporto dell'ossigeno attraverso l'emoglobina e la produzione di energia cellulare. Quando i suoi livelli nel sangue superano i valori di riferimento (60-170 μg/dL negli uomini e 50-130 μg/dL nelle donne), si parla di ferro alto o iperferremia.

A differenza di altri minerali, il corpo umano non possiede un meccanismo efficace per eliminare l'eccesso di ferro. Una volta assorbito, il ferro in eccesso si accumula progressivamente nei tessuti, principalmente nel fegato, nel cuore e nelle ghiandole endocrine. Questo accumulo può danneggiare gli organi attraverso la formazione di radicali liberi e lo stress ossidativo.

Sideremia, Ferritina e Transferrina: Cosa Significano

La sideremia, ovvero la misurazione del ferro nel sangue, rappresenta solo uno degli esami necessari per valutare correttamente il metabolismo del ferro. Altri parametri fondamentali includono:

  • La ferritina (che misura le riserve di ferro). La ferritina è una proteina fondamentale per il nostro organismo perché immagazzina il ferro, un minerale essenziale per la produzione di emoglobina e il trasporto dell’ossigeno nel sangue.
  • La transferrina (proteina che trasporta il ferro nel sangue). In normali condizioni di salute, il ferro circola in tutto l’organismo legato a una proteina: la transferrina. In condizioni di sovraccarico, invece, la transferrina non riesce più a legare tutto il ferro che circola nell’organismo.
  • La saturazione della transferrina (percentuale di transferrina legata al ferro).

La ferritina è presente nei tessuti, ed è misurabile (ferritina sierica), ed è contenuta principalmente nel fegato, nella milza, nel midollo osseo e nei muscoli scheletrici.

Cause del Ferro Alto nel Sangue

L'aumento dei livelli di ferro può derivare da diverse condizioni:

  • Emocromatosi ereditaria: Una malattia genetica caratterizzata da un eccessivo assorbimento intestinale di ferro, rappresenta la causa più comune di ferro alto nel sangue. L'emocromatosi è una malattia determinata da difetti nei meccanismi di regolazione del metabolismo del ferro che conducono al progressivo accumulo di ferro nell'organismo. Esistono quattro forme di emocromatosi ereditaria (detta anche emocromatosi primitiva o emocromatosi idiopatica), note con i nomi di emocromatosi di tipo 1, di tipo 2, di tipo 3 e di tipo 4. L'emocromatosi è una malattia, generalmente su base ereditaria, caratterizzata dall'abnorme accumulo di ferro nei tessuti dell'organismo. La forma ereditaria, di gran lunga più frequente, colpisce all'incirca un individuo su trecento, con una certa prevalenza nel sesso maschile; l'età media di insorgenza si aggira intorno ai 50 anni. Come anticipato, mentre l'individuo normale assorbe normalmente 1-2 grammi di ferro al giorno, nei pazienti con emocromatosi tale quantità aumenta sino a raddoppiare o addirittura triplicare; di riflesso, aumentano anche i depositi di ferro nell'organismo, che dai canonici 1-3 grammi, passano a 20-30 o più grammi.
  • Trasfusioni di sangue ripetute: Necessarie in alcune anemie croniche, possono portare a un accumulo progressivo di ferro, poiché ogni unità di sangue trasfusa contiene circa 200-250 mg di questo minerale. Sovraccarico di ferro secondario. L’emosiderosi (detta anche emocromatosi secondaria o sovraccarico secondario) può essere determinata da ripetute trasfusioni di sangue. Le trasfusioni di sangue contengono anche ferro, elemento utilizzato dall’organismo per la produzione dell’emoglobina presente nei globuli rossi. Alcuni tipi di anemie ereditarie, che presentano gravi deficit di emoglobina (per esempio la beta-talassemia omozigote) richiedono continue trasfusioni di sangue che possono determinare un sovraccarico secondario di ferro.
  • Malattie epatiche: Alcune malattie epatiche, come l'epatite e la steatosi, possono alterare il metabolismo del ferro aumentandone i livelli circolanti. Si tratta di una condizione in cui il fegato accumula grasso in eccesso, spesso legata a sovrappeso, insulino-resistenza o consumo eccessivo di alcol e zuccheri raffinati. Se hai riscontrato valori alterati di ferritina e hai il sospetto di un problema epatico, è importante approfondire con esami specifici, come quelli della funzionalità epatica (ALT, AST, bilirubina) e un’ecografia del fegato.

Anche negli stati in cui estese porzioni di un tessuto muoiono (necrosi), qualunque ne sia la causa, si può verificare un aumento dei livelli di ferro.

Inoltre, negli stati infiammatori acuti e cronici, infezioni o neoplasie si può verificare un aumento dei livelli di ferro.

Sintomi del Ferro Alto nel Sangue

L'eccesso di ferro nell'organismo può rimanere asintomatico nelle fasi iniziali, manifestandosi clinicamente solo quando il sovraccarico raggiunge livelli significativi e inizia a danneggiare i tessuti. I sintomi emergono gradualmente, spesso in modo subdolo, e possono essere facilmente confusi con quelli di altre condizioni più comuni.

I sintomi del ferro alto nel sangue sono apatia, astenia, dolori addominali, epatomegalia (aumento del volume del fegato) e alterazione degli enzimi epatici. Il sintomo più caratteristico dell'emocromatosi è la colorazione della cute, che acquista tonalità simili al bronzo (un tempo la malattia era nota come diabete bronzino) e al grigio ardesia, con alterazioni cromatiche localizzate prevalentemente nelle parti scoperte. aumento di volume del fegato (epatomegalia), che può superare i 2kg.

Nelle fasi più avanzate, quando il sovraccarico è più grave, si possono manifestare cirrosi epatica, diabete mellito (l’emocromatosi è anche detta diabete bronzino per il color bronzo che assumono le urine e la pelle), perdita della libido e, nelle donne, amenorrea (assenza del ciclo mestruale). L'accumulo di ferro nel pancreas può causare diabete, mentre il deposito nel cuore può portare a cardiomiopatia e insufficienza cardiaca.

Quando Preoccuparsi

Il momento di preoccuparsi varia in base all'entità dell'alterazione e alla sua persistenza nel tempo. Un lieve aumento transitorio della sideremia raramente costituisce motivo di allarme, mentre valori persistentemente elevati, soprattutto se accompagnati da aumento della ferritina e della saturazione della transferrina, meritano attenzione medica.

Particolare preoccupazione destano sintomi come stanchezza cronica, dolori articolari, disturbi cardiaci o alterazione degli esami epatici associati a elevati livelli di ferro, poiché potrebbero indicare un danno d'organo già in corso. I soggetti con storia familiare di emocromatosi dovrebbero sottoporsi a screening regolari.

Diagnosi del Ferro Alto nel Sangue

Proprio tramite un semplice esame del sangue è infatti possibile diagnosticare la malattia; si ricercheranno, in particolare, quegli elementi "spia" che riflettono l'entità dei depositi di ferro nell'organismo, come la ferritina e la saturazione della transferrina (sideremia). La conferma diagnostica potrà essere data anche da una piccola biopsia epatica, che permette di valutare nel contempo la salute dell'organo, o da altri test, compresi quelli genetici, oggi in grado di rilevare le piccole mutazioni implicate nell'insorgenza della patologia (con valenza di screening).

Se le analisi di laboratorio indicano valori di ferro alti nel sangue, il medico procederà con l’individuare le cause del sovraccarico di ferro. Spesso il ferro alto nell’organismo è correlato alla emocromatosi ereditaria o a un sovraccarico secondario conseguente a trasfusioni di sangue.

Nel dettaglio, gli esami da effettuare sono:

  • Emocromo e reticolociti.
  • Sideremia.
  • Trasferrina.
  • Percentuale di saturazione della transferrina nel sangue.
  • Ferritina.
  • Transaminasi.
  • Indici infiammatori (VES, PCR, ...).
  • Colesterolo, trigliceridi, glicemia, uricemia.
  • Studio famigliare.
  • Studio del gene HFE.
  • Biopsia epatica.
  • (RM) per quantizzare il ferro epatico e di altri organi.

Trattamento del Ferro Alto nel Sangue

Per ridurre efficacemente livelli di ferro alto nel sangue è fondamentale identificare la causa precisa dell’eccessivo accumulo. In caso di emocromatosi ereditaria, il trattamento principale è rappresentato dalla flebotomia terapeutica, una procedura periodica che consiste nel prelievo controllato di sangue per abbassare i livelli di ferro corporeo.

La cura dell'emocromatosi è volta alla rimozione dell'eccesso di ferro prima che questo determini danni d'organo irreversibili, con particolare attenzione alle complicanze epatiche (fibrosi e cirrosi); a tal proposito la pratica di periodici salassi (flebotomia) rimane il cardine della terapia. Ogni 500 ml di sangue rimosso vengono infatti eliminati 250 mg di ferro elementare, stimolando, nel contempo, il midollo osseo a richiamare dai depositi analoghe quantità del minerale (necessarie per l'eritropoiesi, cioè per la sintesi di nuovi globuli rossi). La frequenza dei salassi, più elevata in principio (1-2 prelievi settimanali), subisce poi una rarefazione (3-4 all'anno), che consente comunque di prevenire il riaccumulo di ferro.

Per i malati di emocromatosi vi è anche la possibilità di intraprendere la terapia chelante, tramite l'assunzione di farmaci (il più famoso è la desferriossamina) capaci di complessare il ferro e facilitarne l'eliminazione urinaria; la loro efficacia nel promuovere la mobilizzazione di ferro dai depositi è minore rispetto ai salassi, ma sono una delle poche alternative utili in presenza di anemia (che rappresenta un evidente controindicazione alla flebotomia).

Alcuni integratori o prodotti naturali potrebbero supportare la riduzione dell’assorbimento intestinale del ferro. L’assunzione di tè verde o tè nero, che contengono polifenoli, può contribuire a limitare l’assorbimento di ferro a livello intestinale.

È sempre bene comunque rivolgersi al medico curante ed eventualmente ad un centro specialistico. Monitorare regolarmente i livelli di ferro è fondamentale per evitare complicazioni future e valutare l’efficacia delle terapie adottate.

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