Esame del Sangue per la Diagnosi dei Reumatismi: Artrite Reumatoide

Dolori e gonfiori articolari, rigidità al mattino e affaticamento: sintomi che possono sembrare comuni, ma che potrebbero nascondere una patologia cronica come l’artrite reumatoide. Questa malattia colpisce milioni di persone in tutto il mondo compromettendo la loro qualità di vita e, se non trattata in tempo, può causare conseguenze irreversibili. Scopri cosa serve sapere sull’artrite reumatoide, dai progressi scientifici moderni alle soluzioni terapeutiche più avanzate.

Artrite Reumatoide: Cos’è, Tipologie e Incidenza

Definiamo innanzitutto il termine “artrite”, che genericamente indica l’infiammazione di una o più articolazioni, causando dolore, gonfiore, rigidità e possibili danni permanenti; può derivare da molteplici cause, tra cui processi autoimmuni, infezioni o traumi.

L’artrite reumatoide, nello specifico, è una malattia cronica autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca le articolazioni provocando infiammazioni persistenti, dolori e danni strutturali nel corso del tempo. Colpisce principalmente le articolazioni periferiche (polsi, mani e piedi) in modo simmetrico: in quanto si tratta di una condizione cronica, la malattia può alternare periodi di peggioramento, o riacutizzazione, e di relativa stabilità.

Esistono diverse varianti dell’artrite reumatoide, che si distinguono per gravità e sintomi:

  • Artrite reumatoide maligna: forma rara e particolarmente aggressiva, caratterizzata da sintomi extra-articolari, come la vasculite, e la compromissione di organi interni.
  • Artrite reumatoide deformante: forma grave caratterizzata da danni articolari permanenti, che portano a deformità delle mani, dei piedi e di altre articolazioni.
  • Artrite reumatoide acuta: fase iniziale o riacutizzazione improvvisa della malattia, con infiammazioni intense e una rapida progressione del dolore e del gonfiore.

Secondo una revisione sistematica del Journal of Rheumatology, la prevalenza dell’artrite reumatoide nella popolazione globale è stimata intorno allo 0,5-1%, con una maggiore incidenza nelle donne rispetto agli uomini (di 2-3 volte superiore): l’esordio più comune si verifica tra i 35 e i 50 anni, ma la malattia può manifestarsi anche in altre fasce d’età.

Distinguere l’Artrite Reumatoide da Altre Condizioni

L’artrite reumatoide può essere confusa con altre malattie reumatiche: è bene però distinguerla per la sua natura autoimmune, cronica e infiammatoria, che porta a varie manifestazioni sistemiche e ad una progressiva degenerazione delle articolazioni.

Differenze dell’artrite reumatoide con altre condizioni infiammatorie:

  • Poliartrite: termine generico che indica l’infiammazione di cinque o più articolazioni (l’artrite reumatoide è una delle sue possibili cause, ma non l’unica).
  • Artrite sieronegativa: forma di artrite reumatoide in cui non sono rilevabili i marker tradizionali (fattore reumatoide e anti-CCP), ma il quadro clinico è simile.
  • Artrite psoriasica: associata alla psoriasi, spesso con il coinvolgimento asimmetrico di tendini e unghie (l’artrite reumatoide è più frequentemente simmetrica).
  • Spondiloartriti: gruppo di malattie infiammatorie che colpiscono la colonna vertebrale e le articolazioni sacro-iliache, ma non sempre presentano il fattore reumatoide.
  • Polimialgia reumatica: causa dolore e rigidità soprattutto a spalle e anche, ma non prevede erosioni articolari o danni articolari tipici dell’artrite reumatoide.
  • Lupus (LES): malattia autoimmune sistemica che può causare artrite, ma con manifestazioni più estese (rash cutanei, fotosensibilità, conseguenze renali).

Differenze dell’artrite reumatoide con altre patologie non infiammatorie:

  • Artrosi (osteoartrite): malattia degenerativa non autoimmune, causata dall’usura della cartilagine articolare. A differenza dell’artrite reumatoide non provoca infiammazione cronica, ma danni e rigidità progressivi dovuti alla perdita di cartilagine.
  • Fibromialgia: sindrome caratterizzata da dolore muscolare diffuso e affaticamento, nella maggior parte dei casi senza infiammazioni articolari o anomalie strutturali.
  • Reumatismi (in senso lato): si tratta di un termine generico che include tutte le malattie muscolo-scheletriche, sia infiammatorie che non infiammatorie.

Riconoscere l’Artrite Reumatoide: Sintomi e Conseguenze

L’artrite reumatoide può esordire in modo graduale o, in alcuni casi, con una comparsa improvvisa: il riconoscimento precoce dei primi segnali è fondamentale per intervenire tempestivamente e rallentare la progressione della sintomatologia.

Nei primi stadi, i sintomi della malattia possono essere vaghi e aspecifici, tra cui:

  • Affaticamento e senso di malessere generale.
  • Rigidità mattutina prolungata, superiore ai 60 minuti.
  • Dolore articolare simmetrico alle mani, ai polsi e ai piedi.
  • Gonfiore e sensazione di calore nelle articolazioni.
  • Febbricola occasionale e perdita di peso inspiegabile.

Se non trattata adeguatamente, l’artrite reumatoide può evolvere con sintomi più gravi:

  • Deformità articolari: le dita delle mani possono deviare lateralmente (deviazione ulnare), sviluppando le deformità caratteristiche dell’artrite (collo di cigno o a bottoniera).
  • Erosione ossea: i danni alla cartilagine e alle ossa, soprattutto a carico di anche e ginocchia, comporta una perdita di mobilità e difficoltà nei movimenti quotidiani.
  • Manifestazioni extra-articolari: in alcuni casi l’infiammazione cronica può colpire altri organi, aumentando il rischio di complicanze cardiovascolari e respiratorie.

L’artrite reumatoide può ridurre l’aspettativa di vita di alcuni anni, a causa delle complicanze sistemiche, cardiovascolari e respiratorie: ma grazie alle cure tempestive e ai progressi tecnologici, oggi molte persone con l’artrite reumatoide possono condurre una vita lunga e attiva, seguendo un trattamento mirato e un monitoraggio costante.

Cause e Fattori di Rischio dell’Artrite Reumatoide

L’artrite reumatoide è una malattia complessa, dovuta ad una combinazione di fattori genetici, ambientali e immunologici. Sebbene non si conosca ancora la causa precisa, diverse ricerche hanno identificato i principali elementi coinvolti nell’insorgenza dell’artrite.

Uno studio del 2020 ha evidenziato il ruolo fondamentale della predisposizione genetica: in particolare, la presenza di varianti nel gene HLA-DRB1 aumenta significativamente il rischio di sviluppare la patologia, suggerendo che il sistema immunitario di alcuni individui sia più incline ad innescare una risposta infiammatoria.

Secondo una ricerca del 2012, la presenza di specifici autoanticorpi (anti-CCP e fattore reumatoide) può essere rilevata anni prima della comparsa dei sintomi: legandosi a specifici epitopi nelle articolazioni, questi innescando un processo infiammatorio che, nel tempo, porta alla degradazione della cartilagine e delle ossa.

Indagini più recenti, inoltre, hanno dimostrato che il microbiota intestinale e orale possano influenzare lo sviluppo dell’artrite reumatoide: alcuni ceppi batteriologici (come il Porphyromonas gingivalis della parodontite) possono favorire la produzione di cellule immunitarie pro-infiammatorie e innescare la citrullinazione delle proteine.

Tra gli altri fattori ambientali più comuni, nei casi di artrite reumatoide, troviamo il fumo di sigaretta, l’obesità, lo stress e alcune infezioni virali (Herpes Virus 6 ed Epstein-Barr).

Esami Diagnostici per l’Artrite Reumatoide

Una diagnosi precoce e accurata dell’artrite reumatoide è fondamentale per limitare la progressione del danno articolare: la conferma clinica si basa su una serie di esami di laboratorio e test di imaging diagnostico, oltre ad una valutazione medica approfondita.

Uno degli esami più importanti è la ricerca del fattore reumatoide e degli anticorpi anti-peptide citrullinato ciclico: le indagini rivelano che il fattore reumatoide, uno specifico autoanticorpo del sangue, è presente in circa il 70-80% dei pazienti con artrite reumatoide, sebbene possa essere rilevato anche in presenza di altre malattie.

Gli anticorpi anti-CCP sono altresì specifici per l’artrite reumatoide, e possono comparire anni prima dell’insorgenza dei sintomi, rendendoli un marcatore determinante. Altri test di laboratorio utili includono la proteina C-reattiva (PCR) e la velocità di eritrosedimentazione (VES), indicatori di infiammazione sistemica: l’emocromo completo può infine evidenziare un’anemia normocromica, frequente nei casi di artrite reumatoide.

Le tecniche di imaging possono valutare il livello di infiammazione e dei danni articolari:

  • Radiografia (per erosioni ossee, restringimenti articolari e segni di osteoporosi).
  • Ecografia articolare (per rilevare l’infiammazione attiva della membrana sinoviale).
  • Risonanza magnetica (per identificare precocemente edemi ossei e sinovite articolare).

In alcuni casi può essere eseguita l’analisi del liquido sinoviale, che mostra un aumento dei globuli bianchi e una riduzione della viscosità nei pazienti con l’artrite reumatoide.

Cure e Trattamenti per l’Artrite Reumatoide

Grazie ai progressi della medicina, oggi è possibile gestire i sintomi dell’artrite reumatoide e rallentare la progressione: il trattamento mira a ridurre l’infiammazione, alleviare il dolore, preservare la funzionalità articolare e prevenire complicanze sistemiche. Il controllo dell’infiammazione è infatti determinante per limitare conseguenze a livello cardiovascolare, polmonare e oculare, migliorando la qualità di vita dei pazienti. Di conseguenza, le terapie per l’artrite reumatoide possono includere cure farmacologiche, trattamenti fisioterapici, modifiche dello stile di vita ed eventuali interventi chirurgici.

Per trattare l’artrite reumatoide, è essenziale seguire un approccio multidisciplinare che coinvolga analisi ematiche, reumatologi e fisioterapisti.

Analisi del Sangue per Riconoscere l'Artrite Reumatoide

Gli esami di laboratorio possesso di aiuto per confermare un sospetto diagnostico. Le analisi utilizzate per riconoscere l'artrite reumatoide possono essere:

  • Aumento dei seguenti indici di flogosi: velocità di eritrosedimentazione (VES); proteina C reattiva (PCR); α-globuline.
  • ANA (autoanticorpi anti-nucleo).
  • HLA-DR4 (antigene di istocompatibilità).

Dal punto di vista diagnostico, la positività per il fattore reumatoide (RF) assume una particolare importanza, poiché consente di distinguere AR siero+ da AR siero-. Inoltre, uno studio dell'American College of Rheumatology mostra che l'80,4% dei pazienti con artrite reumatoide è positivo al fattore reumatoide circolante.

I fattori reumatoidi sono un gruppo di anticorpi prodotti dalle plasmacellule e diretti verso determinanti antigenici delle porzioni Fc dell'immunoglobulina G (IgG). Questi auto-anticorpi sono solitamente di classe IgM, ma possono essere anche IgG o IgA. Nonostante i fattori reumatoidi si riscontrino in diverse malattie caratterizzate da "alterazioni" del sistema immunitario (esempio: poliartrite nodosa, lupus eritematoso sistemico, epatite ed altri processi cronici), si ritrovano in modo particolare nell'artrite reumatoide.

Determinazione del fattore reumatoide: La dimostrazione della presenza di una quota anomala di RF sierico di classe IgM può essere determinata attraverso le seguenti indagini diagnostiche:

  • Reuma test (o RA test): IgM anti-IgG umane aggregate a particelle di lattice.
  • Reazione di Waaler Rose: IgM anti-IgG di coniglio adese a eritrociti di pecora.

Questi due test sierologici consentono di individuare con diverse metodiche i fattori reumatoidi eventualmente presenti in circolo. Il fattore reumatoide è diretto sia contro il Fc delle IgG omologhe (utilizzate nel Reuma test) sia contro il Fc delle IgG eterologhe (utilizzate nel test di Waaler-Rose), secondo i seguenti principi:

  • Nel test di Waaler Rose, emazie di pecora su cui sono adese IgG di coniglio, vengono messe a contatto col siero del paziente: se questo contiene IgM con caratteristiche di RF avviene una reazione di emoagglutinazione.
  • Nel Reuma test, si usano invece particelle di lattice su cui vengono adese Ig umane o tratti di esse. Nel siero del paziente, la presenza del fattore reumatoide è verificata se ha luogo l'agglutinazione tra particelle di lattice con adese le IgG e l'autoanticorpo RF presente nel siero analizzato.

Come si eseguono il Reuma test e la reazione di Waaler Rose? Per l'esecuzione del Reuma test e della reazione di Waaler Rose è necessario ricorrere ad un semplice prelievo di sangue e per questo è consigliabile il digiuno dalla sera precedente. In caso si stiano assumendo particolari medicinali come il cortisone o farmaci immunosoppressivi, è necessario avvisare il medico, in quanto potrebbero alterare l'esito delle analisi.

Reuma test: Il Reuma test (o RA test) si avvale di una reazione di agglutinazione che utilizza una sospensione di particelle di lattice sensibilizzate con IgG umane. Se il siero del paziente contiene RF IgM, questo si legherà alle IgG provocando l'agglutinazione delle particelle di lattice. Il Reuma test consente sia la determinazione qualitativa (senza diluizione del campione) che quantitativa su vetrino dei fattori reumatoidi:

  • Metodo qualitativo: la presenza di agglutinazione indica un contenuto di fattore reumatoide nel campione.
  • Metodo quantitativo: il titolo è dato dall'ultima agglutinazione evidente usando diluizioni seriali (con soluzione fisiologica) del campione di siero.

Il Reuma test è standardizzabile ed automatizzabile (a differenza della reazione di Waaler Rose, ormai quasi in disuso). Inoltre, è molto sensibile e diventa positivo più precocemente, ma è meno specifico:

  • Sensibilità diagnostica: 75-80%, fortemente influenzata da parametri come durata e fase clinica della malattia.
  • Specificità bassa: positivo anche in altre condizioni patologiche e in circa il 15% dei soggetti sani oltre i 60 anni. Possibili interferenze con emoglobina, bilirubina e lipidi.

I valori del reuma-test sono espressi secondo l'unità di misura internazionale (U.I.) per ml. Se avviene l'agglutinazione, il risultato è indicato come positivo. In questo caso, è possibile procedere con una titolazione quantitativa come approfondimento e conferma.

Reazione di Waaler Rose: La reazione di Waaler Rose consente di evidenziare nel siero umano la presenza del fattore reumatoide, che si forma nel corso dell'artrite reumatoide. In questo test di emoagglutinazione, le microsfere di lattice sono sostituite da emazie di pecora, fatte reagire con un siero di coniglio immunizzato contro tali emazie.

Questo sistema è messo a contatto con il siero del paziente che possiede anticorpi (il fattore reumatoide IgM) rivolti verso le IgG analoghe a quelle del coniglio. Il prodotto della reazione risulterà quindi agglutinato (proporzionalmente alla quantità di RF presente). La massima diluizione del siero alla quale è ancora presente l'agglutinazione fornisce il titolo.

La presenza di agglutinazione delle emazie >8UI/ml di siero indica che il test è positivo (risultato qualitativo) e il titolo è tratto dall'ultima diluizione del siero che mostra un'agglutinazione macroscopica (risultato semi-quantitativo).

Differenze tra Reuma test e reazione di Waaler-Rose

Test Sensibilità % Specificità % Caratteristiche
Reuma test 70-80 70 Più precocemente positivo, più sensibile, meno specifico. Falsi positivi aumentano in soggetti > 65 anni e in presenza di determinate patologie.
Reazione di Waaler Rose 60 80 Test utilizzato per confermare l'esito del Reuma test. Può dare sia falsi positivi che falsi negativi.

La limitazione tecnica di questi test comunemente in uso consiste nell'identificazione dei fattori reumatoidi appartenenti unicamente alla classe delle IgM. Questa considerazione suggerisce la possibilità che una parte delle cosiddette artriti reumatoidi siero-negative, siano in realtà dei falsi negativi (presentino cioè degli anticorpi di classe IgG o IgA). Il riconoscimento di RF di classe IgG o IgA richiede specifiche tecniche (test ELISA).

Sebbene i fattori reumatoidi si trovino in numerosi disordini reumatoidi, così come in altre condizioni non reumatiche, il loro ruolo è fondamentale nella definizione clinica dell'artrite reumatoide (AR). Come per tutti i test diagnostici, una diagnosi definitiva non può basarsi sul risultato di un singolo test, ma deve essere approfondito con ulteriori esami.

Accanto all’uso del Fattore Reumatoide, marcatore sierologico sensibile ma poco specifico, si è recentemente affiancata la ricerca di anticorpi anti-peptidi citrullinati (anti-citrullina o CCP), dotati di elevata specificità, di alto valore predittivo diagnostico e prognostico nei pazienti con artrite reumatoide.

L’utilizzo più specifico di esami di Laboratorio nella definizione di una malattia reumatica si basa sulla ricerca di autoanticorpi, quale espressione dell’organismo del fenomeno autoimmunitario, che sta alla base di molte malattie reumatiche. Essi sono espressi nei confronti degli autoantigeni, che sono costituenti normalmente ritrovabili nel nucleo e nel citoplasma di tutte le cellule, oppure nel citoplasma di granulociti neutrofili.

Corrispondentemente si riscontrano autoanticorpi anti-nucleo (ANA), anti-DNA, anti-antigeni nucleari estraibili (ENA), anti-citoplasma dei granulociti neutrofili (ANCA) ed anti-fosfolipidi (aPL). Gli ANA sono rivolti verso antigeni nucleo-citoplasmatici presenti in tutte le cellule umane, a differenza degli autoanticorpi delle malattie autoimmunitarie organo-specifiche, come l’anemia perniciosa, le tiroiditi autoimmuni, la cirrosi biliare primitiva, l’epatite autoimmune etc., nelle quali sono riscontrabili autoanticorpi verso antigeni specifici del singolo organo coinvolto.

La positività della ricerca di ANA è considerata una delle caratteristiche principali delle malattie autoimmuni sistemiche, tanto che alcuni di essi rientrano nei criteri diagnostici e classificativi delle stesse malattie. La ricerca di ANA trova il suo significato clinico nella fase di:

  • screening diagnostico, perché ha una funzione di elemento o criterio diagnostico.
  • approfondimento per la definizione di sottogruppo o subset di malattia autoimmune sistemica (MAIS).

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