Linee Guida sull'Uso di Eparina Dopo Interventi Laparoscopici

Le complicanze trombo-emboliche in chirurgia sono frequenti, soprattutto in alcuni distretti corporei, e non sempre sono chiare le linee guida per una corretta profilassi, anche tra gli addetti ai lavori.

Gli episodi trombo-embolici possono colpire chiunque, senza distinzione di età o sesso.

Si stima che ogni anno negli USA ne siano colpiti fino a 900.000 persone, con una recidiva entro 10 anni del 33%.

«Sono numeri rilevanti che possono e devono essere contenuti attraverso una corretta profilassi, che deve partire dall’identificazione del rischio tromboembolico nel paziente e dal rischio emorragico legato alla procedura chirurgica.

Valutazione del Rischio Tromboembolico

Non tutti gli interventi chirurgici comportano gli stessi rischi di complicanze trombo-emboliche.

«Interventi di chirurgia ortopedica maggiore e di chirurgia oncologica hanno maggiore necessità di profilassi trombo-embolica.

Per esempio, in campo ortopedico, una protesi d’anca elettiva senza profilassi farmacologica può comportare complicanze fino al 50% dei pazienti.

Mentre la chirurgia oncologica rappresenta una grossa fetta di interventi chirurgici a rischio, perché il paziente stesso è predisposto a sviluppare eventi di tipo tromboembolico.

Anche se esistono linee guida internazionali a cui attenersi.

«Le più recenti sono quelle della Società Europea di Cardiologia, ma anche della Società Internazionale di Ematologia.

«Lo score di valutazione del paziente ci restituisce un valore numerico che indica il rischio, che deve essere rapportato al tipo di chirurgia a cui il paziente deve sottoporsi.

È necessario valutare caso per caso il rapporto rischio/beneficio della sospensione, modifica o implicazione della terapia con altri farmaci.

Gian Paolo Bezante, dirigente U.O. afferma che «Questi pazienti hanno bisogno di avere ben chiaro quando interrompere la terapia in atto prima dell’intervento.

È inoltre utile per l’equipe chirurgica anestesiologica conoscere come gestire la fase del pre-intervento, le ore successive e i giorni seguenti.

Linee Guida e Terapie Antitrombotiche

La Società Europea di Cardiologia negli ultimi anni ha sviluppato linee guida che hanno chiarito l’impatto delle nuove terapie.

I pazienti che sono stati sottoposti a rivascolarizzazione coronarica o hanno avuto in passato eventi coronarici acuti devono preferibilmente, ove possibile, effettuare un intervento di chirurgia non cardiaca in sola terapia aggregante, ossia con un solo antiaggregante piastrinico.

Federico Santolini, direttore U.O., spiega che «Le raccomandazioni americane ed europee sono molto diverse tra loro e in alcuni ambiti la letteratura è piuttosto scarna, come nel caso delle fratture.

Timing della Profilassi Tromboembolica

Un’altra considerazione importante riguarda il timing della profilassi, ovvero l’opportunità di attivare precocemente l’inizio della somministrazione dei farmaci antitrombotici: immediatamente dopo l’intervento o entro le 6/8 ore.

Non ci sarebbero evidenze di aumento del rischio tromboembolico, sottoponendo il paziente a profilassi anche più tardiva nell’arco temporale soprariportato.

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