Dopo un periodo caratterizzato da forti bruciori di stomaco e dolore toracico post-prandiale, la diagnosi di ernia iatale, spesso associata al reflusso gastroesofageo, solleva interrogativi importanti sulla gestione e il trattamento della condizione.
Cos'è l'Ernia Iatale?
Per ernia iatale si intende il passaggio di una porzione dello stomaco dall’addome al torace attraverso lo iato diaframmatico. Normalmente lo stomaco si trova per intero all’interno dell’addome, che è separato dal torace da un muscolo piatto e largo, simile ad una cupola, detto diaframma.
Molte strutture anatomiche passano dall’addome al torace o viceversa: l’aorta, la vena cava, l’esofago ecc. La prima condizione è determinata dal passaggio di una porzione dello stomaco all’interno del torace, attraverso un foro nel diaframma chiamato iato esofageo.
Normalmente, le sue pareti sono ben aderenti all’esofago. Con gli anni, però, queste strutture possono perdere di tono e favorire così la risalita di una piccola parte di stomaco nel torace. Le cause? Diverse le ipotesi: da fattori congeniti alla dieta.
La realtà è che nella maggior parte dei pazienti - dopo i 60 anni, il problema riguarda 1 italiano su 10 - non si è in grado di determinare l’origine dell’ernia iatale. Nella maggior parte dei casi il disturbo è asintomatico e viene riconosciuto a seguito di indagini (una radiografia, ma soprattutto la gastroscopia) effettuate per altre ragioni.
L’ernia iatale e il reflusso gastroesofageo, in effetti, viaggiano spesso a braccetto. Al momento, però, non è possibile dire che una sia la causa dell'altra.
Tipi di Ernia Iatale
- Ernia da scivolamento: è la più frequente (presente in circa il 90% dei casi); si caratterizza per il passaggio di una porzione dello stomaco attraverso lo iato esofageo. La giunzione gastroesofagea viene così spinta verso l’alto provocando in molti casi il disturbo tipico della malattia (reflusso gastroesofageo). Questo passaggio è talvolta reversibile e particolarmente sensibile agli sbalzi di pressione addominale.
- Ernia da rotazione o paraesofagea: condizione più rara, in questo caso la giunzione tra stomaco ed esofago rimane nella sua sede naturale mentre il fondo dello stomaco passa in torace.
- Ernia mista o complicata (tipo III): risulta dalla presenza contemporanea di un’ernia da scivolamento e un’ernia paraesofagea. Il rischio di conseguenze dovute a questo tipo di ernia è maggiore rispetto alle altre tipologie.
Sintomi dell'Ernia Iatale
L’ernia iatale per alcune persone è del tutto asintomatica e può essere scoperta occasionalmente durante accertamenti (gastroscopia, radiografia del tubo digerente, ecc.) per altre patologie esofagee o gastriche.
La manifestazione che più di frequente accomuna i pazienti è la dispepsia, ovvero la comparsa di disturbi digestivi (rigurgito, senso di pienezza, gonfiore addominale, eruttazioni, nausea o vomito). Quando all’ernia iatale si associa il reflusso gastroesofageo, possono comparire alcuni sintomi più specifici di questa condizione: come il bruciore alla bocca dello stomaco e il rigurgito.
Di fronte a un simile quadro, alcuni pazienti lamentano anche un dolore toracico, simile a quello di origine cardiaca. Naturalmente quest’ultima va esclusa con una visita cardiologica, in modo da escludere l’eventuale compresenza di problemi di questa natura e rimandare l’intera gestione del caso al gastroenterologo.
Anche la difficoltà a inghiottire il cibo solido e le bevande, definita disfagia, rientra fra le manifestazioni dell’esofagite. Può accompagnarsi alla sensazione di nodo in gola e ad una aumentata produzione di saliva (scialorrea).
In qualche caso, il contatto dell’acido con la mucosa della gola o del naso può causare attacchi di tosse secca e stizzosa e crisi asmatiche con fiato corto (asma da reflusso). I sintomi dell’ernia iatale possono peggiorare in occasione di sforzi intensi o durante la gravidanza, in generale in tutte le circostanze che aumentano la pressione intraddominale.
Sintomi Atipici
La tosse è uno dei sintomi atipici delle condizioni che sono legate al contatto della mucosa esofagea e della gola con il materiale acido di origine gastrica. Spesso si presenta all’esame dell’Otorinolaringoiatra, dal quale il paziente si presenta pensando che si tratti di un problema di sua competenza.
La fibroscopia, attraverso l’osservazione della mucosa del naso e di laringe e faringe permette di vedere l’irritazione dovuta all’aggressione degli acidi e di individuare l’effettiva causa alla base del sintomo. L’aritmia può provocare uno stato di ansia che peggiora la situazione. La ragione non è ancora chiara, ma si ritiene sia legata al fatto che la risalita di contenuto acido infiamma la mucosa dell’esofago, determinando il rilascio di sostanze (come l’adrenalina) che accelerano il ritmo del cuore.
Spesso l’aritmia è fonte di ansia e nervosismo, che agiscono stimolando la secrezione gastrica e, quindi, peggiorando i sintomi digestivi.
Quando Rivolgersi al Medico
Quando la qualità della vita è compromessa dalla presenza continuativa di sintomi riferibili a una cattiva digestione, c’è dolore alla bocca dello stomaco, rigurgito oppure nausea, vomito ricorrente, un senso di bruciore che risale dallo sterno ogni volta che si beve un goccio di vino o di caffè, è utile rivolgersi al medico che nel caso, può richiedere l’intervento del gastroenterologo.
Sintomi d’allarme che possono portare al pronto soccorso comprendono: un vomito ripetuto, la presenza di sangue nel rigurgito anche nelle feci, sintomi di una perdita gastroenterica. Si può ricorrere all’ospedale quando il dolore ricorrente al petto può far pensare a un problema cardiologico come l’infarto.
In questo caso la componente del dolore è particolarmente rilevante. Anche episodi di tachicardia notturna possono far pensare a un problema al cuore.
Diagnosi dell'Ernia Iatale
Durante la visita medica, il gastroenterologo raccoglie il racconto del paziente, ascolta la sua storia per rilevare informazioni utili a formarsi un’idea del quadro clinico.
Per diagnosticarle è necessario ricorrere ad alcuni esami specifici: in particolare l’esame endoscopico si rivela essenziale per escludere la presenza di neoplasie o infiammazioni croniche.
La gastroscopia è un esame di routine per indagare tale disturbo, ma non è il migliore. Spesso, il 25-30% delle gastroscopie sono infatti prescritte in modo inappropriato, non hanno una motivazione. Il 90% delle persone che arrivano nell’ambulatorio di un gastroenterologo ha fatto una gastroscopia.
L’endoscopia però non è la tecnica migliore per vedere l’ernia iatale, mentre lo è la radiologia con mezzo di contrasto che permette di vedere in maniera molto adeguata la presenza o meno di questa situazione. Resta inoltre da considerare che da un’analisi endoscopica non rileva il disturbo in una grande fetta di persone (60-65% dei casi) che lamentano sintomi compatibili con il disturbo.
Esofagogastroduodenoscopia (EGDS)
Esofagogastroduodenoscopia (EGDS), comunemente nota come gastroscopia, o endoscopia dell’apparato digerente superiore. Per eseguire la procedura viene utilizzato uno strumento flessibile a fibre ottiche, da inserire nella bocca e far scorrere all’interno dell’esofago.
Le immagini rilevate dall’endoscopio permettono di visualizzare lo stato della mucosa esofagea e gastrica. Durante la gastroscopia il paziente è lievemente sedato.
Quella che è comunemente nota come gastroscopia è più estesamente nominata esofagogastroduodenoscopia (EGDS). Attraverso questa procedura diagnostica è quindi possibile analizzare l’interno dell’esofago, l’organo in cui il cibo passa dalla faringe allo stomaco, dello stomaco stesso e del duodeno, la prima parte dell’intestino tenue.
Capire quindi l’origine precisa di tali manifestazioni è indispensabile per stabilire quale sia il trattamento corretto. Durante l’esame, è possibile individuare patologie come esofagite, gastrite, ernia iatale, esofago di Barrett, varici esofagee, ulcera gastrica o duodenale, duodenite, neoplasie allo stomaco o all’esofago.
Come si svolge una gastroscopia
Prima della procedura, il paziente deve rimuovere occhiali o protesi dentarie. In seguito, viene fatto distendere in genere sul fianco sinistro e gli si applicano gli strumenti utili a monitorare frequenza cardiaca e pressione arteriosa.
L'esame sfrutta un apparecchio sottile e flessibile, chiamato gastroscopio, con un diametro di solito inferiore al centimetro, e dotato di una "videocamera" con fonte luminosa all'estremità. Si introduce quindi l’apposito strumento nell'esofago, quindi nello stomaco e nella prima parte dell'intestino tenue, il duodeno, permettendo di vedere perfettamente l'interno del tratto digestivo su monitor.
La durata di una gastroscopia è solitamente di pochissimi minuti, tempo che può espandersi nel caso il medico debba effettuare ulteriori interventi. Se cosciente, il paziente deve mantenersi il più rilassato possibile per non incorrere in una possibile sensazione di rigurgito. Sottoporsi a questo esame non provoca dolori, ma, nel caso provasse un disagio particolare al passaggio della sonda usata in gastroscopia, al paziente potrà essere somministrato un anestetico (previa dichiarazione di eventuali allergie da parte della persona).
Non di rado richiesta dal paziente, la gastroscopia in sedazione si effettua per evitare alla persona di provare malessere. La gastroscopia senza sedazione potrebbe infatti provocare fastidi come senso di costrizione o conati di vomito.
Tipi di Sedazione
- Gastroscopia con sedazione cosciente, durante la quale si somministra per via orale un anestetico poco potente, con il solo obiettivo di portare il paziente a rilassarsi il più possibile.
- Gastroscopia con sedazione profonda, che invece consente al paziente di addormentarsi del tutto. Questo comporta l’intervento di un anestesista specializzato, che somministrerà l’anestetico per via endovenosa in modo graduale durante l’intera procedura.
Gastroscopia con Biopsia
Attraverso la gastroscopia, è possibile non solo ottenere dati precisi e soprattutto immediati, ma anche eseguire biopsie: prelevare piccole quantità di tessuto per poi analizzarle successivamente al microscopio permette di formulare diagnosi ancora più puntuali, grazie allo studio della struttura della mucosa e della possibile presenza di microrganismi.
Nel caso dell’esofagogastroduodenoscopia con biopsia, spesso il medico va alla ricerca di un batterio responsabile della gastrite cronica, Helicobacter Pylori: la gastrite cronica può infatti degenerare in forme tumorali. Ma la biopsia durante la gastroscopia non esaurisce qui la sua utilità: può agevolare il medico nel rilevare ulcere gastriche o duodenali, esofagite, tumori a esofago, stomaco o duodeno.
La biopsia allo stomaco può provocare effetti collaterali? Se sì, quelli più comuni sono di facile e rapido smaltimento: vomito e nausea, addome gonfio, raucedine.
Gastroscopia Transnasale
Finora abbiamo trattato la procedura tradizionale di gastroscopia, che anche nel caso di biopsia non è dolorosa. Ma non è questa l’unica procedura a essere disponibile oggi. A seconda della singola situazione, è possibile considerare la gastroscopia transnasale come una strada integrabile o perfino alternativa alla procedura standard.
Ormai utilizzata da diversi anni anche in Italia, è una tecnica che richiede però l’utilizzo di tecnologie ben precise, non disponibili in tutti i centri. Le immagini derivanti dello stomaco sono di ottimo livello, in alcuni casi addirittura più precisa rispetto alla gastroscopia tradizionale.
Interessanti sono i vantaggi dati da questa metodologia, che è adatta anche a soggetti con caratteristiche di cui bisogna tenere debito conto: cardiopatie, bronchiti, età avanzata.
Anche durante questa procedura è possibile prelevare frammenti di mucosa gastrica per poi eseguire biopsie o altre tipologie di analisi. Questo stato emotivo più favorevole porta un’ulteriore agevolazione: non è più necessaria la sedazione e di conseguenza può tornare subito alle proprie normali attività.
Gastroscopia con Videocapsula
Comunemente nota anche come gastroscopia con pillola, questa procedura è una novità nel campo della diagnostica. Durante la gastroscopia con videocapsula, questa pillola consente al proprio passaggio di registrare delle immagini, esattamente come farebbero i normali endoscopi.
Queste immagini vengono trasmesse al registratore portatile fissato all’addome del paziente con gli opportuni adesivi e arrivano al computer, attraverso cui il medico può visualizzare l’apparato digerente ed esaminare la situazione. Ma questa tipologia di esame non è però adatta a tutti.
Preparazione alla Gastroscopia
Quando si tratta di gastroscopia, il digiuno è essenziale: è necessario non consumare cibi per almeno 6-8 ore prima della procedura, in modo che residui di cibo non ostacolino la visualizzazione ottimale degli organi e del loro interno. Eventualmente, nel caso l’esame si tenga durante le ore pomeridiane, il paziente può fare una colazione non impegnativa con tè e fette biscottate, sempre rispettando il limite degli orari. È possibile bere acqua e assumere i medicinali abituali fino a 4 ore prima della gastroscopia.
Dopo la Gastroscopia
Subito dopo la gastroscopia il medico informerà il paziente sull'esito dell'esame e fornirà indicazioni precise sulle misure da prendere. Il paziente è libero di andare, ma si consiglia di non consumare cibi o bevande prima di percepire nuovamente sensibilità di lingua e palato, o che scompaia il senso di gonfiore alla gola: è bene quindi scegliere un pasto leggero e riposare il più possibile. Se si è sottoposto a gastroscopia con sedazione profonda, deve evitare nelle seguenti 12/24 ore attività che richiedono particolare impegno o prontezza di riflessi.
Prima di essere dimesso, il paziente riceve il referto con le immagini più rilevanti acquisite durante la gastroscopia.
Effetti Collaterali
In seguito alla gastroscopia, gli effetti collaterali sono molto rari ma pur sempre possibili. Nel caso sia stata eseguita una biopsia, il paziente dovrà evitare di assumere alimenti caldi, perché aumenterebbero il rischio di emorragie.
Importanza di un Approccio Multidisciplinare
Sottoporsi con consapevolezza e con la dovuta tranquillità a una gastroscopia è meno scontato di quanto sembri. Come si è visto, questo esame è legato a diversi tipi di possibili problematiche ed è eseguibile con differenti tecniche basate sulle singole necessità. In sede d’esame, è necessario sentirsi accolti, curati, compresi nelle proprie esigenze.
Ogni persona è un mondo a sé e come tale va trattata. Per questo, è opportuno affidarsi a ospedali specializzati improntati su un approccio multidisciplinare e su una visione più ampia.
Trattamento dell'Ernia Iatale
Se non è associata al reflusso, l’ernia iatale non richiede trattamenti specifici. Correggere la propria dieta, però, è quasi sempre opportuno. In caso contrario, invece, la terapia viene rivolta nei confronti del reflusso. Dunque con inibitori di pompa protonica o con gli H2 antagonisti.
Al contempo si possono adottare alcuni accorgimenti utili a ridurre il reflusso, soprattutto durante la notte. Tra questi: il sollevamento della testiera del letto, la scelta di cenare presto e di aspettare almeno tre ore prima di andare a letto, evitare di consumare pasti ricchi di liquidi e di bere molto dopo cena.
Non sempre va curata, almeno non sempre con farmaci o trattamenti medici. Il trattamento è incentrato in particolare sulle abitudini alimentari e gli stili di vita. La gestione della condizione nel tempo richiede la partecipazione attiva del paziente, la sua adesione ad abitudini virtuose. Anche dal punto di vista psicologico, gli stimoli che possono acuire i sintomi sono tanti.
È molto importante che il paziente sia consapevole di questo e che sviluppi, nel tempo, la capacità di modificare i propri comportamenti per guadagnarne in salute. Alle persone con ernia iatale in sovrappeso o obese viene raccomandata una dieta restrittiva: perdere peso aiuta a ridurre la pressione addominale e quindi la spinta sullo stomaco.
Di solito vengono prescritti farmaci che riducono la secrezione acida dello stomaco, come gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo) e gli antiacidi. Altri prodotti che possono essere utili in questi casi sono quelli antireflusso: si tratta di medicinali che formano uno strato protettivo sulla mucosa dell’esofago, impedendo che venga direttamente a contatto con i succhi gastrici che refluiscono.
Alcuni farmaci, come gli antinfiammatori FANS (aspirina, ibuprofene…), rendono la mucosa dello stomaco più vulnerabile nei confronti degli acidi e aumentano il rischio di sanguinamenti.
Intervento Chirurgico
Quando operare, quindi? Come approfondito nei paragrafi precedenti, nella maggior parte dei casi i sintomi possono essere tenuti sotto controllo modificando gli stili di vita.
Dieta e Stile di Vita
Sono raccomandati pasti leggeri e poco abbondanti. È anche consigliabile non coricarsi subito dopo mangiato, ma attendere 2-3 ore. La dieta dovrebbe avere carattere restrittivo, in caso di sovrappeso o obesità. Frutta e verdura, se non molto ricche di fibra, possono essere mangiate con relativa tranquillità. Non ci sono vere e proprie indicazioni per il pranzo, ma senz’altro è possibile dire che si tratta di un pasto nel quale è possibile introdurre quantità maggiori di cibo rispetto alla sera.
Rimedi Naturali
Anche se non sostituiscono i farmaci, alcuni estratti di origine vegetale possono dare sollievo ai sintomi. Gli estratti di finocchio aiutano a ridurre il meteorismo, perché hanno attività antifermentativa. Contribuiscono così a prevenire i dolori addominali e ad accelerare lo svuotamento dello stomaco.
Prevenzione dell'Ernia Iatale
Esistono fattori di base sui quali non si può agire, come l’età e il genere. Si sa infatti, che il rischio che lo sfintere esofageo si erni aumenta con l’età e l’invecchiamento dei tessuti. E anche che le donne sono più soggette a questo problema, soprattutto per cause ormonali.
Vi sono, tuttavia, aspetti sui quali è possibile intervenire con azioni mirate, a fini preventivi. Uno di questi è il peso corporeo: mantenere il peso forma aiuta a preservare le caratteristiche fisiologiche dello sfintere esofageo inferiore. Quelle appena ricordate sono raccomandazioni finalizzate a ridurre il rischio di erniazione e rientrano quindi nell’ambito della prevenzione primaria.
Molto si può fare per la prevenzione secondaria, cioè per proteggersi dal rischio delle complicanze, in primis gastroesofagee, di questo disturbo. Da questo punto di vista, assume rilevanza centrale l’alimentazione: optando per pasti leggeri, preparati al momento con cibi freschi e poveri di grassi animali e pietanze complesse ed elaborate, è possibile ridurre il rischio di reflusso gastroesofageo.
Quando fare la gastroscopia: le linee guida dell’American College of Physician
La gastroscopia è l’esame comunemente più utilizzato e fa parte della comune pratica clinica per la diagnosi di questa condizione, tuttavia una serie di studi hanno dimostrato che tra il 10 e il 40% delle gastroscopie vengono eseguite con una indicazione inappropriata e buona parte di queste riguardano proprio il reflusso.
L’utilizzo inadeguato della gastroscopia comporta un aumento ingiustificato dei costi, uno spreco delle risorse e, pur trattandosi di una procedura indolore e pressoché esente da complicanze, un disagio per il paziente che potrebbe essere evitato rispettando le corrette indicazioni.
Per queste ragioni l’American College of Physician ha recentemente emesso queste linee guida basate sulle migliori evidenze disponibili:
- la gastroscopia è indicata in uomini e donne con bruciore retrosternale e almeno uno dei seguenti segni di allarme: disfagia (difficoltà alla deglutizione), sanguinamento, anemia, perdita di peso e vomito ricorrente
- la gastroscopia è indicata in uomini e donne con
- sintomi tipici che persistono nonostante un ciclo di terapia di 4/8 settimane con un inibitore di pompa somministrato quotidianamente due volte al giorno
- esofagite erosiva severa evidenziata in una precedente gastroscopia dopo due mesi di terapia con inibitore di pompa per verificare la guarigione ed escludere l’esofago di Barrett. Escluso l’esofago di Barrett, non sono indicate ulteriori gastroscopie di principio dopo questa
- precedente stenosi (restringimento) esofageo infiammatorio con disfagia ricorrente
- la gastroscopia può essere indicata:
- negli uomini dopo i 50 anni con sintomatologia cronica da reflusso (per piu’ di 5 anni) e presenza di fattori di rischio (sintomi da reflusso notturni, ernia iatale, obesità soprattutto localizzata all’ addome, fumo) per individuare l’esofago di Barrett e l’adenocarcinoma esofageo.
- nei controlli periodici in pazienti noti portatori di esofago di Barrett. In assenza di displasia alle biopsie i controlli non dovrebbero essere più frequenti di uno ogni 35 anni mentre in caso di displasia sono indicati controlli più frequenti.
L’endoscopia digestiva ha sicuramente rivoluzionato la diagnosi e la terapia di questa ed altre malattie, l’utilizzo inappropriato della tecnica tuttavia, un po’ come in tutti i campi della medicina, va evitato per evitare di aumentare costi e rischi in assenza di benefici per il paziente.
Tabella Riassuntiva: Tipi di Ernia Iatale
| Tipo di Ernia | Descrizione | Frequenza | Caratteristiche |
|---|---|---|---|
| Da Scivolamento | Passaggio di una porzione dello stomaco attraverso lo iato esofageo | Circa 90% dei casi | Giunzione gastroesofagea spinta verso l'alto, spesso associata a reflusso |
| Da Rotazione (Paraesofagea) | Fondo dello stomaco passa in torace, giunzione esofago-gastrica rimane nella sua sede naturale | Rara | Giunzione esofago-gastrica in sede, fondo dello stomaco in torace |
| Mista (Tipo III) | Combinazione di ernia da scivolamento e paraesofagea | - | Rischio di conseguenze maggiore rispetto ad altri tipi |
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