Il tumore al seno è una patologia oncologica che origina dai tessuti ghiandolari e si sviluppa autonomamente rispetto alla ghiandola mammaria, senza che il nostro organismo possa esercitare un controllo sulla riproduzione delle cellule coinvolte. Il carcinoma della mammella è il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia.
Si può però fare molto per ridurre il rischio del tumore al seno o per diagnosticare la malattia in fasi precoci, quando è più curabile. Grazie ai continui progressi della medicina e agli screening di popolazione per la diagnosi precoce, oggi di tumore del seno si muore meno che in passato.
Circa 9 donne su 10 (88%) sono vive dopo 5 anni dalla diagnosi di tumore mammario e 8 su 10 (80%) lo sono a 10 anni dalla diagnosi.
Screening e Prevenzione: A Chi è Rivolto?
Prima di parlare di mammografia e richiamo per ecografia, andiamo a vedere a chi è rivolto lo screening per il tumore al seno. In aggiunta all’autoesame mensile, a partire dai 25 anni è consigliabile fare almeno un’ecografia al seno ogni anno. Inoltre, considerando che l'ecografia al seno è particolarmente efficace nella diagnosi di eventuali noduli o problematiche nelle donne giovani, potrebbe essere opportuno effettuarla già dai 25 anni. Nelle donne giovani, l’ecografia e la mammografia si eseguono solo in caso di necessità.
L’ecografia rappresenta l’indagine di prima scelta nelle donne di età inferiore ai 40 anni, in cui la struttura ancora prevalentemente ghiandolare della mammella non rende efficace lo studio attraverso la mammografia. Questo esame è indolore, veloce e privo di rischi. Le donne dopo i 40 anni devono sottoporsi all’esame mammografico.
Detto ciò, la mammografia rappresenta sicuramente l'esame più efficace per lo screening e la prevenzione del tumore al seno, ma non sempre questo esame è sufficiente per una diagnosi definitiva, in quanto le caratteristiche del tessuto della mammella possono influenzare l'identificazione chiara di una lesione, di un nodulo o di altri disturbi. Poiché, come accennato prima, questi due esami sono complementari, possono essere effettuati entrambi per la diagnosi di un tumore al seno.
La mammografia oggi può essere svolta anche con tomosintesi, ovvero con una tecnica che permette una visualizzazione volumetrica in 3D ad alta definizione della mammella. Il programma di screening mammografico nell’Emilia Romagna prevede il primo invito a 45 anni e fino a 49 anni l’esame è annuale.
Autopalpazione
La prevenzione del tumore del seno deve cominciare a partire dai 25 anni con l’autopalpazione, affiancata alla mammografia biennale dopo i 45-50 anni. L’autopalpazione è un esame che ogni donna può effettuare comodamente a casa propria: permette di cogliere precocemente cambiamenti nelle mammelle.
L’esame si svolge in due fasi: l’osservazione, che permette di individuare alterazioni nella forma del seno o del capezzolo, e la palpazione, che può far percepire la presenza di piccoli noduli che prima non c’erano.
Quando si parla di autopalpazione si pensa solo a un esame per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma in realtà grazie a questo esame possono emergere altri segnali che devono spingere a consultare un medico, come retrazioni o cambiamenti della pelle, perdite di liquido dai capezzoli e cambiamenti di forma della mammella.
A partire dai 25 anni l’esame può essere effettuato una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo (contando a partire dal primo giorno di mestruazioni). Rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, per cui effettuando l’autopalpazione in un periodo diverso da quello consigliato si potrebbero creare confusioni o falsi allarmi.
È bene ricordare che, oltre agli ormoni, anche l’età, il peso corporeo, la familiarità e l’uso di contraccettivi orali influenzano la struttura del seno. A volte, specialmente nelle donne giovani, il seno è particolarmente denso e difficile da valutare correttamente con l’autoesame.
Tra i 40 e i 50 anni il numero di nuovi casi (in gergo, incidenza) di tumore del seno aumenta in modo rapido e costante. Quindi, per le donne in questa fascia di età l’autopalpazione è particolarmente raccomandata come strumento di prevenzione, per cui è importante che sia effettuato con regolarità. Con il sopraggiungere della menopausa si può eseguire questo controllo in qualunque periodo del mese.
L’autopalpazione è un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non basta. A partire dai 45-50 anni, o anche prima in caso di familiarità o alterazioni, deve essere abbinata a visite senologiche e a esami strumentali più precisi come ecografia o mammografia.
Visita Senologica
La visita senologica consiste nell’esame clinico completo del seno da parte di un medico specializzato. L’esame, semplice e indolore, è effettuato nello studio del medico senza l’ausilio di particolari strumenti. Questo tipo di valutazione da sola in genere non è sufficiente a formulare una diagnosi precisa, ma può essere utile a chiarire situazioni sospette.
Il senologo, prima di cominciare l’esame vero e proprio delle mammelle, si occupa dell’anamnesi, ovvero della raccolta di informazioni utili alla diagnosi: eventuale presenza di casi di tumore del seno in famiglia, età di comparsa del primo ciclo mestruale e della menopausa, numero di gravidanze, alimentazione, uso di terapie ormonali (per esempio contraccettivi orali e terapie ormonali sostitutive in menopausa).
Solo dopo aver terminato questa fase il senologo procede con l’esame clinico, che parte con l’osservazione e termina con la palpazione. La visita annuale dal senologo non è necessaria per le donne più giovani, ma è sufficiente rivolgersi al proprio medico di famiglia o al ginecologo per i controlli. In caso di dubbio sono proprio il medico di famiglia o il ginecologo a consigliare una visita senologica specialistica durante la quale, grazie anche a esami come l’ecografia, è possibile distinguere tra patologie maligne e benigne del seno e se necessario, impostare un percorso terapeutico adeguato.
Esami Strumentali
Esistono strumenti molto efficaci per la diagnosi precoce del tumore del seno, primo tra tutti la mammografia, affiancata da altri, come ecografia o risonanza magnetica. La prevenzione è fondamentale perché individuare un tumore ancora molto piccolo aumenta notevolmente la possibilità di curarlo in modo efficace, ma è importante che venga scelto lo strumento più adatto.
Tra i 20 e i 40 anni generalmente non sono previsti esami particolari. Solo in situazioni specifiche, per esempio in caso di familiarità o di scoperta di noduli, si approfondisce l’analisi con un’ecografia o una biopsia (agoaspirato) del nodulo sospetto. La mammografia non è raccomandata, perché in questa fascia d’età il tessuto mammario è molto denso, per cui renderebbe poco chiari i risultati.
Ci sono però alcune eccezioni: nelle linee guida AIOM si legge infatti che sarebbe opportuno iniziare i controlli mammografici già a 25 anni o comunque 10 anni prima dell’età di insorgenza del tumore nella parente più giovane delle donne ad alto rischio, nonostante i limiti di sensibilità della tecnica in questa popolazione. Sono considerate donne ad alto rischio quelle che hanno un’importante storia familiare di carcinoma mammario o che presentano una mutazione di BRCA1 o BRCA2.
Tra i 40 e i 50 anni le donne con casi di tumore del seno in famiglia dovrebbero cominciare a sottoporsi a mammografia, meglio se associata a ecografia, vista la struttura ancora densa del seno. Tra i 50 e i 69 anni il rischio di sviluppare un tumore del seno è maggiore e di conseguenza alle donne in questa fascia di età è raccomandato un controllo mammografico biennale.
All’interno della comunità scientifica internazionale, gli esperti sono in genere d’accordo nel sostenere l’utilità della mammografia come strumento di screening per la popolazione di età compresa tra 50 e 69 anni, mentre rimane aperto il dibattito per quanto riguarda la fascia dai 40 ai 49 anni e anche quella sopra i 70 anni. Anche la frequenza ottimale dei controlli resta oggetto di discussione.
Nelle donne positive al test genetico per BRCA1 o BRCA2, in aggiunta alla mammografia e alla visita clinica è indicata anche una risonanza magnetica annuale. Quando gli esami strumentali danno esiti dubbi, si procede con ulteriori accertamenti diagnostici, come la biopsia, per escludere o confermare la presenza di un eventuale tumore.
Fattori di Rischio
Sono stati identificati molti fattori di rischio per questo tipo di tumore. Alcuni sono modificabili, come abitudini e comportamenti dannosi, quali un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, l’abitudine al fumo e una vita particolarmente sedentaria. Altri fattori di rischio, invece, non si possono modificare, come i fattori genetici e l’età: la maggior parte di tumori del seno colpisce donne oltre i 50 anni.
Ci sono inoltre alcuni fattori legati alla vita riproduttiva della donna che possono influenzare il rischio di tumore del seno: per esempio, una prima gravidanza prima dei 30 anni e l’allattamento al seno sono protettive contro la malattia.
Circa il 5-10 per cento dei tumori della mammella sono associati a fattori di rischio ereditari, in particolare a mutazioni nel DNA che in circa un quarto dei casi interessano i geni BRCA1 o BRCA2. Pertanto, alle donne portatrici di tali mutazioni il servizio sanitario offre gratuitamente la possibilità di entrare in programmi di sorveglianza che includono anche la risonanza magnetica mammaria, a partire dalla giovane età.
Test Genetici
Una minoranza dei tumori al seno è rappresentata da forme ereditarie, legate a mutazioni genetiche, la più nota delle quali interessa i geni BRCA 1 e 2. Questi geni, coinvolti nei meccanismi di riparazione del DNA, se mutati, aumentano in modo considerevole il rischio di sviluppare determinati tipi di cancro, tra i quali quello della mammella (circa 60 - 70 donne su 100 con mutazione BRCA vanno incontro allo sviluppo di tumore mammario nel corso della vita).
Secondo le stime sempre di AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, il rischio di ammalarsi nel corso della vita di tumore mammario è pari a circa il 65 per cento per le donne portatrici di mutazioni del gene BRCA1, mentre la percentuale scende al 40 per cento circa se la mutazione interessa il gene BRCA2.
L’identificazione di una mutazione genetica pericolosa pone indicazione a partecipare a programmi di screening intensivi, che iniziano in età più precoce e con una maggiore frequenza (ogni 6 mesi) rispetto alla popolazione non a rischio, utilizzando metodiche con alta sensibilità quali la RM, non indicate nella prevenzione della popolazione generale. L’esito positivo del test genetico può inoltre mettere di fronte a scelte difficili, come quella della chirurgia preventiva con l’asportazione di seno e ovaie.
Stili di Vita
Per la prevenzione del cancro gli esami di controllo periodici sono importanti, ma anche abitudini e comportamenti salutari contribuiscono a ridurre il rischio di ammalarsi. In particolare, si stima che adottare abitudini più sane possa contribuire a evitare la comparsa di circa 1 cancro su 3.
Per raggiungere questo importante traguardo di prevenzione, i suggerimenti sono molto semplici e riguardano in modo particolare alimentazione, esercizio fisico e abitudini voluttuarie, cioè quelle abitudini che danno piacere ma sono pericolose per la salute, come il fumo o il consumo di alcol.
Mantenere il peso forma non è solo un’esigenza estetica, ma anche e soprattutto una scelta di salute contro l’insorgenza di molti tipi di tumore (e non solo). Per esempio, un buon metodo per ridurre il rischio di cancro consiste nel seguire la tradizionale dieta mediterranea, tipico esempio di alimentazione varia ed equilibrata. Peraltro, un comportamento alimentare salutare aiuta anche a prevenire le malattie cardiovascolari e a vivere una vecchiaia in piena forma.
Oltre alla qualità del cibo conta anche la quantità: è importante non eccedere con le calorie introdotte, che devono essere calcolate in base all’età, al peso, al tipo di attività fisica svolta e a diversi altri parametri personali.
Non bisogna essere atleti per ridurre il rischio di cancro: basta svolgere attività fisica moderata per almeno 30 minuti al giorno e per almeno 5 giorni a settimana. Questo tipo di attività può includere, per esempio, una passeggiata al parco, la scelta di salire le scale piuttosto che usare l’ascensore o muoversi in bici piuttosto che in macchina.
Nel caso dell’alcol i dati parlano chiaro: le donne che consumano 2-3 bevande alcoliche al giorno hanno un rischio di tumore del seno di circa il 20 per cento maggiore rispetto a quelle che non consumano alcol. In genere per bevanda alcolica si intende una quantità di alcol pari a 12 grammi, quella contenuta in una lattina di birra (33 centilitri), un bicchiere di vino (125 millilitri) o un bicchierino di superalcolico (40 millilitri). Da non dimenticare il fatto che l’abuso di bevande alcoliche aumenta anche il rischio di molti altri tipi di tumore: da quello del fegato a quello dello stomaco, da quello della bocca a quello dell’esofago.
Anche chi fuma aumenta il proprio rischio di sviluppare un tumore mammario (oltre di quello del polmone, della bocca e della vescica e molti altri). Il fumo, incluso quello passivo, fa anche crescere le probabilità che la malattia progredisca, oltre a influenzare la risposta alle terapie, rendendo più complessa la guarigione. È quindi importante evitare di esporsi a fumo e il più possibile anche agli alcolici nel corso dell’intera vita.
Questi semplici suggerimenti sono validi, con qualche opportuna modifica, per tutte le età. Queste attenzioni permettono di proteggere da numerose patologie oncologiche, metaboliche e sistemiche.
Ormoni
Gli ormoni, e in particolare gli estrogeni, hanno un ruolo fondamentale nel regolare i processi legati alla fertilità e possono influenzare il rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro. Ogni fase della vita della donna è dunque caratterizzata da un tipico quadro ormonale e anche per questo il rischio di sviluppare un tumore cambia con l’età.
Tra i 20 e i 40 anni, per esempio, l’utilizzo della pillola contraccettiva e le eventuali gravidanze sono gli eventi più importanti dal punto di vista ormonale. Invece le gravidanze e l’allattamento al seno per i primi mesi di vita del bebè hanno un effetto protettivo contro il tumore del seno e dell’ovaio.
La fascia di età compresa tra i 50 e i 60 anni è in genere caratterizzata da un cambiamento importante dal punto vista ormonale, che avviene durante la menopausa. Le ovaie smettono di produrre ormoni, quindi l’organismo è meno esposto all’azione degli estrogeni, in genere responsabili di un aumento del rischio di cancro.
La terapia ormonale sostitutiva a base di estrogeni a volte è utilizzata nella speranza di contrastare alcuni effetti negativi della menopausa. Tali trattamenti sono però un fattore di rischio per alcuni tipi di tumore, come quello dell’endometrio e quello del seno. La prescrizione di questa terapia, drasticamente diminuita rispetto al passato, è tuttavia ancora comune e resta oggetto di dibattito. È quindi fondamentale valutare con estrema attenzione assieme al proprio medico i rischi e benefici di una terapia ormonale sostitutiva, ricordando che almeno alcuni sintomi della menopausa possono essere, se non sopportati con pazienza, quantomeno alleviati con modifiche di abitudini e comportamenti.
Dati Statistici
Secondo il rapporto “I numeri del cancro 2023”, pubblicato a cura di AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, in Italia per il 2023 sono state stimate circa 55.500 nuove diagnosi di tumore al seno nelle persone di sesso femminile e circa 500 nelle persone di sesso maschile. Si tratta della neoplasia più frequente nelle donne in tutte le fasce di età, con un continuo aumento dell’incidenza (+0,2 per cento ogni anno negli ultimi anni).
La mortalità è infatti calata di circa il 6 per cento circa dal 2015 al 2020, secondo gli ultimi dati disponibili.
| Sesso | Nuove diagnosi stimate |
|---|---|
| Femminile | 55.500 |
| Maschile | 500 |
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