L’esame citologico delle urine serve a individuare le anomalie cellulari all’interno dell’urina stessa. Si tratta principalmente di un test di estrema importanza riguardante lo studio delle patologie che interessano prevalentemente l’apparato escretore.
A Cosa Serve l'Esame Citologico delle Urine?
Per esame citologico delle urine si intende l’analisi microscopica di un campione urinario, al fine di individuare o escludere la presenza di cellule tumorali o di altro genere. In sostanza, la citologia urinaria può essere indicata anche per chi si sta già facendo controllare per eventuali tumori alla vescica o alle vie urinarie (il suddetto follow-up).
Interpretazione dei Risultati
Durante un esame citologico, i valori possono essere considerati normali nel momento in cui le cellule neoplastiche (ossia quelle tumorali) non sono presenti nelle urine del paziente (quindi la citologia urinaria è negativa). Se, al contrario, i valori sono alti, allora significa che nelle urine c’è la presenza di cellule tumorali spesso individuate dalla presenza di un’infiammazione nelle vie urinarie (questo capita solitamente nel caso d’infezioni varie o calcolosi). La presenza di queste cellule può sviluppare una neoplasia, ovvero, come già annunciato, vari tumori come quello alla prostata o al rene. Se per i pazienti già sotto controllo dovessero ripresentarsi cellule tumorali anche dopo il trattamento, ciò sta a indicare che la malattia si sia ripresa.
Raccolta del Campione
Per eseguire correttamente l’esame citologico, è importante prestare attenzione alla raccolta del campione. Viene raccolto per 3 giorni consecutivi un campione d’urina in un apposito contenitore sterile. In genere, bisogna evitare di far analizzare la prima urina del mattino, in quanto durante la notte potrebbero accumularsi delle cellule degenerate in modo tale da influenzare l’interpretazione del risultato.
Esito Negativo: Cosa Significa?
Un esito negativo non sta a indicare l’assenza totale di un tumore. Questo potrebbe significare che le cellule tumorali abbiano subito desquamazione oppure che risultino del tutto assenti o scarse.
Quando Eseguire l'Esame Citologico Urinario
L’esame citologico urinario consiste nell’analisi microscopica di un campione di urine, con lo scopo di individuare eventuali cellule presenti - in particolare cellule tumorali. Normalmente l’urina è un liquido acellulato (ovvero privo di cellule) prodotto durante la fase escretrice renale. In presenza di un tumore della vescica o di altri tratti delle vie urinarie, questo esame può essere in grado di individuare le cellule tumorali che si “sfaldano” dalle zone più superficiali del tumore.
Questo esame va eseguito quando si sospetta la presenza di una neoplasia delle vie urinarie - in particolare di un tumore uroteliale della vescica che ne rappresenta il tipo più frequente. Il sintomo tipico di esordio di un tumore vescicale è rappresentato dalla presenza di sangue nelle urine (“ematuria”). Il sangue può essere visibile ad occhio nudo (si parla in questi casi di “macroematuria”) o riconosciuto solamente tramite l’esame chimico-fisico delle urine (“microematuria”).
Più raramente un tumore della vescica può manifestarsi con la presenza di sintomi urinari irritativi, come la necessità di urinare molto spesso (“pollachiuria”), l’urgenza minzionale e l’incontinenza da urgenza. Questi sintomi sono molto più frequentemente legati a patologie benigne, come l’iperplasia prostatica benigna (IPB) o in corso di cistiti o prostatiti. con lo scopo di riconoscere precocemente un’eventuale recidiva tumorale.
Non dovrebbe essere utilizzata la prima urina del mattino dato che sono presenti frequentemente cellule degenerate nella vescica che si accumulano durante il riempimento notturno. L’ideale sarebbe far pervenire in tempi brevi le urine al laboratorio.
(il valore predittivo negativo del test è basso): questo significa che un risultato negativo dopo citologia urinaria non esclude la presenza di un tumore delle vie urinarie. Circa il 70% dei pazienti con un tumore uroteliale presenta infatti un esame citologico urinario negativo. Questo deriva dal fatto che la desquamazione delle cellule tumorali è assente o molto scarsa in presenza di tumori papillari poco avanzati, che rappresentano (fortunatamente) la maggioranza dei casi.
La possibilità che il test risulti positivo è molto più alta in presenza di tumori avanzati o in caso di tumori sessili (“carcinoma in situ”). il valore predittivo positivo dell’esame citologico supera il 90% (circa 9 pazienti su 10 con citologia positiva sono realmente affetti da un tumore delle vie urinarie). Alcuni falsi positivi si possono verificare in presenza di infiammazioni vescicali con il riscontro di cellule reattive che in alcuni casi possono assomigliare a quelle tumorali.
In presenza di un risultato positivo il paziente dovrà essere sottoposto ad esami di secondo livello come la cistoscopia (per la valutazione della vescica) e la TC con mezzo di contrasto (per lo studio della parte alta delle vie escretrici). Anche in presenza di primi riscontri negativi in questi esami sarà comunque necessario eseguire ulteriori approfondimenti diagnostici come le biopsie multiple della vescica (“mapping vescicale”) e/o l’uretero-reno-scopia retrograda (“URS”). come in caso di infezioni o calcolosi.
L’esame citologico urinario non è un valido strumento di screening per la diagnosi di esclusione del tumore vescicale. L’esame citologico urinario è un test non invasivo che può contribuire alla diagnosi di un tumore della vescica o delle vie urinarie. Si esegue di solito nei pazienti con ematuria o sintomi urinari irritativi non spiegabili con problemi benigni. E’ utile inoltre nel follow up dei pazienti già trattati per riconoscere una recidiva tumorale.
Modalità di Raccolta delle Urine
Si devono raccogliere le urine in un contenitore, disponibile presso il nostro laboratorio, da 45 ml contenente 5 ml di etanolo denaturato. Se possibile evitare di raccogliere le urine del primo mattino: i campioni raccolti con il primo getto di urina hanno una marcata degenerazione degli elementi. Si consiglia, pertanto, di raccogliere il materiale ottenuto dalla seconda minzione, dopo un’attività fisica che faciliti l’esfoliazione cellulare.
Bisogna bere un bicchiere d’acqua ogni mezz’ora per un’ora e mezza all’incirca e, dopo avere lavato i genitali, si può raccogliere l’urina (eliminando il primo getto e riempiendo fino al segno “45” del contenitore). Per una valutazione citologica più accurata è indicato di eseguire l’esame su campioni raccolti in 3 giorni successivi. Non bisogna assolutamente utilizzare le urine delle 24 ore. Far pervenire il campione delle urine raccolte in un massimo di 2 ore al laboratorio.
FISH Interfasica Quantitativa delle Cellule Uroteliali
Nella diagnostica precoce del carcinoma uroteliale, l’esame citologico può talvolta non fornire un risultato inequivocabile (cioè negativo o positivo). È il caso delle cosiddette atipie citologiche lievi-moderate il cui riscontro, nonostante possa non avere un significato patologico, non può tuttavia essere trascurato, rendendo obbligatori ulteriori approfondimenti strumentali anche invasivi.
È infatti noto da oltre 100 anni che le cellule tumorali sono sempre caratterizzate da aneuploidia, ossia dalla diminuzione e/o dall’aumento del numero di copie di alcuni cromosomi. Ogni tumore è caratterizzato, almeno nelle prime fasi, da un particolare pattern di perdita/guadagno cromosomico.
La FISH interfasica quantitativa delle cellule uroteliali è eseguibile presso il Centro Diagnostico Italiano di Milano (anche in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale). L’esame viene effettuato mediante l’utilizzo di un sistema automatico di acquisizione ed elaborazione di immagini in microscopia a fluorescenza (Ikoniscope), che permette di ricercare con una estrema sensibilità le cellule uroteliali in evoluzione neoplastica, grazie all’elevatissimo numero di cellule analizzate.
La percentuale di cellule patologiche sul totale di quelle osservate, correla con la probabilità che la lesione sia presente e con la sua invasività, mentre il grado di polisomia (numero di copie dei cromosomi 3, 7 e 17) correla con il grading. Inoltre, il numero di cellule osservate è indicativo del grado di esfoliazione della lesione.
In questo caso è l'anatomopatologo che, in base alla sua esperienza, può decidere di avvalersi della FISH, come ulteriore tecnica ancillare per poter formulare una diagnosi di certezza. Esistono infatti alcune lesioni che, per la loro rarità o per l'elevata discrepanza diagnostica riscontrata tra diversi specialisti, risultano difficilmente inquadrabili. Tale metodica non richiede ulteriori prelievi di tessuto, infatti Il materiale istologico è lo stesso sul quale il patologo effettua le sue indagini di routine (sezioni istologiche ottenute da tessuto precedentemente fissato in formalina ed incluso in paraffina). Anche il razionale (ricerca di aneuploidia), così come le sonde utilizzate, sono i medesimi i utilizzati per la FISH urine.
Le urine, raccolte seguendo le specifiche istruzioni, vanno consegnate al laboratorio la mattina stessa oppure possono essere spedite dopo averle travasate negli appositi contenitori forniti dal CDI.
Quando Prescrivere la FISH Interfasica Quantitativa
- Come esame di secondo livello nelle atipie lievi-moderate al fine di evitare inutili cistoscopie esplorative.
Nuove Tecnologie Diagnostiche
Narrow Band Imaging (NBI) è una tecnologia di miglioramento dell'immagine ottica che migliora la visibilità dei vasi sanguigni e di altre strutture sulla mucosa vescicale durante un esame di cistoscopia. Questo lo rende un ottimo strumento per la diagnosi di cancro della vescica durante tale esame in quanto in grado di rilevare lesioni tumorali apparentemente invisibili alla consueta “luce bianca”.
La cistoscopia NBI rappresenta una valida integrazione diagnostica nei pazienti con NMIBC (tumore superficiale), con un significativo miglioramento nella qualità della visione e conseguentemente nella diagnosi e nel follow-up della neoplasia vescicale. Tale metodo fornisce un sostanziale miglioramento alla gestione della neoplasia vescicale non muscolo-invasiva, e può essere d’ausilio successivamente soprattutto durante la resezione endoscopica del tumore della vescica grazie alla migliore definizione dei margini delle lesioni neoplastiche rispetto alla mucosa vescicale normale circostante, diminuendo il tasso di neoplasia residua e quindi di recidive precoci.
La metodica consiste nel migliorare il contrasto visivo tra le cellule benigne e maligne sfruttando l’interazione tra una luce specifica (illuminazione della vescica con luce blu) e una sostanza fotosensibile dotata di forte affinità per le cellule tumorali. La tecnica prevede l’instillazione in vescica della sostanza fotosensibile (Esaminolevulinato) mediante cateterizzazione.
Il test si basa sull’analisi di specifiche modificazioni molecolari associate alla patologia, valutando il profilo di metilazione del DNA, con una sensibilità del 91% nei confronti dei tumori ad alto grado. Di particolare rilievo è il valore predittivo negativo (NPV) evidenziato da Bladder EpiCheck nel monitoraggio della malattia in pazienti affetti da tumori ad alto grado.
Importanza dell'Anamnesi
Assume fondamentale rilevanza, per un iter diagnostico corretto, che l’operazione di raccolta del campione di urine sia accompagnata da un’anamnesi dettagliata con attenzione ai dettagli. Altrettanto importanti sono la codifica e la standardizzazione del processo di raccolta delle urine.
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