Esame delle Urine e Prostata: Indicazioni e Importanza nella Diagnosi

Il tumore della prostata è una delle malattie oncologiche più diffuse nella popolazione maschile. Negli ultimi anni la mortalità è diminuita grazie allo sviluppo di nuove tecniche chirurgiche e trattamenti farmacologici, ma una delle principali incertezze legate a questa malattia è rappresentata dall’incertezza nella diagnosi.

Il Ruolo del PSA (Antigene Prostatico Specifico)

Il dosaggio del PSA, cioè dell’antigene prostatico specifico, è un esame di laboratorio eseguito su un prelievo di sangue. Il PSA è una proteina presente in minime quantità nel sangue ed è normalmente prodotta dalle cellule della prostata (ghiandola dell'apparato genitale maschile la cui funzione principale è la produzione di liquido seminale) dove è maggiormente contenuta.

Il PSA è un marcatore specifico della ghiandola prostatica, ma non del tumore che colpisce questo organo. Per questo motivo il dosaggio del PSA non è a oggi utilizzato come test di screening per la diagnosi precoce del cancro prostatico. Il PSA, Antigene Prostatico Specifico, è un marcatore di organo non specifico per il tumore, ma che si rileva nel sangue in caso di danni alle cellule prostatiche, causato anche da un’infiammazione o da un’ipertrofia.

Il test del PSA consente di individuare eventuali patologie alla prostata. L’esame per effettuare il dosaggio del PSA consiste in un semplice prelievo del sangue per misurare la quantità di antigene prostatico presente nel siero.

Interpretazione dei Valori del PSA

Sono considerati valori del PSA totale normali, ma non in assoluto, quelli inferiori ai 4 ng/ml (nanogrammi per millilitro di sangue, una concentrazione di migliaia di volte inferiore a quella rilevabile nello sperma. Con l’avanzare dell’età e con il naturale accrescimento di volume della prostata dovuto all’invecchiamento, però, il quantitativo di PSA tende ad aumentare.

Esistono diverse modalità di misura del PSA: PSA totale, PSA libero (o "free") e il rapporto tra PSA libero e totale (PSA ratio). Queste sono utilizzate dallo specialista urologo per ottenere indicazioni sulla necessità di ulteriori indagini, ma anche per monitorare la malattia una volta che questa sia stata diagnosticata e trattata. L’interpretazione dei risultati dell’esame dovrà, quindi, sempre essere messa in relazione con l’età della persona che ha effettuato il test. Un valore di PSA pari a 4 ng/ml può, infatti, essere normale se riferito ad una persona di 70 anni ma essere sospetto se riscontrato in un individuo di 50 anni.

Tuttavia, in adulti sani e senza disturbi attribuibili a un tumore della prostata, c'è un’alta probabilità di ottenere risultati falsi positivi, ossia valori alterati di PSA anche in assenza della malattia tumorale. L’aumento del PSA può, infatti, indicare anche la presenza di condizioni benigne come ipertrofia prostatica, infiammazioni, infezioni.

Fattori che Influenzano il PSA

Le cause, sia fisiologiche che patologiche, dell’alterazione del dosaggio del PSA potrebbero essere molteplici: un ingrossamento (ipertrofia prostatica benigna) o un’infiammazione della prostata (prostatite), un’insufficienza renale, una recente attività sessuale, fisica o sportiva intensa o l'uso di farmaci anche molto comuni possono, infatti, aumentare i livelli di PSA.

  • Ipertrofia prostatica benigna
  • Prostatite
  • Insufficienza renale
  • Recente attività sessuale
  • Attività fisica o sportiva intensa
  • Uso di farmaci

Raccomandazioni sull'Esecuzione del Test PSA

Alla luce dei possibili benefici ed effetti collaterali, ognuno deve soppesare bene con l’aiuto del proprio medico se aggiungere il PSA agli esami di routine. L'esame, infatti, non è mai raccomandato in assenza di sintomi, ma può essere preso in considerazione da chi, debitamente informato, volesse comunque eseguirlo, tra i 50 e i 75 anni.

Misurare il PSA in una persona sana e senza sintomi è esplicitamente sconsigliato in alcune linee guida. La maggior parte delle società scientifiche propone piuttosto di offrire il test agli uomini interessati, soltanto dopo che siano stati informati accuratamente sui benefici e sui rischi. In ogni caso, prima dei 50 anni e dopo i 70-75 dovrebbe essere comunque sconsigliato. La necessità di sottoporsi al test va dunque valutata caso per caso.

Ulteriori Esami e Diagnosi

Le Linee guida europee e di AIOM consigliano, in presenza di un valore di PSA compreso fra 3 e 10 ng/mL, di eseguire una risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI), prima di sottoporsi a un’eventuale biopsia prostatica. Questo particolare tipo di risonanza magnetica permette di osservare la morfologia della ghiandola prostatica mettendo in luce diversi parametri. Per rendere più affidabile e standardizzato tale esame, si utilizzano protocolli dedicati e si utilizza un sistema di classificazione del rischio di malattia da 1 (poco probabile) a 5 (altamente probabile). Tale classificazione viene chiamata PI RADS, e indirizza l’urologo verso l’opportunità o meno di eseguire prelievi mirati (generalmente per valori PI RADS ≥3).

La biopsia prostatica resta sempre l’esame fondamentale per arrivare alla diagnosi definitiva di tumore, ma la risonanza magnetica può determinare un notevole aumento nella precisione della diagnosi, identificando le aree bersaglio dove concentrare i prelievi e l’estensione locale dell’eventuale tumore. Queste informazioni, unite ad altri parametri clinici e di laboratorio, nelle mani di un clinico esperto sono molto preziose per indirizzare i pazienti verso il trattamento più indicato.

Risonanza Magnetica Multiparametrica (mpMRI)

  • Valore di PSA compreso tra 3 e 10 ng/mL
  • Osservazione della morfologia della ghiandola prostatica
  • Classificazione del rischio (PI-RADS da 1 a 5)
  • Identificazione delle aree bersaglio per la biopsia

L'Importanza della Diagnosi Precoce

Gli studi condotti finora dimostrano che dosare il PSA aumenta la possibilità di individuare una neoplasia della prostata in fase iniziale. Non tutti però concordano sul fatto che, anticipando la diagnosi, si possa ridurre il numero di persone che moriranno a causa della malattia. In questo caso, quindi, la diagnosi precoce non sempre produce un vantaggio per i pazienti in termini di riduzione della mortalità.

Sovradiagnosi e Sovratrattamento

Questo tipo di esame può inoltre portare a diagnosticare tumori a crescita talmente lenta che non avrebbero mai dato segni di sé nel corso della vita dei pazienti e, di conseguenza, non necessiterebbero di ulteriori esami di approfondimento (per esempio la biopsia prostatica) e trattamenti. Per questo motivo, l’esame del PSA contribuisce notevolmente al problema della sovradiagnosi.

Test delle Urine per il Tumore alla Prostata: La Ricerca di Nuovi Marcatori

Oggi il test del Psa rappresenta il cardine del percorso diagnostico per il tumore prostatico, ma questo esame non è in grado di predire in maniera sicura ed efficace la malattia. Per questi motivi, il test delle Psa non è il miglior candidato per lo screening della popolazione ed è necessario trovare nuovi marcatori di malattia.

Vantaggi di un Test delle Urine

La mancanza di un test di screening efficace per il tumore alla prostata ha portato un gran numero di uomini a sottoporsi a esami invasivi, come la biopsia prostatica, senza averne realmente necessità. Individuare nuove molecole legate allo sviluppo di questo tumore permetterebbe di ridurre il numero di soggetti sani che devono sottoporsi a questi accertamenti.

Valutazione dell'Aggressività della Malattia

Individuare un insieme di molecole in grado di fotografare lo stato del tumore alla prostata aiuterebbe il medico nella scelta della terapia giusta per il singolo paziente, nell’ottica di una medicina sempre più personalizzata. Evitare dunque la biopsia per attuare questa sorveglianza è senz’altro una soluzione ottimale.

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