Quando si vede il sesso del bambino con l'ecografia? Una guida completa

Stai cercando informazioni sulla tua prima ecografia morfologica? Abbiamo raccolto le domande e risposte più frequenti per sapere tutto ciò che serve: come si svolge e perché farla, qual è la settimana migliore, come prepararti e cosa aspettarti da questo esame. Grazie a questo esame i futuri genitori possono ottenere informazioni preziose sullo stato di salute del nascituro e, in molti casi, anche confermare definitivamente il sesso del nascituro.

Cos'è l'ecografia morfologica?

L’ecografia morfologica è un esame diagnostico che ha lo scopo di studiare nel dettaglio la morfologia del feto, da cui il nome, per accertarne il corretto sviluppo anatomico e individuare eventuali malformazioni. Si tratta di uno dei controlli più importanti da fare durante la gravidanza, per valutare l’integrità di organi e distretti anatomici del feto.

La morfologica sfrutta una sonda ad ultrasuoni per trasmettere le immagini sul monitor: per questo motivo non è invasiva e non comporta rischi per la madre o il bambino.

In cosa consiste e quanto tempo dura?

Durante la morfologica, che avviene con un’ecografia esterna, il medico applica un gel sull’addome della madre e utilizza una sonda per esaminare la conformazione anatomica del feto e verificare lo sviluppo dei principali apparati, generando immagini visibili sul monitor.

Il tempo impiegato per l’ecografia strutturale può variare, ma in genere l’esame dura tra i 20 e i 40 minuti, a seconda della posizione del bambino e della visibilità delle strutture da analizzare. In alcuni casi l’esame può richiedere più tempo o essere ripetuto una seconda volta, in particolare se emergono difficoltà nel visualizzare correttamente i vari organi.

Cosa si vede (e cosa non si vede)?

Con l’ecografia morfologica è possibile osservare nel dettaglio l’anatomia del nascituro: il cervello, la colonna vertebrale, il cuore con le quattro camere cardiache, i polmoni, lo stomaco, i reni, la vescica e le ossa lunghe degli arti. Permette di valutare la crescita del bambino, la corretta formazione degli organi e di identificare potenziali malformazioni maggiori, analizzando anche la posizione della placenta e il volume di liquido amniotico.

Tuttavia, la morfologica non è in grado di rilevare tutte le malformazioni, in particolare quelle di piccole dimensioni o che si sviluppano più tardi nella gravidanza, che potrebbero non essere visibili in questa fase. Fattori quali la posizione del feto, il peso della gestante, la gemellarità o eventuali cicatrici possono inoltre ridurre la qualità delle immagini.

In quale settimana di gravidanza farla?

L’ecografia morfologica viene svolta nel secondo trimestre, tra la 20ª e la 22ª settimana; questo periodo è il migliore, poiché le dimensioni del bambino e la quantità di liquido amniotico offrono le condizioni ideali per un esame dettagliato della sua anatomia.

È possibile fare la morfologica in ritardo?

Se, per qualsiasi motivo, la morfologica non viene svolta nel periodo indicato, è sempre possibile farlo successivamente, anche se la sua accuratezza potrebbe essere ridotta. In particolare, dopo le 26 settimane diventa più difficile esaminare alcuni dettagli, a causa della crescita del feto e del limitato spazio nell’utero. Nei casi in cui si sospettino malformazioni o vi siano dubbi, è spesso consigliabile ripetere l’esame più tardi.

Quante volte serve fare la morfologica?

L’ecografia strutturale viene generalmente eseguita una sola volta; tuttavia, in alcune circostanze, potrebbe essere necessario ripetere l’esame. Ad esempio, se la visibilità non è ottimale, il ginecologo potrebbe richiedere una nuova ecografia per completare l’indagine.

Non vi sono limiti specifici sul numero di volte in cui è possibile sottoporsi all’ecografia morfologica, poiché l’esame non prevede rischi per la salute della madre o del nascituro.

Cos’è l’eco premorfologica e quali differenze?

Come suggerisce il nome, l’ecografia pre morfologica viene eseguita precocemente, di solito tra la 16ª e la 18ª settimana, quindi prima della morfologica vera e propria. L’esame è consigliato in circostanze particolari, come gravidanze a rischio o precedenti anomalie congenite; lo scopo della pre morfologica è ottenere una valutazione iniziale dell’anatomia fetale e identificare possibili malformazioni già evidenti in fase prenatale.

Tuttavia, la premorfologica non sostituisce l’eco morfologica tradizionale, che rimane necessaria per un’analisi più dettagliata e accurata; è specificamente indicata per offrire un quadro preliminare e ulteriori approfondimenti diagnostici in caso di anomalie sospette.

Come prepararsi all’ecografia strutturale?

L’ecografia morfologica non richiede una preparazione complessa; non è necessario digiunare o assumere farmaci specifici, ma è consigliabile evitare l’uso di oli o creme sull’addome nei giorni immediatamente precedenti. Spesso si richiede di bere acqua per riempire parzialmente la vescica prima dell’esame: una vescica moderatamente piena, infatti, può aiutare a migliorare la visibilità degli organi interni durante l’ecografia.

Il giorno dell’esame la paziente dovrà presentarsi con abiti comodi e, durante l’ecografia, il medico applicherà un gel sull’addome per facilitare il passaggio degli ultrasuoni, che permettono di visualizzare le immagini del feto. L’esame è indolore e non è invasivo.

Come interpretare i risultati?

I risultati dell’ecografia morfologica devono essere interpretati dal ginecologo curante: dopo l’esame, viene solitamente consegnato un referto in cui sono riportati i principali parametri biometrici del feto, confrontati con alcune tabelle di crescita standard.

Oltre alle misurazioni, il referto descrive lo stato dei principali organi e segnala eventuali anomalie riscontrate: in caso di sospette malformazioni o anomalie, il medico potrebbe suggerire ulteriori esami di approfondimento.

Il bambino sarà maschio o femmina?

Una domanda che assilla i futuri genitori: il nostro bambino sarà maschio o femmina? Come capirlo? A quante settimane si vede? Ecco alcune curiosità.

Come capire se sarà maschio o femmina

Oggi per scoprire il sesso del bambino prima che nasca è quasi sempre sufficiente una semplice ecografia. Nei casi in cui dovessero essere necessari esami più approfonditi (come un'amniocentesi o una villocentesi) è addirittura possibile scoprire se il piccolo sarà maschio o femmina analizzando direttamente il suo DNA.

Tutti questi esami richiedono delle tempistiche specifiche, ci vuole quindi un po' di pazienza. Spesso, però, si è ansiosi di avere una risposta per iniziare a prepararsi all'arrivo del nuovo membro della famiglia o per sapere quale sia la probabilità che il bambino possa ereditare un problema di salute che può colpire in modo specifico maschi o femmine.

Di conseguenza, prima di poter scoprire il sesso del bambino con analisi attendibili, capita di affidarsi a metodi tradizionali che, invece, di attendibile hanno ben poco.

Credenze popolari in gravidanza

  • Uno dei miti più bizzarri racconta che è possibile predire il sesso del bambino prima della sua nascita con il test del pendolino, cioè facendo pendere sulla pancia della mamma la sua fede nuziale appesa a un capello del futuro papà.
  • Un'altra leggenda popolare vuole che si possa capire dalla forma della pancia: se è a punta o bassa il nascituro sarebbe un maschietto, mentre se è più alta o più distribuita nella parte centrale dell'addome sarebbe una femminuccia.
  • C’è chi, invece, prova a capirlo in base alle voglie: non è vero che le donne in attesa di un maschio avrebbero voglia di dolce mentre quelle che aspettano una femmina desidererebbero più cibi aspri.
  • Non è nemmeno possibile predire il sesso del bambino combinando l'età della madre e il mese del concepimento utilizzando il calendario lunare cinese.

In ogni caso, nemmeno questo metodo è affidabile. Infatti il sesso del bambino non influenza in alcun modo il pH delle urine della madre.

L’ecografia

Per sapere se si diventerà genitori di un maschio o di una femmina non resta quindi che avere pazienza e aspettare di potersi sottoporre a test dall'efficacia a prova di scienza.

Il più diffuso è l'ecografia, un'analisi non invasiva che utilizzando onde sonore ad alta frequenza permette di ottenere un'immagine digitale del bambino all'interno della pancia materna senza esporre né il piccolo né la donna a procedure pericolose.

In genere l'ecografia in cui è possibile capire se si tratta di un maschio o di una femmina è quella che viene eseguita tra la diciottesima e la ventiduesima settimana di gestazione. Infatti anche se il sesso del bimbo è determinato già al momento del concepimento le differenze nello sviluppo dei genitali iniziano ad essere visibili agli ultrasuoni solo in seguito.

In queste prime fasi le possibilità di sbagliarsi sono ancora elevate. Quello che si osserva non sono infatti i genitali ben formati, di conseguenza l'osservazione non è sempre semplice e può portare a errori di valutazione. In fasi più avanzate è invece possibile distinguere la presenza del pene o delle grandi labbra, e quindi la predizione del sesso diventa affidabile all'80-90%. A lasciare ancora aperta la possibilità a qualche dubbio sono fattori come la posizione del bambino, che può rendere difficile la visualizzazione dei genitali.

Basta un esame del sangue

Per avere una certezza assoluta bisogna affidarsi a metodi in grado di analizzare direttamente il DNA del bambino.

Uno di questi è l’amniocentesi, cioè il prelievo di una piccola quantità di liquido amniotico attraverso un sottile ago inserito nella pancia. Questo viene utilizzato per analisi di laboratorio che permettono di scoprire con certezza se si aspetta un maschio o una femmina analizzando proprio il suo DNA.

Nel caso della villocentesi, invece, il prelievo può essere effettuato sia attraverso la pancia che attraverso la cervice e permette di ottenere un campione dei villi coriali, porzioni della placenta che contengono materiale genetico appartenente al bambino. Anche in questo caso è quindi possibile avere la certezza del sesso del piccolo analizzando il suo DNA.

Alcuni di questi test sono però invasivi e non privi di rischi. In particolare, sia l'amniocentesi sia la villocentesi prevedono il rischio di aborto, e per questo vengono riservate solo ai casi in cui siano necessarie per motivi urgenti come, ad esempio, capire se esiste la possibilità che il nascituro sia affetto da una malattia genetica.

I rischi associati a queste analisi possono essere evitati ricorrendo a test genetici condotti sul sangue della mamma, come l'Harmony Test e il Genetic-test, basati sul fatto che già a partire dalla quarta settimana di gravidanza è possibile ritrovare un po' del DNA del bambino nel sangue della gestante. Infatti durante le prime settimane di gravidanza alcune delle cellule che andranno a formare la placenta si rompono naturalmente, riversando il loro contenuto (DNA incluso) nel sangue materno.

Il G-test e l'Harmony Test possono essere condotti a partire dalla decima settimana di gestazione, quando la quantità di DNA del feto in circolo è tale da permettere di ottenere risultati attendibili. Purtroppo non si tratta di analisi di routine, e il loro costo può essere molto elevato. Il risultato è però molto più affidabile, e referto alla mano non si avranno più dubbi.

Ecografia morfologica 3D e 4D

Ecografia morfologica 3D: cos’è e quando farla

L‘ecografia morfologica 3D è una tecnologia all’avanguardia che consente di fornire un’immagine tridimensionale del feto. Oltre ad accertare lo stato di salute dell’embrione, la morfologica consente di analizzare gli organi già formati del feto regalando ai neo genitori le immagini del viso del bambino quando è ancora nella pancia.

Cosa si vede con la morfologica 3D?

Le principali patologie che l’ecografia morfologica consente di indagare sono:

  • La presenza di fibromi
  • Endometriosi
  • Sindrome genetiche
  • Malattie metaboliche
  • Adenomiosi

L’ecografia 3D attraverso la ricostruzione ed elaborazione computerizzata delle normali immagini ecografiche bidimensionali, analizza la struttura del feto, la sua biometria e la presenza di malformazioni. Verifica la posizione del bambino, i movimenti e il battito cardiaco.

Per ottenere un’immagine a colori e più definita del bambino si effettua uno scan for fun, un’ecografia morfologica ludica che non ha scopo diagnostico, bensì quello di conoscere il bambino e i suoi lineamenti mentre è ancora nella pancia.

I nostri medici consigliano di effettuare un’ecografia morfologica 3D tra la 20esima e 24esima settimana di gravidanza. Per ottenere immagini chiare e limpide è preferibile svolgere l’esame morfologico alla 22esima settimana quando il feto è di medie dimensioni.

La ventiduesima settimana è il termine ultimo per accertare lo stato di salute del bambino. Dopo tale termine temporale non sarà più possibile ricorrere all’aborto. L’esito dell’esame dipende dalla posizione del bambino e dallo spessore del tessuto adiposo nella parete addominale della mamma.

Ecografia morfologica 4D: cos’è e quando farla

L’ecografia 4D è altamente tecnologica in quanto consente di visualizzare l’immagine tridimensionale e in movimento del bambino in tempo reale.

Cosa si vede con la morfologica 4D?

Si può vedere il feto giocare con il cordone ombelicale, muoversi nella placenta, succhiarsi il dito e osservare i suoi lineamenti. Per rilevare le immagini il macchinario utilizza delle sonde volumetriche, in grado cioè di acquisire 25-30 fotogrammi al secondo.

Seppur è l’ecografia morfologica 3D prediletta per riscontrare le malformazioni del feto la capacità di osservare con continuità i particolari anatomici rende l’ecografia 4D ottimale per analizzare le condizioni di:

  • Tessuti molli, del cuore e dell’apparato muscolo scheletrico;
  • Patologie del sistema nervoso centrale;
  • Per accertare la presenza (o meno) della spina bifida, ovvero la malformazione congenita provocata da un difetto nello sviluppo della colonna vertebrale e del midollo spinale durante la vita embrionale.

L’ecografia morfologica 4D in genere si esegue tra le 24 e 28 settimane di gestazione, quando il feto è di medie dimensioni e si trova in una posizione ottimale.

Dalla 24esima settimana, la fisionomia del bambino è nitida ed evidente rendendo questo periodo ottimale per eseguire un’ecografia 4D baby face. Si tratta di un esame svolto allo scopo conoscitivo ed emozionale che consente al ginecologo di mostrare i lineamenti del viso del piccolo. Un momento di grande emozione per i neo genitori che possono vedere per la prima volta il volto del proprio figlio.

Quale sono le differenze tra l’ecografia morfologica 3D e 4D?

La principale differenza è che l’ecografia tridimensionale produce delle immagini ferme, cioè delle foto, in tre dimensioni; mentre l’ecografia 4D produce immagini in quattro dimensioni, in cui la quarta è rappresentata dal tempo. In questo modo si ottengono delle immagini tridimensionali in movimento e in tempo reale. In sintesi, l’ecografia 3D può essere paragonata a una fotografia, mentre quella 4D a un video.

Inoltre, altre differenze dipendono da:

  • Durata dell’esame: mentre per l’ecografia 3D si impiegano circa 25 minuti, per l’ecografia morfologica 4D sono necessari almeno 40 minuti;
  • Le settimane necessarie per eseguire il controllo, infatti per un’ecografia 3D è opportuno aspettare alla 20esima e 22esima, per l’ecografia 4D dalle 24 alle 28 settimane;
  • Campi di applicazione, mentre l’ecografia 4D è utilizzata solo durante la gravidanza; la morfologica 3D ha anche una funzione preventiva.

Sia l’ecografia morfologica 3D che l’ecografia morfologica 4D hanno lo scopo di identificare malformazioni fetali importanti, cioè che richiedono un’adeguata assistenza medica dopo la nascita, mentre le malformazioni meno gravi o il rallentamento della crescita fetale non rappresentano un obiettivo per questo esame.

Entrambi le ecografie sono al 100% sicure e affidabili e non c’è bisogno di alcuna preparazione. Gli ultrasuoni utilizzati per le analisi ostetriche non sono dannosi per il feto, anzi rendono l’ecografia esente da qualsiasi rischio.

La prima ecografia in gravidanza

La prima ecografia in gravidanza è un passaggio spesso indimenticabile. Quell’immagine ci restituisce il frutto di un desiderio coltivato talvolta a lungo oppure, semplicemente, genera in noi un’emozione fino a quel momento sconosciuta. In ogni caso, si tratta della conferma che una vita è nata dentro di noi. Dopo avere fatto un test che ha dato esito positivo, finalmente si può osservare con i propri occhi quel piccolo cuoricino che batte. Scopriamo insieme come prepararsi all’evento e in cosa consiste.

Quando fare la prima ecografia?

Secondo le linee guida la prima ecografia andrebbe fatta dalle 11/12 settimane. Spesso, però, viene anticipata (dalla quinta alla nona settimana, mediamente all’ottava). In genere ciò accade o perché i genitori sono preoccupati, ad esempio in presenza di piccole perdite di sangue, oppure su indicazione medica. Quando viene effettuata così precocemente generalmente si intende verificare la localizzazione della gravidanza.

Allo stesso tempo, però, bisogna dire che talvolta si anticipa l’ecografia per verificare che la gravidanza stia evolvendo in maniera fisiologica.

Perché potrebbe essere controproducente fare la prima ecografia troppo presto?

In caso non vi siano rischi particolari, effettuare un’ecografia troppo anticipata potrebbe non restituire le informazioni necessarie alla valutazione della gravidanza. Supponendo, ad esempio, che vi sia stata una datazione errata dell’inizio della gravidanza, un’ecografia troppo anticipata non mostrerebbe ciò che ci si attende di vedere, causando ansia. Inoltre, sarebbe comunque necessario ripetere l’esame a distanza di tempo. Teniamo conto che raccogliere informazioni valide è meglio che raccoglierne di frammentate da ricomporre.

Cosa si vede se viene fatta nelle primissime settimane?

Potrebbe capitare che per ragioni puramente cliniche il ginecologo richieda un’ecografia nelle primissime settimana di gravidanza. In questi casi si potranno raccogliere dati diversi a seconda della settimana di gestazione. Vediamo quali:

  • Verso le 4 settimane: si osserva la camera gestazionale che altro non è che lo spazio entro il quale crescerà l’embrione.
  • Verso le 5/6 settimane: normalmente compare l’embrione (quando raggiunge la misura di 5 mm) e si può vederne il cuore battere.
  • Verso le 6/8 settimane: è possibile cogliere il cosiddetto “sfarfallio” che indica l’attività cardiaca dell’embrione
  • Dalle 10/12 settimane: grazie all’impiego del doppler si può percepire il battito cardiaco embrionale

In cosa consiste l’ecografia?

Diciamo subito che nel corso del primo trimestre si effettua l’ecografia transvaginale. Quella transaddominale, comunemente detta ecografia, viene fatta in genere dopo la 12 settimana. E’ sempre sicuro e generalmente indolore. Si tratta di un esame clinico non invasivo che si svolge in ambiente ospedaliero o presso studi medici qualificati.

Non è richiesta una preparazione particolare. In particolare:

  • Non è necessario bere un determinato quantitativo di liquidi o osservare alcuna regola particolare.
  • L’esame si effettua da sdraiata scoprendo l’addome.
  • Viene applicato un gel trasparente per migliorare il contatto tra la sonda dell’ecografo e la pelle, consentendo così il passaggio degli ultrasuoni.

Cos'è l’ecografia transvaginale?

L’ecografia transvaginale, se richiesta dal medico, è utilizzata nelle prime fasi della gravidanza soprattutto durante il primo trimestre. Serve anch’essa a confermare la presenza del feto e a stabilire una datazione precisa. Talvolta può essere raccomandata anche in fasi successive della gravidanza per scopi diagnostici specifici. Si tratta di una procedura sempre sicura quando eseguita da operatori esperti.

Il metodo Ramzi

Negli ultimi anni, molte future mamme e papà sono venute a conoscenza del “metodo Ramzi”. Nello specifico il metodo Ramzi propone di osservare determinate caratteristiche (rilevabili, come detto, tramite ecografia) per distinguere il sesso del nascituro già dopo sei settimane di gravidanza.

Sono state invece condotte ricerche successive che hanno smentito la relazione tra la posizione della placenta e il sesso del feto.

Metodi per conoscere il sesso del bambino

  • Test prenatale non invasivo (NIPT): si esegue tramite un semplice prelievo di sangue materno tra le 10 e le 13 settimane di gravidanza.
  • Ecografia: è il metodo più utilizzato (e affidabile tra il 95% e il 99%) per determinare il sesso del bambino, ma esiste sempre un piccolo margine d’errore.
  • Amniocentesi: non viene prescritta per scoprire il sesso, ma può rivelarlo.

Tabella riassuntiva delle ecografie e settimane di riferimento

Tipo di Ecografia Settimana di Gestazione Scopo Principale Affidabilità Sesso
Prima Ecografia 11-13 settimane Datazione, numero feti, battito cardiaco Bassa
Ecografia Morfologica 19-22 settimane Anatomia fetale, sesso Alta (80-90%)
Ecografia 3D 20-24 settimane Immagini tridimensionali del feto Dipende dalla posizione
Ecografia 4D 24-28 settimane Immagini in movimento del feto Dipende dalla posizione

leggi anche: