Colestasi Gravidica: Cause, Sintomi, Diagnosi e Trattamento

Il periodo della gestazione comporta grossi cambiamenti a livello fisiologico nel corpo di una donna; il più delle volte non provocano alcun effetto tangibile, permettendo alla mamma in attesa di vivere il periodo della gravidanza in modo sereno. Talvolta, purtroppo, alterano l’equilibrio dell’organismo materno, scatenando alcuni disturbi: la colestasi gravidica è uno di questi.

In questo articolo andremo a scoprire cos’è la colestasi gravidica, quali sono le cause, il trattamento e la dieta da seguire nel caso si dovesse presentare tale condizione.

Cos'è la Colestasi Gravidica?

La colestasi gestazionale (anche conosciuta come colestasi intraepatica della gravidanza) è una disfunzione del fegato, definita come la riduzione o la cessazione del flusso biliare. La colestasi gravidica è una patologia a carico del fegato che insorge, prevalentemente, nel corso del terzo trimestre di gravidanza. Implica un’alterazione del normale deflusso della bile dal fegato al duodeno della madre, causando il versamento di sali biliari e altri composti, come ad esempio la bilirubina, nel circolo ematico materno.

Questa patologia è causata da un'alterazione della secrezione o del normale deflusso nel duodeno della bile, sostanza densa di colore giallo-verde, che viene prodotta dal fegato per consentire la digestione e l'assorbimento dei grassi. Come noto, la bile è un fluido giallo-verde vischioso e filante, di sapore amaro prodotto dal fegato, che consente la digestione degli alimenti e in particolare dei lipidi. Quando si verifica la colestasi, gli epatociti (cellule del fegato) smettono di funzionare e interrompono il flusso della bile.

La colestasi gravidica è una sindrome clinica di gravità variabile, che risulta dalla compromissione del normale flusso della bile. La colestasi gravidica è caratterizzata dall'aumento degli acidi biliari nel circolo ematico, da cui conseguono prurito generalizzato, associato o meno ad urine ipercromiche, ittero e steatorrea.

Quali sono le Cause della Colestasi Gravidica?

La colestasi gravidica riconosce un'eziologia multifattoriale, quindi risulta dall'interazione di più concause. Alla base, vi è un incremento della stasi biliare secondaria ad un'alterazione della secrezione o del normale deflusso di bile nel duodeno. È noto che la colestasi gravidica ha origine dall’interazione di diverse cause correlate.

Non sono del tutto chiare le cause della colestasi gravidica: probabilmente questa patologia è dovuta a un maggior affaticamento del fegato durante la gestazione, come del resto succede alla quasi totalità degli organi materni. Durante la gravidanza tutti gli organi sono sottoposti a un maggiore carico di lavoro per rispondere alle esigenze della vita che si sta formando in utero. Proprio per supportare l’aumentata attività, molti di questi vengono fisiologicamente irrorati da una maggior quantità di sangue.

Esistono alcuni fattori di rischio degni di nota, responsabili di un possibile scenario di colestasi in gravidanza, ovvero:

  • Colestasi gravidica in una precedente gravidanza;
  • Una gravidanza gemellare;
  • Una gravidanza ottenuta con fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione (FIVET);
  • Pregresso manifestarsi di colestasi con l’assunzione di contraccettivi ormonali;
  • Errate abitudini alimentari;
  • Provenienza della mamma da alcune aree geografiche specifiche (Pakistan, India, Sudamerica).

Ecco alcuni fattori che possono contribuire allo sviluppo della colestasi gravidica:

  • Fattori ormonali: La colestasi gravidica sembra dipendere da un incremento della normale stasi della bile intraepatica, in combinazione con le maggiori concentrazioni plasmatiche di estrogeni e progesterone. Il ruolo degli ormoni è suggerito dal fatto che la colestasi gravidica si manifesta soprattutto nella parte terminale della gravidanza. Inoltre, i sintomi tendono a risolversi dopo il parto, quando i livelli ormonali si normalizzano. Elevate concentrazioni di ormoni come il progesterone e gli estrogeni favoriscono lo sviluppo della malattia, soprattutto in presenza di una predisposizione genetica. Per questo motivo la malattia compare nell’ultimo trimestre, quando i livelli ormonali sono più elevati. La colestasi gravidica sembra essere causata da un’ipersensibilità agli ormoni della gravidanza.
  • Fattori genetici: La colestasi gravidica sembra manifestarsi in donne predisposte dal punto di vista genetico, in seguito all'interazione di vari fattori ambientali (come l'alimentazione) e le modificazioni ormonali che avvengono fisiologicamente in gravidanza. Recentemente, in alcune pazienti con colestasi gravidica, è stata rilevata una particolare mutazione genetica. Genetica: le alterazioni nell’eliminazione della bile e del colesterolo attraverso le cellule epatiche possono essere ereditate. Infatti, quando una donna sviluppa una colestasi in una gravidanza, c’è il 60% di possibilità che la stessa cosa accada in un’altra gravidanza.
  • Fattori ambientali: L'incidenza della colestasi gravidica varia in base a diverse aree geografiche. Inoltre, la malattia sembra manifestarsi in modo più grave nei mesi invernali. Anche la dieta può influenzare l'insorgenza della colestasi gravidica. L'incidenza della colestasi gravidica varia a seconda dell'etnia. Più nel dettaglio, le popolazioni in cui si riscontra con maggiore frequenza sono quelle di Cile, Bolivia e Paesi scandinavi, nelle quali può arrivare a colpire una donna incinta su 50. Fattori ambientali: l’incidenza varia in base alla posizione geografica e alla stagione, infatti la malattia sembra essere più grave in inverno. Anche la dieta può influenzare lo sviluppo della colestasi gravidica. In particolare, alcuni studi scientifici suggeriscono che la carenza di selenio possa giocare un ruolo importante.

Quali sono i Sintomi della Colestasi Gravidica?

Il sintomo tipico della colestasi gravidica è il prurito intenso e persistente. Il sintomo principale della colestasi gravidica è costituito dal prurito intenso e persistente. Il sintomo principale di questo disturbo è il prurito che inizia sui palmi delle mani e sulla pianta dei piedi, ma può diffondersi in tutto il corpo e aumentare durante la notte. Questa manifestazione è, di solito, precoce e non si associa ad un rash cutaneo.

La colestasi gravidica è caratterizzata da una sensazione pruriginosa, persistente e molto intensa, che esordisce nel secondo o nel terzo trimestre. Il prurito da colestasi gravidica si esacerba durante la notte e può essere così grave da limitare la qualità della vita della donna.

Altri sintomi riconducibili a una possibile colestasi gravidica in atto sono:

  • Ittero (pelle di colore giallastro);
  • Urine scure;
  • Feci di colore più chiaro, contenenti grasso;
  • Diminuzione dell’appetito;
  • Affaticamento generalizzato;
  • Aumento della nausea.

Prurito della Colestasi Gravidica

Il sintomo tipico della colestasi gravidica è la presenza di prurito senza manifestazioni di arrossamento o altre lesioni sulla pelle.

Le caratteristiche del prurito da colestasi gravidica sono:

  • È generalizzato;
  • Tende a peggiorare nel corso della notte, andando a incidere in modo negativo sulla qualità del sonno e comportando difficoltà nell’addormentamento;
  • Spesso coinvolge anche i palmi delle mani e la pianta dei piedi.

Durante la gravidanza, il prurito può essere considerato un sintomo piuttosto comune. Le modifiche che si verificano nella futura mamma, quali, ad esempio, la maggiore ritenzione idrica e l'aumento di volume di alcune parti del corpo, possono procurare uno stiramento cutaneo da cui potrebbe derivare una sensazione pruriginosa. A differenza di quanto accade nella colestasi gravidica, però, il prurito è lieve e localizzato a zone sottoposte a maggiore tensione, come addome, cosce e fianchi.

Colestasi Gravidica: Rischi per Mamma e Bambino

La colestasi gravidica è generalmente benigna per la gestante, anche se non è completamente esente da rischi dovuti a tale patologia; uno di questi è la maggiore possibilità di incorrere in un’emorragia post-partum. Possibile complicanza per la futura mamma è l'aumentata tendenza all'emorragia post-partum. Quest'ultima evenienza dipende dal malassorbimento della vitamina K, associata alla malattia (nota: la vitamina K è coinvolta nei meccanismi di coagulazione del sangue).

Se la colestasi gravidica, come detto, rappresenta una patologia innocua per la mamma nella maggior parte dei casi, lo stesso non si può purtroppo dire per il bambino. Le complicanze della colestasi gravidica sembrano essere dovute agli elevati livelli di acidi biliari nel sangue.

Il feto corre il rischio di:

  • Sindrome da distress respiratorio neonatale (insufficienza polmonare);
  • Bradicardia in fase perinatale (ritmo cardiaco rallentato durante il parto);
  • Liquido amniotico tinto per la presenza di meconio;
  • Parto pretermine;
  • In rarissimi casi, morte endouterina dopo la 34’ settimana di gestazione per anossia fetale(mancanza di ossigeno al bambino).

Anormalità del ritmo cardiaco fetale (es. Quest'evenienze sono più probabili in presenza di una concentrazione nel siero di acidi biliari superiore a 40 µmol/L (micromoli per litro) a digiuno.

Studi recenti stanno facendo emergere che la colestasi, se trascurata, può provocare danni anche seri al bambino, come sofferenza fetale, morte endouterina, asfissia neonatale o morte neonatale. Questo perché l’accumulo di acidi biliari nel sangue può ridurre la sintesi di surfattante polmonare, una sostanza prodotta dal feto che induce la maturità polmonare e consente al bambino l’autonomia respiratoria al momento della nascita. In più, possono provocare l’immissione di meconio (le prime feci prodotte dal bambino) nel liquido amniotico che, inalate, possono dare asfissia subito dopo la nascita.

Diagnosi e Trattamento della Colestasi Gravidica

Il medico diagnostica un quadro di colestasi gravidica sulla base di segni e sintomi evidenti e tipici, in particolare il prurito, e di analisi del sangue volte ad indagare la funzionalità del fegato della futura mamma; nella fattispecie le analisi riguarderanno la conta:

  • Delle transaminasi (importanti enzimi di origine epatica);
  • Di acido colico, importante acido biliare;
  • Di bilirubina;
  • Di gamma GT (ulteriori enzimi di origine epatica).

La diagnosi per la colestasi gravidica si esegue sulla base dei segni clinici (prurito) e sulla valutazione degli esami del sangue, che andranno a indagare la funzionalità epatica della donna. Per supportare e confermare la diagnosi, vengono effettuati degli esami del sangue che consentono di mettere in evidenza le più frequenti alterazioni correlate alla colestasi gravidica. Il reperto di laboratorio più sensibile e specifico è l'aumento della concentrazione sierica degli acidi biliari (>10 mmol/L). La più frequente alterazione di laboratorio correlata alla patologia è l'incremento dei livelli di acidi biliari sierici totali, a digiuno, oltre le 10 µmol/L. Presso il Laboratorio Diego Angeli, è possibile effettuare tutti gli esami e i test necessari per escludere o confermare la presenza della colestasi gravidica. Tra le analisi più specifiche c’è il test degli acidi biliari sierici che analizza l’eventuale aumento della concentrazione sierica di acidi biliari (>10 mmol/L).

La colestasi gravidica può essere classificata come lieve o severa e questa differenza è data esclusivamente dalla concentrazione di acidi biliari rilevata nel sangue dai test. Ciò richiede un monitoraggio attraverso una serie di test prenatali, tra cui l’Ecodoppler arterioso ombelicale, oltre al controllo dei livelli di acido biliare.

Il trattamento della colestasi gravidica è mirato alla diminuzione del fastidio derivante dall’intenso prurito e del livello di acidi biliari nel sangue tramite terapia farmacologica prescritta e controllata dal medico. La terapia per la colestasi gravidica è volta soprattutto a ridurre i fastidi legati al prurito, con cure locali sulla pelle, e ad abbassare la concentrazione di acidi biliari con cure farmacologiche. L’approccio terapeutico è finalizzato ad alleviare i sintomi e a prevenire eventuali complicanze.

Ecco alcuni farmaci utilizzati nel trattamento della colestasi gravidica:

  • Acido Ursodesossicolico: Questo medicinale contribuisce ad evitare la potenziale citotossicità degli acidi biliari accumulati nel sangue, riduce il prurito e normalizza i marcatori biochimici di funzionalità epatica; tuttavia, l'acido ursodesossicolico non diminuisce l'incidenza delle complicanze fetali. La terapia standard è a base di acido ursodesossicolico, un farmaco utilizzabile anche a dosi elevate: senza particolari controindicazioni per il feto.
  • Colestiramina: è una resina a scambio ionico che rappresenta l'alternativa terapeutica all'acido ursodesossicolico. Questa si lega agli acidi biliari nell'intestino e ne impedisce il riassorbimento, formando un complesso in seguito escreto con le feci. Di norma, l'uso di questo farmaco è sconsigliato in gravidanza, in quanto interferisce con l'assorbimento delle vitamine liposolubili e può peggiorare le eventuali coagulopatie materne e fetali.
  • Antistaminici orali (es.

Non c’è alcuna evidenza che dimostri la necessità di indurre il parto prima della 37’ settimana in caso di colestasi gravidica; la cura di tale patologia deve avere l’obiettivo di contenerne gli effetti negativi ed evitare le possibili complicanze, con lo scopo altrettanto importante di far vivere alla mamma una gravidanza e un parto sereni. In presenza di colestasi gravidica, il parto può essere indotto alla 36esima-37esima settimana di gestazione, quando lo sviluppo polmonare è ormai completo. Quando si diagnostica la colestasi gravidica, si avvia subito la terapia medica, con lo scopo di arrivare alla trentasettesima settimana di gravidanza e anticipare il parto.

Dopo aver partorito si assiste alla completa remissione della colestasi gravidica con rientro degli acidi biliari nei parametri normali entro circa quattro settimane. La colestasi gravidica si risolve nel puerperio, indicativamente entro 4-6 settimane dalla nascita del bambino. La colestasi intraepatica si risolve nel periodo postpartum, circa 4-6 settimane dopo il parto. In genere, i livelli di acidi biliari e transaminasi si abbassano rapidamente e i sintomi scompaiono nei mesi successivi. A sei settimane dal parto sarà necessario per la mamma un controllo che confermi la normalizzazione degli esami del sangue. Dopo il parto, è essenziale che le pazienti con colestasi della gravidanza misurino periodicamente i livelli di acidi biliari e i parametri epatici ogni 3-6 mesi.

Cosa Mangiare in Caso di Colestasi Gravidica?

Una situazione di colestasi gravidica, oltre a tutte le possibili conseguenze descritte, ha chiaramente un impatto anche sull’alimentazione della donna che ne è affetta. Dal punto di vista dell'alimentazione, in presenza di colestasi gravidica, è importante adottare una dieta a basso contenuto in grassi.

Il consiglio principale mira alla salvaguardia del fegato, dunque il medico vi potrebbe suggerire di evitare tutti quei tipi di cottura che risultano difficili da smaltire, come la frittura; potreste invece optare per metodi semplici come i ferri, il vapore e il lesso. In generale, le cotture dei cibi dovrebbero essere semplici (al vapore, lessati, ai ferri).

Nella vostra dieta a prova di colestasi gravidica possono sicuramente essere compresi:

  • Carni magre (bovino adulto, vitello, coniglio, cavallo);
  • Olio extravergine di oliva (circa tre cucchiai al giorno);
  • Pesci magri (spigola, sogliola, rombo, trota, orata);
  • Formaggi freschi (massimo tre volte a settimana).

Se si escludono condizioni gravi come la colestasi gravidica o la steatosi epatica acuta, sai qual è la prima cosa che ti dice il medico quando vengono riscontrare transaminasi alte in gravidanza? Di modificare la tua alimentazione! Anche la dieta può influenzare lo sviluppo della colestasi gravidica. In particolare, alcuni studi scientifici suggeriscono che la carenza di selenio possa giocare un ruolo importante.

Ecco alcuni consigli generali per uno stile di vita sano durante la gravidanza:

  • Avere uno stile di vita sano: Il fumo e l’alcol mettono a dura prova la salute del nostro organismo, anche del fegato!
  • Dieta equilibrata: Oramai sappiamo quanto i grassi facciano bene, anche in gravidanza, ma non possiamo ignorare che una dieta ricca di grassi saturi, in particolare se associata al consumo di zuccheri, si associ in letteratura scientifica all’aumento rischio cardiovascolare e al peggioramento della funzionalità epatica.
  • Cotture leggere: É assodato che le cotture leggere, come il vapore, i farri, senza troppe fritture, grassi, siano salutari per la linea, la salute e…il fegato. La frittura, in particolare, porta alla produzione di sostanze tossiche, come l’acrilamide.
  • Moderazione: Finire di mangiare senza sentirsi troppo sazi, è buona norma.
  • Limitare zuccheri e dolci: É importante limitare cibi come i dolciumi, lo zucchero, il riso bianco, le torte, caramelle di ogni tipo.
  • Evitare i funghi: Trattandosi infatti di un periodo della vita in cui il fegato risulta più appesantito, i funghi sono da evitare.

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