L'elettrocardiogramma (ECG) è un esame diagnostico non invasivo fondamentale per valutare l'attività elettrica del cuore. Questo test registra e riporta graficamente il ritmo e l'attività elettrica cardiaca, fornendo informazioni cruciali per la diagnosi di varie condizioni cardiache.
Cos'è un Elettrocardiogramma?
L’elettrocardiogramma (ECG o EKG) è un esame diagnostico non invasivo utilizzato per valutare l'attività elettrica e il ritmo del cuore.Durante il normale funzionamento del cuore, si verificano una serie di eventi elettrici che generano un'onda caratteristica sull'elettrocardiogramma. Questi eventi includono la depolarizzazione atriale, la depolarizzazione ventricolare e la ripolarizzazione ventricolare. In un elettrocardiogramma normale, le onde elettriche registrate mostrano un modello regolare e ben definito. L'elettrocardiogramma è semplice e veloce.
L'Elettrocardiografo
Prima di analizzare ciascun tipo di elettrocardiogramma, è bene chiarire cos'è un elettrocardiografo. Un elettrocardiografo è un dispositivo computerizzato che, attraverso una serie di elettrodi, registra la funzione cardiaca e la traduce graficamente su un monitor o su un foglio di carta millimetrata. Il grafico ottenuto dopo la registrazione della funzione cardiaca prende il nome di tracciato. In un generico tracciato, a descrivere il ritmo e l'attività elettrica del cuore sono delle linee, che nel gergo medico assumono la dicitura di "onde". L'aspetto delle onde e la distanza tra loro sono gli elementi del tracciato che permettono ai cardiologi di interpretare lo stato di salute del cuore sotto esame. L'ultima informazione fondamentale sull'elettrocardiografo concerne i tempi e la velocità dell'apparecchio nel disegnare il tracciato.
Tipi di Elettrocardiogramma
Esistono diverse tipologie di elettrocardiogramma, tra cui:
- ECG a riposo: Viene eseguito mentre il paziente è sdraiato su un lettino.
- ECG sotto sforzo: Registrato durante l'esercizio fisico, solitamente su un tapis roulant o una cyclette.
- ECG secondo Holter: Un elettrocardiogramma dinamico che monitora la funzione cardiaca per 24-48 ore.
Elettrocardiogramma a Riposo
Per condurre l’elettrocardiogramma a riposo (ECG a riposo), il paziente viene invitato a togliere alcuni indumenti e a sdraiarsi su un lettino comodo nell'ambulatorio medico. Successivamente, un assistente, di solito un infermiere, applica gli elettrodi dell'elettrocardiografo sul torace, sulle braccia e sulle gambe del paziente. Una volta applicati gli elettrodi, l'assistente o il cardiologo avvia il registratore dell'elettrocardiogramma e inizia la registrazione dei dati. Complessivamente, l'intera procedura, dalla preparazione del paziente alla registrazione dei dati, richiede solo alcuni minuti.
Elettrocardiogramma sotto Sforzo
L'elettrocardiogramma sotto sforzo, noto anche come test da sforzo o test ergometrico, è un esame in cui l'ECG viene registrato durante l'esercizio fisico effettuato di solito su un tapis roulant o una cyclette. Durante il test da sforzo, il paziente cammina o pedala gradualmente su una macchina da esercizio mentre la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e l'elettrocardiogramma vengono monitorati.
Elettrocardiogramma secondo Holter
L'elettrocardiogramma secondo Holter è un tipo di elettrocardiogramma che, grazie all'impiego di un elettrocardiografo portatile, permette di monitorare la funzione cardiaca nell'arco di un certo periodo di tempo, in genere 24-48 ore. L'idea di realizzare un elettrocardiografo portatile, che registrasse la funzione cardiaca per un certo numero di ore consecutive, nasce dalla necessità di "catturare" quelle aritmie discontinue, a comparsa sporadica, che un ECG a riposo fatica a evidenziare. L'obiettivo di questo tipo di esame è catturare le aritmie sporadiche e discontinue che potrebbero non essere evidenti durante un normale elettrocardiogramma a riposo. L'installazione dell'elettrocardiografo portatile, solitamente compito di un assistente medico, è una procedura semplice e indolore che coinvolge l'applicazione di elettrodi sul torace del paziente. Elaborazione dei dati registrati: una volta terminato il periodo di monitoraggio, i dati registrati vengono elaborati e tradotti in un tracciato grafico caratteristico. Durante il periodo di monitoraggio, il paziente può continuare le sue attività quotidiane normali, facendo attenzione a non danneggiare il dispositivo o a staccare gli elettrodi. Curiosità: in un alcuni casi davvero particolari, l'elettrocardiogramma dinamico secondo Holter può durare anche 7 (sette) giorni.
Preparazione e Procedura
Prima che abbia inizio l'elettrocardiogramma a riposo, un assistente del medico - in genere un infermiere - invita il paziente a togliersi gli indumenti e ad accomodarsi in un comodo lettino, presente nell'ambulatorio dove avverrà la procedura diagnostica. Al termine di questa parte preliminare, lo stesso assistente applica sul torace, sulle braccia e sulle gambe del paziente gli elettrodi dell'elettrocardiografo. In numero di 12 o 15, gli elettrodi per un ECG a riposo sono di fatto delle placche metalliche, applicabili alla pelle in vari modi: tramite una porzione adesiva (in questo caso assomigliano a dei cerotti), tramite ventose o tramite un gel adesivo. Dopo l'applicazione degli elettrodi sul paziente, il "solito" assistente medico o il cardiologo avviano l'elettrocardiografo e ha così inizio la registrazione. La fase di registrazione dura in genere pochi secondi, che è quanto basta per ottenere un tracciato sufficiente a una valutazione della funzione cardiaca. Durante la procedura vera e propria, il paziente deve respirare regolarmente - salvo altre indicazioni - ma non deve muoversi o parlare, perché così facendo potrebbe falsare l'esito dell'esame.
L'elettrocardiogramma ha una durata di pochi minuti ed è un esame sicuro e indolore. Non ci sono controindicazioni per l'esecuzione dell'elettrocardiogramma standard. L'elettrocardiogramma non richiede alcuna preparazione particolare. Tuttavia, è bene precisare che i pazienti sottoposti a cure farmacologiche o portatori di pacemaker (o strumenti simili) devono comunicare al medico cardiologo questa loro condizione.
Interpretazione del Tracciato ECG
In un tracciato ECG, diverse onde descrivono il ritmo e l'attività elettrica del cuore:
- Onda P: Rappresenta la contrazione degli atri del cuore (depolarizzazione degli atri). Dura in media 0,08 secondi.
- Complesso QRS: Rappresenta la contrazione dei ventricoli (depolarizzazione dei ventricoli). Dura in genere 0,12 secondi. Durante la contrazione dei ventricoli, ha luogo il rilassamento degli atri, contrattisi in precedenza.
- Onda T: Esprime il rilassamento dei ventricoli (ripolarizzazione dei ventricoli).
Nel loro insieme, le onde P, Q, R, S e T costituiscono il cosiddetto complesso PQRST. I cardiologi chiamano l'intervallo esistente tra due complessi PQRST con il termine di "intervallo R-R".
L'Infarto del Miocardio: Cosa Sapere
L'infarto del miocardio, o attacco di cuore, si verifica quando il flusso di sangue al miocardio è inadeguato, causando la morte di un'area del muscolo cardiaco. Spesso provocata dall'aterosclerosi, questa grave condizione coincide con la necrosi (cioè la morte) del tessuto miocardico, da cui deriva una riduzione delle capacità contrattili del cuore.
Cause dell'Infarto Miocardico
L’infarto miocardico è prodotto dall’occlusione parziale o totale di un’arteria coronarica. Questo avviene per la formazione di un coagulo (o trombo) su una delle lesioni aterosclerotiche che possono essere presenti sulla parete vascolare e che sono a stretto contatto con il lume interno. In rari casi l’infarto è la conseguenza di una malformazione coronarica (con restringimento del lume e formazione comunque di un trombo) o dello scollamento tra i foglietti della parete coronarica (dissezione) che porta quello interno a sporgere nel lume restringendolo in modo rilevante e predisponendolo alla chiusura totale (anche in questo caso per trombo o per compressione meccanica).
Le arterie che forniscono sangue al cuore si chiamano coronarie. Come le altre arterie possono essere soggette a una patologia degenerativa denominata aterosclerosi che le rende inizialmente solo più rigide, poi si associa alla deposizione di calcio e infine conduce alla formazione di incrostazioni (“placche”), che le restringono. A volte restringimenti anche critici delle coronarie non danno sintomi. Più spesso, il cuore riceve abbastanza sangue a riposo, ma non quando è richiesto un lavoro maggiore, cioè sotto sforzo o stress. Quando la richiesta di sangue è superiore al flusso effettivo che raggiunge il cuore si parla di ischemia cardiaca.
Sintomi dell'Infarto Miocardico
Tra i più classici sintomi dell'infarto, rientrano: dispnea, dolore al petto, cardiopalmo, cianosi, ipossia, nausea, vomito, stato confusionale e alterazioni di vario genere del ritmo cardiaco.
Il sintomo più caratteristico e frequente dell’ischemia miocardica è il dolore al petto. Le caratteristiche di questo dolore sono molto diverse da paziente a paziente:
- può essere percepito come peso o come costrizione (“sento una morsa che mi stringe”) o come bruciore;
- può essere localizzato al centro del petto oppure a sbarra, in mezzo al torace o più in basso, verso lo stomaco;
- può essere irradiato al collo, alle braccia, soprattutto al braccio sinistro, alla mandibola, alla schiena. A volte il dolore è presente solo in queste sedi ”atipiche”.
Il dolore dell’infarto ha le stesse caratteristiche di quello dell’angina, è solo più intenso e, soprattutto, prolungato. Il dolore anginoso raramente supera i 10-20 minuti, mentre quello dell’infarto può durare anche giorni. Oppure può presentarsi a più riprese senza apparenti situazioni scatenanti.
Altri sintomi che possono presentarsi sono:
- forte stanchezza e debolezza;
- nausea;
- vomito;
- sudorazione intensa;
- tosse e difficoltà respiratoria (dispnea);
- vertigini e capogiri;
- senso di malessere opprimente, simile a quello causato da un attacco di panico.
Tipi di Infarto del Miocardio
Esistono vari tipi di infarto del miocardio. I tipi principali sono: l'infarto del miocardio inferiore, l'infarto del miocardio anteriore, l'infarto del miocardio antero-laterale e l'infarto del miocardio posteriore. Ogni tipo di infarto determina, sul tracciato elettrocardiografico, anomalie simili ma con localizzazione diversa.
Si possono distinguere più tipi di infarto al miocardio:
- Quello causato da uno o più restringimenti critici delle coronarie, senza una occlusione acuta. Spesso si riconosce un fattore precipitante: un aumento della richiesta di lavoro cardiaco (come uno sforzo importante o una aritmia veloce); oppure l’anemia, che riduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno;
- L’infarto legato a una ostruzione acuta della coronaria. L’occlusione coronarica può essere dovuta ad uno spasmo o ad una dissezione (“slaminamento” della parete di una coronaria, che blocca il flusso di sangue) oppure a una embolia (ostruzione da parte di un coagulo che si è formato altrove). La causa più frequente è però la trombosi coronarica, cioè la costituzione di un coagulo in una coronaria, in genere in corrispondenza di un restringimento preesistente. È il quadro più tipico di infarto.
Diagnosi dell'Infarto Miocardico
La diagnosi di infarto viene in genere effettuata mediante l’elettrocardiogramma. In alcuni casi (soprattutto quelli non associati ad una occlusione coronarica acuta) è necessaria la conferma mediante analisi del sangue, per determinare la concentrazione degli enzimi cardiaci, cioè specifiche proteine che si liberano nel sangue quando le cellule cardiache sono danneggiate.
È possibile verificare la diagnosi di infarto del miocardio e valutare i danni causati dallo stesso attraverso un ecocardiogramma con Color Doppler. La malattia delle coronarie viene valutata mediante coronarografia con impiego del mezzo di contrasto.
Trattamento dell'Infarto Miocardico
La terapia d’urgenza per l’infarto del miocardio è la rivascolarizzazione (ripristino del flusso di sangue) mediante l’angioplastica coronarica, ovvero la dilatazione meccanica della coronaria occlusa e il ripristino del calibro originario del vaso mediate l’impianto di uno stent (una struttura di sostegno metallica che mantiene il vaso aperto e con il diametro desiderato). In alternativa il paziente può ricevere una terapia farmacologica trombolitica (che serve cioè a sciogliere il coagulo).
Il primo obiettivo del trattamento dell’infarto miocardico, all’esordio della malattia, è quello di promuovere la riapertura della coronaria che si è occlusa. Altri farmaci, tra cui gli anticoagulanti, gli antiaggreganti, i betabloccanti, gli ACE inibitori e le statine, sono quasi sempre presenti nel corredo farmacologico del paziente colpito da infarto miocardico. In tutti i casi in cui si sia rilevata una malattia coronarica grave o estesa e che non siano trattabili con l’angioplastica coronarica e lo stent si può ricorrere all’intervento di bypass coronarico che consiste nel creare chirurgicamente un canale di comunicazione fra l’aorta e la coronaria ristretta o ostruita a valle della lesione, mediante l’utilizzo di altre arterie (arteria mammaria interna) o vene (safena rimossa dagli arti inferiori).
Cosa Fare in Caso di Sospetto Infarto
Se compaiono sintomi che fanno sospettare un infarto del miocardio è importante chiamare immediatamente un’ambulanza, telefonando al 112. Non bisogna trasportare il paziente in ospedale in autonomia, per diversi motivi:
- Il personale sanitario è in grado di registrare un tracciato elettrocardiografico sul posto e confermare la diagnosi. A questo fa seguito l’immediato trasporto del paziente nel centro attrezzato più vicino che abbia una sala di emodinamica attiva e ricettiva, per il trattamento di urgenza;
- Le prime fasi dell’infarto sono pericolose. Il personale sanitario può far fronte a complicanze potenzialmente letali e tenere in vita il paziente fino al trattamento dell’occlusione coronarica;
- Il paziente viene trattato già in loco con alcuni famaci che migliorano l’esito delle procedure successive.
Cosa Succede Durante il Ricovero per Infarto?
Nelle prime fase del ricovero il paziente viene ricoverato in un reparto di terapia intensiva dedicato, l’Unità Coronarica. Grazie a strumenti di monitoraggio particolari si possono identificare e trattare precocemente eventuali complicanze. Inoltre si inizia il trattamento che accompagnerà il paziente dopo la dimissione, con lo scopo di prevenire la progressione della malattia coronarica e prevenire nuovi episodi infartuali. La rivascolarizzazione precoce ha cambiato la prognosi e le prospettive di vita del paziente infartuato: nella maggior parte dei casi la dimissione può essere precoce, dai 3 ai 5 giorni dopo l’infarto, e quindi la ripresa più rapida.
Riabilitazione dopo l'Infarto
Nella maggior parte dei casi dopo un infarto viene consigliato un percorso di riabilitazione cardiologica per arrivare al completo recupero della forma fisica. Specialisti della riabilitazione, fisioterapisti, infermieri, psicologi e dietisti mettono a punto un programma di recupero che prevede educazione alla attività fisica alla alimentazione corretta e in generale contribuisce a eliminare comportamenti che aumentano il rischio cardiovascolare. La riabilitazione può essere condotta in ospedale o dopo la dimissione, in regime ambulatoriale. I tempi per il rientro al lavoro dipendono dalle lesioni subite e dal tipo di attività lavorativa.
Come Cambia la Vita dopo l'Infarto?
Dopo un infarto del miocardio sono spesso necessari alcuni cambiamenti nello stile di vita. È importante, infatti, agire su tutti i fattori di rischio modificabili:
- tenere sotto controllo il peso corporeo;
- smettere di fumare;
- evitare l’alcol;
- seguire un’alimentazione sana ed equilibrata (povera di cibi grassi, sale e zuccheri);
- fare attività fisica moderata.
Dopo un infarto possono essere prescritti per lunghi periodi farmaci (antiaggreganti piastrinici come l’acido acetilsalicilito, beta-bloccanti, ACE inibitori e sartani, ipocolesterolemizzanti) che riducono il rischio di progressione della malattia coronarica e di ulteriori eventi infartuali.
La terapia prescritta alla dimissione prevede sempre l’Aspirina spesso associata ad un altro antiaggregante, che andrà mantenuto per un tempo variabile da un mese ad un anno, il betabloccante, l’ACE-inibitore e la statina. Questa terapia e’ spesso affiancata da altri preparati, secondo le caratteristiche individuali dei soggetti e le malattie associate.
Dopo un infarto miocardico può essere indicato un periodo di riabilitazione cardiologica. Il sesso femminile appare proporzionalmente meno coinvolto e ad un’età più avanzata rispetto a quello maschile. L’infarto miocardico giovanile rappresenta un campo ancora poco indagato ma richiede grande attenzione in quanto le cause, le caratteristiche, il risvolto sociale e psicologico dei pazienti giovani con sindrome coronarica acuta è spesso molto differente dai pazienti più anziani.
Prevenzione
Ancora una volta la modificazione dello stile di vita può contribuire enormemente alla prevenzione.
- Ridurre il proprio peso corporeo fino al raggiungimento di un valore nella norma per età e sesso.
- Praticare attività fisica regolarmente, con intensità variabile a seconda di età e condizioni generali di salute.
- Evitare cibi grassi, eccessivamente conditi o fritti.
- Non eccedere con alcool (un bicchiere di vino al pasto al giorno) e dolci.
Fattori di Rischio
L’aterosclerosi coronarica è una patologia degenerativa, associata all’invecchiamento. Tuttavia diverse condizioni (i cosiddetti fattori di rischio cardiovascolari) possono accelerare lo sviluppodella malattia aterosclerotica che può manifestarsi anche molto precocemente. Distinguiamo fattori di rischio modificabili e non modificabili.
Fattori di rischio non modificabili:
- La familiarità: se un parente stretto, genitore, fratello, figlio ha avuto un infarto in età giovanile, si è esposti a un rischio maggiore rispetto a chi non ha eventi del genere in famiglia.
- Il genere maschile è più esposto ad eventi ischemici in età giovanile. L’infarto colpisce prevalentemente dopo i 45 anni gli uomini e dopo i 55 le donne. Tuttavia, dopo la menopausa la frequenza dell’infarto aumenta nelle donne fino a diventare in età avanzata più alta rispetto agli uomini.
Fattori di rischio modificabili:
- Stile di vita: sedentarietà e fumo di tabacco sono fra i più importanti fattori di rischio cardiovascolare.
- Alimentazione: Una dieta troppo ricca di calorie e grassi contribuisce ad aumentare il livello di colesterolo e di altri grassi (lipidi) nel sangue, rendendo molto più probabili l’aterosclerosi e l’infarto.
- Ipertensione arteriosa: la “pressione alta” o ipertensione arteriosa può avere varie cause e interessa una larga fetta della popolazione di età superiore ai 50 anni. Si associa ad una aumentata probabilità di sviluppare l’aterosclerosi e le sue complicanze, come l’infarto cardiaco o cerebrale.
Alimentazione e Infarto
La dieta da seguire dopo un infarto o un intervento di angioplastica coronarica deve contribuire a mantenere ottimale la pressione arteriosa e i livelli di colesterolemia. È necessario limitare il sale (la dose massima consentita è di meno di 5 grammi al giorno, corrispondenti a circa un cucchiaino), evitando alimenti come patatine, cracker confezionati, insaccati e carni lavorate. È importante, inoltre, ridurre il consumo di grassi animali, carni rosse, cibi fritti, dolci e bevande zuccherine. Da limitare anche gli stimolanti come caffè, tè, bevande energetiche.
Possono essere consumati nelle dosi appropriate verdure crude e cotte, legumi, cereali, frutta fresca e secca, proteine magre (pollame e pesce ad alto contenuto di acidi grassi omega-3, come sgombro, merluzzo, alici, sardine), latte, yoghurt e formaggi magri, olio extravergine di oliva.
ECG e Infarto: Alterazioni Elettrocardiografiche
Durante un infarto miocardico, l'ECG può mostrare diverse alterazioni, tra cui:
- Sopraslivellamento del tratto ST (STEMI)
- Sottoslivellamento del tratto ST (NSTEMI)
- Inversione dell'onda T
- Onde Q patologiche
Ogni tipo di infarto determina, sul tracciato elettrocardiografico, anomalie simili ma con localizzazione diversa. Scomparsa dell'onda S, la quale va a fondersi con l'onda T.
Segni ECG di Ischemia Miocardica
Il principale segno predittivo per riconoscere un infarto miocardico dall’ECG è la modificazione del tratto ST e dell’onda T, sopra o sotto la linea isoelettrica. IMA antero-laterale esteso tipico di occlusione del tronco comune. Gli NSTEMI possono presentarsi come un sottoslivellamento di più di 1 mm al di sotto della linea isoelettrica e rappresentano di solito un infarto subendocardico, un processo necrotico della parte interna del miocardico. I segni di STEMI invece, rappresentano un infarto transmurale che coinvolge la parete miocardico a tutto spessore, dall’endocardio all’epicardio. Questi segni sono evidenti quando il punto J sopraslivella più di 1 mm al di sopra della linea isoelettrica.
Nota bene: come abbiamo potuto constatare, nel paziente con dolore toracico ed ECG negativo non deve mai essere esclusa la possibilità di SCA in atto, e dovranno essere eseguite altre valutazioni come e il rilevamento di biomarcatori di necrosi miocardica (ad esempio le troponine), indagare attraverso altre metodiche come l’ecocardiogramma, eseguire tracciati elettrocardiografici seriati nel tempo, al bisogno, alla prescrizione, e all’evoluzione dei sintomi. Tuttavia, un sopraslivellamento diffuso del tratto ST in quasi tutte le sue derivazioni nel paziente giovane e senza fattori di rischio, è da considerare probabilmente come predittivo di pericardite piuttosto di un IMA che coinvolga tutte le pareti cardiache contemporaneamente. Inoltre, lievi sopraslivellamenti nelle derivazioni precordiali V1 e V2 possono essere riscontrate in giovani maschi (Russo, 2004) e, sempre nelle stesse derivazioni precordiali, T negative fisiologiche nelle giovani donne soprattutto (Wasserburger, 1956).
Limitazioni dell'ECG
Purtroppo, non sempre l’esecuzione dell’elettrocardiogramma ci permette di interpretare i segni di infarto miocardico acuto, poiché alcune patologie modificano il tracciato rendendo molto più difficile l’individuazione dei segni patologici: quadri di pericardite acuta, ipertrofia ventricolare sinistra, blocco branca sinistra, sindrome di Brugada e quadri di ripolarizzazione possono modificare irrimediabilmente il tratto ST occultando i segni elettrocardiografici di ischemia (Thygesen, 2018). Altre volte, i segni predittivi di IMA non sono ancora evidenti, in quanto gli eventi che definiscono la cascata ischemica, l’insieme di tutti gli eventi fisiopatologici che si verificano in risposta all’ischemia miocardica, richiedono diversi strumenti diagnostici in momenti diversi.
In ogni caso, è necessario segnalare che questo articolo non può sostituire un manuale di apprendimento, come quello consigliato all’inizio, e non è sufficiente, da solo, per imparare a leggere un ECG. Può rappresentare, però, un primo passo utile per cominciare.
Riferimenti:
- Tobruk, D. (2021). ECG Facile: dalle basi all’essenziale.
- Thygesen, K., Alpert, J. S., Jaffe, A. S., Chaitman, B. R., Bax, J. J., Morrow, D. A., White, H. D., & Executive Group on behalf of the Joint European Society of Cardiology (ESC)/American College of Cardiology (ACC)/American Heart Association (AHA)/World Heart Federation (WHF) Task Force for the Universal Definition of Myocardial Infarction (2018). Fourth Universal Definition of Myocardial Infarction (2018). Circulation, 138(20), e618-e651.
- Russo, R., Fadini, G,. (2004). L’interpretazione dell’elettrocardiogramma - Manuale rapido di apprendimento.
- Wasserburger, R.H., Lorenz, T.H. (1956). The effect of hyperventilation and probanthine on isolated RS-T segment and T-wave abnormalities. American heart journal, 51(5), 666-683.
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