Esame Istologico Post-Appendicectomia: Linee Guida e Informazioni Utili

L'appendicectomia è l'asportazione chirurgica dell'appendice, una estroflessione vermiforme che origina dal colon. Questa procedura è spesso necessaria in caso di appendicite acuta, un'infiammazione dell'appendice che può portare a complicanze severe come ascesso, gangrena o peritonite.

Cos'è l'Appendicite?

L’appendice è una estroflessione di aspetto vermiforme che prende origine dalla parte iniziale del tratto di intestino denominato colon (in particolare, dalla parte chiamata ceco). Consiste in un piccolo tubo cilindrico lungo dai 5 ai 10 cm e largo circa 5-10 mm ed è formata da tessuto linfatico con funzione di filtro non più in grado di assorbire i nutrienti.

Proprio l’azione di filtro può causarne a volte la sua infiammazione dell’appendice (appendicite) spesso conseguente all’ostruzione della sua cavità interna (il cosiddetto lume) che determina il ristagno del muco e dei batteri normalmente presenti e la formazione di pus e che, quando è acuta, rende necessaria la sua asportazione chirurgica (appendicectomia).

L’appendice è posizionata in vari modi, quella più comune è verso il basso, lungo la linea mediana del corpo, ma anche altre disposizioni sono riscontrabili in numerosi individui (pelvica, retrocecale, sottoepatica, iliaca sinistra). A causa di questa variabilità di posizione, quando l’appendice si infiamma, anche la localizzazione del dolore è molto variabile da persona a persona.

Indicazioni al trattamento chirurgico

Lo scopo dell’intervento di appendicite è quello di eseguire l’asportazione dell’appendice patologica. La patologia infiammatoria, generalmente benigna, quando acuta, potrebbe andare incontro ad una evoluzione severa come l’ascesso, la gangrena fino alla rottura della stessa appendice con formazione di una peritonite localizzata (in caso di ascesso) o diffusa e setticemia (sepsi) grave, anche con possibile evoluzione fatale.

Tale malattia presenta caratteri clinici non sempre tipici, né esistono indagini che possano chiarire con sicurezza i dubbi diagnostici, per cui al momento dell’atto operatorio l’appendice può presentarsi del tutto normale; nonostante ciò è fortemente raccomandata l’indicazione chirurgica al fine di evitare i gravi rischi di una possibile peritonite.

In una piccola percentuale di casi la sintomatologia dell’appendicite può essere la stessa di una possibile patologia maligna a carico dell’appendice stessa, del colon, del piccolo intestino o degli annessi negli individui di sesso femminile (ovaio, tuba). In questa evenienza potrebbe rendersi necessario modificare l’intervento chirurgico, in rapporto alla valutazione intraoperatoria, associando eventualmente resezioni di altri organi (come il colon ascendente, l’ovaio od il piccolo intestino) in caso di un loro interessamento da parte della malattia.

Qualora siano riscontrate condizioni tali da non consentire la prosecuzione dell’intervento di appendicite per via mini-invasiva con un sufficiente margine di sicurezza la procedura sarà convertita con un’incisione laparotomica la cui sede ed estensione sarà calibrata in base alla gravità della patologia da trattare.

L'importanza dell'esame istopatologico

L’intervento chirurgico, sia che venga eseguito con approccio tradizionale, sia con approccio laparoscopico, consiste nell’asportazione dell’appendice che sarà inviata di principio ad esame istopatologico, così come tutto il materiale asportato. Questo esame è fondamentale per:

  • Confermare la diagnosi di appendicite.
  • Escludere la presenza di altre patologie, come tumori.
  • Valutare la gravità dell'infiammazione e la presenza di eventuali complicanze.

A fine intervento, a giudizio del chirurgo, potrebbe essere posizionato un drenaggio (tubicino di gomma), necessario per aspirare i liquidi che si possono formare in sede di intervento e/o per consentire la ulteriore fuoriuscita del materiale infetto già presente prima dell’intervento. Questo sarà poi rimosso di norma prima della dimissione. Le incisioni saranno quindi chiuse chirurgicamente usando fili di sutura e/o punti metallici.

La degenza post-operatoria per appendicite è generalmente di 2-3 giorni, ma potrebbe protrarsi per ulteriori giorni in base alle necessità cliniche.

Decorso Post-Operatorio e Dimissione

Al risveglio Lei potrà accusare dolore addominale, localizzato nell’area della ferita, e per effetto dell’anestesia possono presentarsi: mal di testa, confusione, stanchezza, nausea e vomito, che sono disturbi comuni dopo un intervento di appendicite ma, generalmente, transitori.

Durante la degenza saranno effettuati controlli degli esami del sangue ed eventuali altri accertamenti clinici o strumentali qualora richiesto dalle condizioni cliniche postoperatorie. Nei giorni successivi all’intervento ci potrà essere gonfiore e dolore addominale di intensità variabile.

Dopo l’intervento si riprende gradualmente l’alimentazione, dapprima con liquidi e successivamente con cibi solidi fino a regime. A seconda dei casi può essere necessario proseguire la terapia antibiotica eventualmente iniziata prima dell’intervento. Una volta dimessa/o dovrà essere osservato un periodo di riposo di alcuni giorni seguendo attentamente le indicazioni che Le saranno fornite al momento della dimissione.

Eventuali farmaci potranno essere prescritti dal medico alla dimissione. Le modalità di ritiro dell’esame istologico Le saranno comunicate alla dimissione.

Nei giorni successivi alla dimissione Lei dovrà attenersi alla dieta indicata ed è raccomandato osservare qualche giorno di riposo, trascorsi i quali si può tornare alle normali attività giornaliere, evitando però sforzi addominali.

Rischi e possibili complicanze

Nei casi di appendicite i soggetti maggiormente a rischio per l’insorgenza di complicanze sono i pazienti obesi, fumatori, ipertesi, diabetici, cardiopatici, vasculopatici o immunodepressi e il rischio individuale varia in base al grado di funzionalità degli organi vitali, quali il cuore, i reni e i polmoni. Ne consegue che la compromissione di uno o più di questi organi aumenta il rischio di complicanze post-operatorie e quindi della mortalità.

La chirurgia della appendice, benché eseguita con tecnica rigorosa, non può considerarsi esente da rischi in quanto le strutture interessate possono andare incontro a sofferenza temporanea e/o definitiva anche per una serie di cause che prescindono dal corretto trattamento chirurgico.

  • Lesioni vascolari.
  • Occlusioni intestinali legate a torsioni di ansa o ad aderenze o ad atonia (completa assenza della motilità intestinale) dell’intestino stesso.
  • Sindrome aderenziale.

Complicanze generiche

A carico di cuore, polmoni, reni, fegato, cervello, ecc. possono verificarsi, soprattutto in soggetti particolarmente anziani e/o con importanti mala/e d’organo (coronaropatie, insufficienza renale o epatica o respiratoria) o sistemiche (diabete, dismetabolismi, defedamento), così come in corso o dopo qualunque manovra anestesiologica, chirurgica, farmacologica.

Risultato atteso

Quando la patologia è tempestivamente trattata con intervento chirurgico, la prognosi è in genere favorevole. Tuttavia, il risultato clinico complessivo è influenzato da variabili anche indipendenti dalla corretta esecuzione tecnica dell’intervento e, nonostante il miglioramento delle tecniche chirurgiche, non sempre risulta esattamente prevedibile l’esito.

In particolare, esso è influenzato da numerosi fattori quali l’età, il periodo intercorso dall’inizio dei sintomi, il potenziale evolutivo della malattia, nonché l’osservanza dei consigli post-operatori fornitiLe alla dimissione.

Alternative possibili

L’appendicectomia è necessaria se sussiste un elevato rischio di perforazione, in presenza di infezioni e ascessi. Non esiste una cura farmacologica che garantisca la certezza della guarigione per l’appendicite e l’appendicectomia rappresenta spesso l’unico intervento risolutivo.

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