Esame del Sangue Vitamina D: Valori Normali e Interpretazione

Con la diffusione delle metodiche di dosaggio, oramai alla portata della maggior parte dei laboratori, si sono posti numerosi problemi sull’appropriatezza della misurazione della vitamina D nella pratica clinica. Inoltre, il frequentissimo riscontro di dati refertati come anomali pone l’accento sul reale significato clinico del dato e quindi sui limiti di normalità da adottare, e sui conseguenti provvedimenti da proporre in caso di risultati anomali. L’estensione del dosaggio a popolazioni sempre più ampie espone al rischio di sovradiagnosi di ipovitaminosi D e pertanto di trattamenti inappropriati.

Ad uno sguardo superficiale risulta difficile comprendere come nonostante l’abbondanza di dati, non si sia in grado di fornire indicazioni univoche per i clinici. Se si analizza in dettaglio la tipologia di studi disponibili (essenzialmente osservazionali) e le condizioni in cui si sono realizzati (spesso lontane dalla pratica reale) non si può non condividere la posizione astensionistica di importanti agenzie sanitarie nel fornire solide indicazioni per la pratica.

Esiste consenso unanime nell’identificare il 25 idrossi colecalciferolo (25OHD) come indicatore dello status vitaminico; fanno eccezione i pazienti con difetto periferico della 1 idrossilasi con ridotta conversione a calcitriolo (es. nefropatie avanzate) dove dovrebbe essere misurato il prodotto finale calcitriolo o 1,25(OH)2D. Il dato viene solitamente espresso in ng/mL, tuttavia alcune metodiche (più diffuse nei paesi anglosassoni) presentano i risultati in nmol/L ed è ovviamente importantissimo fare attenzione all’unità di misura in quanto per convertire i dati da ng/mL a nmol/L bisogna moltiplicarli x 2,5.

Non esistono al momento studi in grado di definire la validità o meno di uno screening mediante dosaggio della vitamina D nella popolazione generale o in categorie di persone: una revisione della prestigiosa US Preventive Services Task Force (USPSTF) americana conclude che non è possibile fare raccomandazioni a favore o contro lo screening di popolazione mentre la linea guida NICE sostiene che l’esame della vitamina D non è giustificato al di fuori di particolari condizioni di rischio.

Il clinico dovrebbe quindi prendere in considerazione il dosaggio della vitamina D principalmente in soggetti sintomatici (astenia severa, mialgie o documentata osteomalacia) in presenza di condizioni predisponenti. Predispongono alla ipovitaminosi situazioni ambientali dove la persona non si espone ai raggi UV in modi e per tempi adeguati, tra essi anche adulti che per qualsiasi motivo non trascorrono tempi sufficienti all’aria aperta e non fanno uso dei cibi ricchi in vitamina D. Gli anziani istituzionalizzati sono in genere carenti di vitamina D: il dosaggio non aggiunge nulla e in questa categoria di persone vengono ritenuti utili supplementi vitaminici anche senza verificarne i valori di partenza.

Interpretazione dei Risultati dell'Esame della Vitamina D

Non esiste ancora univocità nella interpretazione dei risultati, soprattutto nel trasferimento “pratico” del dato alla decisione di intraprendere una terapia sostitutiva. L’Institute of Medicine (IOM) americano individua:

  • al di sotto di 12 ng/mL, soprattutto se in presenza di sintomi come astenia e mialgie, una condizione carenziale il cui trattamento è in grado di conseguire benefici clinici;
  • tra 12 e 20 ng/mL un intervallo che (soprattutto in estate) indica una condizione che - in presenza di sintomi - può beneficiare del trattamento;
  • tra 20 e 30 ng/mL livelli adeguati per il fabbisogno della maggioranza delle persone dove il trattamento difficilmente porta a benefici clinicamente rilevabili;
  • oltre 40-50 ng/mL potenziali rischi predisponenti allo sviluppo di cadute, fratture o neoplasie (prostata e pancreas) con incremento del rischio di morte per tutte le cause.

Anche sulla necessità e sulla cadenza dei controlli non esiste una posizione univoca. Sono certamente necessari almeno 2 mesi prima di potere apprezzare una modifica clinicamente significativa, e quando si parte con dosi superiori per correggere livelli basali molto carenti è raccomandabile una verifica a 2-3 mesi per evitare di proseguire con dosi non necessarie.

I dati a disposizione non sono favorevoli al dosaggio sistematico della vitamina D nel siero. Il prelievo per la determinazione della 25OH vitamina D è indicato solo in caso di fondato sospetto di ipovitaminosi su base anamnestica o clinica. Solo per livelli inferiori a 12 ng/mL è indicato un trattamento anche in assenza di sintomi. Gli anziani istituzionalizzati risultano carenti nella quasi totalità dei casi: in queste condizioni viene proposto un trattamento a dosi sostitutive anche senza un dosaggio di conferma.

Cos’è la Vitamina D?

La vitamina D è una vitamina liposolubile, vale a dire che si scioglie nei grassi, che viene accumulata nel fegato e rilasciata nell’organismo a piccole dosi. Come tutte le vitamine, la vitamina D è essenziale all’organismo:

  • Favorisce il processo di mineralizzazione delle ossa;
  • Aumenta l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio;
  • Mantiene i livelli di fosforo e calcio stabili nel sangue;
  • Diminuisce l’eliminazione di calcio tramite l’urina.

Esistono due forme di vitamina D in natura: l’ergocalciferolo, assunto con il cibo, e il colecalciferolo sintetizzato dal nostro organismo. Per questa nostra capacità di sintesi, la vitamina D è nota come vitamina sui generis: a differenza di tutte le altre vitamine che possiamo solo assumere tramite l’alimentazione non riuscendo a produrle in autonomia, la vitamina D viene per la maggior parte sintetizzata dall’organismo per azione dei raggi del sole.

Per questo eventuali carenze spesso si possono risolvere semplicemente aumentando la propria esposizione al sole, eventualmente poi, se prescritto dal medico, anche con l’assunzione di integratori.

Perché si Misura la Vitamina D?

La vitamina D, come ogni vitamina, è fondamentale al buon funzionamento del nostro organismo. Una sua carenza o una presenza eccessiva nell’organismo (ipervitaminosi) possono provocare danni alla salute, in questo caso all’apparato scheletrico e al sistema immunitario.

Riveste un ruolo essenziale nel monitoraggio dei pazienti che presentano disturbi quali:

  • Disturbi del metabolismo e del calcio;
  • Rachitismo;
  • Ipocalcemia;
  • Osteodistrofia nutrizionale e renale;
  • Ipoparatiroidismo;
  • Osteoporosi.

L’esame della vitamina D viene tuttavia consigliato anche a:

  • Donne in gravidanza, in quanto la vitamina D, oltre a contribuire allo stato di buona salute della donna, contribuisce alla normale crescita del bambino e del suo scheletro e previene patologie come il rachitismo, svolgendo un importante ruolo nell’assorbimento di calcio e fosforo;
  • Donne in menopausa, che rischiano riduzioni del calcio nel sangue e diventano più predisposte a sviluppare osteoporosi;
  • Anziani, le cui ossa diventano più fragili.

Vitamina D: Valori Normali

Un valore ottimale di vitamina D nel sangue varia tra 30 e 99 ug/L. I valori di riferimento per la valutazione dell’eventuale carenza di vitamina D o di uno stato di ipervitaminosi sono i seguenti:

Livello di rischio Valore
Carenza < 20 ug/L
Insufficienza 21 - 29 ug/L
Valore ottimale 30 - 99 ug/L
Tossicità > 100 ug/L

Vitamina D Alta (Ipervitaminosi)

Un eccesso di vitamina D per diversi mesi può causare calcificazioni diffuse negli organi, contrazioni e spasmi muscolari, vomito e diarrea, ma anche ipercalcemia (eccessiva quantità di calcio nel sangue), identificabile da sintomi quali:

  • Aumento immotivato della sete;
  • Aumento della frequenza di minzione;
  • Nausea e vomito;
  • Debolezza.

Una situazione di ipervitaminosi può riscontrarsi spesso in soggetti che fanno un uso esagerato di integratori di vitamina D, che dovrebbero quindi essere sospesi sotto lo stretto controllo del proprio medico, che procederà, in base al caso, a consigliare la terapia più adeguata per abbassare il livello di tossicità.

Vitamina D Bassa (Carenza)

La carenza di vitamina D comporta nei bambini il rischio di rachitismo, malattia caratterizzata da una difettosa mineralizzazione dell’osso, che lo rende più fragile e deformabile, e ne determina le tipiche deformità.

Negli adulti, invece, si può riscontrare osteomalacia, un’intensa forma di decalcificazione ossea, denti più deboli e più predisposti a carie, altri danni all’apparato scheletrico e abbassamento delle difese immunitarie.

La carenza di vitamina D è più spesso provocata da uno stile di vita che impedisce la giusta quantità di esposizione ai raggi solari e ad una dieta povera di alimenti ricchi di vitamina D.

Esame della Vitamina D

L’esame della vitamina D si effettua attraverso un prelievo di sangue da una vena del braccio. I livelli di calcidiolo e calcitriolo nel sangue, le due forme più importanti di vitamina D, possono essere dosati grazie a un'indagine diagnositica specifica, il cosiddetto test della vitamina D [25(OH)D].

Quando i livelli di vitamina D sono carenti, l'assorbimento totale del calcio alimentare può diminuire dal normale intervallo del 60-80% al 15%. Ovviamente, queste raccomandazioni implicano un certo margine di sicurezza; non si considera, ad esempio, la quantità di vit. Tuttavia, è anche bene non esagerare. Il supplemento di vit. Come agisce la vitamina D?

Come Agisce la Vitamina D?

Il VDR è espresso anche in diversi globuli bianchi, inclusi monociti e cellule T e B attivate, il che dimostra il suo ruolo immunitario. Quando si osservano bassi livelli di vitamina D nel sangue, l'integrazione o il trattamento farmacologico con vitamina D è una soluzione quasi sempre efficacie.

Sintomi della Carenza di Vitamina D

La vitamina D bassa cosa può implicare? Quali sono i sintomi della carenza di vitamina D? Ebbene, la maggior parte delle persone con carenza di vitamina D non nota alcun sintomo. Non essendoci sintomi, non ci si rende conto della carenza. Altri invece possono osservare sintomi, come:

  • dolori muscolari e ossei
  • stanchezza
  • debolezza muscolare
  • aumento della sensibilità al dolore
  • sensazione di formicolio alle mani o ai piedi
  • contrazioni o tremori muscolari
  • disturbi del sonno
  • umore depresso
  • perdita di capelli
  • inappetenza
  • sistema immunitario debole.

Cause della Carenza di Vitamina D

La carenza di vitamina D può derivare da diversi fattori. Le persone che non hanno livelli adeguati di vitamina D possono essere carenti per uno di questi motivi:

  • scarsa esposizione alla luce solare
  • pigmento della pelle più scuro
  • malnutrizione
  • insufficienza renale o epatica, che impedisce all’organismo di elaborare adeguatamente la vitamina D
  • alcuni farmaci
  • alcuni tipi di cancro, come il linfoma
  • storia familiare di carenza di vitamina D o di rachitismo infantile.

La causa principale è una scarsa esposizione al sole, soprattutto nelle persone che vivono in aree con inverni molto lunghi o che trascorrono molto tempo al chiuso.

Peggiorano il problema, un’alimentazione molto carente di alimenti ricchi di vitamina D, problemi di malassorbimento intestinale o condizioni come l’obesità, che riducono la disponibilità di vitamina D.

Ci si mette anche l’età avanzata e/o alcune malattie epatiche o renali, che vanno a compromettere la capacità del corpo di convertire la vitamina D nella sua forma attiva.

Altre condizioni di salute sembrano rendere difficile l’assorbimento della vitamina D, tra cui:

  • Malattia infiammatoria intestinale (morbo di Crohn o colite ulcerosa)
  • Malattia celiaca
  • Fibrosi cistica
  • Persone sottoposte a chirurgia bariatrica per la perdita di peso
  • Persone a cui sono state asportate sezioni dell’intestino tenue (resezione)
  • Una condizione che colpisce il pancreas, come l’insufficienza pancreatica esocrina.

Possibili Complicazioni della Carenza di Vitamina D a Lungo Termine

La carenza di vitamina D può causare diversi problemi di salute a lungo termine.

È stato suggerito che la carenza di vitamina D possa avere un ruolo in alcune condizioni, come la fibromialgia, la sindrome da stanchezza cronica e la sclerosi multipla. Tuttavia, non è ancora stato stabilito un legame causale certo tra la carenza di vitamina D, né i benefici terapeutici della supplementazione di vitamina D.

Vitamine ed Effetti sulla Salute Ossea

La carenza di vitamina D può portare a:

  • Osteoporosi negli adulti, con conseguente aumento del rischio di fratture
  • Rachitismo nei bambini, che causa deformità ossee e ritardi nella crescita
  • Osteomalacia, caratterizzata da ossa deboli e dolenti.

Impatto sul Sistema Cardiovascolare

La mancanza di vitamina D è associata a:

  • Aumento del rischio di malattie cardiovascolari
  • Possibile sviluppo di ipertensione

Effetti sul Sistema Immunitario

Una carenza può comportare:

  • Maggiore suscettibilità alle infezioni
  • Aumento del rischio di malattie autoimmuni

Rischi Oncologici

Livelli bassi di vitamina D sono stati collegati a:

  • Aumento del 30-50% del rischio di cancro al colon, alla prostata e al seno
  • Maggiore mortalità per questi tipi di tumori

Altri Potenziali Problemi di Salute

La carenza di vitamina D è stata associata anche a:

  • Aumento del rischio di diabete di tipo 2
  • Possibile sviluppo di depressione
  • Maggiore probabilità di sviluppare sclerosi multipla

Fonti di Vitamina D

Una quantità sufficiente di vitamina D si ottiene dall’esposizione al sole, responsabile dell’80-90% dell’apporto complessivo. Quando la luce solare colpisce la pelle, infatti, questa converte le radiazioni ultraviolette in vitamina D. Dunque, la principale fonte di vitamina D per l’organismo è la sintesi cutanea, che avviene proprio grazie all’esposizione della pelle ai raggi ultravioletti del sole.

Diagnosi della Carenza di Vitamina D

Poiché spesso non ci sono sintomi, l’identificazione della carenza di vitamina D può essere difficile. La carenza di vitamina D si può diagnosticare attraverso un esame del sangue che controlla i livelli di vitamina D, ma non viene prescritto di routine.

In genere, i medici ordinano questo test se un paziente riferisce sintomi come dolori ossei o muscolari, o se presenta altre condizioni di salute che possono indicare un rischio di carenza di vitamina D.

L’esame del sangue per misurare i livelli di 25-idrossivitamina D è il test più comune e affidabile per valutare lo stato della vitamina D nell’organismo.

La 25-idrossivitamina D (25(OH)D) è la forma di vitamina D che circola nel sangue ed è un precursore attivato a livello epatico prima di essere convertito nella sua forma attiva nei reni.

È importante misurare i livelli di 25(OH)D perché questa è la principale forma di riserva della vitamina D ed è indicativa della quantità di vitamina D disponibile per essere utilizzata dal corpo.

Il test viene generalmente prescritto per:

  • Diagnosticare una carenza o insufficienza di vitamina D, che può portare a problemi ossei come osteomalacia negli adulti e rachitismo nei bambini;
  • Monitorare persone con condizioni che influenzano l’assorbimento della vitamina D, come disturbi intestinali (celiachia, morbo di Crohn) o malattie renali;
  • Valutare il rischio di osteoporosi o altre condizioni ossee legate alla mancanza di vitamina D.

Valori Normali di 25-idrossivitamina D

I livelli di 25-idrossivitamina D vengono solitamente misurati in nanogrammi per millilitro (ng/mL). Le linee guida possono variare leggermente, ma in generale:

  • < 20 ng/mL indica carenza di vitamina D;
  • 20-29 ng/mL indica insufficienza;
  • 30-50 ng/mL sono considerati valori ottimali;
  • > 100 ng/mL può indicare un eccesso, potenzialmente tossico.

Alimenti Ricchi di Vitamina D

Anche se limitate, ci sono anche fonti alimentari di vitamina D. Tra queste:

  • pesce grasso come salmone, sardine e tonno
  • tuorlo d’uovo
  • alcuni funghi esposti alla luce solare
  • latte e cereali arricchiti.

Come Curare la Carenza di Vitamina D

Come aumentare la vitamina D velocemente? Il trattamento comprende modifiche dello stile di vita, integratori di vitamina D, farmaci.

Alcuni medici consigliano anche di esporre la pelle delle braccia, delle gambe e/o del viso alla luce naturale del sole per 15 minuti, tre o più volte alla settimana, che aiuta la pelle a produrre vitamina D.

Mangiare più alimenti ricchi di vitamina D di solito non è sufficiente per correggere la carenza di vitamina D, quindi il medico può consigliare un trattamento con integratori.

Il dosaggio di vitamina D consigliato può variare a seconda della gravità, dell’età, del peso e dell’eventuale gravidanza o allattamento. Sono disponibili dosi con obbligo di prescrizione e integratori alimentari. Alcune dosi prescritte vengono somministrate settimanalmente, anziché quotidianamente.

I tipi di integrazione di vitamina D comprendono:

  • integratori di vitamina D₂ (ergocalciferolo), derivati da una fonte vegetale;
  • integratori di vitamina D₃ (colecalciferolo), che derivano da una fonte animale.
  • il calcidiolo, una forma di vitamina D₃ prescritto in presenza di condizioni di salute che portano al malassorbimento, come la fibrosi cistica o la celiachia.

È anche importante assicurarsi di assumere una quantità sufficiente di calcio. Livelli adeguati di vitamina D e di calcio riducono il rischio di fratture.

La vitamina D agisce come un ormone che influisce sul processo intestinale di assorbimento di calcio e fosforo. Indirettamente contribuisce anche alla regolazione di processi fisiologici come la mineralizzazione delle ossa e alcune attività del sistema immunitario, come le infiammazioni. Ricaviamo la vitamina D solo in minima parte dal cibo e l’esposizione solare è la fonte principale della produzione di vitamina D nella sua forma attiva.

Oltre ai cibi arricchiti a livello industriale, come molti cereali per la prima colazione, si può trovare in alimenti come i pesci grassi (per esempio il salmone, lo sgombro e l’aringa), il tuorlo d’uovo e il fegato.

Tutto il resto della vitamina D che si può trovare nel nostro organismo si forma nella pelle a partire da un grasso simile al colesterolo, il 7-deidrocolesterolo, che viene trasformato per effetto dell’esposizione ai raggi UVB. Una volta prodotta nella cute o assorbita a livello intestinale, la vitamina D passa nel sangue. Qui una proteina specifica la trasporta fino al fegato e ai reni, dove viene attivata.

Vitamina D, Solo Quando Serve

L’AIFA ha dichiarato che l’integrazione di vitamina D è consigliata con valori inferiori a 12 nanogrammi per millilitro di sangue (o 30 nmol/L). Al di sopra di questi livelli è raccomandata la sua somministrazione solo in caso di specifiche patologie, come l’osteoporosi. Per chi non soffre di particolari disturbi è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta, senza dover monitorare i propri livelli di vitamina D con frequenti esami del sangue.

L’AIFA ha inoltre specificato le situazioni in cui il medico può consigliare di assumere la vitamina D e i casi in cui non è invece opportuno.

Vitamina D Sì: Carenze e Osteoporosi

Se senti un persistente senso di debolezza, dolori diffusi, localizzati o muscolari e cadi di frequente senza motivo, potresti soffrire di ipovitaminosi, e in particolare di una carenza di vitamina D. In presenza di questi segnali è consigliato consultare il proprio medico e valutare di effettuare un esame del sangue per rilevare il dosaggio di vitamina D. La sua assunzione è raccomandata soltanto se i suoi livelli sono inferiori a 12 nanogrammi per millilitro di sangue (o 30 nmol/L) anche in assenza di sintomi, ma sempre sotto prescrizione medica.

Se sei in terapia con antiepilettici, glucocorticoidi e altri farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D o sei un adulto o un’adulta con malattie che causano malassorbimento, come il morbo di Chron o la fibrosi cistica, la vitamina D dovrà essere assunta se i valori sono inferiori a 20 nanogrammi per millilitro di sangue (o 50 nmol/L).

Se invece soffri di osteoporosi o iperparatiroidismo bisognerà integrarla quando i livelli sono al di sotto di 30 ng/mL (o 75 nmol/L).

La somministrazione di vitamina D richiede sempre la prescrizione medica, ma è indipendente dal dosaggio per chi è istituzionalizzato, soffre di gravi deficit motori o è costretto a letto, per le donne in gravidanza o in allattamento e per chi ha l’osteoporosi e non può essere sottoposto a terapia mineralizzante.

Vitamina D No: Cancro e Covid-19

Nonostante i risultati dei primi studi epidemiologici avessero suggerito un ruolo protettivo della vitamina D contro i tumori, indagini più recenti non hanno confermato questo effetto.

Lo stesso è avvenuto per Covid-19.

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