Uroflussometria: Esame, Preparazione e Valori

L’uroflussometria è un esame urodinamico non invasivo, utilizzato per valutare la qualità del flusso urinario durante la minzione. L’uroflussometria è un esame diagnostico non invasivo che permette di studiare la funzione vescicale nei pazienti che riferiscono difficoltà ad urinare. È un esame funzionale molto semplice ed è indicato nei pazienti che riferiscono difficoltà a urinare: per esempio sensazione di non svuotare completamente la vescica, flusso delle urine intermittente, incontinenza urinaria o gocciolamento post-minzione.

É indicata nelle persone che presentano disturbi come ad esempio: difficoltà ad iniziare la minzione, senso di svuotamento incompleto, flusso ridotto o intermittente; è un esame altrettanto utile nei pazienti con incontinenza urinaria, frequenza eccessiva della minzione e urgenza minzionale.

Questi sintomi possono essere ricondotti a diverse problematiche, ad esempio infezioni della vescica o delle vie urinarie (come cistiti, prostatiti, ecc.), presenza di calcoli o restringimenti uretrali che impediscono il corretto deflusso delle urine o ipertrofia prostatica (ovvero un ingrossamento della prostata). Chi riceve la prescrizione di questo esame si chiede: l’uroflussometria a cosa serve? Il suo scopo è quello di chiarire un’ampia gamma di disturbi urinari, in particolare quando si sospettano alterazioni del flusso causate da ostruzioni o da disfunzioni funzionali.

Per Comprendere Meglio l’Utilità dell’Uroflussometria

Per comprendere meglio l’utilità dell’uroflussometria, è bene analizzare rapidamente la struttura e il funzionamento del sistema urinario, che ha il compito fondamentale di eliminare i prodotti di scarto dal sangue e mantenere l’equilibrio dei liquidi e dei sali nell’organismo:

  • Reni, due organi a forma di fagiolo situati nella parte posteriore dell’addome, che filtrano il sangue per eliminare tossine, urea e acqua in eccesso.
  • È inoltre da menzionare un organo esterno a questo sistema: la prostata, ghiandola dell’apparato genitale maschile, che è situata appena sotto la vescica, davanti al retto, e circonda la prima parte dell’uretra.

Il processo della minzione dipende dall’interazione tra muscoli (come il muscolo detrusore della vescica), nervi e sfinteri.

Quando Viene Prescritta l'Uroflussometria

In molti casi, l’uroflussometria si utilizza per valutare l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), una condizione frequente nell’uomo adulto (ne colpisce il 50% sopra i 50 anni), che comporta l’ingrossamento della prostata e la conseguente difficoltà nel far defluire normalmente l’urina. Nel caso specifico di pazienti di genere femminile l’uroflussometria ha un ruolo importante. Può essere infatti prescritta in presenza di sintomi e disturbi minzionali, molto spesso dovuti a prolasso pelvico: questa condizione implica la discesa verso il basso di uno o più organi della pelvi (vescica, utero, retto) e ne consegue un’alterazione dei rapporti anatomici standard.

Disfunzioni neurologiche (sclerosi multipla, lesioni spinali).

Preparazione all'Esame

Per effettuare l’esame di uroflussometria non sono necessarie particolari preparazioni, né è necessario sospendere eventuali terapie farmacologiche. La preparazione richiesta al paziente è molto semplice: di solito il medico suggerisce di bere fino a un litro di acqua non gassata nei 60-120 minuti precedenti all’esecuzione dell’esame. Di norma non si dovrebbe urinare nelle due ore precedenti allo svolgimento dell’esame, tuttavia è anche vero che il riempimento della vescica non deve essere eccessivo, altrimenti l’esame potrebbe risultare compromesso.

Una buona preparazione è fondamentale per garantire la validità dell’uroflussometria. L’obiettivo è arrivare all’esame con una vescica abbastanza piena, ma non sovradistesa, ossia non piena in eccesso, in modo da consentire una minzione fisiologica. Prepararsi adeguatamente scongiura il presentarsi di risultati falsati e riduce quindi il rischio di dover ripetere il test.

Come si Svolge l'Esame

Durante questo esame, il paziente urina all’interno di un dispositivo chiamato flussometro, che misura la quantità di urina emessa nel tempo e ne traccia un grafico. L’esame in sé consiste nell’urinare all’interno di un imbuto raccoglitore (come se si trattasse di un normale WC) che è collegato a un apparecchio in grado di misurare la quantità di urina emessa nell’unità di tempo, realizzando un tracciato (un piccolo grafico su assi cartesiani). In questo tracciato si esaminano tempo e volume delle urine. In molti casi, all’esame si associa anche la misurazione del residuo post-minzionale (RPM), ossia la quantità di urina che rimane nella vescica dopo aver urinato.

L’uroflussometria con RPM o residuo post-minzionale si ottiene eseguendo un’ecografia immediatamente dopo la minzione. Dopo l’esame viene eseguita un’ecografia per valutare quanta urina sia rimasta nella vescica dopo la minzione.

L’uroflussometria si effettua in ambulatorio, in un ambiente riservato e confortevole, per ridurre al minimo il disagio di chi vi si sottopone. L’intero processo dura generalmente poco tempo, indicativamente fra i 15 e i 30 minuti, ma la durata dell’esame può variare a seconda della collaborazione del paziente e della quantità di urina presente in vescica. Si verifica prima di tutto lo stimolo minzionale e in seguito si invita la persona a urinare all’interno del contenitore del flussometro, che è simile a un vaso sanitario collegato a un sistema elettronico di registrazione.

Questi dati vengono visualizzati su un tracciato che riproduce il profilo del flusso urinario nel tempo. Una minzione parziale o forzata può alterare i risultati. Proprio per questo, una volta ottenuta la minzione, si chiede alla persona se l’ha percepita come naturale o se qualcosa ne ha influenzato l’andamento. La valutazione soggettiva aiuta a interpretare correttamente il tracciato.

Rischi e Controindicazioni

L’uroflussometria è un esame semplice, non invasivo, eseguibile in totale privacy, non ha controindicazioni e non presenta alcun tipo di rischio per il paziente. L’uroflussometria non è assolutamente rischiosa, in quanto è necessario esclusivamente urinare all’interno di un apposito dispositivo: non comporta quindi la possibilità di complicazioni o infezioni di alcun tipo. Durante l’esame, che è semplice e solitamente breve, non si avverte dolore né fastidio.

È però assolutamente normale che l’ambiente sanitario, l’emotività e la poca familiarità con il procedimento possano provocare un certo disagio o anche un’eventuale difficoltà a urinare.

Valori Normali e Interpretazione

L’esame misura alcuni parametri, tra i quali la portata media (QMed) e massima (QMax) del flusso urinario, misurate in millilitri al secondo. I vari parametri riscontrati durante l’esame forniscono allo specialista importanti valori di riferimento per valutare la presenza e il grado di severità di disturbi alle vie urinarie. Il parametro più importante è senza dubbio il Qmax, o flusso massimo, che rappresenta la massima velocità di flusso con la quale viene escreta l’urina.

In caso di uroflussometria, i valori ottimali possono variare in base all’età, al sesso e al volume urinato. Per quanto riguarda nello specifico il valore Qmed, molto dipende da età e sesso. Un alto valore del flusso urinario può verificarsi per un’eccessiva risposta all’ostruzione del muscolo detrusore.

Un tracciato anomalo indirizza verso un problema di funzionalità alle basse vie urinarie, tuttavia non è possibile con questo esame identificare problemi localizzati nelle alte vie (quindi prima di raggiungere la vescica). Con l’esecuzione di uroflussometria, valori patologici possono essere a loro volta rilevati: valori ridotti. Come si è visto, in generale, un’uroflussometria con valori bassi del flusso urinario è da considerare con grande attenzione. Tali alterazioni suggeriscono ostruzione o ipocontrattilità vescicale, dunque una scarsa capacità della vescica di contrarsi nel modo ottimale, ma devono comunque essere sempre interpretate nel contesto clinico.

Come si è già accennato, i risultati ottenuti con uroflussometria non risultano affidabili se il volume di urina è troppo basso (sotto 150 ml) o se il paziente ha urinato forzatamente.

Esami Diagnostici Aggiuntivi

L’interpretazione dell’uroflussometria viene infatti spesso affiancata da altri esami diagnostici di secondo livello, che servono ad approfondire le cause di un’anomalia rilevata e confermare una diagnosi sospettata:

  • Ecografia vescicale e prostatica, che permette di valutare la morfologia di reni, vescica e prostata, evidenziando eventuali ingrossamenti, residui urinari o alterazioni strutturali.
  • Esame urodinamico completo: Si analizza il comportamento della vescica durante le fasi di riempimento e svuotamento, misurando pressioni e volumi.
  • Uretrocistoscopia, esame endoscopico che consente di visualizzare direttamente l’interno dell’uretra e della vescica con una sonda a fibre ottiche.
  • Esame delle urine e urinocoltura, grazie a cui è possibile individuare la presenza di infezioni batteriche, sangue o altre anomalie nelle urine.
  • Esami del sangue (incluso PSA). Il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) è utile nell’uomo per escludere patologie prostatiche, come l’ipertrofia o il carcinoma.

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