L’anemia consiste nella scarsa concentrazione di emoglobina nel sangue. L’emoglobina è una proteina presente nei globuli rossi ed ha la funzione di trasportare l’ossigeno agli organi e ai tessuti. Si misura attraverso l’esame dell’emocromo.
Può capitare che, consultando i risultati delle analisi del sangue, si notino valori troppo bassi di emoglobina. Ma cosa significa avere l’emoglobina bassa e, soprattutto, quali rischi comporta per la propria salute? In linea generale, è possibile parlare di emoglobina bassa quando i suoi valori rilevati nel sangue sono inferiori ai 13,5 grammi per decilitro di sangue negli uomini, e al di sotto dei 12 grammi per decilitro nelle donne. Ci teniamo a rassicurare da subito i lettori e le lettrici: il rilevamento di basse quantità di emoglobina è abbastanza comune e, in gran parte dei casi, reversibile.
Le donne sono più colpite rispetto agli uomini. Durante l’età fertile influiscono negativamente le perdite di sangue dovute al ciclo mestruale. La menopausa, poi, provoca un calo di una proteina chiamata ferritina. Ma quali sono le cause dell’anemia, quando bisogna mettersi in allarme e come intervenire? Lo spiega il Dott.
Perché soffriamo di carenza di ferro anche in perimenopausa?
La carenza di ferro accompagna le donne durante tutto l’arco della loro vita fertile. Ma non solo. Le donne nell’arco della loro vita vanno incontro molto spesso a episodi di anemia. Non solo succede nell’arco di tutta la loro età fertile a causa dei cicli mestruali mensili, soprattutto se caratterizzati da cicli abbondanti e da ipermenorrea, ma anche con la gravidanza, il post partum, l’allattamento. E, per finire, anche durante la perimenopausa.
Ovvero tra i 45 e i 55 anni, quando la donna va incontro a cicli meno puntuali e anche più ballerini è vero, ma che più spesso hanno carattere emorragico. Se questa carenza di ferro viene sottostimata (il giusto fabbisogno giornaliero di ferro per le donne è pari a 18 milligrammi), questa potrebbe portare anche a una vera e propria patologia, l’anemia sideropenica. Un problema di salute che nasce proprio da una prolungata carenza di ferro.
Non è un caso infatti che molte donne (in perimenopausa) lamentino quei disturbi tipici da carenza di ferro, dovuti a frequenti episodi di ipermenorrea (o menorragia), che si verificano nei 3/4 delle donne in perimenopausa, anche in quelle donne che hanno sempre avuto cicli regolari e normali quantità di perdite di sangue. A cosa porta tutto questo? Ai disturbi tipici di questa fase di vita. Apatia, svogliatezza, mancanza di energia, decadimento cognitivo e declino affettivo, difficoltà di concentrazione.
Cause dell'emoglobina bassa
Le cause di emoglobina bassa possono essere davvero tante e legate a diversi fattori. Il deficit di ferro è molto comune tra le donne in gravidanza e nei più piccoli. Una carenza non curata, riduce i livelli di emoglobina e, quando non ci sono più riserve, porta ad anemia. Quando il corpo non ha livelli di ferro sufficienti per produrre l'emoglobina, le cause possono essere le emorragie e i sanguinamenti, oltre che uno scarso apporto con l'alimentazione. Una carenza di acido folico può presentarsi in chi eccede con l’alcol e in chi non assume buone dosi di cibi vegetali.
È possibile, pertanto, scoprire delle forme di anemia che non causano disturbi (asintomatiche) in occasione di analisi di laboratorio eseguite per altri motivi. Se sono presenti uno o più dei disturbi (sintomi) sopraindicati è consigliabile consultare il medico curante che effettuerà una visita generale e, se lo riterrà necessario, prescriverà alcuni semplici esami del sangue. L'emocromo, di norma, è accompagnato dall'esame microscopico dello striscio di sangue, analisi che oltre a confermare le quantità permette anche di valutare le dimensioni, l'intensità di colorazione e la forma dei globuli rossi.
Altri fattori che possono portare a carenza di ferro:
- Ridotta alimentazione, per povertà, restrizioni dietetiche o scelte alimentari, come succede nei vegani.
- Alterazioni dell’assorbimento, per gastriti, sindrome dell’intestino irritabile, sensibilità al glutine o al lattosio, celiachia.
- Aumentate perdite di sangue per gengiviti, gastriti, infiammazioni intestinali, emorroidi e/o flussi mestruali abbondanti.
- Aumentato fabbisogno, per crescita accelerata (pubertà), gravidanza, sport.
Sintomi di carenza di ferro
I sintomi dell’anemia vengono spesso sottovalutati fino a quando la patologia non progredisce a livelli severi. Il range normale di valori dell’emoglobina è compreso tra i 12g/dl e i 16g/dl. Quando la paziente è anemica si dovrebbe procedere a un’indagine ulteriore per escludere cause patologiche gravi.
Nella donna, oltre a pensare allo “stress da rientro” dalle vacanze, è saggio sospettare una possibile carenza di ferro quando soffra di:
- scarsa energia vitale, persistente stanchezza e facile affaticabilità;
- umore in grigio se non franca depressione (che raddoppia nelle donne anemiche);
- difficoltà di attenzione, concentrazione, memoria, e di apprendimento;
- perdita del desiderio e dell’interesse sessuale;
- perdita di capelli, ma anche glossite, mucosite e piccole fissurazioni ai lati delle labbra (“commissure”).
Sintomi meno considerati, ma molto importanti per la salute, includono la sensazione di mancanza di fiato (“dispnea”) non solo quando si fa sport, ma anche quando si cammini a un passo appena più veloce dell’abituale o si salgano le scale; i crampi durante l’attività fisica; la minore abilità motoria nello sport stesso.
Rimedi per l’emoglobina bassa
I rimedi per l’emoglobina bassa vanno adottati non appena se ne rilevano le scarse quantità nel sangue. È sicuramente importante sapere cosa mangiare in caso di emoglobina bassa e quali alimenti garantiscono il giusto apporto di ferro. Non possono mancare le carni rosse, meglio ancora se si assumono gli organi interni come milza, fegato e diaframma, oltre che i pesci e le uova. Allo stesso tempo, è essenziale garantirsi un buon apporto di vitamina C, che aiuta il corpo ad assorbire il ferro. È bene garantirsi un buon apporto di vitamina B12, presente negli stessi alimenti che apportano ferro, oltre all’acido folico. Per assimilare le giuste dosi di quest’ultimo è bene assumere fegato, ortaggi, frutta dolce e legumi.
In caso di emoglobina bassa è bene evitare di assumere alimenti ricchi di tannini e fibre alimentari, in quanto si tratta di sostanze che ostacolano l'assorbimento del ferro da parte dell'intestino. Solitamente basta circa un mese di trattamento per far tornare l'emoglobina ai valori normali.
Consigli utili:
- Avere una dieta bilanciata e varia, ricca di tutti i nutrienti, senza dimenticare pesce, uova e legumi.
- Preferire verdure al vapore o crude, perché la cottura in acqua e le alte temperature degradano il ferro, ma anche l’acido folico (contenuto per es. in broccoli e bietole).
- Non abbinare le verdure che contengono ferro (come gli spinaci) con i latticini, ma preferire prezzemolo o limone che ne favoriscono l’assorbimento grazie alla presenza di acido ascorbico.
Quando la dieta da sola non è sufficiente a colmare la carenza di ferro o l’aumentato fabbisogno organico di tale nutriente può essere utile ricorrere a un integratore alimentare.
Terapia farmacologica
Il primo punto è il più importante perché qualsiasi terapia farmacologica sarebbe inefficace se non fossero eliminate le cause alla base della mancanza di ferro. Per ricostituire le riserve, la terapia migliore è il ferro da prendere per bocca (via orale) perché è efficace e sicuro. La quantità (dose) può variare da 100 a 200 milligrammi al giorno, suddiviso in due dosi da prendere, preferibilmente, a digiuno. In questo modo, si assicura un efficace assorbimento del ferro e un rapido recupero dei livelli di emoglobina che possono aumentare anche di 1-2 grammi/decilitro in 2-4 settimane. La cura (terapia) dovrà essere continuata fino a riportare a livelli normali la quantità di ferro nei depositi. Tra le cause principali del fallimento delle cure vi è la scarsa collaborazione del malato nel rispettare le indicazioni e la durata della terapia prescritta dal medico. Solitamente, ciò avviene a causa della comparsa di effetti indesiderati (effetti collaterali) causati dal ferro che possono consistere in nausea, dispepsia, stipsi o diarrea, feci scure. Per ridurre tali disturbi, può essere utile suddividere e ridurre il dosaggio giornaliero e, contemporaneamente, prendere 500 unità di vitamina C che amplifica l'assorbimento del ferro. Alternative al solfato ferroso sono il gluconato ferroso e il fumarato ferroso. Le terapie endovenose con ferro-destrano sono molto più veloci nell'innalzare i valori di emoglobina e molto più efficaci, soprattutto nelle malattie da malassorbimento.
Il consiglio generale, quando si notano valori bassi di emoglobina dalle analisi del sangue, è di contattare direttamente il medico curante che, conoscendo la storia clinica del proprio paziente, saprà meglio come agire.
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