Era il 10 luglio del 1976 quando da una fabbrica nelle vicinanze della cittadina di Seveso, nell'hinterland milanese, si sprigionò una nube tossica contenente una notevole quantità di diossina, provocando danni alla salute delle persone e all'ambiente che vengono studiati e monitorati ancora oggi.
Quarant'anni fa, poco dopo mezzogiorno del 10 luglio 1976, da un impianto chimico dell'ICMESA di Meda, nell'hinterland milanese, situato al confine con il comune Seveso, si sprigionò una nube tossica che causò uno dei più gravi incidenti ambientali della storia, tanto da essere tuttora annoverato insieme a tragedie come quelle di Chernobyl e Bhopal.
Era la prima volta che un significativo quantitativo di diossina fuoriusciva da un impianto industriale diffondendosi tra la popolazione. E fu in seguito a questo incidente che nel 1982 la Comunità Europea varò la cosiddetta "direttiva Seveso", oggi giunta alla sua terza revisione, che prevedeva il censimento degli stabilimenti a rischio, l'identificazione delle sostanze pericolose trattate, l'approntamento di piani di prevenzione e di emergenza e altro ancora. Paradossalmente, l'Italia recepì la direttiva solo nel 1988.
In quel giorno del 1976, durante il ciclo di lavorazione del triclorofenolo, un composto di base molto usato per la produzione di diserbanti, la temperatura del reattore dell'impianto salì fino a 500 °C. Per evitare l'esplosione del reattore, le valvole di sicurezza si aprirono, espellendo circa 400 chilogrammi di prodotti di reazione, fra i quali un quantitativo di TCDD compreso tra i 13 e i 18 chilogrammi.
Per quanto possa sembrare incredibile, la gravità del disastro non fu percepita subito. Il sindaco di Seveso, il comune che sarebbe risultato poi il più colpito, fu avvisato il giorno successivo, e come danni riscontrati fu segnalata solo la bruciatura delle foglie degli alberi intorno all'impianto.
"L'evento di Seveso - spiega a "Le Scienze" Benedetto Terracini, oggi docente emerito di biostatistica all'Università di Torino, che si è a lungo occupato dell'incidente ed è uno dei pionieri dell'epidemiologia ambientale in Italia - è avvenuto due anni prima della riforma che ha portato al Sistema sanitario nazionale, in una situazione abbastanza caotica e in un contesto culturale piuttosto refrattario all'idea che l'ambiente potesse essere nocivo per la salute. A ciò si aggiunse una scarsa e cattiva informazione per diversi giorni dopo l'episodio: non si sapeva assolutamente di che cosa si trattasse.
Il Programma di Monitoraggio e gli Esami del Sangue
In seguito al disastro fu avviato un programma di monitoraggio che coinvolse circa 280.000 persone, delle quali 6000 circa residenti nelle aree più colpite.
"Il gruppo del dottor Bertazzi della Clinica del lavoro di Milano fa da molti anni un egregio lavoro di follow up dei danni sanitari di Seveso. Oltre a essere condotto molto bene dal punto di vista metodologico, questo lavoro conta su una banca dati di materiale biologico campioni di sangue e di urine", dice Terracini. "Questo permette ancora adesso di ricostruire l'esposizione dei singoli e quindi di avere un'indicazione quantitativa della diossina assorbita. Così continuano a emergere dati molto interessanti sul rapporto tra quantità di diossina assorbita e alcuni indicatori di alterazioni, endocrine, ormonali e così via, il cui significato biologico non è chiaro e che perciò meritano di essere seguite, senza generare ansie e preoccupazioni nei superstiti."
Effetti sulla Salute: Studi e Risultati
Questi studi hanno mostrato un incremento nelle zone più inquinate di neoplasie del tessuto linfatico ed emopoietico (ossia degli organi e dei tessuti che presiedono alla produzione di globuli rossi e bianchi e delle piastrine), che hanno interessato in particolare le donne nella zona A e, in misura minore della zona B. Fra gli uomini, l'unico dato in eccesso significativo riguarda la mortalità per leucemie.
Ma gli effetti dell'incidente di Seveso non si limitano ai tumori. Nelle zone A e B sono stati osservati per esempio incrementi della mortalità per malattie circolatorie nei primi anni dopo l'incidente. Terracini però getta acqua sul fuoco, trattandosi "probabilmente di persone anziane che si sono spaventate; ci sono stati alcuni infarti... Alcuni studi hanno inoltre segnalato un possibile aumento di malattie croniche ostruttive dei polmoni e di diabete mellito fra le donne, mentre "un effetto documentato è l'aumento dei parti pre-termine, di pochi giorni, quindi senza danni per il feto ma coerentemente ai dati internazionali. E nei nati dai maschi esposti c'è stato un incremento di figlie femmine.
“Lo studio compiuto da noi rappresenta l’unico vero studio scientifico sui danni che la diossina provoca nell’uomo: abbiamo monitorato la popolazione da allora, cioè dall’inizio del disastro, fino a pochi anni fa”. Così Paolo Mocarelli, il medico che ha organizzato il momento dell’emergenza e poi seguito per 40 anni gli effetti del disastro di Seveso, ha commentato i dati forniti al convegno organizzato dall’Ordine dei medici di Monza e Brianza, tenutosi nell’ex seminario di Seveso, la città che 40 anni fa subì il disastro della nube tossica uscita dalla fabbrica Icmesa.
I Primi Sintomi e le Analisi
A Seveso, subito dopo la fuoriuscita della nube, cominciarono a morire gli animali da cortile, conigli, galline e uccelli, e a ingiallire le foglie degli alberi. Pochi giorni dopo alcuni bambini mostrarono ustioni al volto, dovute alla soda caustica. Più tardi si mostrò anche la cloracne, patologia della pelle provocata dalla esposizione alla diossina. “Siamo profondamente dentro un disastro ignoto” così disse preoccupatissimo il sindaco di allora Francesco Rocca.
Tutti gli abitanti, i militari che svolsero servizio nel blindare la città, i dipendenti dell’Icmesa e la popolazione residente nelle vicinanze della fabbrica (in totale oltre 200mila persone) vennero sottoposti immediatamente a esami del sangue, e per campioni di residenti i controlli continuarono nel tempo fino a pochi anni fa. Nessuno ha mai detto ai sevesini che l’allarme è cessato e che sono completamente guariti. La vita della città, col tempo, naturalmente è ripresa.
Dati Medico-Scientifici
Paolo Mocarelli, già direttore del servizio universitario Medicina di laboratorio dell’ospedale di Desio, ha spiegato: “Vennero creati diversi comitati: regionale, nazionale, economico (per eventuali rimborso dei danni) e quindi un comitato speciale. Organizzammo già sul finire di luglio i prelievi e i controlli: dovevamo capire cosa succedeva al metabolismo, al fegato, ai reni, all’apparato riproduttivo, al sistema immunitario. Mobilitammo gli specialisti richiamammo medici dalle ferie, facemmo turni 24 ore su 24. Fortunatamente, per l’elaborazione dei dati non si partiva da zero: due anni prima, nel ’74, l’ospedale desiano di era dotato di un computer avanzatissimo (per l’epoca). “Ci aspettavamo, secondo le teorie conosciute allora, grossi danni al fegato. Invece i primi dati smentirono la tossicità acuta, quindi in base a questo decidemmo di non evacuare la zona B. “Tutti diedero il meglio di sé”. Altra decisione importante: “Scartammo l’ipotesi di fare un inceneritore”.
Mocarelli assicura che “nell’emergenza tutti diedero il meglio di sé, dai medici, alla popolazione, ai politici. Facemmo molte riunioni per coinvolgere nelle scelte la popolazione, per comunicare i problemi e risolverli insieme”.
Mortalità e Incidenza dei Tumori
Pietro Alberto Bertazzi, medico della Clinica del lavoro, Università degli studi di Milano ha riferito i risultati dell’indagine svolta su 280mila persone residenti in undici comuni dell’area sevesina. “Complessivamente, i risultati aggiornati al 2012 (incidenza) e 2013 (mortalità) mostrano che per i tumori, né la mortalità né l’incidenza sono aumentate in alcuna delle zone inquinate”. Ci sono però casi che fanno pensare, oltre le statistiche: “Si è osservato un incremento nelle zone A e B, con 64 casi osservati nel corso di 30 anni, mentre se ne aspettavano 44”. Dei 20 casi in eccesso 4 erano in zona A (la più contaminata), e 16 in B. Tra le forme specifiche, principalmente interessate appaiono le leucemie mieloidi e il mieloma multiplo.
Diossina e Sistema Riproduttivo
Paolo Brambilla, docente di biochimica clinica all’Università Milano-Bicocca, direttore del Servizio universitario medicina di laboratorio dell’ospedale di Desio, ha esposto un altro dato di conoscenza sugli effetti della diossina sull’uomo. “Mediante l’analisi dei campioni congelati è stato possibile studiare la concentrazione del tcdd nel siero e determinarne la velocità di scomparsa (emivita): è risultata essere di 7-8 anni per i maschi, 8-10 anni per le femmine e molto più breve nei bambini (dura mesi)”.
Fertilità: non ci sono stati incrementi degli aborti spontanei. I maschi subiscono una sensibile diminuzione degli spermatozoi se colpiti dalla diossina prima dei 12 anni di età: la capacità riproduttiva aumenta, invece, se l’intossicazione avviene tra i 12 e 18 anni.
Tabella Riassuntiva degli Effetti dell'Incidente di Seveso
| Effetto | Zona | Dettagli |
|---|---|---|
| Neoplasie del tessuto linfatico ed emopoietico | A e B | Incremento, in particolare nelle donne |
| Mortalità per leucemie | Uomini | Dato in eccesso significativo |
| Mortalità per malattie circolatorie | A e B | Incrementi nei primi anni dopo l'incidente |
| Parti pre-termine | - | Aumento, senza danni per il feto |
| Nascita di figlie femmine | - | Incremento nei nati da maschi esposti |
| Leucemie Mieloidi e Mieloma Multiplo | A e B | Incremento dei casi |
| Patologie Cardiache | Uomini in Zona A | Incremento della mortalità |
| Patologie Ipertensive | Donne in Zona A | Incremento della mortalità |
| Diminuzione degli spermatozoi | Maschi esposti prima dei 12 anni | Riduzione della capacità riproduttiva |
Almeno per i livelli di esposizione di questa popolazione e soprattutto per quanto riguarda le malattie tumorali del sangue e dei linfonodi, questa appare l’ultima di una lunga serie di conferme sulla cancerogenicità della diossina. Sul carcinoma mammario, invece, i casi sono veramente pochi e le possibili concause della malattia - età, storia riproduttiva, ormoni, etc. - rendono difficile puntare il dito con certezza sulla Tcdd. Lo capiremo solo con altri studi.
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